mercoledì 8 luglio 2009

Le strategie del serpente O.bama.








Quello che sta succedendo in Cina, così come quello che è successo pochi giorni fa in Honduras e in Iran, così come quell'evento apparentemente senza rilievo che è l'attacco a Berlusconi per questioni di "gossip", fanno parte di un disegno generale portato avanti dai vertici strategici statunitensi per destabilizzare quei punti cardine del mondo dove la loro supremazia imperiale è messa ora più in pericolo. Se la strategia di Bush era la strategia che destava più all'occhio, poichè spettacolarmente incentrata, in un certo qual senso, sulla violenza bruta, quella di Ob.ama. è invece più "sottile", più spettacolarmente "democratica" e apparentemente "progressiva", più da serpente che da aquila (per usare un esempio preso a prestito dall'"eterno ritorno" niceano, colto qui però nel senso che gli U.S.A. sono pur sempre uno Stato che vuole imperare ad ogni costo anche sotto l'apparente superficie di un cambiamento "presidenziale").
Vi lasciamo ora a un articolo che secondo noi riassume bene in cosa consiste la strategia del serpente e come si sta realizzando, al di là di una lettura "reazionaria" tipica dei giornalacci di sinistra, di destra e dei telegiornalai sempre pronti a stendere il tappetino di fronte alla "più grande democrazia del mondo" e a leggere tutti gli avvenimenti sulla scena mondiale sempre con l'ottica del Padrone. "Ahi, serva Italia!...".

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Mentre prosegue la visita del presidente cinese Hu Jintao in Italia, giungono - puntuali come una bomba ad orologeria - le notizie di gravi tumulti nella regione nord-occidentale dello Xinjiang, dove elementi dell’etnia uigura, di religione musulmana, si sono sollevati contro il governo della Repubblica Popolare e i cinesi di etnia han, maggioranza nel resto del Paese e ben rappresentati nella stessa regione. Il CPE esprime solidarietà al governo della R.P.C., vittima di quella che, usando un ossimoro caro al «neocon» americano Michael Ledeen, potremmo definire «distruzione creativa», ovvero una vera e propria manovra sovversiva eterodiretta, ai danni di uno Stato sovrano, come si è recentemente visto in Iran.

Il CPE inoltre denuncia come l'evidente disegno eversivo in atto per mano degli Stati Uniti, che attraverso la strategia delineata da Zbigniew Brzezinski mirano a destabilizzare e frammentare il pianeta, è il frutto di un lavoro sotterraneo in atto ormai da anni in vista di un’azione di disturbo e pressione verso la Cina, la Russia, l’India ed alcuni governi dell’America indiolatina (vedasi, in questi giorni, l’Honduras). A parere del CPE, infatti, proprio in tale ottica si possono efficacemente interpretare alcune situazioni critiche poste, con particolare enfasi, all’attenzione della pubblica opinione occidentale dai principali organi di informazione, come le cosiddette questioni della minoranza del popolo Karen e della «rivolta» color zafferano nel Myanmar, la destabilizzazione del Pakistan, il mantenimento di una crisi endemica nella regione afgana e, in ultimo, le questioni del Tibet (esplosa anche questa ‘casualmente’ in contemporanea con le Olimpiadi, per darle ancor maggiore risalto mediatico) e della minoranza uigura nella Repubblica Popolare Cinese oggetto di questo comunicato.

Strumentalizzando le tensioni locali di alcune aree geostrategiche, gli USA, insieme ai loro alleati occidentali, hanno avviato un processo di destabilizzazione - di lungo periodo - dell’intero arco himalayano, vera e propria cerniera continentale, che coinvolgerà otto paesi dello spazio eurasiatico (Nepal, Pakistan, Afghanistan, Myanmar, Bangladesh, Tibet, Bhutan, India). Il CPE considera a questo punto intollerabile un tale stato di cose e auspica che le nazioni eurasiatiche e dell'America indiolatina si uniscano per mettere fine una volta per tutte alle manovre sovversive statunitensi e sioniste.

