Ieri a Verona passeggiata, premiazione e cena con tanto vino e tanti discorsi intelligenti. Ma non voglio parlare assolutamente di cronache o di esperienze particolari. Oggi, per l’ennesima volta, parlerò di poesia e cercherò di arrivare ad una pseudoconclusione per poter cercare con voi di crescere intellettualmente insieme.
Tutto ha inizio così: “i giovani vedono male la poesia in questa società”, afferma un professore liceale, e il docente universitario ribatte che inevitabilmente essi comunque la cercano o la cercheranno “perché la poesia fornisce risposte”.
Ora tocca a me: la poesia è qualità, qualità che si pone in una posizione radicalmente antitetica rispetto questa società della quantità e del senso comune. La poesia è un albero che si staglia alto e vigoroso, che si erge dal terreno della quotidianità ridando valore e senso all’aridità diffusa.
Ma perché tanto amore per la qualità? C’è un’umana pulsione verso l’immortalità e solo le parole restano, parole scritte su un qualche supporto. Farsi sentire per creare: solo le tematiche qualitative permangono mentre quelle quantitative si dissolvono nel loro essere transitorio.
Lo so che fare poesia è difficile e faticoso ma non scoraggiatevi perché molto più complesso è divenire ed essere poeta. Poeta infatti non è colui che vive semplicemente nella poesia ma è colui che vive nel mondo e tra gli uomini ogni giorno poeticamente. La poesia è attendere l’altro, abbracciarlo col gesto e farsi prassi.
Allora osiamo andare oltre: cosa dunque significa vivere poeticamente? Questa è la scommessa dell’uomo, del poeta. È l’indicibile, l’irrafigurabile, è la parola qualitativa che diviene atto nel reale. Il poeta è per questo una soglia, una figura non schematizzabile che sussiste nella e per la perenne tensione tra scrittura e atto intersoggettivo, vitale e storico.
Allora professore che ieri tanto andavi fiero nel dire che la poesia è oggi cercata, e sempre lo sarà, perché dà risposte, non hai capito la tenda che sta in mezzo tra noi e la parola poetica. La poesia è un domandare che se si svela ritrova dietro la sua maschera la domanda stessa che l’ha smascherata. Non c’è bisogno di risposta alcuna nella domanda profonda. E se la poesia risponde o i suoi quesiti sono frivoli o è una narcisistica pratica lessicale e metrica, ossia la fiera della vanità, della qualità negata, rovesciata e ridicolizzata.
La poesia non è né parola sacra né mito e proprio per questo è tragicamente adorabile.
sabato 24 maggio 2008
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2 commenti:
"La poesia non è né parola sacra né mito e proprio per questo è tragicamente adorabile."
Io non aggiungerei altro.
Davvero un post molto apprezzabile.
Mi permetto di postare quete tre righe sul mio spazio.
Grazie. Comunque puoi postare ogni cosa tu desidera da questo blog.
Saluti.
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