sabato 9 febbraio 2008

Intervista a Costanzo Preve ( 2° parte)

2) Le scelte della politica virtuale sono non scelte, ma amministrazione della realtà data dall’esistente. Le scelte strategiche sono preordinate e presupposte alla politica, scaturiscono dalle fasi di trasformazione dell’economia globale. La fluidità e la precarietà delle situazioni contingenti, del resto, non consentono scelte a medio e lungo termine. In tale situazione, vediamo riprodursi specularmente nella politica le fasi e i tempi che scandiscono i cicli economici. Così come la vita degli individui è scandita dai ritmi e dai modi di consumo, anche la politica, attraverso il culto dell’immagine virtuale, propone leaders diversi nella loro apparenza, ma del tutto omologhi e fungibili nella sostanza dei contenuti: leaders assimilabili ad oggetti di consumo dalla rapida obsolescenza. La politica si è dunque adeguata ad una realtà economico – sociale caratterizzata da una mobilità immanente, in cui tutto scorre, nulla permane, senza nemmeno consequenzialità logica tra presente, passato e futuro immediato. Tale eterno divenire si esaurisce in una sequenza infinita di attimi in cui vengono consumate immagini, merci ed idee. Questa condizione umana di mobilità – relativismo è del tutto sganciata da qualunque divenire storico, non avendo obiettivi finalistici che trascendano l’immediato presente. Il divenire della politica virtuale, non contiene una realtà in fieri futuribile, ma può riassumersi in una mobilità permanente, in cui agiscono masse composte da milioni di microcosmi individuali fini a se stessi. La politica virtuale, quindi, è il prodotto di un individualismo relativista globalizzato, si è potuta affermare proprio in virtù di questo vuoto di soggettività, dello sradicamento dell’uomo dalle comunità sociali di appartenenza, che, quali corpi sociali intermedi orientavano le scelte individuali sia nel campo etico che in quello politico. La politica è ormai immagine virtuale, proprio a causa dell’assenza di una società civile che potremmo paragonare ad un laboratorio sociale in cui possano maturare, sia a livello individuale che di gruppo, scelte mediate, partecipate e consapevoli nell’ambito politico.


Una delle più grandi eredità viventi della filosofia classica greca sta nel riconoscimento del fatto che per natura l’uomo è un “animale politico” (politikoon zoon). Se questo è vero – come io credo – allora questa politicità può essere a lungo manipolata, sottomessa, sospesa (come avviene ad esempio negli esodi difensivi nella vita privata ed amicale alla Epicuro, eccetera), ma non può essere mai abolita. E questo avviene anche necessariamente nell’epoca dell’attuale politica “virtuale”, che personalmente definirei con maggiore precisione come epoca della simulazione politica in condizioni generalizzate di tramonto della sovranità statuale, economica e militare, in cui appunto la “decisione politica” (e cuore della politica è appunto la decisione politica, boulesis), non può più decidere nulla, perché decidono soltanto i mercati finanziari, i comandi militari dell’impero americano, i gruppi mediatici sionisti alla Murdoch, eccetera, insomma tutti all’infuori degli impotenti deputati e senatori eletti da un corpo elettorale manipolato e soprattutto privato di ogni sovranità democratica decisionale. Non viviamo infatti in una democrazia, è chi lo dice o mente sapendo di mentire o è un ingenuo che vuole mettere la testa sotto la sabbia come uno struzzo. Viviamo in una oligarchia finanziaria integrale in condizioni di dispotismo mediatico capillare. Se fossi negli USA, in cui effettivamente il voto conta qualcosa essendo il centro decisionale dell’impero, voterei probabilmente per il meno peggio contro il peggio (ad esempio, voterei contro i neoconservatori di Bush). In Italia, paese privo della benché minima sovranità ed occupato da basi militari straniere, non voto dal 1992, e non me ne vergogno affatto.

E comunque il punto essenziale sta in ciò, che neppure la manipolazione virtuale più capillare può spegnere del tutto la naturale dimensione politica della natura umana. In quanto animale dotato di linguaggio e ragione (zoon logon echon), l’uomo è per natura un animale politico (politikon zoon). Se ne sono accorti gli stupidi dirigenti del comunismo storico novecentesco recentemente defunto (1917 – 1991). La distruzione endogena del loro movimento è stata certamente causata in modo storico-strutturale dalla controrivoluzione sociale di massa delle nuove classi medie sovietiche alleate con i dirigenti delle imprese di stato e con i gradi alti della nomenklatura privatizzatrice criminale (Gorbaciov, Jakovlev, Eltsin, eccetera), e sostenute dai capitali occidentali e sionisti. Ma questa controrivoluzione di massa non avrebbe potuto essere portata a termine con successo se non fosse stata prima abolita e distrutta ogni possibilità di azione politica indipendente dei lavoratori. I lavoratori degli strati medi e bassi della popolazione sovietica, che non avevano nessun interesse alla privatizzazione controrivoluzionaria selvaggia che li avrebbe trasformati in massa in mendicanti, disoccupati, criminali, badanti e prostitute, ma che erano stati privati dal precedente dispotismo dello stato-partito post-staliniano di ogni possibilità di azione e di mobilitazione politica indipendente, furono impotenti di fronte alla controrivoluzione dell’alleanza classi medie-dirigenti delle imprese di stato – strati superiori della nomenklatura – capitalisti stranieri mafiosi. Nato sulla base di un’iniziativa politica (1917), il comunismo storico novecentesco è morto di assenza di ogni possibile iniziativa politica (1991).

Qualcosa di simile potrebbe forse avvenire anche per l’attuale ipercapitalismo finanziario globalizzato. Non sono sicuro che gli convenga veramente distruggere interamente la politica, sostituendola con la manipolazione virtuale integrale. La stessa manipolazione mediatica ha assai più la funzione di passivizzazione (l’individuo isolato e privo di legami sociali di fronte al piccolo schermo) che di vera e propria “manipolazione attiva”. Il tempo dei cortei e dei comizi (Hitler, Mussolini, Stalin, Togliatti, De Gasperi, eccetera) è stato superato dalla tecnologia, e cioè dalla passivizzazione mediatica e dei giornali gratuiti in cui c’è solo più ormai cronaca e niente politica. I giornali “politici” a pagamento (il Giornale, la Repubblica, il Manifesto, eccetera) non sono più veramente giornali di informazione, ma sono giornali di coltivazione di appartenenza identitaria e di simulazione Destra/Sinistra.

L’Italia è un paese particolare, in cui la manipolazione post-politica virtuale segue logiche proprie. Da un lato il Grande Berlusca attinge a piene mani nell’inerzia dell’anticomunismo di massa 1948-1992. Dall’altro Veltroni eredita dalla mobilitazione comunitaria subalterna e manipolata dei Festival dell’Unità una massa enorme (sia pure fortunatamente decrescente) di truppe cammellate da far affluire per le cosiddette “primarie” (altro segnale indiscusso di americanizzazione artificiale e virtuale). Queste truppe cammellate, che uniscono alla nostalgia per il comunismo l’avallo ai bombardamenti dalemiani del 1999 sulla Jugoslavia, sono però per fortuna assai più la chiusura di un ciclo storico che l’apertura di un ciclo storico nuovo, i cui termini esatti non sono ancora purtroppo chiaramente percepibili. Solo chi vivrà vedrà.

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