Per quanto riguarda il caso specifico dello Xinjiang, è bene sapere che i principali gruppi che si battono per la “libertà del popolo uiguro” sono basati in Occidente, lo stesso Occidente che è sordo, muto e cieco di fronte alla tragedia del popolo palestinese e che considera «terrorista» il suo legittimo governo espresso da libere e regolari consultazioni elettorali. Inoltre, è da rilevare che l'islamofobia, uno strumento propagandistico che abbiamo visto utilizzare a piene mani in questi anni, questa volta finisce in soffitta perché stavolta è più importante insidiare la Cina, per cui, come si è già visto in Cecenia (o in un recente passato, quando gli afgani anti-russi erano i “combattenti per la libertà”), anche degli insorti musulmani rappresentano una “giusta causa” pur di raggiungere lo scopo della sovversione e della destabilizzazione di una potenza del calibro della Cina. Si invitano dunque i musulmani a non cadere in questa trappola e a non prendere le parti, per partigianeria, di questa “causa” solo perché gli uiguri sono musulmani.

Sta dunque emergendo la nuova «strategia del caos» che il «serpente» Obama sta attuando per isolare l'Iran, chiedendo esplicitamente aiuto in questo a Medvedev e alla Cina (usando anche qualche valletto di lungo corso della politica italiana). Non vanno perciò sottovalutati i pericolosi colpi di coda dell'imperialismo statunitense che mirano, a parere del CPE, ad inasprire la pressione, compresa quella di tipo armato, sull’Iran, chiave di volta degli equilibri eurasiatici e per questo oggetto d’una ossessiva campagna diffamatoria in occasione delle recenti elezioni presidenziali. Sola ricetta, quindi, per invertire il precipitare degli eventi è quella delle integrazioni continentali, auspicata dalle maggiori Potenze eurasiatiche e da alcuni governi del subcontinente indiolatino. Che l'Europa si risvegli e ritrovi il suo posto in mezzo a queste nazioni desiderose di cambiamento. Altrimenti vincerà la strategia del caos e della frammentazione del Pianeta, perseguita dagli USA e dal sionismo.
Coordinamento Progetto Eurasia
http://www.cpeurasia.org/

domenica 28 giugno 2009

Mazzarò

Non siamo d'accordo con la visione di chi col concetto di signoraggio vorrebbe definire l'attività bancaria in genere. Resta comunque il fatto che, in un paese come l'Italia, le banche (insieme anche ad alcune industrie appartenenti alla passata rivoluzione industriale, vedi Fiat) tengono le redini dello stato e delle istituzioni, con pochi margini di autonomia di quest'ultimi rispetto a una politica meno "amerikana". Il video che qui presentiamo mostra, con una visione sintetica ed efficace, sottolineata da una bella canzone di Caparezza, di come gran parte del patrimonio industriale del paese sia stato svenduto alle banche, in prima subordinazione italiane e, in seconda subordinazione, americane, in particolare Goldman Sachs, etc. La cosiddetta privatizzazione dell'Italia, iniziata negli anni Novanta ad opera di personaggi come Prodi, Draghi, Ciampi, etc (a questo proposito si cerchi su internet la parola "panfilo Britannia", e se ne scopriranno delle belle) sta portando ai risultati che sappiamo. La crisi in Italia è iniziata molto prima che in altri paesi europei per via proprio di quelle privatizzazioni che hanno impoverito fortemente il paese devastando il suo tessuto industriale e rendendolo così dipendente da i padroni dell'emisfero occidentale, gli Usa, poichè le principali banche italiane alla fin fine sono subordinate proprio alle banche "amerikane". Un paese senza industria, o con un'industria incapace di proporsi, è un paese servo; è un paese che può solo subire l'influenza esterna di altri paesi. Ma tale dipendenza non solo è economica , ma anche politica e culturale. La devastazione infatti si manifesta in diverse forme e su tutti i piani. Purtroppo tutto questo il video che vi proponiamo non lo dice. Si limita solo a parlare di banche1 e nulla più di questo. Perciò pecca di astrattismo e la sua "verità" è solo una mezza verità. Comunque, buona visione a tutti.



