martedì 5 febbraio 2008

Intervista a Costanzo Preve ( 1°parte)

Pubblicherò qui , in tre parti, una lunga intervista apparsa sulla rivista "Italicum". Non preoccupatevi del fatto che la rivista appartenga al mondo della Destra, come si desume facilmente dal suo nome , poichè l'importante non è tanto la sua collocazione ma quanto i suoi contenuti: e questa intervista di contenuti ne ha da vendere. Quindi, via quella ideologia che suole non volere alcuna forma di "contaminazione" con ciò che è "estraneo" - ideologia secondo cui chi è di sinistra non deve avere alcun rapporto "impuro" con ciò che è di destra - ma razionale confronto tra idee, che deve portare a superare quelle vecchie scissioni, comode solo alla politica virtuale di oggi.
L'articolo è ben potente. Costanzo Preve, l'intervistato, è una delle persone più illuminate che esistono in Italia. Grande conoscitore del marxismo, uomo di pensiero e di azione, pensatore radicale nel senso più sostanziale della parola, in questa intervista si confronta con un "neofascista".
Leggendo integralmente l'intervista, però, ben si capisce che hanno entrambi un pensiero critico contro la società capitalista di oggi, che ben riassume ciò che in precedenza ho detto, e cioè che bisogna superare quelle vecchie dicotomie che ci intrappolano ( antifascismo e fascismo) , utili solo a guastare ogni vera azione critica,per arrivare infine ad un superamento di esse e quindi ad un confronto con ciò che si pensa diverso ma che alla fin fine nella critica sta dalla nostra stessa parte della barricata. Per comodità dividerò questa intervista in tre parti in modo da non essere troppo stancante nella lettura.
Au revoir.


