mercoledì 27 giugno 2007

Vita e rivoluzione (seconda parte)

Liberarsi dagli idoli della colpa è tornare innocenti, perciò rinascere soltanto e semplicemente come uomini.

VI
Oggi per vivere e realizzare se stesso (inteso in senso esistenziale e non imprenditoriale) è richiesta un’opposizione completa al sistema, negare totalmente il non-io consumistico per scoprirsi ed attuarsi come io-rivoluzionario, quell’io che è Noi, cioè quell’io in cui si realizza la compenetrazione disinteressata del singolo nella molteplicità e viceversa. L’io-rivoluzionario è perciò l’innalzamento dell’io pratico dal suolo del rapporto individuo-esterno al livello della fusione dell’individuo con la totalità organico-spirituale e della conseguente comprensione di tale completa situazione esistenziale. Il rivoluzionario-per-sé, l’io che ha raggiunto la totale consapevolezza della diversità tra lui e l’altro ma allo stesso tempo della convivenza-compartecipazione di entrambi nel Noi, che solo fornisce ad essi un senso pieno, è quindi quell’unica (e ahimé molto rara) volontà che tende continuamente a potenziarsi e accrescersi, in un rapporto dinamico-costruttivo nei confronti della Vita.

VII
Il rivoluzionario è l’alba e il tramonto dell’autocoscienza che in esso si concretizza e con esso si dissolve.

VIII
La rivoluzione è irraggiamento di Vita, inno di ribellione verso il consumo, proposta esistenziale di superamento delle tre vite kierkegaardiane.

IX
L’esperienza rivoluzionaria è amore disinteressato per la Vita: è la scelta di essere consapevoli dell’abisso, l’abbraccio totale dell’angoscia non come mera possibilità ma come conquista globale di senso autentico. L’esperienza rivoluzionaria, che al proprio culmine si fa vita-rivoluzionaria, è lo scegliere performato (scelta che dall’intimo passa completamente al grado di gesto pratico evitando il perenne rimorso e accogliendo in sé con virtù la profonda responsabilità dell’interazione) di possedere tutto rinunciando al possederlo, è il volere tutto scegliendo di non avere nulla, è porre il divino dionisiaco al proprio interno rendendosi limite illimitato al punto di godere di ogni istante vissuto con lo stupore infantile della sorpresa. Ecco perché se parliamo del rivoluzionario noi parliamo di quella figura che afferma la Vita accettandone la sofferenza, il dolore e le contraddizioni che l'accompagnano con gioioso amore per l'esistenza; ed è per questo motivo che egli è in fondo il solo che può essere creatore di valori ed è per questo stesso motivo privo di valori fissi e immutabili, vivendo “al di là del bene e del male”. Ora è possibile capire cosa significa voler superare “l’esistenza di Kierkegaard”: l’esperienza rivoluzionaria è in grado di superare la situazione di continua frustrazione e disperazione della vita estetica rinunciando alla materia limitata e limitante, e comprendendo la natura autentica e superiore del piacere che trascende la dimensione della carne “stupida”; la forma di vita etica, caratterizzata invece da un intenso e appassionato impegno individuale nell'adempimento del dovere e degli obblighi pubblici e religiosi socialmente sanciti, finirebbe con il sfociare in un completo “dimenticarsi” di sé e quindi in un continuo rinunciare nel tempo al proprio bene senza che comunque con tale sacrificio si raggiunga quello comune, situazione inconcludente e statica che l’ esperienza rivoluzionaria colma innalzando il singolo all’interno della comunità e viceversa, con un incessante scambio di significati e valori tra le due parti compenetrate tra loro in un’unità di senso gratificante e mai anonimo; il terzo stadio, quello religioso, in cui la cieca sottomissione alla volontà di Dio, pur nella sua paradossale assurdità, disvela la libertà autentica, non viene brutalmente superato dal rivoluzionario, ma “semplicemente” umanizzato, riportando sulla terra (famoso è infatti il grido d’assalto del vero uomo di prassi: "fedeltà alla terra!") e negli uomini stessi ciò che si cercava in luoghi lontani, evitando in tal modo che l’uomo annichilisca per Dio disprezzando la Vita e la madre Terra: così facendo ci riapproprieremo del nostro fondamentum e non ci rimarrà tra le mani nulla di ideale, la smetteremo di considerare vero e giusto solo il platonico mondo delle idee (mondo che per raggiungerlo richiede il momento morte), e la libertà finalmente sarà veramente sempre “deludente” nelle sue forme realizzatesi. Noi siamo solo e semplicemente degli uomini, e possiamo avere ed interagire solo e semplicemente con oggetti e situazioni a loro volta finite… comprendere ciò è immensamente tragico, ma solo la tragedia può portarci a comprendere cosa sia la felicità e a goderne (paradossalmente la vera tristezza sorgerebbe se questo fosse il migliore dei mondi possibili, se la morte non esistesse e la vita fosse un continuum di giorni in ripetizione nella loro linearità, se mancasse cioè un termine di paragone con cui confrontarci noi e la nostra esistenza) e forse la smetteremo una buona volta di piangerci addosso e ci compiaceremo di ogni cosa che gratuita ci viene offerta dalla Vita.