Note.
1 - Riguardo le banche si potrebbe muovere un'altra critica al video e, in genere, a chi parla di "signoraggio". La banca non è qualcosa di neutro, ma è sempre un' istituzione legata agli interessi di un certo paese. Se fosse qualcosa di neutro, alla maniera dell'impero negriano, avremmo davvero frainteso la realtà capitalistica, che non è mai neutra, nel senso di a-nazionale. Infatti, la neutralità di cui si parla è un concetto che occulta i reali rapporti di dominio. In realtà, le banche sono, come la politica, degli strumenti di cui si serve un certo paese dominante per favorire il suo dominio su altri paesi. Perciò la loro azione dipende dal paese in cui si trovano. E tutto ciò dipende in ultima analisi da come si dispone questo paese nello scacchiere internazionale. Se quest'ultimo è un paese in cui la politica ha un piccolissimo margine di autonomia, e le banche sono subordinate a quelle del paese dominante, allora avremmo la situazione dell'Italia, dove l'apparato finanziario, legato ad una certa industria desueta, funziona da idrovora di ricchezza a favore del paese dominante: le principali banche italiane, infatti, sono legate fortemente agli interessi delle banche americane le quali, succhiando ricchezza dall'Italia, tramite appunto le nostre banche "nazionali", la trasferiscono nel loro paese. In Italia perciò le banche si comportano da parassite della ricchezza, dato che se da una parte portano via ricchezza e la trasferiscono altrove, dall'altra parte questa ricchezza viene investita in industrie ormai incapaci di porsi efficacemente per una reale politica di autonomia. Un paese che invece vuole attuare una politica di autonomia sullo scacchiere internazionale, le banche funzionano diversamente; cercano infatti di utilizzare la ricchezza in maniera da favorire l'apparato industriale nazionale più avanzato, quello più moderno. Ma tutto ciò dipende dalla forza dell'azione politica sia interna che esterna. Ne riparleremo.

lunedì 22 giugno 2009

"Comunismo e Comunità" numero 3

Chi fosse interessato può chiederne una copia via mail a noi oppure direttamente ai ragazzi di Comunitarismo.
Buona lettura a tutti!

mercoledì 17 giugno 2009

Prima presentazione sabato 20 Giugno

Come vedete sabato 20 giugno siete tutti invitati a Milano, allo spazio Ligera, dove alle 22 circa ci sarà la presentazione del libro "Una giornata a Samarcanda". Non sarà la solita noiosa discussione da intellettuali e soprattutto dopo si potrà chiacchierare, ascoltare buona musica e bere.
Fate girare la voce...
Buona lotta!

venerdì 5 giugno 2009

Aria di sconfitte elettorali

Da Il Buio:

E' tempo di elezioni ed, immancabilmente, i vari partitini della sinistra lanciano appelli alla mobilitazione elettorale: sono a rischio di estinzione causa l'astensionismo dei tanti disgustati dalle tante nefandezze che questa banda di infami sono stati capaci di collezionare nella loro, per fortuna conclusa, “esperienza” parlamentare.
Possiamo già immaginare i comizi del dopo-elezioni, quando (si spera) dovranno giustificare le sconfitte: “non abbiamo avuto abbastanza spazio nei media”, “le nostre idee non hanno potuto raggiungere le masse”, ecc…
La politica, in definitiva, per questi “compagni”, si riduce ad essere uno spazio pubblicitario da rivendicare; la rivoluzione ci sarà, insomma, quando si riuscirà a coniare uno spot elettorale che davvero riesca a coinvolgere le masse proletarie tipo “fai la rivoluzione e vinci un milione”, oppure ”se prendiamo il potere telefonate a 5 cent verso tutti per sempre”...

Ma tutto si riduce alla propaganda?
La domanda è più che mai legittima se guardiamo a quello che sta accadendo in questi giorni: il presidente del consiglio, colto con le mani nel sacco, organizza festini con ragazzine, minorenni e no; il medesimo viene praticamente condannato per corruzione (non direttamente, si intende, non essendo processabile).
Contestualmente il leader della “sinistra” Franceschini denuncia la grave situazione di degrado che sta vivendo la città di Palermo invasa dalla spazzatura, come Napoli qualche tempo fa, dichiarando che questa situazione viene fatta passare sotto silenzio dai media nazionali perché, al contrario della città campana, l'amministrazione della città e della regione è sotto la responsabilità del centro-destra.

Dunque?
I risultati, in ogni caso, sono sotto gli occhi di tutti quelli minimamente informati: il consenso popolare nei confronti di Berlusconi fatica a calare, anzi, secondo le dichiarazioni dello stesso premier, i sondaggi sono sempre di più favorevoli alla compagine governativa nonostante tutto.

