venerdì 22 giugno 2007

Alcune considerazioni sulla coscienza di sè e sul rapporto conflittuale con la realtà (prima parte)

Introduzione agli scritti qui presentati.
Qui voglio pubblicare una serie di mie considerazioni sul rapporto (esistenziale, sociale, politico, etc) tra io e realtà, tra io ed "altro da sé", tra io e prassi. Cercherò di analizzare anche il problema fondamentale dell'attuale narcisismo sociale, cercando, umilmente, di trovare le sue ragioni e le sue basi.Pubblicherò questi articoletti a "puntate". Essi avranno una loro coerenza interna, anche se questo non appare subito al primissimo sguardo.
Quel che in questi scritti mi preme tantissimo è il discorso su una prassi politica degna di questo nome, prassi che però può svilupparsi solo se si riesce a capire che cosa induce oggi alla non prassi e in linea generale all'accettazione dell'esistente.
Scusatemi se sono poco umile. Vi sarete accorti infatti che il fine che mi riprometto con questi piccoli scritti è assai vasto e complesso. E questo è verissimo. Scusatemi allora già in partenza della mia poca umiltà, ma penso che questo mio desiderio di confrontarmi con quegli argomenti mi rende così tanto desideroso di cercarne le cause che , e di questo scusatemi tanto, l'umiltà la metto volentieri da parte. Scusatemi ancora. Ma il desiderio di conoscenza è più forte di ogni altro sentimento. Aspetto vostre critiche, vostre considerazioni, o dubbi a proposito di quello che vado scrivendo: tutto ciò è sempre ben accetto ( ricordatevi sempre le considerazioni già fatte in un articolo di questo blog, intitolato "cercasi"). Il fine infatti di questo blog è la ricerca, la critica, il dialogo e... una nuova pratica politica.Tutte le critiche (intelligenti) qui sono le benvenute.
Partiamo allora da un primo piccolo pezzetto del mosaico. Non sarà tutto immediatamente chiaro. Ma lo sarà (almeno spero) solo con la pubblicazione degli altri pezzetti.


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Movimento dell'autocoscienza e rapporto tra e altro-da-

I
L'autocoscienza diventa tale nel momento in cui "incontra" apparendo, "oltre a lei", un'altra autocoscienza.Cioè l'autocoscienza non può nascere mai da uno sforzo del singolo su se stesso - questo infatti porterebbe solo ad una sorta di autoisolamento, di riflessione riflessa - bensì dallo scontro con "l'altro-da-sé".
L'autocoscienza è la riflessione su di sé rimandata "dall'altro-da-sé".

II
L'autocoscienza se fosse una cosa astratta gli basterebbe "esserci" e non deriverebbe da alcuno scontro con la realtà. Se così fosse essa sarebbe un semplice narcisismo di bassa lega.
Un dialogo di stessi con gli "altri" sé stessi.
Ed è infatti solo dalla realtà, dallo scontro, dal conflitto che essa può nascere e non certo da un cortocircuito di sé stessi con stessi.
Bisogna sempre battere l'accento su questo aspetto conflittuale quando si parla seriamente di autocoscienza.
L'autocoscienza non è quindi un gioco di specchi dove il semplice esserci (in questo caso il mero io) gioca con se stesso come a guardie e ladri, cioè come occultandosi da sé con sé per poi cercarsi allo specchio in una figura che ha ormai perso di vista se stesso. Bensì è un "autoscoprimento di sé stessi" attraverso il polemos con la realtà, attraverso lo scontro non certo autocompiaciuto - cioè per meglio apparire agli altri, ed essere per questo "più belli"- ma nell'umiltà dell'accettazione di ciò su di sé.

III
La semplice esistenza non crea autocoscienza. L'autocoscienza, infatti, è la coscienza della propria finitezza, al contrario della semplice esistenza che, non avendo alcuno scontro vero o reale con la realtà,non può comprendere sé stessa come finita, bensì, nell'inconsapevolezza, non può che credersi infinita, poiché non ha coscienza della propria unicità.


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Alcune notazioni importanti

Auto coscienza= riflessione su di
, comprensione di se stessi e della propria finitezza.
La semplice esistenza è il semplice "io vivo", un "io vivo" che esclude che il rapporto con la realtà, come non io, sia un rapporto che porta alla conoscenza di
(forma di egocentrismo esasperata?). Esempio: l'incontro con modi di vita differenti è accettazione del diverso da me e allo stesso tempo "autocoscienza" sui valori fondanti della propria cultura. Oppure, altro esempio: il dialogo socratico come dialogo-scontro capace di far riflettere sulle proprie convinzioni. Oppure: l'incontro con la realtà, non io, come opposizione alla mia volontà che allo stesso tempo porta a consapevolezza i miei limiti , quindi delle mie capacità pratiche, intellettuali, etc. Tutto ciò che qui è autocoscienza è esattamente l'opposto di ciò che è il narcisismo, che considera l'Altro come un oggetto che non deve fare altro che rimandare il proprio riflesso su di , senza ombra di critica. Narcisismo come illimitato, come non conoscenza di e come prepotenza di rendere l'altro schiavo della propria immagine ideale (ideale poiché totalmente mentale, e non certo reale perché vera, perché esistente).

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