X
In un periodo pre-rivoluzionario l’Amore non è concesso all’essere umano, perché solo al rivoluzionario è possibile comprendere, concretizzare e sintetizzare tale situazione dicotomica-dialettica. Nelle società pacificamente dominate dall’economico infatti l’uomo e la donna, poiché totalmente scissi tra loro nella reale esistenza quotidiana, non potranno mai “scontrarsi per superarsi”. Tutto l’amore che ci circonda è semplice consumo fallocentrico.

A voi, umili lettori disincantati, dedico questi transeunti versi insurrezionali:

EROS

Dispiegamenti
Multicolor
Di entità
Psichiche
Peccaminose

I sibili
Orge
Le deflagrazioni
Celebrazioni

Vita e rivoluzione (prima parte)

Dedicato a tutti coloro che nell'oscurità scorgono il Vero.

I
Un problema diventa realmente tale solo quando viene a collocarsi all’interno del Pensiero, che per sua essenza si scompone in analisi, esposizione e soprattutto dibattito (in-sé, per-sé e per-noi).
È doveroso secondo noi dover parlare e porsi domande sulla problematicità all’inizio di questo nostro discorso in quanto essa è insita nell’essere umano ed è la vera causa del suo mutare.
Come l’uomo necessita sempre di un proprio habitat in cui espletare le proprie funzioni nel tempo, così la problematicità ha un bisogno strutturale di un suo spazio naturale dove nascere, svilupparsi e dispiegarsi: tale luogo, o meglio non-luogo, è la Filosofia.
Il percorso, nello specifico il cammino dialettico, ha quindi inizio sempre nella Vita e prende corpo in forma di problema soprattutto nell’istante in cui estraniandosi da sé si riconosce per confrontarsi apertamente con le opinioni altrui, ossia nell’ascolto conflittuale con altre esperienze individuali o associative.
Rendere pubblica la Filosofia significa dunque aprire al mondo l’antico tempio del Dubbio ed impegnarsi a vivere nel modo più benefico possibile tra dotti ignoranti.
Partecipazione, consapevolezza e volontà sono un patrimonio da non sperperare con arroganza: il filosofo non è il cavaliere errante alla ricerca di una verità immutabile, ma colui che crea continuamente valori nuovi con e per gli altri.

II
Tutta questa razionalità capitalistica e scientifica, nel senso baconiano del termine, è esistenzialmente asfissiante: l’uomo ha bisogno di riappropriarsi della sua vitale componente irrazionale, che in fin dei conti corrisponde totalmente al suo essere-ribelle, o comunitaristicamente parlando, al suo essere-rivoluzionario. Tale è l’Assurdo quando concretizzatosi nel mondo si fa altro-da-sé per-sé, ossia uomo agente.

III
La Vita non è una formula scientifica! Questa gretta razionalità del “tutto programmato e delimitato nel suo specifico settore” vuole incatenarci: essa teme che gli uomini si riconoscano come l’autentica Vita-stessa, o Vita-per-sé, e di conseguenza che escano dalla grotta della meccanica alienazione per tuffarsi nella tempesta e nell’oblio della propria intima e profonda forza dialettica-oppositiva. Il sistema può infatti sussistere e mantenersi tale solamente se riesce a riprodurre al suo interno una situazione costante di inattività consumistica, ossia se i più sono dei paraplegici affetti da mutismo.

