Finalmente la Sinistra l’Arcobaleno (SA) è affondata (sia per motivi astensionistici, sia per interni fattori strutturali, sia per la campagna del voto utile) e con il suo momentaneo fallimento sprofondano nel baratro l’occludente Bertinotti e tutti gli interessi dei compagnucci. In Italia, o meglio nel parlamento di questa splendida nazione, il falso movimento marxista sparisce e mediante ciò il pensiero sovversivo si libera dal principale e disgregante gruppo di riferimento. Il vincolo si è spezzato e si dovrà riuscire a non seguire il primo profeta che passerà per queste malsane strade.
Il paese è in mano alla destra e con la vittoria della Lega Nord è ormai evidente che la non-cultura, puramente razzista ed alienata, ha completamente attecchito nelle varie classi sociali e tende ormai con veemenza a trasformarsi in una reale anti-cultura facilmente e velocemente diffondibile tra le varie fasce di reddito che vivono immerse in questo sistema di produzione e nelle sue regole take-away.
Perché allora dovrei io essere “ottimista”? Per il semplice fatto che sono un realista e ho fatto miei certi insegnamenti. Proprio in questo momento storico della disfatta diviene più forte la possibilità di poter costruire un reale e grande movimento di opposizione radicale. La parziale, seppur ripetuta, vittoria del capitalismo spettacolare e del suo non-pensiero creano quella base sociale-ideologica che rende realmente concepibile una lotta aperta contro un nemico incarnatosi nell’ignoranza e nei suoi manifesti obiettivi: americanizzazione del sistema Italia, imperialismo culturale ed economico, annientamento dell’individuo e del gruppo… Cosa possiamo e dobbiamo fare? Di quali responsabilità ci dobbiamo fare carico?
1_ Liberarci per prima cosa della marcia etichetta di sinistra e di tutti i suoi intrinseci compromessi e fallimenti organizzati. Da queste ceneri dobbiamo riuscire a far sorgere, come già accennavo sopra, un movimento di opposizione politica di stampo marxista libero da ogni vincolo partitico o da orientamenti ideologici prefabbricati;
2_ di conseguenza è necessario iniziarsi a battere per creare un fronte che sia in grado di ridare quella vitalità culturale da cui sia possibile far scaturire dal basso della popolazione un senso critico in grado di svelare la quotidiana truffa democratica che dal dopoguerra si è andata consolidando nel nostro bel paese e che con il ’68 ha raggiunto la sua statica investitura;
3_ superare le lacerazioni che ci hanno portato alla deriva e che ci hanno separato tra di noi nell’illusione delle nostre rispettive differenze di finalità e scopo e che i molti interessati a imbavagliarci hanno sempre definito come inevitabili problemi di in movimento troppo numeroso… ora questo problema non sembra sussistere più;
4_ rendere “popolare” il comunitarismo, ossia farlo fuoriuscire dai quei meri discorsi teorici che facciamo tra di noi e che rimangono solo per noi in modo inefficace per divulgarlo concretamente con delle prassi che rendano evidente che esso è la soluzione al problema storico-filosofico del nostro tempo e non questa gretta circolarità politica che in Italia è un non-moto che fa il gioco del resto dell’Europa e degli Stati Uniti (ricordiamoci del debito pubblico qualche volta, argomento troppo facilmente dimenticato persino nella fanta-campagna elettorale);
5_ riuscire noi ad essere il primo esempio lampante per gli altri di tutto quello che ho detto sopra eliminando quell’altezzosità del pensiero che troppo spesso ci fa perdere tempo in ottusi litigi e che di conseguenza ci distoglie lo sguardo dalla nostra autentica vocazione rivoluzionaria. Dobbiamo diventare maturi amici miei ed essere in grado di ascoltare apertamente le opinioni e le proposte altrui: la nostra non è una gara intellettuale per decretare chi è il più bravo di tutti… chi lotta per tale fine è solamente un patetico “imprenditore di sinistra”. La comunità vive sul dialogo e sul dibattito (su questo punto si fonda pure il concetto, ormai così tristemente sfruttato, di cultura). Abbandoniamo il dogmatismo anti-praxis agli ammuffiti centri sociali di vecchio e nostalgico stampo e a quei falsi partiti come la Sinistra Critica, il Partito Comunista dei Lavoratori e soci vari.
Il mio sarà un discorso banale ma volevo farlo perché troppo spesso si inizia dal complesso senza accorgersi che un pensiero senza una forte, seppur ovvia, base non avrà mai vita lunga. Credo vivamente che il gruppo astensionista possa trasformarsi in qualcosa di altro-da-sé e se ciò sarà fatto in modo propositivo ed innovativo noi lo appoggeremo completamente.
Scontriamoci totalmente con questo vecchio e insalubre Occidente. Invito soprattutto i nostri amici delle Comunità Proletarie Resistenti e di Kelebek a partecipare attivamente, come già hanno fatto e continuano a fare, a questo discorso-progetto e non ad aspettare, come questa società desidera che sia fatto dalla moltitudine desiderante, che sia sempre qualcun altro a farlo al posto nostro. Costruiamo insieme la “dissoluzione dell’immagine”. Sono convinto che capirete e che ci metteremo tutto in gioco come un unico arto.
Movimento As.sur.do.
P.s. A Milano oggi è spuntato il sole… lo prendo come un buon segno per il futuro e come un forte input per continuare convinto la mia lotta politica-“artistica” in questa metropoli dilaniata dal perenne inquinamento retorico-spettacolare. Buona lotta a tutti!
P.s. A Milano oggi è spuntato il sole… lo prendo come un buon segno per il futuro e come un forte input per continuare convinto la mia lotta politica-“artistica” in questa metropoli dilaniata dal perenne inquinamento retorico-spettacolare. Buona lotta a tutti!
1 commenti:
Grazie, sostanzialmente d'accordo.
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