domenica 30 marzo 2008

Contro il razzismo


"Il razzismo è una forma di alter-fobia, cioè di rifiuto di ammettere, non soltanto l'altro, ma la nozione anche di diversità. Ci sono secondo me due forme di razzismo, molto diverse ma convergenti. La prima è quella del razzismo classico, brutale e discriminatorio, che mira a dividere, a predominare, o sradicare gli altri per la sola ragione che sono diversi. La seconda, più sottile, consiste nel non ammettere l’Altro fino a che non sia stato riportato allo “Stesso”. Dire che "gli uomini sono tutti gli stessi", che ci sono "soltanto uomini come gli altri", può sembrare generoso. È effettivamente soltanto un modo di mostrare che si è incapaci di comprendere e riconoscere la diversità. Il punto comune di questi due razzismi è l'allergia alla differenza".
Alain De Benoist






Pubblico qui una serie di articoli che descrivono accuratamente cosa si deve intendere per razzismo, per discriminazione, per capro espiatorio, etc, etc.
Sono articoli di una chiarità cristallina che devono essere sempre tenuti a mente; soprattutto oggi, che viviamo il razzismo contro il popolo rumeno o contro il popolo rom o contro tutte le altre minoranze come una cosa normale su cui magari si può fare anche una battuta.
Contro tutto questo razzismo montante basterebbe la semplice frase "ciascuno di noi ha diritto a essere considerato un essere umano dall'individualità unica". Basterebbe davvero questo per fare scomparire rattamente tutti i pregiudizi razziali, per smontare ad una ad una tutte le falsità su cui il razzismo e il pregiudizio nei confronti del "diverso-da-me" poggiano.
A ragione Alessandro nel post di qualche giorno fa rifletteva sulla categoria di nemico come categoria indispensabile per il rafforzamento del potere. Riflettiamo su queste cose. E così sarà palese che dietro il razzismo montante di oggi ci sta sempre il potere di un certo ceto dirigente che per coprire le proprie nefandezze e le proprie incapacità usa le minoranze come capro espiatorio su cui far sfogare la rabbia della gente che altrimenti si sfogherebbe contro di lui.
E, allora, se abbiamo capito questo, prendiamocela invece con quel pattume umano che è la classe dominante italiana di oggi ( politici e , più in là, malfattori della peggiore risma, come una certa classe dirigente italiana indicata da La Grassa con la sigla G.F.&I.D.) e non contro il popolo rumeno o il popolo rom.
Basta con il razzismo! Combattiamolo sempre, su ogni linea. E che la nostra rabbia si abbatta contro chi detiene veramente le leve del comando e calpesta la vita degli italiani come quella dei rumeni e dei rom.
Vi lascio ora agli articoli. Buon proseguimento, augurandomi che queste riflessioni vi accompagnino nella vita sempre, in ogni situazione in cui vi trovate.

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Stereotipi

Intendiamo qui per stereotipo una generalizzazione sul conto di una persona o di un gruppo di persone. Esso si sviluppa nel momento in cui non siamo capaci, o non abbiamo voglia, di ottenere tutte le informazioni necessarie per poter giudicare con equanimità persone o situazioni. In mancanza del quadro completo, gli stereotipi in molti casi ci permettono di "riempire le caselle vuote". La nostra società spesso crea e perpetua alcuni stereotipi innocentemente, ma anche in questo caso si può arrivare a una discriminazione ingiusta e alla persecuzione, se lo stereotipo è negativo.

