venerdì 7 marzo 2008

Lettera aperta del Movimento As.sur.do. al blog Wolfstep, ovvero sull’importanza della qualità e non della quantità

Uriel e soci,
noi non siamo offesi perché ci avete giudicato, cosa che comunque si dovrebbe fare solo dopo essere entrati in possesso di una certa conoscenza e con un’imprescindibile correttezza per non cadere altrimenti nell’arroganza e in una spocchiosa non-costruttività, ma vorremmo esservi nel nostro piccolo d’aiuto non tanto per quello che dite ma per il modo in cui lo dite.
Secondo noi voi del nostro discorso non avete capito assolutamente ‘na mazza e sparate sentenze solo per seguire la moda dell’alternativo e dell’oppositore ad ogni costo. Il vostro blog non è per niente stupido ma non riuscirà mai a compiere il passo decisivo verso un vero cambiamento culturale, terreno portante per qualsiasi praxis rivoluzionaria o semplicemente autenticamente critica. Wolfstep? Un’entità che abbaia molto ma che non morde per nulla.
Ci siamo accorti dell’esistenza del blog Wolfstep non per caso e non per caso ci siamo messi a leggerlo ma per caso, e forse tardi, ci siamo accorti del suo giudizio, poco motivato, su di noi.
Dove sta allora il problema? Voi siete liberi di scrivere quello che volete, già questo è in parte lodevole, ma se continuerete ad essere così ottusi ed ortodossi voi non sarete mai una reale antitesi, una minaccia. Wolfstep con il suo slang da quattro soldi, con il suo gergo da invasato profeta impotente, è sinceramente inutile, immerso completamente nei canoni del sistema esso inconsapevolmente si china come un semplice servitore. Il linguaggio è l’unica arma che noi ancora possediamo contro l’invisibile potere d’oggi. A cosa può concretamente servire un blog che si impegna solo in chiacchiere, in un narcisistico parlare male stile Novella 2000?! La critica ha un proprio linguaggio: complesso e semiaperto, ossia non propriamente per tutti. Ciò è inevitabile se si vuole entrare veramente nella problematicità e nel campo del vero. L’anarchismo linguistico e pratico lo lasciamo volentieri agli sterili e decadenti centri sociali d’oggi, rovine di quel ’68 che è meglio dimenticare nel suo delirio di onnipotenza e non di quel vero ’68 che ancora ai tempi nostri fa fatica a filtrare nella nostra chiusa cultura del consumo e del political-correct. La parola fa paura ma finchè sarà non-filosofica, non-ricercata, non-profonda, il potere si rafforzerà e diverrà sempre di più un Leviatano difficile da battere e da abbattere. Egli ringrazia vivamente quando si vede attaccato da illusi e allucinati Wolfstep.
Lo stesso dicasi per le tematiche: parlare di attualità sarà sicuramente una forma di giornalismo depurato dall’ideologia ma se noi vogliamo cambiare questo stato di cose e iniziare a fare realmente la storia allora è necessario accantonare la cronaca ed entrare nel recinto del logos per sforzarsi di comprendere cosa sta dietro a questi problemi che altro non sono che prodotti e sintomi che rinviano a un qualcosa d’altro. Ed è proprio questa base che va compresa. Fermarsi alle apparenze, scrutare le ombre e pensare di poter dedurre da ciò la verità è pericoloso e fuorviante…bisogna uscire dalla caverna e farsi carico delle proprie scelte. È per questo motivo che a noi quelli come Grillo non piacciono. Chi non capisce che la causa di tutto è il sistema di produzione allora parla inutilmente. E chi dice che comunque bisogna prendere intanto delle decisioni è un illuso e non evita con questi discorsi l’autodistruzione. Mentre i convinti realisti diranno che la società senza classi è lontana o mera utopia e quindi che bisogna darsi alle piccole lotte di quartiere noi non rispondiamo… l’otium non fa per noi.
Speriamo il vostro blog diventi più fecondo nei confronti di questa lotta contro il radicato invece di continuare a masturbarsi con una povera ideologia mentalmente occludente. Anticipando la domanda: ma voi che parlate tanto cosa fate di così grande? Poco, pochissimo. Probabilmente pure il nostro sforzo è vano ma andiamo fieri almeno di tentare di dare una concreta voce al malessere quotidiano di questo tempo, nel quadro generale di comprendere quella struttura da cui tutto deriva come sovrastruttura, attraverso un’impegnata filosofia e un’arte riflessiva cercando di evitare continuamente di cadere nel pettegolezzo e nella blaterazione. Spero questa lettera vi sia di aiuto. E se temete di fare la nostra stessa fine, ossia quella di far persino ridere, come qualcuno ha detto, noi vi invitiamo vivacemente a farlo: meglio far ridere che far piangere in questa società così già di suo estremamente colma di tristezza… il riso è in fondo una così alta arte e dopotutto è sempre l’attività di un pensiero sveglio.
Con la completa consapevolezza di ricevere una risposta, speriamo costruttiva e derivata da una vissuta autoriflessione, per nulla in odio o disprezzo non modificabile,

Movimento As.sur.do.

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