lunedì 25 febbraio 2008
Gli spettacoli come lotta di interessi tra dominanti
I LO SPETTACOLO E' POLEMOS
La "grandezza" dello spettacolo non sta tanto nel cercare divisioni vere ed effettive ma nel cercare di creare false divisioni celando però il più possibile le divisioni di interessi presenti al suo interno. Lo scopo celato dello spettacolo è quello di ottenere pel tramite di dette fittizie divisioni lo sconforto per una unione delle forze dei dominati. Lo scopo è perciò quello di demoralizzare le masse in vista di una loro possibile unione contro le forze dominanti; sempre divise.
Con questo però vanno precisate una serie di considerazioni.
Innanzittutto va detto che lo spettacolo, nuova sembianza che assume il mito nell'epoca del dominio capitalistico, non è una narrazione omogenea tanto da far affermare ai "negriani" che esiste solo un capitale assoluto, il regno delle mutinazionali sradicate su tutto il globo, che impartiscono ordini al mondo con le loro regole di capitalismo "anarchico", bensì è polemos, polemica, contrasto, divisione di interessi, combattimento tra diverse fazione di dominanti per il dominio della più grande sfera di influenza su tutto il globo. Questa sfera di influenza, perciò, non sarebbe nient'altro che un particolare dominio politico di una certa fazione , intessuta di complessi rapporti statali, sempre tra diverse fazioni dominanti presenti in una particolare formazione statale: è, cioè, in poche parole, il dominio di uno Stato, con tutte le sue diverse fazioni finanziarie, economiche, militari, intellettuali, etc, che, coalizzatesi sotto una certa idea, mirano a far divenire la loro idea politica particolare, la loro idea di economia particolare e la loro ideologia particolare, volontà di potenza che vuole imporsi come Idea Universale su tutto il mondo . Un esempio di tale idea particolare che vuole imporsi come idea universale è per esempio l'idea di globalizzazione, idea inventata e portata avanti dalle fazioni dominanti di uno Stato particolare, gli USA.
Perciò , quando si parla di spettacolo, è sempre opportuno parlare di spettacoli, poichè lo spettacolo in sè non esiste, essendo questo solo un luogo immanente di scontro tra diverse fazioni dominanti.
II LA LEVA DI ARCHIMEDE
La grande scoperta leniniana dello scontro politico tra diversi interessi interdominanti va portata avanti. Ma non nel senso di pensarla , "erroneamente" come la pensò lo stesso Lenin, come tendenza all'uniformismo e alla unione progressiva delle forze capitalistiche ( monocentrismo del capitale), bensì nel pensarla come divisione sempre presente, come polemos mal celato.
La scoperta del fatto che lo spettacolo è sempre diviso, e che egli cerchi sempre di celare questo fatto per far credere che in sè sia unito, è una cosa che va sempre tenuta in considerazione per le forze che si ritengono anticapitalistiche, poichè segna la possibilità che, coalizzandosi con certe forze che si oppongono ad altre, sempre nell'immanenza del conflitto intercapitalistico, è possibile sempre trarre linfa nuova per la propria forza antisistemica. Questa scoperta va sfruttata al meglio per chi si ritiene anticapitalista. Che la divisione del capitale sia la leva archimedea con cui "noi" lo combatteremo!
III SFRUTTARE LE DIVISIONI
Le forze antisistemiche dovrebbero agire un pò come il protagonista di un noto film di Sergio Leone ( che poi riprendeva l'idea da quel grande regista giapponese che fu Akira Kurosawa nel suo capolavoro "La sfida del Samurai"), il quale, alternativamente, sfruttava, in un paese diviso da due fazioni mafiose, l'una o l'altra di questa fazioni, prestandogli servizi ben remunerati per i loro atti delinquenziali contro l'uno o l'altra. La resa finale si ebbe quando il protagonista, avendo reso ormai le due fazioni impotenti, a causa delle lotte intestine che lui sfruttava al meglio, riusciva a liberare definitivamente il paese dalle due fazioni per autodistruzione controllata. Ecco cosa dovrebbe fare una vera forza anticapitalista. E questo dovrebbe cominciarlo a fare già a partire dal Paese in cui si trova, ma guardando sempre ai conflitti geopolitici che intessono le diverse fazioni dominanti nella loro globalità.
IV L'UNIONE NON E' MITO
Gli spettacoli sono perciò volontà di potenze che assumono il loro punto di vista particolare a egemonia universale; cioè la tendenza di ogni "monade spettacolare" è quella di assurgere al dominio dell'universale. La monade spettacolare è perciò un punto di vista particolare sull'universale.
Questo suo stato di polemos, che intesse fin nelle sue ime fibre il mondo capitalista, "appare" perciò anche tra i dominati, i quali non fanno altro che accusare in sè stessi la curvatura essenziale che il capitalismo realizza nel suo concreto farsi.
Qui però non si vuole assolutamente dire che tutti gli uomini "originariamente" sono uniti nel segno di una sorta di fratellanza cosmica, dove tutti " se vojono bbene", dove tutti " se amano", dove tutti " farebbero ammore", etc . Questa sarebbe una sorta di mal celata religiosità che parte da una presunta "origine" mitica, dove tutto è unito, a cui poi si aggiungerebbe il capitalismo, il male,il diavolo, il serpente, che divide l'essenziale unione degli uomini, portandoli alla frammentazione dei loro interessi.
Questo è puro mito. Non è di questo che io sto parlando. Quel che qui voglio dire è invece che divisione tra gli uomini c'è sempre stata e sempre ci sarà, e che questa anzi va considerata una ricchezza e non una cosa negativa. Penso anzi come il poeta che la diversità sia "la sirena del mondo", e che essa vada piuttosto salvaguardata che combattuta. Il mio discorso si batte invece contro una linea precisa di divisione che è quella che i dominanti creano a doc per mantenere il loro dominio, per evitare che si creino delle forze potenti, dal basso, che reclamano diritti di uguaglianza nello stesso senso in cui vanno intese quelle parole storiche che portavano avanti una grande Idea universale, il comunismo, e cioè che " tutti gli uomini sono uguali".
La lotta contro i dominanti, nel senso in cui l'ho spiegata prima, è perciò l'unica cosa che in questo scritto mi interessava mettere in luce.
( Continua)
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