Visualizzazione post con etichetta Poesia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Poesia. Mostra tutti i post

giovedì 3 luglio 2008

Le luci della centrale elettrica

E' difficile fare qualcosa che non si è soliti fare, anzi che probabilmente non si sa proprio fare. Però quando l'entusiasmo parte si perde un po' di inibizione e si parte senza essere mai sicuri di tornare...
Succede spesso che per caso ti trovi di fronte a delle idee, scritte o cantate, e ti smarrisci nel mondo rapito da poesie patite o da una musica che hai immediatamente associato a quella profonda che ti ha seguito per tutta la vita.
Oggi vi proporremo una recensione su un cd ("Canzoni da spiaggia deturpata") non perchè il movimento as.sur.do. non ha più soldi per bere e allora comincia a fare pubblicità; lo facciamo solo perchè merita un po' più di visibilità in questa società schifosa. E' un cd complesso, difficile da ascoltare ma fatto per essere compreso, com-patito: stiamo parlando di arte e non della solita vile merce da sfrenato consumo. Può piacere e non, non sarà perfetto ma va ascoltato: consiglio lo sforzo.
Ecco a voi una recensione presa da rockit:

"Proteggimi dalle canzoni inutili"
Finalmente. Le Luci Della Centrale Elettrica, cioè Vasco da Ferrara, nemmeno 25 anni. Qualcuno capace di urlarci in faccia il tempo devastato e vile in cui viviamo, con quella rabbia&dolcezza che solo chi viene dalla provincia ed è giovane davvero (e ha un talento smisurato) si può permettere. Qualcuno che lo si aspettava da tempo, da troppo tempo, ripiegati su noi stessi a sentir canzoncine o nenie (o lagne) senza spina dorsale senza intensità di sguardo senza rabbia di vivere. Impegnati a guardarci allo specchio ci eravamo dimenticati che esisteva ancora un mondo intorno, fuori. Una sorpresa per tutti, l'anno scorso, con 4 pezzi a girar su internet e quel blog scritto come se qualcuno avesse preso l'Italiano e l'avesse reinventato dall'inizio alla fine per rendercelo più "attuale" e Vivo. Perchè è così la scrittura di LLDCE, a dirla in 2 parole: viva e nuova. Cioè ci racconta il quotidiano con la lingua dell'oggi, cioè "parla come mangi" e se non mangi perchè il frigorifero è eternamente vuoto, perchè nemmeno uno straccio di lavoro precario sottopagato ti permette una vita che sia al di sopra del livello della sopravvivenza, allora o stai zitto o parlerai/urlerai così. E questo "Canzoni da spiaggia deturpata" sarà la tua raccolta di inni e sacramenti da scandire ogni singolo maledetto giorno, per esorcizzare questo fottuto male di vivere, perchè comunque la Bellezza si nasconde anche dove non l'aspetti, perchè l'Amore respira nelle stanze di appartamenti subaffittati e - forse- ha gli occhi chiari e ha capelli che sono come fili scoperti. E quindi. E' bellissimo e straziante e commovente questo disco. E' forse ancora più bello perchè dopo tanta attesa non solo conferma le aspettative ma le supera in scioltezza. Già. Dopo un demo grezzissimo ruvido e urlato (inascoltabile per la maggior parte delle persone "normali"), che aveva raccolto gli entusiasmi di tutto il micocosmo dei vari blogger ed "esperti del settore", finalmente quelle stesse canzoni (non tutte ma diciamo la maggior parte) trovano forma e compimento nella produzione perfetta di Giorgio Canali che ne affila spigoli e ne pulisce l'irruenza il rumore di fondo la chiusura, lasciandone intatto l'ardore riesce ad "aprire" le canzoni e ne amplifica la forza d'urto. Il risultato è dirompente. Un disco immaginifico e potentissimo. 10 canzoni come 10 Molotov lanciate contro la melassa annichilente di un Paese disastrato, contro la lobotomia e la morte del vivere quotidiano in una società sconfitta dal dio denaro e dalla brama di potere. Immagini e metafore come se piovessero. Ogni singolo brano è così denso da riempire potenziali sms o diari di citazioni. Tra De Andrè, Rino Gaetano e i CCCP. Ma anche Tondelli, Pazienza e Genna. Pura poesia urbana. Un bacio ad occhi aperti in mezzo ai lacrimogeni. Una dichiarazione d'amore sul letto di morte alla Canzone Italiana. Si scomodi pure la parola Zeitgest (spirito dei tempi), ma non pretendiamo che a capirlo sia così immediato. Anzi, cerchiamo di capirci, proprio perchè è Importante, questo disco non è roba facile o per le masse, e non è ancora -quindi (purtroppo)- la rivoluzione: però è un ottimo disco d'esordio, un buon punto da cui partire per. Iniziamo a farlo girare e conoscere, ovunque, a chiunque. Senza chiusure o preconcetti o gelosie/invidie del menga. Facciamo sentire le canzoni di Vasco (LLDCE) a chi conosce solo Vasco (Rossi), facciamo capire che - perdonate il gioco di parole da pirla- un altro Vasco è possibile. Iniziamo il contagio. Ricominciamo (anche) da questo disco. Perchè ne vale la pena, in tutti i sensi.
"Rovistando tra i futuri più improbabili voglio solo futuri inverosimili".

Allora non ci resta che augurarvi un buon ascolto...

