sabato 17 maggio 2008

Frammenti sullo spettacolare (Prima parte)

Voglio offrirvi oggi queste mie riflessioni (assai incomplete) su ciò che è oggi l'ideologia vincente. Ho cercato di riflettere solo su un aspetto di essa, quello forse più evidente. Riflessioni, spunti, critiche, sono sempre ben accette.



I

Lo spettacolare, nella sua generalità spinta all'estremo, raggiunge la sua opera mistificatrice completa allorché lo statuto della rappresentazione assurge da medium qual'era tra la realtà e il soggetto a fine a stante. Lo spettacolare, così definito, è allora il capovolgimento stesso dell'essenza di una rappresentazione; che in sé stessa considerata è un mezzo, ma che nello spettacolare si trasforma dialetticamente in fine, in scopo in sé.
Da queste prime considerazioni si può allora capire perché lo spettacolare è pura "immagine astratta", nel senso di ab-soluta, essendo che essa ha perso completamente la rispondenza tra ciò che è la "copia" e ciò che è "l'originale" rispetto alla realtà che essa stessa rappresenta.
Tutto allora è interpretazione nello spettacolare.
Il vero è trattato alla stregua del falso e il falso alla stregua del vero.
L'immagine astratta è quindi il suo ideale.

II
Il rapporto tra uomo e realtà è sempre stato un rapporto mediato. Il linguaggio, infatti, colto nella sue generalità descrittiva, non è altro che un mezzo per adeguare le parole al mondo.

Anche il cammino della scienza altro non è stato che questo: cercare il più possibile di adeguare il pensiero alla realtà, alla verità. Non è un caso ad esempio che il significato della parola “idea” in greco derivi dal verbo vedere. Infatti, il “vedere”, percezione dei sensi, permette di sapere ciò che è “davanti agli occhi”. Quindi permette di sapere “la verità”.
Il "problema" quindi dello spettacolare non è tanto quello del linguaggio, ma è un problema più generale che riguarda anche il linguaggio e quindi ogni rappresentazione.
La rappresentazione dello spettacolo, quella che egli fa di , è perciò una rappresentazione non più mediata rispetto alla realtà, ma è una rappresentazione a stante , dove il rapporto stesso con la realtà si è perso; e quindi tutto diviene doxa.

III
Il funzionamento dello spettacolare è perciò comune ad ogni forma di ideologia storicamente esistita. Infatti, l'ideologia altro non è che un concetto performativo: è la realtà che deve adeguarsi al pensiero e non viceversa. Se tutto diventa perciò pensiero, l'indagine sulla realtà e il suo rapporto viene a mancare. La visione soggettiva priva di rapporto con ogni altra visione soggettiva viene meno, così essa diventa da soggettiva a totalità astratta, dato che viene escluso ogni rapporto con l'altro-da-.

IV
Il pensiero ideologico è sempre un pensiero che si pensa in sé stesso. Esso è un pensiero-circolo, un pensiero che nascendo in se stesso muore pure in se stesso. Non ha aperture fuori di sé. La sua è un'eterna e noiosissima pratica continua di ermeneutica. Il pensiero ideologico infatti in sé non può mai criticarsi ma al massimo “purificarsi”.

V
Il problema dello spettacolo inoltre non riguarda il problema dell'interpretazione o del relativismo. Si sa che l'uomo è sempre vissuto nella doxa e quindi nell'interpretazione della realtà.
Tuttavia questa doxa può essere più o meno reale, più o meno vicina alla realtà. Questo presuppone sempre un confronto tra la doxa e ciò che è reale, o, meglio, tra un'opinione più veritiera ed una meno veritiera rispetto alla verità.
Nello spettacolo invece questa vicinanza più o meno forte alla "verità" non si pone nemmeno, poiché nello spettacolare verità e falsità sono trattate alla stessa stregua, non essendo esso una "mediazione" con la realtà, bensì una rappresentazione che con la realtà non ha più niente a che fare.
La rappresentazione qui ha preso il sopravvento.
L'immagine staccata priva di contenuto, la forma vuota, prevale su tutto.