IV
Il mondo è avvolto da una nebbia così fitta (il cosiddetto Smog) che si confonde a tal punto da non essere più in grado di riconoscere il reale dall’apparente.

V
La Vita è la totalità praticante per eccellenza: dobbiamo imparare a far nostri i suoi grandi insegnamenti e a procedere in ogni nostra azione identificandoci con il divenire sempre in atto, condizione d’esistenza per l’uomo, sinonimo ultimo e concreto dell’essere-in-fieri o dell’essere nell’istante sempre progettato e progettante.

Per la serie "balle spaziali" direttamente dall'Impero del Bene

LO SCUDO ANTIMISSILE AMERICANO E LA MINACCIA IRANIANA

di P.E. Dupont (fonte La Lettre d’information de voxnr) traduzione di G.P.

In un documento reso pubblico il 29 marzo 2007, il Dipartimento di Stato americano giustifica il suo piano di spiegamento, in Europa orientale, di uno scudo antimissile affermando che l’attuale sistema di difesa antimissilistica di cui dispone la NATO “fornisce soltanto una protezione contro le minacce a corto raggio, e non sarebbe capace di difendere contro missili a lunga gittata lanciati dal Medio-Oriente verso l’Europa centrale od occidentale”. Oltre che dalla Corea del Nord, il progetto americano è finalizzato alla presunta protezione “della sicurezza nazionale U.S. e della sicurezza dei paesi amici ed alleati degli USA” contro la minaccia costituita dall’Iran, descritto, dallo stesso documento, come “uno dei regimi più minacciosi e meno responsabili del mondo”. Agli inizi del mese di marzo 2007, John Rood, responsabile dell’Ufficio Internazionale sulla Sicurezza e Non-proliferazione in seno al Dipartimento di Stato U.S., ha spiegato chiaramente che il dispositivo progettato, la cui costruzione deve cominciare nel 2008, è concepito in risposta alla “minaccia crescente” dei missili iraniani. Il problema, se così si può dire, è che le informazioni tecniche esistenti sui differenti tipi di missili di cui dispone la Repubblica Islamica dell’Iran contraddicono le affermazioni della diplomazia americana.

Abbiamo consultato una documentazione ufficiale sulle capacità iraniane in materia di missili balistici, pubblicata sotto gli auspici del Congresso degli Stati Uniti, nel 2004. Data l’origine della documentazione, e visto che si appoggia principalmente su fonti americane (in particolari su studi effettuati dalla CIA) e britanniche, non si può certo sospettare che essa minimizzi o sottostimi la performatività dell’arsenale iraniano. Ne emerge che, a parte un numero effettivamente importante di missili balistici a corto raggio (con gittata inferiore ai 1000 km) tra i quali i famosi Scud-B (300 km di portata) e Scud-C (di fabbricazione nord coreana e cinese e con portata di 500 km) il solo vettore di lunga gittata di cui dispone l’Iran e lo Shahab-3. Gli specialisti stimano che lo Shahab-3 è capace di sviluppare una portata di 1300 km e portare, eventualmente, una testata nucleare. E’ richiamandosi a questa possibilità che gli americani sostengono che l’Iran cercherà di sviluppare armi nucleari. Le alternanti speculazioni di certi esperti oscillano, da un lato, sul fatto che l’Iran sta lavorando attualmente al miglioramento delle capacità balistiche degli Shahab-3, dall’altro lato, sulla presunta esistenza di un programma volto a sviluppare missili Shahab-4, Shahab-5, Shahab-6, di più lunga gittata, che tuttavia non trova riscontro in prove precise e credibili, almeno da quel che si può apprendere dalla citata documentazione americana. Quanto all’affermazione secondo la quale il programma spaziale iraniano, serva in realtà per camuffare lo sviluppo di missili intercontinentali, essa è ancor meno convincente. Si comprendono, in tali condizioni, le reazioni sfavorevoli al progetto americano da parte Russa ed Europea. “Gli argomenti americani non convincono abbastanza in Europa” ammette il giornale filo-atlantico Figaro. “La minaccia balistica iraniana è largamente sopravvalutata e non può giustificare il dispiegamento di mezzi strategici come lo scudo antimissile americano in Europa” ha dichiarato, il 10 maggio scorso a Bruxelles, il Capo di Stato Maggiore, Generale delle forze armate russe, Yuri Balouievski, il quale stima, inoltre, che l’Iran, tenuto conto delle difficoltà tecnologiche, non sarà in grado di dotarsi di missili intercontinentali prima della fine del 2030, e al prezzo di uno sforzo immane.