Sito: http://www.myspace.com/lelucidellacentraleelettrica
Blog: http://lelucidellacentraleelettrica.blogspot.com/

sabato 24 maggio 2008

Giornata a Verona

Ieri a Verona passeggiata, premiazione e cena con tanto vino e tanti discorsi intelligenti. Ma non voglio parlare assolutamente di cronache o di esperienze particolari. Oggi, per l’ennesima volta, parlerò di poesia e cercherò di arrivare ad una pseudoconclusione per poter cercare con voi di crescere intellettualmente insieme.
Tutto ha inizio così: “i giovani vedono male la poesia in questa società”, afferma un professore liceale, e il docente universitario ribatte che inevitabilmente essi comunque la cercano o la cercheranno “perché la poesia fornisce risposte”.
Ora tocca a me: la poesia è qualità, qualità che si pone in una posizione radicalmente antitetica rispetto questa società della quantità e del senso comune. La poesia è un albero che si staglia alto e vigoroso, che si erge dal terreno della quotidianità ridando valore e senso all’aridità diffusa.
Ma perché tanto amore per la qualità? C’è un’umana pulsione verso l’immortalità e solo le parole restano, parole scritte su un qualche supporto. Farsi sentire per creare: solo le tematiche qualitative permangono mentre quelle quantitative si dissolvono nel loro essere transitorio.
Lo so che fare poesia è difficile e faticoso ma non scoraggiatevi perché molto più complesso è divenire ed essere poeta. Poeta infatti non è colui che vive semplicemente nella poesia ma è colui che vive nel mondo e tra gli uomini ogni giorno poeticamente. La poesia è attendere l’altro, abbracciarlo col gesto e farsi prassi.
Allora osiamo andare oltre: cosa dunque significa vivere poeticamente? Questa è la scommessa dell’uomo, del poeta. È l’indicibile, l’irrafigurabile, è la parola qualitativa che diviene atto nel reale. Il poeta è per questo una soglia, una figura non schematizzabile che sussiste nella e per la perenne tensione tra scrittura e atto intersoggettivo, vitale e storico.
Allora professore che ieri tanto andavi fiero nel dire che la poesia è oggi cercata, e sempre lo sarà, perché dà risposte, non hai capito la tenda che sta in mezzo tra noi e la parola poetica. La poesia è un domandare che se si svela ritrova dietro la sua maschera la domanda stessa che l’ha smascherata. Non c’è bisogno di risposta alcuna nella domanda profonda. E se la poesia risponde o i suoi quesiti sono frivoli o è una narcisistica pratica lessicale e metrica, ossia la fiera della vanità, della qualità negata, rovesciata e ridicolizzata.
La poesia non è né parola sacra né mito e proprio per questo è tragicamente adorabile.

sabato 5 aprile 2008

Sull'evento poetico

Amici miei ieri sera ho quindi letto due mie poesie davanti ad un pubblico piuttosto amante più di una "poesia prosaica" che del verso e del ritmo. Questa poesia contemporanea che vive più per essere un'avanguardia, per essere ad ogni costo novità alternativa, non la capisco proprio. In questa nostra società dominata dalle pseudo-immagini dei telegiornali, della pubblicità e della perenne campagna elettorale tutto si spegne nel fatto e nello spettacolo, ci si dimentica facilmente dei particolari e del loro significato strutturale. Comunque non voglio generalizzare: qualcuno pure ieri ha tentato di scorgere nella parola più l'essenza della mediazione che il vuoto della suggestione da "poeta-imprenditore", essere narcisista più attore che lettore. Sarò un illuso ma è forse proprio questo il motivo che mi permette di sfidare la sorte e provare ad essere "uomo".
La poesia non è di possesso del poeta anzi il suo fine è proprio quello di essere sempre per altri e mai propria: perché altrimenti perderemmo tempo a mettere su carta i nostri pensieri, le nostre emozioni, la nostra stessa vita?! Se allora accettiamo ciò ci rendiamo subito conto del suo valore comunitario e per nulla consumistico: ci dà forse qualcosa di materiale la poesia?! Dunque è proprio per ciò che la poesia è qualità e perciò opposizione. Finché qualcuno si cimenterà nel suo impero il quantitativo non offuscherà completamente le nostre fragili menti... ma nel momento stesso in cui il verso diverrà muto e stasi riprodotta non solo la quantità avrà vinto la sua intrinseca guerra contro l'essere umano ma addirittura non vi sarà più alcun essere umano. Essere uomini è essere poeti, sia che ciò sia latente sia che ciò sia pienamente confermato dal giudizio altrui.
Per ora mi fermo qui.
Il mio prossimo impegno sarà a Verona venerdì 23 Maggio alle ore 18. Per chi volesse venire a sentire un po' di sana poesia visiti l'indirizzo sotto riportato:

http://www.premiodepalchiraiziss.it/

Buona lotta miei cari amici!

domenica 16 marzo 2008

Ode marittima di Alvaro de Campos ( eteronimo di Fernando Pessoa)


S
olo, sul molo deserto, in questo mattino d'estate,
guardo verso l'entrata del porto, verso l'Indefinito,
guardo e mi appaga vedere,
piccolo, nero e chiaro, un piroscafo che entra.
Avanza lontanissimo, nitido, a suo modo classico.
Nell'aria lontana lascia dietro di sè la striscia vana del
fumo.
Sta entrando, e il mattino entra con lui, e dappertutto sulla
foce
del fiume si risveglia la vita marittima,
si alzano le vele, avanzano rimorchiatori,
spuntano piccole barche oltre le navi ormeggiate nel porto.
C'è una leggera brezza.
Ma la mia anima sta con quel che vedo meno,
col piroscafo che entra,
perchè esso sta con la Distanza e il Mattino,
col senso marittimo di questa Ora,
con la dolorosa dolcezza che sale in me come una nausea,
come il principio di un mal di mare, ma nello spirito.