Per esempio, se passiamo attraverso un parco a notte fonda e incontriamo tre persone anziane con la pelliccia e col bastone da passeggio, non abbiamo la stessa sensazione di pericolo che avremmo se incontrassimo tre adolescenti coi giubbotti di cuoio. Perché? In entrambi i casi generaliziamo. Queste generalizzazioni nascono da esperienze personali, da ciò che abbiamo letto sui libri o sui giornali, che abbiamo visto alla televisione o al cinema o che ci è stato raccontato da amici e famigliari. In molti casi una generalizzazione è abbastanza attendibile. Eppure, letteralmente ogni volta, ci affidiamo al pregiudizio per attribuire a una persona caratteristiche note da stereotipi, senza essere a conoscenza di tutti i fatti. Con le stereotipizzazioni diamo per scontato che una persona o un gruppo di persone sia in un certo modo. Molto spesso capita che si abbiano stereotipi su persone che appartengono a gruppi che non conosciamo direttamente.

La tv, i libri, i fumetti e il cinema sono fonte inesauribile di personaggi stereotipati. Per molto tempo, ad esempio, la cattiva industria cinematografica e la televisione hanno tratteggiato personaggi di romani indolenti e di buon cuore, di napoletani che cantano e mangiano gli spaghetti, di milanesi che pensano solo a fare i soldi, di siciliani mafiosi, di americani neri che parlano con tutti i verbi all'infinito, stupidi, pigri o violenti. Queste caratterizzazioni hanno incoraggiato i pregiudizi. Allo stesso modo le donne fisicamente attraenti sono state dipinte, e lo sono tuttora, come poco intelligenti, poco adatte all'attività intellettuale e di abitudini sessualmente promiscue.

Gli stereotipi nascono anche dal timore nei confronti di persone appartenenti a minoranze. Per esempio, molti ritengono che un malato di mente commetta facilmente atti violenti. La statistica non conforta questa teoria: le persone con malattie mentali non sono più violente del resto della popolazione. Forse i pochi casi, isolati ma assai pubblicizzati, di persone con disturbi mentali che compiono atti di violenza in stato di raptus hanno gettato il seme di questa credenza.
Probabilmente è così che sono nati in origine alcuni stereotipi: una serie di azioni compiute da un membro isolato di un gruppo viene ingiustamente attribuita al carattere del gruppo nel suo insieme.



Discriminazione

Quando giudichiamo persone o gruppi in base ai nostri pregiudizi o stereotipi, e per questo li trattiamo diversamente, compiamo un atto di discriminazione. Quest'ultimo può presentarsi in molte forme. Si può esercitare una pressione, subdola o dichiarata, in modo da scoraggiare gli appartenenti a una data minoranza dal prendere alloggio in un determinato quartiere. Appartenenti a minoranze o donne sono talvolta vittime di discriminazioni per ciò che riguarda il lavoro, l'istruzione e i servizi sociali. Può accadere che ci teniamo lontani da persone che in passato hanno sofferto di malattie mentali perché abbiamo paura che ci possano far del male. Le donne e le minoranze sono spesso tenute lontane da posizioni elevate nel mondo degli affari. Molti club americani hanno statuti di appartenenza che escludono ebrei, neri, donne o altri.

A causa della discriminazione vi sono stati casi in cui la giustizia civile e penale non è stata uguale per tutti. Per esempio alcuni studi provano che un afroamericano accusato di omicidio colposo ha significativamente più probabilità di essere condannato a morte di un bianco accusato dello stesso crimine.



Razzismo

Generalmente gli antropologi e gli scienziati che studiano l'uomo e le sue origini accettano che sia possibile dividere la specie umana in razze basate sulla complessione fisica e genetica. Molti, ma certamente non tutti gli afroamericani, sono fisicamente diversi dal tipo caucasico, anche al di là della pelle scura: hanno i capelli crespi, per esempio. Tutti gli studiosi sono d'accordo nell'affermare che non vi è alcuna prova credibile che una razza sia culturalmente o psicologicamente diversa da un'altra, o che una razza sia superiore a un'altra. Studi compiuti in passato che siano giunti a conclusioni del genere si sono rivelati gravemente difettosi da un punto di vista metodologico, oppure intrinsecamente preconcetti.