Quanto a Ali Larijani, Segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale iraniano e principale negoziatore internazionale nel dossier nucleare, ha recentemente sottolineato che il suo paese non ha alcuna ragione per attaccare l’Europa, primo partner commerciale dell’Iran; egli ha usato l’espressione “barzelletta dell’anno” a proposito della giustificazione ufficiale avanzata da Washington per il suo scudo antimissile.

postato da: RIPENSAREMARX alle ore 09:34 link commenti

Nanotecnologie dal nanocremlino (dal sito Mirumir)

VVP e il salto qualitativo

Un giorno Vladimir Vladimirovič™ Putin sedeva alla nanoscrivania nel suo nanostudio all'interno del Nanocremlino e nanolavorava ad alcuni nanodocumenti.
A un tratto la nanoimponente nanoporta del nanostudio si spalancò per lasciar entrare con passo nanorapido il Nanopresidente della Nanoduma, il nanoandroide Boris Gryzlov.
- Nano alla Russia! - il nanoandroide salutò Vladimir Vladimirovič™, - Abbiamo una nanoproposta di nanolegge.
- Nanointeressante, - rispose Vladimir Vladimirovič™ senza distogliere lo sguardo dai suoi nanodocumenti.
- Nanoascolta, - disse il Nanopresidente avvicinandosi alla nanopresidenziale nanoscrivania, - Noi intendiamo proporre il prossimo nanosalto di nanoqualità del nostro nanostato.
- Noi chi? - domandò Vladimir Vladimirovič™.
- Nanonoi, - rispose il Nanopresidente, - Nanorussia Unita!
- E cosa sarebbe questo nanosalto di nanoqualità? - domandò Vladimir Vladimirovič™.
- Le picotecnologie, - spiegò il nanoandroide, - Di fatto abbiamo un intero nanoprogramma. Picotecnologie, femtotecnologie, attotecnologie, zeptotecnologie e yoctotecnologie.
- Yoctotecnologie? - Vladimir Vladimirovič™ non capiva.
- Yocto, - annuì il Nanopresidente, - È come due volte nano e anche un po' nanomeno…
- Meno!? - esclamò Vladimir Vladimirovič™, - Ma andate a quel paese con le vostre tecnologie!... Guardati attorno: si è rimpicciolito tutto! La nanoscrivania... i nanodocumenti! Il nanostudio! Il Nanocremlino!
- E il Nanopresidente, - annuì il nanoandroide, - Ciò va nanobene.
- Nanopresto scompariremo, - replicò Vladimir Vladimirovič™ nanotristemente.
- Bratello, - ronzò il nanoandroide, - Sarà nanomeglio per tutti. Nanocredimi.

Originale: vladimir.vladimirovich.ru

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martedì 26 giugno 2007

Imbroglioni!!!!

Oggi voglio presentare questo articolo pubblicato proprio oggi sul sito "ripensare Marx". Siccome noi non abbiamo solo pensieri astratti, ma badiamo anche alle cose solide ( e tanto più queste ci toccano da vicino, materialmente) come ogni buon marxista che si rispetti dovrebbe fare ( mica siamo come quei professori "venduti al sistema" che alla fin fine parlano solo di cose astratte e prive di ogni spessore concreto, solo per fare piacere ad una masnada di lor seguaci intelettualini con la puzza sotto il naso e ad una cultura "sinistra" anch'essa con la puzza sotto il naso, che vuole solo autocompiacimento narcisistico), ecco che questo articolo allora ci torna utile. Leggetelo, assimilatelo, e vi accorgerete di ratto come ci stanno pigliando per i fondelli, e di come questa ideologia "del pagare le tasse" alla fin fine nasconde interessi non certo universali ( "lo Stato...") ma grettamente privatistici; interessi di vere e proprie cosche mafiose, distruttrici e mentecatte.