Guardo da lontano il piroscafo, con una grande
indipendenza dell'anima,
e dentro di me, lentamente, un volano comincia a girare.



Tutta la vita marittima! tutto nella vita marittima!
Si insinua nel mio sangue questa seduzione sottile
e io fantastico indeterminatamente di viaggi.
Ah, le linee delle coste lontane, appiattite dall'orizzonte!
Ah, i promontori, le isole, gli arenili delle spiagge!
Le solitudini marittime, come certi momenti nel Pacifico
nei quali, non so per quale mai suggestione appresa a
scuola,
si sente pesare sui nervi il fatto che quello è il più grande
degli oceani
e il mondo e il sapore delle cose diventano un deserto
dentro di noi!


Mi chiamano le acque,
mi chiamano i mari.
Mi chiamano, levando una voce corporea, le lontananze,
sono tutte le epoche marittime sentite nel passato, che
chiamano.



Tu, marinaio inglese, Jim Barns amico mio, fosti tu
che mi insegnasti questo grido antichissimo, inglese,
che così contagiosamente riassume
per le anime complesse come la mia
il richiamo confuso delle acque,
la voce inedita e implicita di tutte le cose del mare,
dei naufragi, dei viaggi lontani, delle rischiose traversate...

Ahò ò-ò ò-ò-ò-ò-ò ò-ò-ò---yyyy...
Schooner ahò-ò ò-ò-ò-ò-ò ò-ò-ò-ò-ò----yyyy...

Ti ascolto da qui, ora, e mi desto a qualche cosa.
Freme il vento. Sale il mattino. Il caldo esplode.
Mi sento avvampare il viso.
I miei occhi coscienti si dilatano.
L'estasi in me si leva, cresce, avanza,
e con un brontolio cieco di sommossa si accentua
la rotazione del volano.



Chiglia spezzate, navi colate a picco, sangue sui mari!
Tolde piene di sangue, frammenti di corpi!
Dita mozzate sulle murate!
Teste di bambini quà e là!
Gente con gli occhi di fuori a gridare, a ululare!
Ohé-ohé-ohé-ohé-ohé-ohé-ohé-ohé-ohé-ohé!
Ohé-ohé-ohé-ohé-ohé-ohé-ohé-ohé-ohé-ohé!



Sento solo il mare, la preda, il saccheggio!
Sento solo battere in me, battermi
le vene delle mie tempie!
Sgocciola sangue caldo la mia sensazione dei miei occhi!
Ohé-ohé-ohé-ohé-ohé-ohé-ohé-ohé-ohé-ohé-ohé!
Ohé-ohé-ohé-ohé-ohé-ohé-ohé-ohé-ohé-ohé-ohé!



Ah piratas, piratas, piratas!
Piratas, amai-me e odiai-me!
Mescolatemi a voi, pirati!
La vostra furia, la vostra crudeltà come parlano al sangue
di un corpo di donna che un tempo fu il mio e di cui
sopravvive la foia!


Mi viene in mente che sarebbe interessante
impiccare i figli sotto gli occhi delle madri
( ma mi sento, mio malgrado, quelle madri),
sotterrare vivi nelle isole deserte i bambini di quattro anni
portando i genitori in barche fin lì a vederli
( ma rabbrividisco, ricordandomi di un figlio che non ho e
che sta dormendo tranquillo a casa).
Aguzzo un'ansia fredda di crimini marittimi



Ma la mia immaginazione si rifiuta di accompagnarmi.



Passa, lento vapore, passa e non restare...
Allontànati da me, allontànati dal mio sguardo,
vattene da dentro il mio cuore,
perditi nella Lontananza, nella Lontananza, bruma di Dio,
perditi, segui il tuo destino e lasciami...
Chi sono io per piangerti e interrogarti?
Chi sono io per parlarti e amarti?
Chi sono io per essere turbato dalla tua vista?
Salpa il molo, cresce il sole, si erge oro,
splendono i tetti e gli edifici del porto,
tutta questa parte della città brilla...
Parti, lasciami, diventa
prima la nave in mezzo al fiume, stagliata e nitida,
poi la nave verso l'uscita del porto piccola e nera,
poi un vago punto all'orizzonte ( oh mia angoscia!),
un punto sempre più vago all'orizzonte...,
poi nulla, e solo io e la mia tristezza,
e la grande città ora inondata di sole
e l'ora reale e nuda come un molo ormai senza navi,
e il giro lento dell'argano che, come un compasso che
ruota,
traccia un semicerchio di non so quale emozione
nel silenzio commosso della mia anima...