Tuttavia, nonostante tutte le prove scientifiche che dimostrano il contrario, vi sono persone che ritengono che la propria razza sia superiore a tutte le altre. Queste persone, collettivamente denominate "razzisti", sono quelle che più facilmente compiranno atti di discriminazione, persecuzione e violenza contro coloro che essi ritengano appartenere a razze "inferiori".

Nell'Europa del secolo XIX, gli ebrei erano considerati una razza inferiore con caratteristiche somatiche e di personalità precise. Alcuni pensatori teorizzavano il fatto che queste particolarità sarebbero sparite nel momento in cui gli ebrei avessero ottenuto l'emancipazione politica e sociale e fossero stati integrati nella società. Altri credevano che questi tratti fossero trasmessi geneticamente, e che fossero immutabili. La teoria razziale, distorta in una pseudo-scienza, accreditava stereotipi ereditati dall'antisemitismo classico e cristiano (vedi L'antisemitismo moderno). Una crescente enfasi nazionalistica additava inoltre gli ebrei come "elemento straniero", che poteva contaminare stirpe e cultura locali, e, in potenza, soggiogare economicamente e politicamente la popolazione indigena (vedi Adolf Hitler). Questa storia pregressa fu il terreno fecondo su cui poterono fiorire l'ideologia nazista e il programma di genocidio.

Gli stereotipi razzisti in Italia sono moltissimi: il più noto e ormai classico è quello del Nord "che lavora" contro il Sud "che non fa niente e si mangia tutti i soldi del Nord". Ma, dopo molti decenni di vita in comune nelle grandi città industriali, esso è forse andato attenuandosi: molti ex "terroni" si sono integrati, e possono a loro volta esercitare, insieme con gli abitanti del Nord, il proprio razzismo sui nuovi "terroni", gli extracomunitari che a partire dagli anni Ottanta hanno raggiunto il nostro paese. Ben presto sono nati gli stereotipi: marocchini ("sporchi, non hanno voglia di far niente"), somali ed eritrei ("non è colpa loro, ma hanno una pelle che puzza"), filippini ("sono le colf più brave di tutte, ma i mariti non hanno voglia di lavorare"), persone dell'Est europeo ("tutte puttane"), nigeriane (idem), albanesi ("tutti violentatori"), peruviani ("tutti ladri") ecc. Vi sono stati, in alcuni quartieri delle grandi città del Nord, soprattutto a Torino e a Genova, veri e propri episodi di guerriglia urbana fra bande di cittadini e di immigrati.

I neri giunsero nell'America del Nord dall'Africa come schiavi, e i loro discendenti sopportarono secoli di oppressione. Durante la guerra civile gli schiavi furono liberati e ottennero la cittadinanza. La discriminazione continuò. Nel Sud le leggi "Jim Crow" imponevano loro gabinetti, autobus e case di cura separati.
Il razzismo contro gli afroamericani è ancora presente negli Stati Uniti. Nonostante le leggi e i meccanismi di tutela contro la discriminazione, i neri d'America hanno ancora problemi di integrazione per ciò che riguarda la casa, l'occupazione e l'istruzione; inoltre esistono organizzazioni razziste quali il Ku Klux Klan che, benché contino pochi membri effettivi, si muovono attivamente per reclutare gente ai raduni di massa tenuti in Pennsylvania e altri stati allo scopo di diffondere il messaggio d'odio contro neri, ebrei, cattolici e altre minoranze.
A livello locale, amministrativo e federale sono state promulgate leggi sui diritti civili, per combattere il razzismo, le persecuzioni e le discriminazioni che il razzismo incoraggia. Se il Primo Emendamento della Costituzione americana protegge il diritto di ciascuno a riunirsi pacificamente e a parlare liberamente, il messaggio razzista provoca sempre una reazione di condanna da parte dei membri responsabili delle comunità in cui i razzisti vanno a predicare.


