Per divenire una reale e concreta sinistra di opposizione alla realtà radicata e alla classe dei dominanti noi riteniamo doveroso proporre per il 13 e 14 Aprile un diffuso astensionismo per chi coglierà il senso delle nostre seguenti parole. Il nostro discorso si basa sulla coerenza della nostra stessa praxis (noi ancora ci teniamo a ‘performare’ le nostre idee, non aspiriamo a nessuna investitura sofistica) e visione della Storia e della Vita: speriamo nessuno fraintenda i nostri pensieri e finisca per assimilarci a dei sempliciotti dogmatici o a ideologi della devastazione… se avete questi pregiudizi vi consigliamo di cambiare sito all’istante e darvi a qualcosa di più inutile per la vostra vuota e insignificante vita da oziosi lord. Noi non incrociamo le braccia di fronte a questo scempio.
1_ Astenersi è un atto politico. Esso possiede un proprio significato e uno specifico peso sociale: è una dichiarazione di rifiuto e di presa di posizione, è un annuncio di sfida che avvia verso il viale della lotta reale, è un’opposizione radicale mediante la quale ferocemente e completamente ci si colloca contro questa dislessica forma di non-politica.
2_ Astenersi implica l’ammissione che nessun partito ha come proprio fine il superamento (rivoluzionario) del modo di produzione capitalistico: non è evidente che manca un partito che rappresenti i dominati e l’anti-capitalismo?! Ma possiamo dire di più: la lotta autentica non è una questione partitica ma di un movimento associativo sì profondamente organizzato ma allo stesso tempo radicalmente dissociato dal potere-immagine. L'vento astensione diviene perciò qualcosa di più: è la presa di coscienza che parassitari i partiti sussistono propriamente soltanto in e per questo preciso sistema di sfruttamento e di alienazione disuguagliante. Astenersi diviene pertanto il passo decisivo verso lo scontro concreto e un reale messaggio della rottura del trattato di pace venutosi a creare con l’illusione del diffuso benessere, della completa apertura e mobilità dei ruoli sociali e del fittizio spettacolo della felicità del facile consumo organizzato.
3_ Astenersi è ridare voce al malessere diffuso dell’uomo, quel malessere che dal ’68 è stato strozzato dalla stessa sinistra conformista. Contemporaneamente è ridare visibilità all’esistenza della classe dominata, quella stessa classe che nell’oscurità manovra e ci manovra con le sue scelte e le sue decisioni egoistiche ed individualiste.
4_ Astenersi è riconsegnare funzione al particolare, quel particolare celato dagli strilli dell’universale celebrato dalla campagna elettorale e dai funzionari organici del sistema. Ma non fermiamoci all'apparenza: l’universale è antitetico al capitalismo stesso, è l’ideologia portante l'imbroglio, è il falso che lacera l’evidenza della truffa, è la contraddizione attraverso la quale noi dobbiamo aprire gli occhi e guardare fuori dalla caverna. L’universale qui ed ora è menzogna irrealizzabile.
Vorrei concludere con un’importante precisazione: l’interesse strategico del nostro ragionamento in fondo non risiede tanto nell’astenersi stesso ma in questo nostro parlarne intensamente come possibilità concreta. I giorni dopo le elezioni l’astenuto e i suoi motivi saranno silenzio ininfluente, i dati parleranno di tutto ciò che non riguarda la percentuale dell’astensionismo, nessuno si chiederà il motivo che ha spinto una certa parte a rinunciare al suo diritto e dovere di voto… allora è proprio ora il momento di alzare la voce e farsi sentire. Invitiamo tutti i blog interessati a unirsi al nostro coro e alla nostra volontà di rendere manifeste le motivazioni che ci hanno spinto a questa scelta esistenziale.
Buona lotta ragazzi!
venerdì 29 febbraio 2008
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