( Pubblicato in "Orpheu", 2 Luglio 1915; traduzione di Antonio Tabucchi.
L'ode qui pubblicata non è intera. Ho seguito qui la recita che ne è stata fatta in un film portoghese, che invito tutti a vedere, il cui titolo italiano è "Conversazione conclusa" ( titolo originale: "Conversa acabada", di Joao Botelho, Portogallo, 1981).

lunedì 18 febbraio 2008

Quattro frammenti di Fernando Pessoa



"Il maestro agita la bacchetta,
e la languida e triste musica irrompe...
Mi ricorda la mia infanzia, quel giorno
quando giocavo presso il muro di un giardino
tirandovi contro una palla che aveva da un lato
lo slittare di un cane verde, e dall'altro
un cavallo azzurro che correva con un jockey giallo...
prosegue la musica, ed ecco nella mia infanzia
d'improvviso tra me e il maestro, muro bianco,
va e viene la palla, ora un cane verde,
ora un cavallo azzurro con un jockey giallo...
Tutto il teatro è il mio giardino, la mia infanzia
è in ogni luogo, e la palla arriva suonando musica,
una musica triste e incerta che passeggia nel mio giardino
vestita da cane verde che si trasforma in jockey giallo..."

***


" Io potrei morire triturato da un motore
con il sentimento di delizioso abbandono di una donna posseduta.
Gettatemi dentro le fornaci!
Spingetemi sotto i treni!
Bastonatemi a bordo di navi!
Masochismo attraverso macchinismi!
Sadismo di un non so che di moderno e io e chiasso
[...]
( Essere tanto alto da non poter passare da nessuna porta!
Ah, guardare è in me una perversione sessuale!).


***

Al di là, al di là di Dio! Nera calma...
bagliore di Ignoto...
Tutto ha un'altro senso, oh anima,
anche l'avere- un- senso...

***

"Per esser grande, sii intero : nulla
di tuo esagera o escludi.
Sii tutto in ogni cosa. Poni quanto sei
nel minimo che fai.
Così in ogni lago la luna intera
brilla, perchè alta vive."

(Dedicata ad Alessandro)

domenica 14 ottobre 2007

Delucidazione

Vorrei una volta di più cercare di chiarire un punto fondamentale sulla nostra concezione di poesia: a cosa “serve” la poesia? In cosa sfocia la sua immensa forza “cartacea e bidimensionale”?
La poesia è prassi linguistica che al suo più alto grado è pronta a sacrificarsi per dissolversi nella prassi rivoluzionaria.
Il poeta cubano Miguel Barnet in questo suo umile ma intenso scritto dedicato al Che ci illumina violentemente sulla funzione pratico-esistenziale della poesia.


“Che” tu sai tutto questo
Gli anfratti della Sierra,
l’asma sull’erba fredda,
la tribuna,
le onde della sera,
conosci le frutta
e la coppia di buoi.

Non che voglia darti
Penna per pistola,
ma il poeta sei tu.


Grazie ancora una volta per avermi donato qualche minuto della vostra vita.
Buona lotta!

venerdì 21 settembre 2007

Presentazione del progetto “Poesia in fieri” II

“Tenebre seminai ed ora colgo piacere su piacere. Ero un nero cadavere tra i vivi, e in questa ora sono il fuoco di vita, e la mia fiamma consuma già le tenebre del mondo. Più bianco deve essere il mio volto del volto bianco ardente della luna. E se uno mi guarda la morte avrà con sé, oppure morire si dovrà di voluttà. Non vedete il mio volto? Non vedete la luce che da me promana?”

VII
Il comunitarismo è poesia o più precisamente la poetica della Vita.

VIII
Associando alla parola un’idea la poesia diviene la fusione di immagini immateriali e sentimenti a cui il loro demiurgo conferisce un senso e un ordine semplicemente fornendogli un’autentica associazione di spirito: tale gesto è il solo motivo che permette al lettore di partecipare alla comprensione del testo ed alla conseguente situazione di compartecipazione esistenziale: quegli scritti che non riescono a raggiungere tale fine non possono fregiarsi del titolo di poesie e il loro autore non merita l’alloro di poeta, e molto spesso nemmeno quello di uomo.

IX
Un linguaggio convertendo sempre in universale, che è in sé mezzo e scopo, ciò che esprime ci invita a domandarci: come possiamo noi osare ad incatenare la parola nell’insignificante ripetitività della falsa quotidianità? Il poeta la libera dagli stretti lacci del consumo orale e scritto e la lascia tornare a volare nel cielo dell’umana Verità.
Eppure si obietterà che se egli fa ricorso all’associazione ricade nuovamente nell’errore di imprigionarla: ma noi all’universale associamo a sua volta un universale, un valore autentico, una miriade di rimandi nel flusso continuo del tempo, un sentimento spogliato dalla banalità di una cultura usuraia e soffocante… noi con un semplice gesto sfondiamo le mura del dogmatismo ideologico che cerca di rinchiudere il pensiero in una cella senza porta alcuna, solo sei mura stagne.

X
Il poeta interiorizza in sé la Vita per poi esteriorizzarla nel divenire dei versi, in forma di Esistenza da leggere e comprendere.

XI
Il poeta coglie il fiore e confrontandosi ad esso si identifica al Senso in quanto riesce a riunirsi alla Vita: egli La comprende e ne accetta qualsiasi forma e qualunque verdetto essa sentenzi. Egli ripete tale gesto facendolo pratica esistenziale: guardando il tramonto o accarezzando la nuda schiena dell’amata egli dalla commozione perde i sensi per cadere completamente nell’estasi dell’Esistenza Autentica. Il poeta vive su e per tale atto e lo compie con un tale sforzo estetico che nel verso si concretizza dando sfogo alla propria interiorità universalizzata.