Il concetto di capro espiatorio

La politica del capro espiatorio consiste nel dare la colpa a un individuo o a un gruppo di persone di un insuccesso, reale o immaginario, dovuto ad altri. Il termine è di origine biblica. Il sommo sacerdote poneva la propria mano sul capo di una capra, trasferendo così i peccati della comunità sull'animale che veniva lasciato libero nel deserto.

Accade non di rado di incolpare qualcun altro dei nostri fallimenti, e specialmente di dare la colpa a quelli che non vogliono, o non possono, difendersi. Accade non di rado che siano le minoranze a fare da capro espiatorio. In primo luogo esse sono spesso isolate all'interno di una società: sono quindi un bersaglio facile. Chi sta nel gruppo di maggioranza è facilmente convinto delle caratteristiche negative di un gruppo di persone con cui non ha alcun contatto diretto. Violenze, persecuzioni e genocidio possono accadere perché si dà la colpa di qualche disagio sociale a una minoranza. Disoccupazione, inflazione, carenza di cibo, peste, delinquenza per le strade sono tutti esempi di mali che nei secoli sono stati attribuiti a questa o quella minoranza.



Demagogia e propaganda

Alcuni tipi di pregiudizio vengono tramandati di generazione in generazione. Quello contro gli ebrei, detto antisemitismo, è documentato da più di duemila anni. Generalmente, tuttavia, l'odio violento contro le minoranze viene risvegliato da leader carismatici che sfruttano passioni latenti ai propri fini politici. Questi capi sono detti "demagoghi", e le loro armi a questo scopo sono la propaganda e la disinformazione (ovvero l'azione di fornire informazioni volutamente errate). Essi generalmente hanno successo perché alla gente piace credere che i propri problemi siano di semplice soluzione. Mediante tecniche propagandistiche si creano argomenti persuasivi atti a dimostrare che questo o quel gruppo ha la colpa di tutto, e che i problemi scomparirebbero "se non fosse per quei... (e qui si riempie lo spazio col nome della minoranza prescelta)". Più un popolo è istruito, meno è facile convincerlo con questi sistemi. In un società libera, in cui vi è libero accesso all'informazione, diventa ancor più difficile.



Reazioni positive al pregiudizio e agli stereotipi

Per combattere pregiudizi, stereotipi, discriminazioni e la politica del capro espiatorio, per prima cosa bisogna capirli. Tutti noi abbiamo pregiudizi su individui di gruppi diversi dal nostro. Dovremmo però ammettere che non agiamo secondo giustizia se per questi motivi trattiamo le persone diversamente. Ciascuno di noi ha diritto a essere considerato un essere umano dall'individualità unica.

Nel suo discorso al Lincoln Memorial nel 1963, noto come "Io ho un sogno", Martin Luther King Junior, combattente per i diritti civili, disse: «Io ho un sogno: che i miei quattro bambini possano un giorno vivere in una nazione in cui non verranno giudicati per il colore della loro pelle ma per le loro qualità morali». Egli spese la sua vita a lottare contro l'intolleranza e i pregiudizi. Il suo messaggio era rivolto non solo ai neri d'America, ma a tutte le minoranze oppresse. A causa delle sue posizioni coraggiose contro l'odio razziale egli subì gravi torti personali, fino a quando fu assassinato da un sicario razzista. Eppure il suo messaggio di fratellanza, di comprensione, di dialogo fra gruppi diversi, di resistenza non violenta all'ingiustizia, non è morto con lui. Negli Stati Uniti il suo compleanno è una festa nazionale.

Tutti noi conosciamo lo stato di angoscia provocato da una battuta di spirito che mette in ridicolo una particolare minoranza. Ci vuole coraggio per rifiutare queste battute o questi soprannomi e per lottare attivamente contro i pregiudizi e l'intolleranza ch'essi generano.È importante combattere l'ingiustizia, smascherare discriminazioni, stereotipi e cacce alle streghe che fanno da sfondo alle persecuzioni, alle violenze e al genocidio.

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