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I “SAPIENTI” INUTILI di G. La Grassa

Non c’è nulla di più fastidioso che assistere alle dichiarazioni “in libertà” di individui che si pretendono scienziati o almeno raffinati tecnici e infilano invece sciocchezze, di cui si rende conto un profano qualsiasi. Certe banalità sono state dette l’ultima volta dal ben noto TPS, ministro dell’economia, e plurititolato come esperto; ma si tratta di vacuità dette innumerevoli volte da altri sapientoni. L’evasione fiscale ci toglierebbe enormi risorse (da TPS valutate in 100 miliardi di euro), con le quali metteremmo a posto tutti i nostri conti e potremmo permetterci chissà quali lussi. Certa gente, soprattutto di sinistra – e bisognerà un giorno capire come mai, negli ultimi trent’anni (prima non era così!), più a sinistra vai e più cretini trovi – abbocca e si indigna contro i bottegai e gli artigiani ladri. Nessuno che sviluppi qualche piccolo, piccolo, ragionamento.

Non c’è bisogno di essere neoliberisti, basta solo avere un po’ di sale in zucca e non procedere per schemi preconcetti, per comprendere che le imposte in Italia sono effettivamente molto alte, e che se si innalzano ulteriormente, com’è avvenuto con l’ultima finanziaria, ogni problema già esistente si aggrava ancor più. Solo un beota, uno che non ha mai frequentato e parlato seriamente con qualche “partita IVA” (non sono tutti notai ecc.), ignora che, se si pagassero integralmente le imposte italiane, una grossa quota delle microiniziative (e anche piccole imprese) dovrebbe chiudere; e allora, per quanto riguarda le attività cessate, verrebbero a mancare anche le imposte sulla parte in bianco. Non sono in grado di valutare se tale riduzione sarebbe eguale, maggiore o minore, dell’attuale evasione relativa alle attività che rimarrebbero in piedi (assai vacillanti); ammesso, fra l’altro, che l’evasione sia stata misurata seriamente e non con lo spirito, e imbroglio, politico con cui è calcolato l’indice del costo della vita. Certamente, però, non si può affermare, e ripetere come un disco rotto, che l’evasione è tot o tot, ecc. Il ragionamento, e i calcoli, sono un po’ più complicati.

Non basta però. Se si danno misure all’ingrosso, è impossibile avere una idea di quanto incide, nell’evasione che si sta indicando, il mancato pagamento di imposte sui lavoretti in nero fatti da pensionati o anche da salariati fuori dell’orario di lavoro. Senza fare piagnistei su una miseria che non esiste, spero si vorrà però ammettere che, dopo l’entrata in vigore dell’euro (5 anni fa), il costo della vita, alla faccia dei dati Istat, è almeno raddoppiato. Temo sia cresciuto anche di più; comunque, perfino gli ineffabili economisti del Corriere hanno ultimamente riconosciuto che ormai si deve ammettere quello che la gente comune sostiene da anni: un euro vale 1000, non quasi 2000 vecchie lire! Salari e pensioni non sono cresciuti in base alla reale falcidia dell’aumento dei prezzi (ma neanche un terzo o un quarto). Molti quindi si arrangiano per tirare avanti, alcuni per non arretrare (troppo) di fronte al tenore di vita già conquistato dopo decenni di lotte sociali assai dure. Se un pensionato deve dichiarare il nero che fa, perde una parte della pensione e poi deve magari sottostare a tutte le noie della partita IVA ecc. oltre alle imposte da pagare (ivi comprese quelle regionali, comunali, ecc.). Idem per un salariato che faccia lavoretti extra oltre l’orario di lavoro. Anch’essi dovrebbero smettere di fare questi lavori. E si torna quindi al discorso fatto in precedenza; le imposte resterebbero sulla carta, cioè nella testa dei sapientoni che fanno calcoli a vanvera.