XII
Il consumatore cerca l’illimitato nell’oggetto limitato mentre il poeta comprende il suo limite di essere limitato e scorge con tale consapevolezza l’illimitato nella Vita e nelle sue manifestazioni gratuite.

XIII
L’arte è purificazione dall’ideologia propagandistica del quotidiano e quindi visione del Vero tramite il linguaggio dell’istante pienamente vissuto e compenetrato dalla sublimità dell’Io-nella-Vita.

XIV
L’Arte è Rivoluzione: sii esteta!

XV
Il poeta, ovvero Io puro in quanto “parlante”, è un vaso traboccante di un sapere non suo.

XVI
Il più semplice e scarno verso è già in sé una rivelazione.

XVII
L’artista rappresentando il reale e analizzando gli insondabili e sotterranei aspetti della Vita ci fornisce gratuitamente la chiave per accedere alla Verità.
Tale dono ci deve spingere a ragionare, a riflettere criticamente sulla nostra esistenza e sul mondo.

XVIII
La poesia è esistenza impegnata, per e nell’impegno. Il poeta deve confrontarsi con il proprio tempo, indagare su di esso, cercare di capirne i meccanismi più profondi e nascosti, perché inevitabilmente la vita collettiva si ripercuote sulla vita singola, arrivando al punto di cercare con tenacia di fondersi ad essa. Il senso di assoluta responsabilità verso il proprio tempo è un’esigenza da trasmettere ai propri simili. La poesia si fa in questo modo “servizio” per la società, ossia dono esemplificativo e propedeutico.

XIX
Il poeta è uomo dialettico che fa della parola la sua pratica pre-rivoluzionaria.

XX
La Filosofia è poesia senza metro.

Questo umile post è voluto essere solo un lavoro di presentazione e di indicazioni generali: prossimamente pubblicheremo sul blog un racconto che si propugnerà di dare con maggior forza, profondità e concretezza assurda un quadro d’insieme sulla nostra visione dell’arte, in particolare di quella poetica. Per ora accontentavi di queste poche righe e buona lettura delle poesie che vi doneremo: esse saranno senz’altro più rappresentative di qualsiasi discorso noi siamo in grado di fare su di esse.
Comunque anche voi potrete partecipare a questo progetto (questo è un tentativo pratico e concreto di farvi comprendere il punto VII) e per farlo basterà che scriviate una vostra poesia come commento di una poesia precedentemente pubblicata oppure che ce la spediate via mail e ci penseremo noi a pubblicarla con associato il vostro nome come post autonomo: non accetteremo nessuna forma di pseudonimo per il semplice fatto che non serve, ora più di prima, nascondersi... la lotta necessita di uomini reali e non di ombre!
A presto miei cari amici.

mercoledì 19 settembre 2007

Presentazione del progetto “Poesia in fieri” I

“Taci e danza. Chi è come noi felice, altro non deve che tacere e danzare!”

Avevamo annunciato a fine luglio la genesi di un nostro nuovo progetto che si protrarrà nel tempo: un opera poetica in divenire.
Il nostro obiettivo è quello di pubblicare nei giorni a venire una poesia e di lasciarvela in dono per qualche dì per poi porgervene di seguito un’altra.
Le tematiche saranno casuali, varie, e quindi non ci sarà un evidente filo conduttore… cosa che comunque crediamo sarà impossibile nel tempo non trovare nell’incoscienza artistica che attraverso una matita di sangue nei versi disegna l’Esistenza.
Le poesie non saranno di autori esterni al blog e quindi ogni responsabilità ce l’assumiamo noi: se qualcuno si dovrà lamentare lo potrà fare tramite mail.
Premessa quindi che diamo a questo nostro intenso lavoro è che le poesie non è detto che saranno ben concepite o esteticamente belle e forse nemmeno piacevoli: a ognuno lasciamo giudicare, nella consapevolezza che finché il gusto tra gli individui sarà differenziato ci sarà da festeggiare nel banchetto della Libertà.
Ma prima di iniziare questo viaggio insieme, come è nostro solito fare, vorremmo introdurvi nel mondo della nostra concezione di Poesia, e di conseguenza di Poeta, Linguaggio e Vita.
Tale lavoro inizia con questo post e terminerà con uno successivo, seguendo la nostra politica di non appesantire il blog e la vostra lettura con scritti troppo lunghi e complessi. Per riuscire in tal fine preferiamo quindi scinderli in più parti; tale divisione inoltre permette una maggiore possibilità di comprensione ed assimilazione per voi che avete più tempo e meno quantità di dati da dover analizzare in solitaria.
Allora noi inizieremmo… buona lettura!

I
La Vita è una continua riflessione su se stessa.

II
La Vita, nella sua nuda intimità, è tempo, e perciò anche ritmo.

III
Le parole muoiono quando vengono pronunciate, cadono nell’oblio della dimenticanza della vuota ripetitività lessicale. Eppure un’eccezione esiste: la Poesia riesce con il suo potere atemporale a renderle autonome dal gesto presente, conferendogli in questo modo la possibilità di cibarsi di pura ambrosia e di far propria, attraverso questo raro nettare, la linfa della Vita stessa.

