domenica 24 giugno 2007
Alcune considerazioni sulla coscienza di sè e sul rapporto conflittuale con la realtà (seconda parte)
I L'INFINITO RELATIVO (DAL PREGIUDIZIO AL GIUDIZIO)
Il passaggio dal pregiudizio (anche senso comune) al giudizio è la forma attraverso cui agisce l'autocoscienza.
Essendo l'autocoscienza ciò che mette in crisi il pregiudizio, la materia però del quale essa prende forma. Infatti, senza pregiudizio non può neanche formarsi un giudizio. E il pregiudizio è ciò che viene riconosciuto nell'attività dell'autocoscienza nel suo farsi giudizio, nel suo farsi critica e nel suo farsi infine "crisis". Il pantheon degli dei sereni ed apollinei viene abbandonato mentre si affaccia il regno del polemos e quindi della lotta fra dei e titani.
L'io borghese e minimo qui vacilla. Tolomeo qui viene sostituito da Bruno.
II LA PROPRIETA' PRIVATA
Utile adesso una digressione sul limite come "proprietà privata".
Il dispiegarsi o il forgiarsi di un io, cioè di una autocoscienza individuale,si ha nel momento in cui l'io si pensa come limite entro di sè, autocoscientemente.Non si ha però limite a livello di "proprietà privata", poiché in sé e per sé la "proprietà privata" non è coscienza di una finitezza bensì della propria infinitezza all'espansione accumulativa.
La proprietà dell'ente o sull'ente non è già di per sè coscienza della propria limitatezza come io singolo, poiché a questo livello l'io apprende solo che la sua espansione o non espansione è data solo dall'appropriazione.
Infatti, il "questo è mio e il questo è tuo" non porta decisamente ad una coscienza del limite proprio.Qui siamo ancora a livello di "cosmos" su di sé.L'infinito qui gravita ancora intorno a sé, sé qui inteso come totalità infinita nascente dal riflesso di sé nel mondo.
L'infinito io si dispiega qui nell'appropriazione. Dove l'infinità dell'io deve intendersi come autoriflesso dell'io nella realtà.Realtà che qui non è ancora compresa come non io, come limite, bensì come riflesso di sé su di sé.
"Più accumulo e più sono" quindi "meno accumulo e meno sono" è ciò che può solo dirsi l'io a questo livello di consapevolezza.
III LA LEGGE
Ma a questa coscienza (cioè quella precedente) può essere attribuita solo la legge come regola al proprio limitarsi. Il limite dunque non è in sé bensì fuori di sé.
La legge è in questo senso coattiva.
***
Notazioni
Io penso sempre al limite, limite che deve diventare coscienza per farsi poi prassi politica necessaria. Limite come "scandalo", secondo la visione della società dell'illimitato.
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