Con una ulteriore aggravante però. Si creerebbe intanto una questione sociale non indifferente e un malcontento dilagante per condizioni di vita sempre più difficili per moltissimi lavoratori. Ma anche economicamente non ne verrebbe nulla di buono perché, sparendo il reddito (in nero), diminuirebbero i consumi, cui molti economisti affidano le sorti di una robusta ripresa. Credo si sbaglino di grosso a pensare così; tuttavia, è evidente che una diminuzione dei consumi non fa bene. Però, si sostiene, se questi tizi pagassero le imposte, lo Stato avrebbe più da spendere. Ancora la solita superficialità. Se i lavoratori e pensionati, dediti a lavori extra, dovessero pagare il fisco, smetterebbero di lavorare (soprattutto i pensionati che dovrebbero rinunciare ad una parte della pensione); e quindi non vi sarebbero comunque entrate aggiuntive. Inoltre, ci mettiamo a fare i keynesiani nell’attuale situazione? Lo Stato spenderebbe per farci uscire da una grave crisi economica? Non diciamo stronzate. Lo Stato continuerebbe a spendere male come è ormai sotto gli occhi di tutti, salvo i magnoni di sinistra e di estrema sinistra. Esso continuerebbe a non finanziare ricerca ma tutte le iniziative che servono ai politici per le loro clientele (e corruttele) elettorali; e a dare prepensionamenti e rottamazioni alla GFeID. Le nuove entrate verrebbero impiegate per ingigantire (o non snellire) l’apparato pubblico che assorbe, di gran lunga, la maggiore quota della spesa dello Stato (non è noto che tale spesa è soprattutto quella corrente, per stipendi ecc.?). Non è noto che i carrozzoni di Stato sono ancora tutti in piedi? Dove sono i servizi essenziali? Poste e ferrovie nella merda; strade e infrastrutture varie carenti, ormai al limite del collasso, ecc. Ma perché si deve pagare questo Stato? Solo un intrallazzatore e magnone della sinistra, un imbecille lassalliano, può sostenere simile assurdità.

Quindi, la si smetta con la solfa dell’evasione fiscale. Si pensi invece a quale politica economica sarebbe necessario perseguire. Si vuole un paese di clientele, di magna magna? O un paese che dà impulso alla ricerca scientifica e tecnologica, che si dota di un apparato statale capace di far valere verso l’esterno una sua capacità di penetrazione (di merci e investimenti)? Un paese che non lascia imperversare la finanza devastante di imprese tipo nuova Intesa o nuovo Unicredit; con tutte le fondazioni bancarie alle spalle (e ovviamente la grande finanza americana in primo piano). Un paese che non favorisce più l’auto (tanto meno i frigoriferi), ma l’energia e i settori di punta dell’elettronica, telecomunicazioni e altri della nuova epoca. Si faccia meno demagogia per avere i voti dei gonzi e si pensi di più a migliorare veramente la situazione del sistema-paese. Ai “miei tempi”, a questo pensavano i comunisti, prima della completa degenerazione in piciisti e poi in diessini e rifondaroli e compagnia cantando.

lunedì 25 giugno 2007

Italiani all'estero (dal sito "Kelebek")

Ecco un articolo apparso sul sito Kelebek. Un articolo che andrebbe letto attentamente per capire il nuovo razzismo di oggi.Un razzismo serpeggiante,a volte nascosto e a volte no che si impregna di luoghi comuni, e che serve alla fin fine per definire sempre di più il profilo che oggi la civiltà Occidentale deve assumere.
Il razzismo di oggi, rivolto soprattutto contro il mondo arabo, sostituisce in pieno il vecchio razzismo antiebraico. Certo la Shoah non c'è ancora ma.... alla fin fine che cosa sta facendo "l'Impero del Bene" oggi in Irak, in Afghanistan, o in Palestina con l'appoggio del mostro di guerra sionista?L'Occidente oggi ha solo questi valori: la merce, il denaro e nient'altro. In che abisso senza fondo siamo finiti?



Italiani all'estero




Ci sono storie che riempiono di rabbia.

Uno studente universitario arriva in Italia dal Marocco, perché deve contribuire a mantenere la famiglia.

Per dodici anni, Abou Elkassim Britel lavora nel bergamasco come elettricista, sempre in regola. Incontra e sposa una ragazza italiana.

Diventa cittadino italiano.

L'elettricista ha una funzione, e per questo lo si potrebbe dire, "integrato".

Non è certo di quelli che schiamazzano la notte sotto i portici, o che fanno a botte nelle discoteche con gli italiani.

Ma Abou Elkassim non "è" un elettricista: è fondamentalmente un essere umano, che cerca di dare un senso profondo alla propria vita. Ma non alla maniera occidentale, alternando la fitness alla lettura di Carlos Castaneda.

C'è qualcosa in questo, che lo rende molto meno comprensibile dell'ubriacone o dello spacciatore, i quali cercano solo di riprodurre più velocemente i nostri valori.

