domenica 30 dicembre 2007

Voglia di libertà

Vorrei poter suonare ancora un po’
e poi seguirti fino in capo al mondo
mi vestirei di stracci come so
e sarei pronto a fare il vagabondo
e a raccontare a tutti il mio passato
che è un campionario di mediocrità
ad accettare tutto mi è costato
ed ho perso te che amo libertà
per te io vincerei questa paura
di uscire nudo e stanco dalle mura
di questo mondo piccolo e banale
dove regna chi bara e non chi vale
mi specchierei ma senza ipocrisia
nell’acqua dove affonda la bugia
e laverei dal cuore la vergogna
dei compromessi fatti in questa fogna.

Mi vedi un po’ indeciso ma che importa
mi basterà varcare quella porta
e un mondo nuovo si aprirà davanti
incerto ma pulito dagli inganni
e non avrò nessuno a cui badare,
nessuno che mi chiamerà papà
non una donna da dovere amare
ma un solo amore la mia libertà
però dovrei buttare la paura
di uscire nudo e stanco dalle mura
di questo mondo piccolo e banale
dove regna chi bara e chi non vale
specchiarmi e farlo senza ipocrisia
nell’acqua dove affonda la bugia
lavare dal mio cuore la vergogna
dei compromessi fatti in questa fogna.

È facile parlare ma il coraggio
se non l’hai dentro non lo puoi trovare
non è come un pezzetto di formaggio
che quando hai voglia te lo puoi comprare
se libertà vuol dire rinunciare a tutto ciò che offre la realtà
allora cara amica mi dispiace,
mi spiace tanto ma io rimango qua
a sopportare ancora la paura
di vivere ogni giorno tra le mura
di questo mondo piccolo e banale
dove regna chi bara e non chi vale
a volte servirà l’ipocrisia,
a volte qualche piccola bugia
ma non si sta poi male in questa fogna
se sai nascondere bene la vergogna.

(Pierangelo Bertoli, “Petra”)

In questo mio ultimo post dell’anno non voglio essere né prolisso né banale e per questo vi propongo una poesia esistenziale su cui si può concordare oppure no ma rispetto alla quale forse molti si sono trovati dinanzi nella situazione “Vita”.
Non voglio giudicare il testo o l’autore ma semplicemente coglierlo come spunto per esporre velocemente e preliminarmente un tema per noi fondamentale in riferimento alla lotta.
È inaccettabile e fittizia una situazione in cui si desideri in modo assiduo e necessitante tutto indifferenziatamente e ciò sia in riferimento ad una prospettiva in corso (presente) sia ad una futura.
Arriviamo al dunque: esiste il non-sacrificio, consumismo imperante ed imperialista (l’illimitato), ma accanto ad esso e alla categoria dell’insacrificabile permane l’atto del sacrificio e questi può presentarsi sotto forma di conformismo “di sinistra” (accettazione impotente o coscienza tragica) oppure sotto le spoglie dell’opposizione; il primo accetta deliberatamente ed esistenzialmente il reale scorgendo in esso contraddizioni essenziali ma ancora in modo sfumato e non pienamente consapevole e perciò non perviene alla prassi con l’ottimismo dell’individuo che vede ancora possibilità offerte dall’ora e con la conseguente rinuncia al superamento ma non al parziale cambiamento di visuale nei confronti del qui; il secondo al contrario, in sé e per sé rivoluzionario, mette tra parentesi il campo del personale, il legame del soggetto all’altro e al mondo nella forma dell’imprescindibile, e della certezza rispetto al vago e all’informità del domani e così facendo l’io confluisce nell’antitesi della lotta e del movimento dialettico del mutare.
So bene che lo sforzo richiesto è enorme sia a livello intellettuale sia rispetto a quello pratico ma è necessario, ora più che mai, per oltrepassare il regno del capitale e i suoi fallaci e spettacolari prodotti di separazione e di distruzione sia culturale sia materiale-carnale: è l’autentico che scende in piazza contro il tentativo di corruzione da parte della stasi produttrice del profitto dell’ineguaglianza e dello sfruttamento creatori di tumori e di rarità.
Se volete vi auguriamo buon anno ma sarebbe da fanatici e da falsi credere che l’anno che giunge sarà in sé buono.
Grazie a tutti!
Buon pensiero non pregiudicato dal dogma e sempre buona lotta!

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