IV
La magnificenza della parola non consiste nella sua isolata singolarità ma nella sua capacità di relazionarsi, correlarsi e collegarsi sensatamente ad altre parole diverse da lei, quindi di integrarsi tra di loro per giungere alla formazione di una totalità dinamica.
La parola assume quindi senso e significato solo nel suo contrasto conflittuale con l’altro-da-sé.
Da tutto ciò si può finalmente riuscire a comprendere il verso “e il verbo si fece carne”.

V
Quando tramite il linguaggio si viene ad affermare che uno specifico oggetto è individuale, esso enuncia piuttosto la sua eguaglianza con tutto, che non la sua differenza. Il linguaggio ha infatti questa potenza mirabile di convertire ogni cosa in universale e così facendo l’enunciato altro non diviene che il non-vero, il non-razionale, ciò che viene meramente opinato.
Per questo motivo il poeta autentico è “voce del popolo”, ossia linguaggio puramente umano in quanto de-ideologizzato, e non defensor dei propri interessi o di quelli di una cerchia ristretta di suoi colleghi.

VI
In una poesia la singola parola quanti significati possiede? A quante cose rimanda la sua presenza nel testo? In uno scritto poetico la singola parola, o termine, non ha con precisione un proprio significato ma lo assume solo per il lettore, e ciò perchè il poeta non scrive su una stele di marmo ma sull’acqua di un fiume.
Esiste la poesia, o totalità, e la parola, o individuo. La coordinazione delle parole tra loro fornisce significato alla totalità mentre l’individuo si appropria di senso solo tramite il suo appartenere alla totalità. Bisogna precisare però che anche se l’individuo ha significato nella poesia come lo possiede la totalità tuttavia ne gode in una modalità più opaca, velata: palese è solo il suo significato decontestualizzato, che altro non è che la sua definizione.
La forza della parola conferisce valore alla poesia. Il poeta lotta alla ricerca della parola più appropriata e finirà per ritrovarsela per caso tra le mani nella sua spoglia semplicità, pronta a fornire nella sua individualità senso al tutto. Ma il poeta stesso sa che il lettore in quanto ascoltatore reale, cioè collocato nel mondo e resosi pronto ad udire il discorso più alto di tutti, potrebbe cogliere l’individuo in una maniera differente per finire a ritrovarsi con la mente in un universo estraneo al poeta. Il poeta nella sua onestà intellettuale e nel suo ruolo sociale di alto rango non dovrà per questo motivo prendersi gioco di nessuno e cercare di non incorrere nell’errore di spedire il lettore in un universo così remoto da non aver nessuna relazione con quello circoscritto dal viaggio artistico della mente del vate.
Quindi una poesia, come una parola in essa presente quanti significati possiede? Infiniti! A quante realtà rimanda? Infinite! Logicamente tutto questo discorso verte sulla potenzialità della poesia, potenzialità mai reale in quanto la poesia venendo a contatto con l’uomo si umanizza e di conseguenza si limita come esso nel tempo e nello spazio, ovvero si singolarizza nel lettore per sfociare nell’universalità del senso dell’Esistenza, principio vitale del poeta.
Ma come può persistere un artificio così vago? Il lettore, in quanto essere umano, ha la grande capacità di provare, patire e sopportare i medesimi eventi che il poeta scrive (empatia esistenziale). Il corpo è uno solo! La partecipazione alla Vita indirizza, fa confluire l’infinito nel determinato e quindi colma di senso, valore e significato questa fragile canna pensante.
La Poesia è a immagine dell’uomo e riflesso di un’anima che si rispecchia nel mondo e che nel Tutto si riconosce mentre il Tutto le riconosce il valore e contemporaneamente glielo conferisce in un rapporto duale di continuo e reciproco scambio di Senso.

domenica 16 settembre 2007

Lode al dubbio

Inserisco oggi una poesia di Bertold Brecht per continuare nel solco dell'articolo inserito qualche giorno fa ed intitolato "gli indifferenti e la storia".

