sabato 22 dicembre 2007

Indipendenza!

Il merito di Gianfranco La Grassa è quello di avere individuato, prima di ogni altro, la vera "struttura" che si nasconde dietro tutti i giochini del nostro sporco e deprimente teatrino politico. Di lui è la denominazione " gioco degli specchi" , termine con cui il Nostro vuole indicare il gioco di rimandi biechi, fatti apposta per confondere le acque, che i nostri attuali governanti ( destra e sinistra, centro e via dicendo) usano per pigliare per il culo la popolazione italiana.In effetti destra e sinistra ( come il nostro blog ha ribadito più volte) sono la stessa cosa, sono specchi che rimandano la stessa immagine, puro gioco di potere a servizio dei politici, dei loro privilegi da nababbi d'altra parte ben remunerati dai veri protagonisti, dai veri maestri burattinai che tessono le file di questo sporco gioco politico: le oligarchie finanziarie in posizione subdominante agli interessi delle grandi holding finanziarie americane.

Il merito di Gianfranco La Grassa è anche quello di aver precisamente indicato ( o almeno di avere sviluppato una precisa analisi politica) di chi governa chi. Di avere cioè individuato il fatto più palese ed evidente, e cioè i giochi politici tra le nazioni, le strategie di dominio, i flessi delle sfere di influenza, cioè in poche parole chi domina e chi è sopraffatto. E quindi chi è il Sole e chi i suoi pianeti, ed attualmente NOI ITALIANI SIAMO DOMINATI POLITICAMENTE DA UNA SOLA NAZIONE , GLI USA , E CHI DIMENTICA QUESTO FATTO, FACENDO I SOLITI DISCORSI DI RETORICA, NON PUO' CHE ESSERE NEMICO DI OGNI VERA E REALE OPPOSIZIONE STORICA.
Io per opposizione storica non indico cose universali , parole ormai divenute tronfie del tipo "classe operaia", movimento di antitesi al capitalismo, e chi ne ha più ne metta. A me ste cose non mi interessano per niente! E chi ne parla come se fossero ancora cose attuali , magari facendoci anche discorsi complessi, ha perso di vista veramente ciò che attualmente è più importante ai fini di una vera prassi: E CIOE', PRIMA DI TUTTO, IL VOLERE L'INDIPENDENZA DELLA PROPRIA NAZIONE, DAL PUNTO DI VISTA POLITICO E, QUINDI , PER RICADUTA, DAL PUNTO DI VISTA CULTURALE E QUINDI ECONOMICO. Una vera forza oppositiva , una vera forza politica oggi, deve avere come obiettivo principe questo programma: L'INDIPENDENZA NAZIONALE E' IL PRIMO OBIETTIVO. Basta, non ne posso più di queste merde che parlano a venvera di anticapitalismo e poi dimenticano la questione più essenziale di tutte, e cioè chi domina e chi è dominato.

A cosa pensate che sia dovuto l'impoverimento degli stipendi, la difficoltà sempre più palese delle famiglie italiane di arrivare a fine mese, la difficoltà di avere una casa, con gli affitti e i mutui che ci ritroviamo, la difficoltà ad avere un lavoro veramente sicuro, la difficoltà sempre più evidente a sopravvivere, ad avere almeno qualche sicurezza in più per poter pensare con un poco più di ottimismo al domani, se non al fatto che la nostra nazione NON RIESCE AD ESSERE INDIPENDENTE E CHE IL PAESE DOMINANTE, GLI USA, A CUI TUTTI I NOSTRI CENTRI NEVRALGICI ( ECONOMICI E POLITICI) SONO DIPENDENTI, CI IMPEDISCE QUESTA INDIPENDENZA, PORTANDOCI SEMPRE PIU' SULL'ORLO DEL FALLIMENTO.

Ragazzi, di questo passo faremo davvero la fine dell'Argentina, o forse anche peggio.

Voi lo volete?

Io no!

Voglio allora una nazione indipendente, che faccia "mercato", che si imponga strategicamente sullo scacchiere geopolitico, che si allei anche con altre nazioni forti ( vedi ad esempio Russia, Cina, India) che faccia con queste, nuove alleanze, senza però dipendere da queste . Voglio che la mia nazione cresca economicamente, che diventi una nazione indipendente, con una classe politica responsabile. Insomma, se proprio devo scegliere , e sapendo comunque di essere anticapitalista fin dentro le midolle, ma forse proprio per questo motivo, preferisco , se proprio devo scegliere, ed essendo comunque consapevole che una rivoluzione anticapitalista non si può fare domani, preferisco adesso come adesso almeno un capitalismo "capace" ( così come lo definisce in questo articolo La Grassa) che spazzi via completamente quello rappresentato