"Integrazione" vuol dire, riduzione dell'essere umano alla sola dimensione che l'Occidente contemporaneo ammette: a macchina consumante. Chi arriva qui deve, quindi, non solo produrre. Deve acquistare, consumare divertimenti, andare al mare, guardare le vetrine e Sanremo. E poi andare a dormire, che domani ci si alza presto.

Pian piano, assieme alla moglie, Abou Elkassim inizia a tradurre in italiano i classici del pensiero islamico.

Difficile immaginare l'operaio italiano, emigrato in Germania, che si dedica alla lettura e alla traduzione in tedesco del De egressu et regressu animae ad Deum di Giovanni Scoto Eriugena; ma queste cose succedono regolarmente nel mondo islamico.

Non c'è in questo nulla di illecito, ma è una forma chiarissima di resistenza, e quindi la dovrà pagare fino in fondo.

Va in Pakistan nell'estate del 2001 a studiare.

Interessante riflettere sulle reazioni che una simile affermazione potrebbe suscitare nei lettori italiani.

Un occidentale che sia tale nell'animo, all'estero, ci va per fare soldi, in modo da poter andare poi in un altro estero per prendere il sole o andare a donne.

Queste sono cose normali, e quindi da occidentali.

Un occidentale, invece, sa che gli Altri ci vanno all'estero solo per studiare come ammazzare occidentali.

Queste sono cose anormali, e quindi da non occidentali.

In Pakistan non si può certo "andare a studiare", visto che tutto ciò che c'è di interessante da sapere, si sa da noi.

A dire queste cose è spesso chi esalta le "radici giudeocristiane" dell'Occidente. Eppure la madrasa pakistana, con le sue discussioni su Aristotele (Aristut) e Platone (Aflatun), su essere e non essere, sul rapporto tra rivelazione e ragione, è più vicina a quelle radici che all'Occidente di oggi. Come è anche più vicina al lungo discorso con cui è stato costruito il giudaismo.

Un giorno, Abou Elkassim Britel viene arrestato dalla polizia pakistana.

I soliti inafferrabili flussi sotterranei, in stile Pio Pompa, fanno scoppiare la notizia in Italia: Scrive Rai News, "Secondo gli inquirenti potrebbe essere uno dei famosi agenti "dormienti" di Al Quaeda, pronti a svegliarsi e ad agire agli ordini dei comandanti del terrore."

Dopo quattro anni, la magistratura italiana chiuderà il caso per "totale insussistenza di elementi d'accusa che consentano di affermare che gli indagati abbiano partecipato ad un'organizzazione terroristica islamica".

Ma Abou Elkassim viene prima torturato in Pakistan, poi portato su un aereo della CIA in Marocco. Dove viene condannato a quindici anni di carcere, in un processo durato mezz'ora.

E' facile immaginare l'infinita sequenza di piccoli uomini che si sono fatti strada su di lui: il poliziotto pakistano che riceve un encomio per aver partecipato all'arresto, il giornalista che riesce per un giorno a pubblicare una notizia scovata da lui, il fotografo freelance di Bergamo che vende ai quotidiani la foto della sua casa, l'appaltatore della CIA che riesce a farsi pagare un altro volo, il politicante leghista che deve dimostrare che al-Qaeda si nasconde ovunque, il magistrato marocchino che può vantare ancora una condanna per terrorismo.

Questa storia la conosciamo (un po'), perché Abou Elkassim ha la rarissima fortuna di essere cittadino italiano. Ma quante centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo, in questi anni, hanno vissuto esperienze simili, o anche peggiori?

C'è un sito che aggiorna sul suo caso. Quanto meno, andateci o fate un link.

Secondoprotocollo ha organizzato una raccolta di messaggi da rivolgere al Ministero degli Affari Esteri.


postato da kelebek alle 13:39 link

domenica 24 giugno 2007

Alcune considerazioni sulla coscienza di sè e sul rapporto conflittuale con la realtà (seconda parte)


I L'INFINITO RELATIVO (DAL PREGIUDIZIO AL GIUDIZIO)

Il passaggio dal pregiudizio (anche senso comune) al giudizio è la forma attraverso cui agisce l'autocoscienza.
Essendo l'autocoscienza ciò che mette in crisi il pregiudizio, la materia però del quale essa prende forma. Infatti, senza pregiudizio non può neanche formarsi un giudizio. E il pregiudizio è ciò che viene riconosciuto nell'attività dell'autocoscienza nel suo farsi giudizio, nel suo farsi critica e nel suo farsi infine "crisis". Il pantheon degli dei sereni ed apollinei viene abbandonato mentre si affaccia il regno del polemos e quindi della lotta fra dei e titani.
L'io borghese e minimo qui vacilla. Tolomeo qui viene sostituito da Bruno.


