Dedicato a tutti coloro che nell'oscurità scorgono il Vero.
I
Un problema diventa realmente tale solo quando viene a collocarsi all’interno del Pensiero, che per sua essenza si scompone in analisi, esposizione e soprattutto dibattito (in-sé, per-sé e per-noi).
È doveroso secondo noi dover parlare e porsi domande sulla problematicità all’inizio di questo nostro discorso in quanto essa è insita nell’essere umano ed è la vera causa del suo mutare.
Come l’uomo necessita sempre di un proprio habitat in cui espletare le proprie funzioni nel tempo, così la problematicità ha un bisogno strutturale di un suo spazio naturale dove nascere, svilupparsi e dispiegarsi: tale luogo, o meglio non-luogo, è la Filosofia.
Il percorso, nello specifico il cammino dialettico, ha quindi inizio sempre nella Vita e prende corpo in forma di problema soprattutto nell’istante in cui estraniandosi da sé si riconosce per confrontarsi apertamente con le opinioni altrui, ossia nell’ascolto conflittuale con altre esperienze individuali o associative.
Rendere pubblica la Filosofia significa dunque aprire al mondo l’antico tempio del Dubbio ed impegnarsi a vivere nel modo più benefico possibile tra dotti ignoranti.
Partecipazione, consapevolezza e volontà sono un patrimonio da non sperperare con arroganza: il filosofo non è il cavaliere errante alla ricerca di una verità immutabile, ma colui che crea continuamente valori nuovi con e per gli altri.
II
Tutta questa razionalità capitalistica e scientifica, nel senso baconiano del termine, è esistenzialmente asfissiante: l’uomo ha bisogno di riappropriarsi della sua vitale componente irrazionale, che in fin dei conti corrisponde totalmente al suo essere-ribelle, o comunitaristicamente parlando, al suo essere-rivoluzionario. Tale è l’Assurdo quando concretizzatosi nel mondo si fa altro-da-sé per-sé, ossia uomo agente.
III
La Vita non è una formula scientifica! Questa gretta razionalità del “tutto programmato e delimitato nel suo specifico settore” vuole incatenarci: essa teme che gli uomini si riconoscano come l’autentica Vita-stessa, o Vita-per-sé, e di conseguenza che escano dalla grotta della meccanica alienazione per tuffarsi nella tempesta e nell’oblio della propria intima e profonda forza dialettica-oppositiva. Il sistema può infatti sussistere e mantenersi tale solamente se riesce a riprodurre al suo interno una situazione costante di inattività consumistica, ossia se i più sono dei paraplegici affetti da mutismo.
IV
Il mondo è avvolto da una nebbia così fitta (il cosiddetto Smog) che si confonde a tal punto da non essere più in grado di riconoscere il reale dall’apparente.
V
La Vita è la totalità praticante per eccellenza: dobbiamo imparare a far nostri i suoi grandi insegnamenti e a procedere in ogni nostra azione identificandoci con il divenire sempre in atto, condizione d’esistenza per l’uomo, sinonimo ultimo e concreto dell’essere-in-fieri o dell’essere nell’istante sempre progettato e progettante.
mercoledì 27 giugno 2007
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