oggi da questa oligarchia di merde che non fanno una emerita cippa di cazzo per la popolazione ma solo per se stesse! E non fatemi arrabbiare se io affermo di volere più ricchezza per la mia nazione, dicendomi che parlando così rischio di affermare il capitalismo invece di oppormi ad esso. Ma sinceramente parlando, chi parla così non ha capito un cazzo della vita, o vive nel mondo delle idee platoniche o non conosce la realtà di tutti i giorni: avete capito bene, non ha capito un cazzo di marxismo, nè di Marx, nè niente di niente. Vive in un mondo suo, in una torre di avorio, chi dice che : se la rivoluzione proprio si deve fare, allora preferisco adesso non sporcarmi le mani, pensare allora che in un futuro si può fare, agirò allora in un futuro, quando ci saranno le premesse affinchè.....tutte cazzate!! Questo è ideologico e a servizio dei dominanti attuali. Rimandare, rimandare, rimandare, ed intanto i dominanti fanno il cazzo che vogliono e noi finiamo nella miseria sempre più. Io voglio vivere e la cosa più triste è sapere che ci sono persone che non pensano a questo, e magari vorrebbero esse stesse la distruzione totale e l'impoverimento generale perchè pensano che così si raggiungerà più facilmente la rivoluzione. Ma davvero pensate che così facendo si raggiunga più facilmente la rivoluzione?

E con questa domanda vi lascio all'articolo di La Grassa che io sottoscrivo in pieno. Alla faccia dei retorici rivoluzionari!!



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Non esistono capitalisti buoni o cattivi (come crede una “intelligenza superiore” che occupa la terza carica dello Stato), ma solo capaci o incapaci. Non esiste quindi un capitalismo buono (e sociale) o cattivo (e individualistico); esiste semplicemente un capitalismo migliore o peggiore nel fare gli interessi complessivi di una popolazione (pur nell’ambito dell’ineliminabile sfruttamento connesso a qualsiasi forma di capitalismo), cioè in grado oppure no di dare sviluppo al sistema-paese nel suo insieme (pur con gli inevitabili differenziali tra zona e zona, tra strato sociale e strato sociale, ecc.). Tutto il resto è chiacchiera da imbonitori. Ora, il capitalismo italiano è proprio il peggiore in assoluto; non a caso, ci ha infine, giustamente, superato anche quello spagnolo (vedi gli ultimi dati relativi al reddito pro-capite). Non siamo affatto indipendenti, mai e in nessun senso; il problema è solo chi vince tra i vari gruppi (sub)dominanti dipendenti dai predominanti statunitensi. Si abbia quindi quel minimo di pudore per non fare appello – a giorni alterni – all’italianità o all’alto ideale europeista o alle bellezze della libera competizione nel mercato globale. Indossate infine una sola di queste “maschere ideologiche”; altrimenti non sembrate nemmeno capitalisti (quindi seri imprenditori), bensì giocatori delle tre carte.

Siete succubi degli stranieri; ad essi vi appellate nella smania di dimostrare d’essere i loro migliori servitori onde farvi appoggiare per il vostro piccolo “potere in un paese solo”, per di più ormai un paese da barzellette. Pur di ottenere il consenso del “popolo”, tirate fuori dal cappello, di volta in volta, quella che ritenete essere la migliore per fare esclusivamente i vostri personali interessi: vendiamoci allo straniero, nascondendoci dietro la “spiritosa invensiòn” (quella del goldonesco personaggio Lelio, bugiardo per il piacere di esserlo) dell’internazionalizzazione della nostra economia così brava e competitiva (nel buffonesco made in Italy); no, adesso è meglio fare i patrioti, vince chi finge maggiore orgoglio d’essere italiano. Sarebbe almeno possibile che ci risparmiaste queste sceneggiate? A me non è mai piaciuto Merola, ma almeno non faceva male a nessuno.

Noi siamo per l’indipendenza di questo paese, per una sua rinascita. C’è però un sintomo preciso che indica qual è la strada imboccata dai ceti dominanti, che segnala se questi sono anche dirigenti (del paese) o solo una accozzaglia di “arraffa-arraffa”: la funzione del capitale finanziario. E’ stato messo sotto il “tallone di ferro” di una forza politica, capace di usare questa forza, se è tale veramente, per orientare la gran parte delle risorse al servizio dell’industria nei settori dell’ultima “era innovativa”? La spesa pubblica è largamente orientata agli investimenti (e non alla spesa corrente per salari di una massa esorbitante di impiegati) e, in modo del tutto particolare, alla ricerca scientifica, ma d’avanguardia? E a numerose altre “cosette” (decisive) – su cui passo sopra in questa sede – del tutto indispensabili a rafforzare il paese nei suoi rapporti geopolitici? Se la risposta a tali quesiti è affermativa, abbiamo un preciso indice della volontà di tentare almeno una strada di indipendenza e di sviluppo autonomo e più sicuro, onde dare al paese maggiore benessere; se non per tutti, almeno per la grande maggioranza (e sempre non negando che ci saranno squilibri di reddito da ridurre tramite lotte redistributive).