In questa poesia si approfondiscono ulteriormente le "categorie umane" dei diversi gradi di indifferenza di cui ho già parlato. Qui il contesto è diverso rispetto all'articolo di Gramsci, sicuramente diverso. Tuttavia è facilmente coglibile come una specie di filo rosso che unisci i due scritti.
Prima di leggere la bellissima poesia di Brecht voglio però ricordare questo piccola storiella morale di Edmund Craster che riguarda proprio il dubbio: "Il Centopiedi visse felice fino a quando il Rospo gli chiese scherzando - Spiegami un pò, quale gamba muovi prima e quale dopo?-
E così lo mise in tale confusione, che il Centopiedi rimase bloccato nel fosso, riflettendo su quale dovesse essere il metodo per camminare".
Il dubbio è utile (ed infatti Brecht qui non lo critica affatto), tuttavia quando i tempi storici sono pregni di una vera novità che spezza il precedente ordine esistente, e si è convinti della sua giustezza, non si può non agire. Bisogna agire e farlo anche in fretta, senza additare la solita scusa (voluta dai dominanti) che rivoluzionare e cambiare le cose non servirebbe come verità generale a tutti gli uomini, ma solo ad una loro parte.Tuttavia bisogna mettersi in testa che verità vere e definitive non esistono, ma solo prospettive sulle verità che certo non possono accontentare tutti gli uomini sulla Terra, ma sempre e solo una loro parte. Tutta la storia è permeata da queste particolare prospettive che poi diventano prospettive generalmente accettate. Senza questo agire , probabilmente, i grandi cambiamenti storici che ci sono stati nel tempo non ci sarebbero assolutamente stati.
Oggi come oggi, almeno in Italia, questo momento storico c'è, esiste, e bisogna fare in fretta affinchè altri oppressori ,che saliranno al potere al posto dell'attuale classe egemone, non ci opprimano di nuovo. Bisogna rendersi conto di questo. Basta ciance! Oggi come oggi bisogna capire, e fissarselo bene in testa, che il nostro nemico è la Sinistra al potere, comprese le sue ali cosìdette radicali che intorbidano le verità con i loro vaniloqui, appoggiate da una classe di pseudointellettuali da quattro soldi, veri e propri "filosofi della trottola", secondo il titolo di un bellissimo racconto di Kafka.
La Grande Finanza e l'Industria Decotta (secondo la denominazione lagrassiana) sono i veri oppressori del popolo italiano, e fino a quando queste oligarchie di ceti assolutamente parassitari che tengono in pugno L'Italia rendendola un "pauvre Pays" (come disse una volta De Gaulle), non saranno combattute iniziando proprio da chi gli lecca il culo per motivi meschianamente di poltrone e di privilegi che poi ne derivano, noi lentamente lentamente finiremo nella merda (e scusate le parolacce).
Di questo problema attuale, di cui nessuno parla, pensando che la sinistra è meglio della destra (dei berluscones), ne riparlerò ancora per molto su questo blog.
Per ora chiudo qui.
Ora leggetevi questa poesia.

***

Lode del dubbio

Sia lode al dubbio! Vi consiglio, salutate
serenamente e con rispetto chi
come moneta infida pesa la vostra parola!
Vorrei che foste accorti, che non deste
con troppa fiducia la vostra parola.

Leggete la storia e guardate
in fuga furiosa invincibili eserciti.
In ogni luogo
fortezze indistruttibili rovinano e
anche se innumerabile era l'armata salpando,
le navi che tornarono
le si poté contare.

Fu così un giorno un uomo sulla inaccessibile vetta
e giunse una nave alla fine
dell'infinito mare.

Oh bello lo scuoter del capo
su verità incontestabili!
Oh il coraggioso medico che cura
l'ammalato senza speranza!

Ma d'ogni dubbio il più bello
è quando coloro che sono
senza fede, senza forza, levano il capo e
alla forza dei loro oppressori
non credono più!

Oh quanta fatica ci volle per conquistare il principio!
Quante vittime costò!
Com’era difficile accorgersi
che fosse così e non diverso!
Con un respiro di sollievo un giorno
un uomo nel libro del sapere lo scrisse.

Forse a lungo là dentro starà e più generazioni
ne vivranno e in quello vedranno un'eterna sapienza
e spezzeranno i sapienti chi non lo conosce.
Ma può avvenire che spunti un sospetto, di nuove esperienze,
che quella tesi scuotano. Il dubbio si desta.
E un altro giorno un uomo dal libro del sapere
gravemente cancella quella tesi.

Intronato dagli ordini, passato alla visita
d'idoneità da barbuti medici, ispezionato
da esseri raggianti di fregi d'oro, edificato
da solennissimi preti, che gli sbattono alle orecchie
un libro redatto da Iddio in persona,
erudito da impazienti pedagoghi, sta il povero e ode
che questo mondo è il migliore dei mondi possibili e che il buco
nel tetto della sua stanza è stato proprio previsto da Dio.
Veramente gli è difficile
dubitare di questo mondo.
Madido di sudore si curva l'uomo
che costruisce la casa dove non lui dovrà abitare.

Ma sgobba madido di sudore anche l'uomo
che la propria casa si costruisce.
Sono coloro che non riflettono, a non
dubitare mai. Splendida è la loro digestione,
infallibile il loro giudizio.
Non credono ai fatti, credono solo a se stessi.
Se occorre, tanto peggio per i fatti.
La pazienza che han con se stessi
è sconfinata. Gli argomenti
li odono con gli orecchi della spia.

Con coloro che non riflettono e mai dubitano
si incontrano coloro che riflettono e mai agiscono.
Non dubitano per giungere alla decisione, bensì
per schivare la decisione. Le teste
le usano solo per scuoterle. Con aria grave
mettono in guardia dall'acqua i passeggeri dl navi che affondano.
Sotto l'ascia dell'assassino
si chiedono se anch'egli non sia un uomo.

Dopo aver rilevato, mormorando,
che la questione non è ancora sviscerata vanno a letto.
La loro attività consiste nell'oscillare.
Il loro motto preferito è: l'istruttoria continua.

Certo, se il dubbio lodate
non lodate però
quel dubbio che è disperazione!
Che giova poter dubitare, a colui
che non riesce a decidersi!
Può sbagliare ad agire
chi di motivi troppo scarsi si contenta!
ma inattivo rimane nel pericolo
chi di troppi ha bisogno.

Tu, tu che sei una guida, non dimenticare
che tale sei, perché hai dubitato
delle guide! E dunque a chi è guidato
permetti il dubbio!

