lunedì 25 giugno 2007

Italiani all'estero (dal sito "Kelebek")

Ecco un articolo apparso sul sito Kelebek. Un articolo che andrebbe letto attentamente per capire il nuovo razzismo di oggi.Un razzismo serpeggiante,a volte nascosto e a volte no che si impregna di luoghi comuni, e che serve alla fin fine per definire sempre di più il profilo che oggi la civiltà Occidentale deve assumere.
Il razzismo di oggi, rivolto soprattutto contro il mondo arabo, sostituisce in pieno il vecchio razzismo antiebraico. Certo la Shoah non c'è ancora ma.... alla fin fine che cosa sta facendo "l'Impero del Bene" oggi in Irak, in Afghanistan, o in Palestina con l'appoggio del mostro di guerra sionista?L'Occidente oggi ha solo questi valori: la merce, il denaro e nient'altro. In che abisso senza fondo siamo finiti?



Italiani all'estero




Ci sono storie che riempiono di rabbia.

Uno studente universitario arriva in Italia dal Marocco, perché deve contribuire a mantenere la famiglia.

Per dodici anni, Abou Elkassim Britel lavora nel bergamasco come elettricista, sempre in regola. Incontra e sposa una ragazza italiana.

Diventa cittadino italiano.

L'elettricista ha una funzione, e per questo lo si potrebbe dire, "integrato".

Non è certo di quelli che schiamazzano la notte sotto i portici, o che fanno a botte nelle discoteche con gli italiani.

Ma Abou Elkassim non "è" un elettricista: è fondamentalmente un essere umano, che cerca di dare un senso profondo alla propria vita. Ma non alla maniera occidentale, alternando la fitness alla lettura di Carlos Castaneda.

C'è qualcosa in questo, che lo rende molto meno comprensibile dell'ubriacone o dello spacciatore, i quali cercano solo di riprodurre più velocemente i nostri valori.

"Integrazione" vuol dire, riduzione dell'essere umano alla sola dimensione che l'Occidente contemporaneo ammette: a macchina consumante. Chi arriva qui deve, quindi, non solo produrre. Deve acquistare, consumare divertimenti, andare al mare, guardare le vetrine e Sanremo. E poi andare a dormire, che domani ci si alza presto.

Pian piano, assieme alla moglie, Abou Elkassim inizia a tradurre in italiano i classici del pensiero islamico.

Difficile immaginare l'operaio italiano, emigrato in Germania, che si dedica alla lettura e alla traduzione in tedesco del De egressu et regressu animae ad Deum di Giovanni Scoto Eriugena; ma queste cose succedono regolarmente nel mondo islamico.

Non c'è in questo nulla di illecito, ma è una forma chiarissima di resistenza, e quindi la dovrà pagare fino in fondo.

Va in Pakistan nell'estate del 2001 a studiare.

Interessante riflettere sulle reazioni che una simile affermazione potrebbe suscitare nei lettori italiani.

Un occidentale che sia tale nell'animo, all'estero, ci va per fare soldi, in modo da poter andare poi in un altro estero per prendere il sole o andare a donne.

Queste sono cose normali, e quindi da occidentali.

Un occidentale, invece, sa che gli Altri ci vanno all'estero solo per studiare come ammazzare occidentali.

Queste sono cose anormali, e quindi da non occidentali.

In Pakistan non si può certo "andare a studiare", visto che tutto ciò che c'è di interessante da sapere, si sa da noi.

A dire queste cose è spesso chi esalta le "radici giudeocristiane" dell'Occidente. Eppure la madrasa pakistana, con le sue discussioni su Aristotele (Aristut) e Platone (Aflatun), su essere e non essere, sul rapporto tra rivelazione e ragione, è più vicina a quelle radici che all'Occidente di oggi. Come è anche più vicina al lungo discorso con cui è stato costruito il giudaismo.

Un giorno, Abou Elkassim Britel viene arrestato dalla polizia pakistana.

I soliti inafferrabili flussi sotterranei, in stile Pio Pompa, fanno scoppiare la notizia in Italia: Scrive Rai News, "Secondo gli inquirenti potrebbe essere uno dei famosi agenti "dormienti" di Al Quaeda, pronti a svegliarsi e ad agire agli ordini dei comandanti del terrore."

Dopo quattro anni, la magistratura italiana chiuderà il caso per "totale insussistenza di elementi d'accusa che consentano di affermare che gli indagati abbiano partecipato ad un'organizzazione terroristica islamica".

Ma Abou Elkassim viene prima torturato in Pakistan, poi portato su un aereo della CIA in Marocco. Dove viene condannato a quindici anni di carcere, in un processo durato mezz'ora.

E' facile immaginare l'infinita sequenza di piccoli uomini che si sono fatti strada su di lui: il poliziotto pakistano che riceve un encomio per aver partecipato all'arresto, il giornalista che riesce per un giorno a pubblicare una notizia scovata da lui, il fotografo freelance di Bergamo che vende ai quotidiani la foto della sua casa, l'appaltatore della CIA che riesce a farsi pagare un altro volo, il politicante leghista che deve dimostrare che al-Qaeda si nasconde ovunque, il magistrato marocchino che può vantare ancora una condanna per terrorismo.

Questa storia la conosciamo (un po'), perché Abou Elkassim ha la rarissima fortuna di essere cittadino italiano. Ma quante centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo, in questi anni, hanno vissuto esperienze simili, o anche peggiori?

C'è un sito che aggiorna sul suo caso. Quanto meno, andateci o fate un link.

Secondoprotocollo ha organizzato una raccolta di messaggi da rivolgere al Ministero degli Affari Esteri.


postato da kelebek alle 13:39 link

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