L’Assurdo è il rovesciamento critico dell’apparente logicità di questo mondo fluido.
Secondo noi, e molte voci più autorevoli del sottoscritto e dei suoi umili compagni, il disvelamento può essere raggiunto solo in modo dialettico-comunitaristico. Opporsi è perciò quel mirato ribellarsi, al fine di cercare di smascherare cosa si cela dietro alla quotidianità ripetitiva, al ritmo asfissiante e al rumore assordante: il Caos ci porta a sprofondare fino agli inferi e a ricercare in essi quel Senso liberatorio che ci indichi la via per superare questa condizione di vuoto esistenziale e pratico. Lo smarrimento diviene quindi quel momento storico-anomico che solo il Valore può risolvere: sebbene la vita molto spesso, e in fondo per lo più, è un continuo dialogo con il Nulla, proprio per questo motivo il nostro compito primario diviene quello di non cadere mai nella tela del mutismo conservatore e conformista.
La parola e il linguaggio ci fanno uomini e noi, a nostra volta, in quanto uomini, abbiamo il dovere di manifestare in azioni il nostro Io, che altro non è che pensiero realizzatosi nella realtà interindividuale: il nostro fine è quindi un non-fine; è stasi che si fa moto per abbattere a sua volta il muro dell’ingannevole staticità plastica; è disgregare la totalità completamente alienata, indebolire il potere tentacolare per fare infine crollare quel fondamento unico e veramente autentico che oggi come ieri giustifica il Falso e il conseguente non-pensiero: la genuina abitudine alla normalità. L’Assurdo diviene proprio per questo motivo l’arma più idonea per la nostra lotta, senza mai dimenticare il bisogno incessante di costante impegno e il ruolo centrale del collettivo.
L’Assurdo è sicuramente destinato a concludersi nel tempo divenendo inefficace di fronte a quel nuovo paradigma problematico che si presenterà silenzioso nel futuro. Ma una fenice non nasce mai per poi morire inutilmente: il suo destino è quello di bruciare fino a divenire cenere rigenerativa da cui possa risorgere nuova vita antitetica.
La nostra lotta dunque si pone contro a quel male ideologico-concettuale che mai più di ora è il consumo globalizzato e senza freni di questo arrogante ed ignorante occidente.
Il nostro grido disperato deve farsi urlo orgiastico, mentre l’odio ingenuo, infondato e sproporzionato, trasformarsi in un delirio filosofico-artistico (decostruttivo-costruttivo) di libere idee.
AUTUNNO
Triste è per il cuore
Il presagio del freddo
In letargo è andato
Il cuor mio
Per dar spazio
All’ingombrante logos
Che sospettoso
Il radicato osserva
Tutto è apparenza!
E rovesciare gli idoli
È il mio mestiere
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