Dici: «Per noi va male. Il buio
cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando
si era appena cominciato.
E il nemico ci sta innanzi
più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze, ha preso
una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può più mentire.
Siamo sempre di meno. Le nostre
parole d'ordine sono confuse. Una parte
delle nostre parole
le ha stravolte il nemico fino a renderle
irriconoscibili.
Che cosa è ora falso di quel che abbiamo detto?
Qualcosa o tutto?
Su chi contiamo ancora?
Siamo dei sopravvissuti, respinti
via dalla corrente? Resteremo indietro, senza
comprendere più
nessuno e da nessuno compresi?
O dobbiamo sperare soltanto
in un colpo di fortuna?»
Questo tu chiedi. Non aspettarti
nessuna risposta
oltre la tua.

sabato 14 luglio 2007

Grida moderniste di Fernando Pessoa e Marìo de Sà-Carneiro



Manicure

Nella sensazione di lucidarmi
le unghie.
Subitanea sensazione

inspiegabile di tenerezza.
Includo tutto in Me - piamente.

Intanto eccomi tutto solo
al caffè:

O bellezza futuristica
delle merci!
Tela di iuta per colli,
come vorrei togarmi in te!
Legno per casse, come vorrei
affondare i mei denti in Te!

E i chiodi, le corde,
gli anelli...

Ma, al di sopra di tutto,
come balzano scintillanti

davanti ai miei occhi audaci
di bellezza
le iscrizioni di tutti quei
pacchi
nere, rosse, blu o verdi.

Grida attuali
e commercio e industria
in transito cosmopolita:


FRAGILE ! FRAGILE !

843 - AG LISBONA




E' nell' aria che tutto fluttua!
E' lì che tutto esiste!


( Marìo de Sà Carneiro)



***



Alle dolorosa LUCE delle lampade della fabbrica, ho la febbre e scrivo...

Ore europee, produttrici, incastrate
Tra macchinari e faccende utili!
Grandi città che sostano nei caffè
Oasi di inutilità rumorose
Dove si cristalizzano i gesti dell'Utile
E le ruote, le ruote dentate e i cuscinetti del Progressivo!
O fabbriche, o laboratori, o music halls, o luna parks
O corazzate, o ponti, o banchine fluttuanti
Nella mia mente turbolenta e incandescente vi possiedo
Completamente, come una bella donna che non si ama
Incontrata per caso e trovata molto interessante

Eia! E i rails e le sale macchine e l'Europa!
Eia e urrà per me tutto e per tutto, macchine al lavoro, eia!
Saltare con tutto e sopra tutto
Oplà! Oplà! Oplaò! Oplà!
Elà! Eo! ohohohohohohohohoh.... VERVERVERVERVERVERVER
VERVERVERVERVERVERVERVERVER...


Perchè non sono tutta la gente e tutti i luoghi?


(Riccardo Reis, eteronimo di Fernando Pessoa)




La poesia secondo Paul Eluard




( Illustrazione di Fernand Lèger da Libertè)


Riporto qui una pagina tratta dal libro di poesie "Paul Eluard, poesie" ( Oscar Mondadori, 1970), con introduzione e traduzione di Franco Fortini.
La riporto perchè la concezione che anche noi abbiamo della poesia si avvicina moltissimo a questa.Anche noi infatti concepiamo la poesia non come un privilegio per pochi eletti, ma come una forza universale capace , nella sua forza erotica, di legare gli uomini; come autocoscienza che discopre il vero sotto il velo delle alienazioni a cui ogni uomo, in ogni società, in ogni epoca, è purtroppo sottoposto. La poesia deve poi avere come suo ambito di risoluzione l'azione pratica e rivoluzionaria, in una concezione che ha il suo punto di partenza nell'avanguardia surrealista.
Ma veniamo ora alla piece, lasciando ogni ulteriore commento al lettore.

"La poesia è per Eluard uno strumento di conoscenza vitale, uno strumento che non dovrebb'essere privilegiato ma, come il linguaggio, comune a tutti gli uomini; l'immaginario dev'essere annesso alla realtà quotidiana. La poesia non è attualmente, ma sarà, un linguaggio universale. Esso rimane, tuttora, in una ambigua condizione di privilegio solo perchè lo stato presente della società è di ostacolo alla universalizzazione del linguaggio. La poesia è ispiratrice ;il sogno nasce sui suoi ampi margini bianchi. Intenzionale nei cosidetti poeti, involontaria nell'invenzione del linguaggio quotidiano e nella spontaneità creatrice dei popoli, la poesia è stata ed è soggettiva, ma i moderni hanno scoperta la sopravvivenza della poesia obiettiva, della poesia come linguaggio indipendente dalla pronuncia dell'autore. La poesia - così come afferma un motto di Lautréamont, cento volte ripetuto e variamente interpretato dai surrealisti - dev'essere fatta da tutti, non da uno. Poesia è conoscenza, ma il suo fine è la verità pratica: in essa, come nell'azione, i contrari ( sonno - veglia, volontà - non volontà, intelletto - sentimento) si evocano a vicenda e si risolvono. La poesia lavora per portare alla luce la coscienza profonda degli uomini e quindi per ridurre le differenze che fra gli uomini esistono. Per questo si fa rivoluzionaria: la necessità storica e il meraviglioso della fantasia sono per essa una sola e medesima cosa. La poesia è, o deve essere, utile. Azione e poesia sono finalmente reciproche.La poesia, come l'amore, è un concreto anticipo sulla rivoluzione."
(Paul Eluard, poesie, mondadori, 1970, pag 40 dell'introduzione di Franco Fortini).