Quando però la finanza si impadronisce dell’industria, la spesa pubblica si carica di finanziamenti (a fondo perduto) ai settori della passata “era innovativa” (tipo auto e metalmeccanico in genere), quando tale finanza mostra, a chi ha occhi per vedere, la sua sudditanza a grossi gruppi stranieri (della “nazione predominante” dell’epoca), quando intellettuali venduti e cialtroni diffondono l’ideologia del liberismo (nel commercio internazionale e nella “circolazione dei capitali”), che manifesta chiaramente l’orientamento ad affidarsi alla predominanza della suddetta nazione onde acciambellarsi, ai suoi piedi, nella situazione di subdominanza; allora siamo in presenza di una classe sostanzialmente servile (e antinazionale) che, mutatis mutandis, può essere paragonata alle “borghesie compradore” dei vecchi paesi coloniali e semicoloniali. Questa è l’attuale classe (sub)dominante italiana, quella che finge, a giorni alterni, la difesa dell’italianità o dell’europeismo o della libera competizione mercantile globale.

Ce ne sono mille prove, giorno dopo giorno; nel blog ne abbiamo parlato spesso, ma non abbiamo purtroppo la diffusione di ben altri media che fanno opinione. Volete un ultimo segnale della nostra (sub)dominanza? Il tracotante Passera – quello che dichiara che dare l’Alitalia all’europea AirFrance è “come buttarla via” – entra in (finto o vero? Se ne chiacchiera sui giornali) attrito con il “suo” presidente Bazoli; e intanto, volendosene o dovendosene andare, si pone in “buona posizione” per sostituire questa primavera Scaroni all’Eni. Anche il presidente di Finmeccanica dovrà essere sostituito alla stessa data (e forse pure altre imprese della stessa rilevanza sono nell’identica situazione). Chi è Passera, non come individuo ma come ruolo, come maschera di rapporti sociali? E’ attualmente al vertice di Intesa, cioè della banca per il momento “in prevalenza” nel comparto finanziario italiano rispetto ai due principali concorrenti: Unicredit Group (con “dentro” Capitalia) e Montepaschi (con “dentro” Antonveneta), considerata banca del Pd. Ma Intesa è “attorniata” (in posizione paritetica? “Ma mi faccia il piacere!”) dai giganti statunitensi Morgan Stanley e Goldman Sachs (e non solo), che a loro volta hanno piazzato loro (ex; si fa per dire) uomini nei centri nevralgici del potere in Italia (diciamo che questo fatto è più noto e scoperto per quanto riguarda la Goldman; ma che dire della Rothschild, di cui era vicepresidente il recentemente nominato ad di Telecom; o del Carlyle Group, di cui è importante dirigente uno dei figli dell’Ingegnere, Marco?).

In definitiva, i pochi gioielli italiani dell’ultima “era innovativa” passeranno sotto l’“influenza” (usiamo un termine dolce) di dati gruppi finanziari italiani, in specie di quelli più “vicini” (altro termine soft) a colossi finanziari americani, che in quel paese – la nazione predominante – sono veicolo del potere del complesso politico-finanziario. Non dico che l’Eni (e così pure la Finmeccanica se seguirà, come sono sicuro, la stessa sorte) non farà più contratti anche con paesi destinati a divenire futuri centri competitori degli Usa (Russia, Cina, ecc.), ma certo li farà sempre sotto supervisione. Una vera indipendenza esige che in queste imprese si affermino apparati manageriali decisamente autonomi dalla finanza italiana subordinata a quella USA; che tali apparati manageriali collaborino invece con nuovi gruppi politici (effettivamente, e non a corrente alternata, fautori di una vera italianità) in grado di recidere d’autorità i legami tra la nostra finanza (dipendente) e quella Usa (dominante), obbligando la prima a farsi servitrice dello sviluppo di settori dell’ultima “era innovativa”: quindi non solo di imprese come Eni e Finmeccanica (più Enel, Ansaldo, ecc.); ma anche di molte altre nei vari settori nuovi. E con l’impulso alla ricerca scientifico-tecnica che li supporta. Più le altre “cosette” (decisive) che tralascio al momento.

Le chiacchiere di questa massa di quaquaraqua – non discuto delle competenze “tecniche” di certi manager che saranno certo elevate, per quanto qualche dubbio lo nutra in proposito (come lo nutro sul “mago” Marchionne) – hanno ormai tessuto una fitta rete di menzogne e inganni per la nostra popolazione. O tale rete viene strappata o il futuro dell’Italia sarà bigio. Occorre però una nuova forza politica, che mandi a casa le attuali.

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