“L'equivoco”
La maggior parte del “popolo di sinistra” giustifica le proprie sconfitte denunciando lo strapotere mediatico di Berlusconi: secondo loro la manipolazione televisiva è lo strumento attraverso il quale il governo riesce a far presa sull'opinione pubblica, ad indirizzarla verso un consenso che altrimenti non avrebbe motivo di essere. Lo stesso tipo di argomentazioni si possono ritrovare nei dibattiti del cosiddetto “movimento antagonista”.
Certamente la propaganda ha una sua importanza e ci mancherebbe: sarebbe contraddittorio affermare il contrario, soprattutto da parte di una redazione che, per sua natura, ha tra i suoi scopi (per noi non certamente ultimi…) anche quello di fare un minimo di controinformazione, agitazione e, per l'appunto, propaganda. Ma tutto si muove solo e unicamente in virtù di quello che gridano gli strilloni dei giornali? Se funzionasse così noi, grazie alla propaganda della chiesa, saremmo ancora servi della gleba. se il mondo si muovesse così semplicemente non si spiegherebbe nemmeno l'alternanza tra i governi di centro-destra e quelli di centro-sinistra che ha caratterizzato l'ultimo decennio politico.
La cosa che un buon marxista, o un sedicente tale, dovrebbe sapere è che il populista Berlusconi ha la capacità di rappresentare gli interessi di più frazioni di classi sociali, dalla piccola e media impresa del nord, al lavoratore autonomo, dal proletario spaventato dalla crisi, dalla disoccupazione e dalla concorrenza dell'immigrazione, all'impiegato statale fino alla famiglia che carica di debiti ha acquistato la casa. Un partito “interclassista” di democristiana memoria è il PDL e su questo terreno il PD cerca di esserne concorrente.

Che fare?
Partecipare alle elezioni? Come ci propongono i vari partituccoli della sinistra cosiddetta “estrema”? E a che scopo?
Non sarebbe più produttivo cercare di incidere le contraddizioni che la nostra società in crisi economica e, inevitabilmente, morale si trova a dover affrontare?
Metterla sul piano dello scontro oppure accodarsi al carrozzone di coloro i quali in nome della lotta di classe puntano ad un seggio europeo per mettere il culo al caldo?
Noi, per quanto ci rigurda, non andremo certamente a votare.

Anna K

giovedì 28 maggio 2009

Lo spettacolo acqua

Dal sito de 'La Repubblica':

Secondo l'ultimo rapporto delle Nazioni Unite, dal 2030 metà della popolazione mondiale potrebbe essere al di sotto della soglia minima rispetto al fabbisogno giornaliero di acqua. Una ragione in più per dare valore alla Giornata mondiale dell'acqua, istituita dall'Onu nel 1992, all'interno delle direttive dell'agenda 21, risultato della conferenza di Rio de Janeiro. Ma a Istanbul, dove si è concluso oggi il World Water Forum, i rappresentanti degli Stati non sono riusciti a raggiungere un accordo su un documento comune. In tanti chiedevano che si affermasse un "diritto all'acqua". Ma la dichiarazione finale è più generica: si afferma che l'accesso all'acqua è un bisogno fondamentale umano.
Il testo del documento enumera un certo numero di impegni per meglio gestire la richiesta di acqua e per favorire l'accesso ai servizi igienico-sanitari di cui 2,5 miliardi di persone sono ancora del tutto prive, o ancora lottare contro l'inquinamento dei corsi d'acqua, come delle falde del sottosuolo. "E' un documento importante - conclude il ministro turco dell'Ambiente Veysel Eroglu - che servirà da riferimento a livello governativo".


Qual è la differenza tra un diritto e un bisogno fondamentale? Il primo ha in sé un aspetto coercitivo nei confronti del potere centrale mentre il secondo è un mero termine biologico-esistenziale. Un bisogno può essere non soddisfatto anche se fondamentale e nessuno avrà nulla di oggettivo con cui motivare il suo dissenso.
Questa definizione dell'acqua data ad Istanbul è esemplare: è la preminenza dell'economico su qualsiasi altro aspetto della vita umana. Se l'acqua non è dovuta a qualcuno chi la possiede non avrà nessun vincolo e potrà farci quello che desidera, molto spesso il suo unico fine sarà solamente il proprio utile. Inoltre è gravissimo che questa 'privatizzazione' avviene proprio quando ormai è indiscusso che l'acqua diverrà in molti luoghi del mondo dimenticato più cara del petrolio. In pratica si sta decidendo dietro le nostre spalle una privatizzazione globale dell'acqua, evento che assume senso solo nella logica della trovata imprenditoriale, ossia della previsione di bilancio.
Perchè i tanti movimenti per la vita che ci assillano in ogni dove non protestano? Ci sono vite e vite...

P.s. E' dato per assodato che il Movimento As.Sur.Do. ritiene ogni movimento per la vita uno squallido spettacolo all'occidentale.

mercoledì 20 maggio 2009

Nuovo link

Nuova recensione per "Una giornata a Samarcanda":

http://www.recensionilibri.org/2009/05/una-giornata-a-samarcanda.html

Saluti a tutti!