VI
Il paradigma dello spettacolare è il seguente: tutto è interpretazione e ogni interpretazione può essere trattata alla stregua di ogni altra.
Non c'è un'interpretazione più o meno valida poiché esiste solo interpretazione e nulla più.
Il punto centrale della questione è però che se tutto è interpretazione ciò che emerge da questo caposaldo è la rappresentazione che lo spettacolare dà di se stesso, che è la sua chiave di lettura della realtà, la sua Weltenschauung. In poche parole: tutto viene interpretato alla luce di un certo relativismo dove "tutte le vacche sono nere" ad esclusione però della propria ideologia e del proprio pensiero che così diviene tendenzialmente Assoluto. E qual'è questo pensiero? L'assoluzione dello stato presente delle cose.

VII
Il funzionamento della macchina spettacolare ha come fine quello di spezzare ogni differenziazione tra reale e virtuale, tra opinione e verità, tra bene e male , tra giusto ed ingiusto. Il suo fine è quello di sedare ogni possibile azione relativa alle precedenti discriminazioni. Infatti, se non esiste più discriminazione tra giusto ed ingiusto e tra reale e virtuale, come si potrebbe avere azione? Il nichilismo deteriore di cui si riveste lo spettacolare ha come fine perciò l'inerzia e l'impotenza. Creare una società dello spettacolo significa innanzitutto sedare il “vizio” della riflessione, figlia della realtà, creando un mondo di opinioni fini a se stesse. In questo modo si impedisce l'azione e quello che viene assolto è perciò di fatto lo stato presente delle cose.

Impotenza e nichilismo sono sempre andati a braccetto.


VIII
Particolare funzionamento quello dello spettacolare. Bell'oggetto scovabile dialetticamente. La rappresentazione diventa fine a sé stante, attuando di fatto una rappresentazione a suo uso e consumo del mondo, ma allo stesso tempo essa vira in meccanismo di controllo della conservazione dello stato presente delle cose. Il punto di congiunzione tra queste due antitesi è: sedare ogni azione.


IX
Possiamo determinare all'interno dell'ideologia spettacolare diverse categorie che assumono connotati differenti rispetto a ciò che rappresentavano nel passato.
La categoria del tempo , ad esempio, diviene una categoria che con la passata sua concezione "progressista" non ha più niente a che fare. Se nel passato (ottocento-novecento) il tempo era concepito come flusso tendente sempre verso un miglioramento delle condizioni umane, oggi questa ideologia del tempo non esiste più: esiste piuttosto una concezione che ricorda molto da vicino quella niceana dell'eterno ritorno dell'identico. Facile qui constatare il perché certe ideologie da "fine della storia" alla Fukuyama abbiano avuto tanto successo. In effetti, in esse, il coprimento attuato sulla realtà storica si dimostra molto efficace per assolvere l'unica possibile "storia" che abbia senso e che perciò, con la fine stessa della storia dell'umanità, diventa essa stessa storia eternamente cristallizzata dell'Unica Società Possibile, dell'Unica Forma-Mondo Possibile, quella dell'Impero americanomorfo.

Ogni Impero, infatti, si è sempre costituito su categorie temporali, creando una storia dell'umanità a suo uso e consumo; e cioè la storia stessa appariva come il risultato di quello stesso Impero e che la dove esso si realizzava, ecco che allora la storia finiva divenendo pura metafisica: ogni Impero si pensa sempre Eterno.
La storia, col suo divenire sconvolgente, con la sua capacità di modificare, di cambiare e dare nuovi corsi a tutti i mondi possibili, la storia come creazione, come arte vivente, come arte dello sconvolgimento di "leggi eterne", è sempre stata nemica di ogni Impero, di ogni società che si pensava immune dal flusso temporale. Ed è per questo stesso motivo che queste forme cercavano e cercano di esorcizzare questo pericolo attuando la perversione di pensarsi "eterne", di pensarsi come compimento finale della storia dell'umanità.
Il divenire fa paura a tutti. L'ideologia spettacolare compie pienamente questo misfatto metafisico.

X
Stessa sorte è toccata all'arte. Essa nel passato era considerata forma che rendeva possibile l'impossibile, sguardo che si alzava dalla mera quotidianità, dalla mera effettualità, per volgersi verso “altri mondi possibili”. L'arte era creazione. Era perciò storia.
Oggi essa non assolve più questo compito, poiché diventa sempre più tutt'uno con la mera rappresentazione dello stato presente delle cose. Essa non sconvolge più, semplicemente “diletta”, diviene puro spettacolo, e cioè mera constatazione passiva della realtà presente.