Virtualità antropologica e capitalismo assoluto (intervista a Costanzo Preve)di Costanzo Preve/Luigi Tedeschi* - 23/11/2007Fonte: Italicum [scheda fonte]
1) L’Italia è entrata, a seguito dell’Europa, nell’era della politica virtuale. Infatti, la storia d’Italia e dell’Europa degli ultimi 50 anni può essere interpretata un succedersi coerente di eventi storici che costituiscono fasi successive di assimilazione della cultura e della struttura sociale proprie del capitalismo occidentale a guida imperiale americana. E’ dunque valida l’equazione progresso = capitalismo, data la linea direttrice univoca dell’evoluzione sociale e politica determinata dal primato dell’economia globalizzata, assurta a dogma finalistico – totalizzante del destino dell’umanità. Così come la tecnologia ha trasformato i processi produttivi determinando l’espansione ipertrofica dei consumi, anche la cultura e il costume della nostra società hanno subito mutamenti epocali a causa dell’imporsi del mondo virtuale dell’immagine mediatica, con la sua influenza determinante nella psicologia delle masse e nei rapporti interpersonali. Anche la politica dunque si è dovuta adeguare a questa nuova forma di sensibilità collettiva indotta dall’imporsi della cultura dell’immagine virtuale. In Italia l’avvento della politica virtuale è prossimo e viene prefigurato nella nascita del Partito Democratico, di un partito cioè anti – ideologico guidato da Veltroni, autentico prodotto della politica dell’immagine, che trova il suo corrispettivo a destra in Fini. Tali prospettive di mutamento, capovolgono radicalmente le basi del processo democratico di formazione del consenso. Non sono più i contenuti politici e/o ideologici i fattori determinanti del consenso e della legittimazione popolare a creare una leadership politica, ma è l’immagine virtuale costruita dai media a plasmare la materia informe della psicologia delle masse. Nella nuova politica è la forma a creare i contenuti, sono le élites che producono in serie il consenso mediatico. Le élites, quindi, sono autoreferenti, distaccate ed indipendenti dal rapporto con le masse, il cui consenso viene creato e incanalato nelle forme di rappresentanza politica prefigurate dalle élites stesse, quali nuovi demiurghi della politica multimediale.
Sono d’accordo con la tua tesi di fondo, per cui “la linea direttrice univoca dell’evoluzione sociale e politica è determinata dal primato dell’economia globalizzata, assurta a dogma finalistico-totalizzante del destino dell’umanità”. Se questo è oggi “l’oggetto del contendere” – e mi sembra chiaro che lo sia – allora le tre tradizionali contrapposizioni che abbiamo ereditato dal novecento (e cioè Destra/Sinistra, Fascismo/Antifascismo ed infine Comunismo/Anticomunismo), non possono che essere reimposte artificialmente in via appunto “virtuale”. E qui sta a mio avviso uno dei più importanti e decisivi aspetti della “virtualità politica” oggi, e cioè costringere i veri conflitti politici attuali nella dimensione virtuale di un “videogioco” politico. Non a caso il videogioco, il centro commerciale come comunità artificiale di consumo, il concerto rock come sublimazione pseudo-religiosa di massa, l’esaltazione del femminismo e della coppia gay, come indebolimento della coppia tradizionale borghese-proletaria (e cioè sia borghese che proletaria), la discoteca come frastuono individualizzato che supera il vecchio ballo sessualmente sublimato (il valzer), così come il vecchio ballo eroticamente palese (il tango), il pacifismo ridotto a cerimonia ritualizzata di pecoroni salmodianti e sfilanti dietro pagliacci in trampoli, l’ecologismo alla moda da agriturismo veltroniano, la diffusione a macchia d’olio dell’ideologia interventista e missionaria delle ONG (organizzazioni non-governative, in realtà governative-imperialiste-integrali) con contestuale legittimazione dell’interventismo militare occidentale contro i barbari in burka, eccetera, eccetera, fanno parte integrante di un unico complesso sistemico di “uniformazione antropologica globalizzata” (UAG), in cui la virtualità è diventata “strutturale”. Ma ci ritornerò sopra fra poco.Utilizzando le categorie teoriche del cosiddetto Sesto Capitolo Inedito del Capitale di Marx (libro – lo ripeto – né di destra né di sinistra, e qui sta il suo enigma filosofico di fondo), direi che in questi ultimi due secoli si è determinato un passaggio progressivo da una sottomissione puramente formale ad una sottomissione reale ed integrale dell’ideologia del progresso al processo di approfondimento integrale dell’accumulazione capitalistica. Questo stesso concetto è stato espresso anche da Martin Heidegger con un linguaggio diverso da quello di Marx, nei termini dell’integrale consumazione progressiva della tradizione della metafisica occidentale nella tecnica planetaria. E se pensatori tanto diversi come Marx e Heidegger finiscono con il dire la stessa cosa, sia pure sulla base di dinamiche di pensiero diversissime, significa che vale la pena pensarci sopra con serietà e spregiudicatezza insieme.Nella prima fase storica di sottomissione puramente formale dell’idea di progresso alla logica dell’accumulazione capitalistica (nel linguaggio di Heidegger, fase metafisica; nel mio linguaggio categoriale, fase borghese del capitalismo), l’idea di progresso conteneva ancora elementi emancipativi di tipo critico-universalistico (Condorcet, Kant, Hegel, Marx, eccetera), che non coincidevano ma anzi divergevano dalla logica puramente economica. Si trattava dell’elaborazione della coscienza infelice borghese, di residui di giusnaturalismo egualitario, di istanze di riconoscimento reciproco fra padroni e servitori, di progetti di passaggio universalizzato dalla superstizione alla razionalità dialogica, eccetera. E’ questo il codice comune di gran parte della filosofia moderna post-cartesiana.Nell’attuale seconda fase storica di sottomissione reale ed integrale dell’idea di progresso alla logica di sviluppo dell’accumulazione capitalistica (nel linguaggio di Heidegger, fase della risoluzione integrale della metafisica occidentale in tecnica planetaria; nel mio linguaggio categoriale, fase postborghese e postproletaria del capitalismo assoluto), l’idea di progresso diventa integralmente ideologia manipolatoria del progresso, come tu correttamente rilevi. Sta qui la base materiale della cosiddetta “virtualità”, e cioè della creazione strutturalmente funzionale di un mondo parallelo al mondo reale. Il mondo reale, infatti, ha perduto ogni residua capacità di legittimazione religiosa, filosofica e morale (sottomissione reale del lavoro al capitale, risoluzione integrale della metafisica occidentale in tecnica planetaria, piramide sociale neofeudale postborghese e postproletaria con aumento inaudito dei differenziali di potere, sapere, consumo, differenziali ormai anonimi ed impersonali, creazione di comunità subalterne, manipolate e virtuali per far fronte ai naturali bisogni di antropologici associativi della natura umana, eccetera). La perdita di ogni residua capacità di legittimazione sociale razionale (che nelle culture occidentali è stata realizzata prima religiosamente e poi a partire dal settecento razionalmente) è stata allora “compensata” (ma fino a quando? Speriamo il più brevemente possibile!) con l’introduzione massiccia e pianificata di dosi di virtualità crescente. E’ questa (e non la cocaina, l’eroina e l’ecstasy) la principale droga dell’epoca presente. E tuttavia anche la massiccia diffusione delle droghe ha sempre come base materiale la necessità sociale di dosi sempre più massicce di “virtualità”.

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