Storia dell'arte dalla modernità ad oggi: di come dall'arte moderna , arte come rappresentazione, si sia passati alla rappresentazione dell'arte, alla realtà in e per sé divenuta arte in sé stessa.


XI
Facile è per lo spettacolare confondere un contenuto con un'altro dato che, se tutto viene concepito orizzontalmente come interpretazione, ogni contenuto può essere intercambiato e spacciato per quello che non è.
Abbiamo visto in precedenza di come lo spettacolo è un'ideologia, e di come essa attui uno stacco molto forte tra verità e falsità, tra mondo reale e pensiero. Questa è la definizione di "forma vuota", di forma cristallizzata e a-storica. Qui non abbiamo più niente a che fare con la realtà, ma piuttosto con la metafisica.
Al contrario di ciò che pensano i deleuziani, attuare uno stacco tra "copia" ed "originale" non porta ad una assoluta immanenza, bensì ad una metafisica ancora più potente della precedente, poiché così quel che viene ad emergere è che tutto a questo punto diviene opinione e tutto perciò viene appiattito sulla realtà presente. Non c'è più storia a questo punto, poiché la riflessione, il pensiero, che ha sempre bisogno di avere un rapporto con la realtà, con il giusto e lo sbagliato, con ciò che la realtà è e ciò che non è non esiste più , ed allora lo stato presente delle cose, e l'ideologia dominante che lo conferma, non sono più contrastabili. Se ogni opinione è al di là del giusto o dello sbagliato, ne consegue allora che l'unica forma di verità possibile è la volontà di potenza . In questo modo il pensiero, che ha sempre a che fare con il reale, viene sostituito dall'ideologia. Con ciò ne consegue che quel pensiero che ha dalla sua parte più mezzi per imporsi, diviene pensiero egemone, mentre gli altri divengono semplicemente inutili. Saranno allora i dominanti ad avere più mezzi per farsi valere ideologicamente; non certo i perdenti, i dominati. Lo scontro allora a livello delle riflessione sarà regno specifico delle classi dominanti, ed i dominati saranno alienati da quell'ideologia che avrà più mezzi per imporsi. Si capisce solo così il pericolo che il nichilismo accattone dell spettacolare può portare: l'orizzontalità dell'opinione a tout court porta solo ad una forma di autoritarismo e non certo ad una liberazione dalla metafisica. Infatti, qual'è sempre stato il fine preciso di ogni metafisica, se non quello di difendere con categorie "eterne" lo stato presente delle cose?


XII
Con parole che forse possono risultare tremende alla pubblica opinione "politicamente corretta" degli ideologi delle classi dominanti, si può tranquillamente affermare che il pensiero niceano è quello che più di ogni altro ha attuato questa perversione metafisica, trasformando il pensiero, figlio della realtà, ad opinione politicamente corretta. "Al di là del Bene e del Male" è il suo paradigma più noto, e rappresenta il paradigma di pensiero che porta di fatto, trasformando tutto in mera opinione e volontà di potenza, alla perversione metafisica più potente che ci sia. Non è un caso che esso sia tanto adorato dagli accademici del pensiero sovvenzionati dalle classi dominanti.
Anche se questo filosofo aveva intuito il nichilismo, tuttavia l'unica via di uscita che era riuscito ad individuare era sostanzialmente una forma di masochismo.
Il tipico masochismo del carcerato che chiuso e costretto tra le mura della cella, legato mani piedi alle catene, immagina che la sua condizione non sia reale ma che tutto ciò andrebbe "necessitato".
In questo modo la sua impotenza attuale viene resa "potenza della volontà": così, accettando la necessità, in un passaggio pervertito dello spinozismo, si è liberi!
Ecco che ti ho scovato stoico!
Che aiuto può darci allora un pensiero del genere?
La verità è che la filosofia di Nietzsche (tanto cara agli accademici) è inutilizzabile per uscire dallo stato presente delle cose. Essa è solo una forma depravata di stoicismo, vero e proprio onanismo mentale.

Solo mettendo in luce questo aspetto della filosofia niceana si capisce del perché oggi questo filosofo, così cristiano, sia tanto adorato degli accademici, ed esso venga difeso sempre a spada tratta; e anche del perché libri di grande riflessione intellettuale come ad esempio il monumentale "Nietzsche, il ribelle aristocratico" del filosofo marxista Domenico Losurdo, vengano oscurati dai farisei del pensiero filosofico "politicamente corretto”.



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