II LA PROPRIETA' PRIVATA

Utile adesso una digressione sul limite come "proprietà privata".

Il dispiegarsi o il forgiarsi di un io, cioè di una autocoscienza individuale,si ha nel momento in cui l'io si pensa come limite entro di sè, autocoscientemente.Non si ha però limite a livello di "proprietà privata", poiché in sé e per sé la "proprietà privata" non è coscienza di una finitezza bensì della propria infinitezza all'espansione accumulativa.
La proprietà dell'ente o sull'ente non è già di per sè coscienza della propria limitatezza come io singolo, poiché a questo livello l'io apprende solo che la sua espansione o non espansione è data solo dall'appropriazione.
Infatti, il "questo è mio e il questo è tuo" non porta decisamente ad una coscienza del limite proprio.Qui siamo ancora a livello di "cosmos" su di sé.L'infinito qui gravita ancora intorno a sé, sé qui inteso come totalità infinita nascente dal riflesso di nel mondo.

L'infinito io si dispiega qui nell'appropriazione. Dove l'infinità dell'io deve intendersi come autoriflesso dell'io nella realtà.Realtà che qui non è ancora compresa come non io, come limite, bensì come riflesso di sé su di sé.
"Più accumulo e più sono" quindi "meno accumulo e meno sono" è ciò che può solo dirsi l'io a questo livello di consapevolezza.


III LA LEGGE

Ma a questa coscienza (cioè quella precedente) può essere attribuita solo la legge come regola al proprio limitarsi. Il limite dunque non è in sé bensì fuori di sé.
La legge è in questo senso coattiva.


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Notazioni

Io penso sempre al limite, limite che deve diventare coscienza per farsi poi prassi politica necessaria. Limite come "scandalo", secondo la visione della società dell'illimitato.

venerdì 22 giugno 2007

Alcune considerazioni sulla coscienza di sè e sul rapporto conflittuale con la realtà (prima parte)

Introduzione agli scritti qui presentati.
Qui voglio pubblicare una serie di mie considerazioni sul rapporto (esistenziale, sociale, politico, etc) tra io e realtà, tra io ed "altro da sé", tra io e prassi. Cercherò di analizzare anche il problema fondamentale dell'attuale narcisismo sociale, cercando, umilmente, di trovare le sue ragioni e le sue basi.Pubblicherò questi articoletti a "puntate". Essi avranno una loro coerenza interna, anche se questo non appare subito al primissimo sguardo.
Quel che in questi scritti mi preme tantissimo è il discorso su una prassi politica degna di questo nome, prassi che però può svilupparsi solo se si riesce a capire che cosa induce oggi alla non prassi e in linea generale all'accettazione dell'esistente.
Scusatemi se sono poco umile. Vi sarete accorti infatti che il fine che mi riprometto con questi piccoli scritti è assai vasto e complesso. E questo è verissimo. Scusatemi allora già in partenza della mia poca umiltà, ma penso che questo mio desiderio di confrontarmi con quegli argomenti mi rende così tanto desideroso di cercarne le cause che , e di questo scusatemi tanto, l'umiltà la metto volentieri da parte. Scusatemi ancora. Ma il desiderio di conoscenza è più forte di ogni altro sentimento. Aspetto vostre critiche, vostre considerazioni, o dubbi a proposito di quello che vado scrivendo: tutto ciò è sempre ben accetto ( ricordatevi sempre le considerazioni già fatte in un articolo di questo blog, intitolato "cercasi"). Il fine infatti di questo blog è la ricerca, la critica, il dialogo e... una nuova pratica politica.Tutte le critiche (intelligenti) qui sono le benvenute.
Partiamo allora da un primo piccolo pezzetto del mosaico. Non sarà tutto immediatamente chiaro. Ma lo sarà (almeno spero) solo con la pubblicazione degli altri pezzetti.


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Movimento dell'autocoscienza e rapporto tra e altro-da-

I
L'autocoscienza diventa tale nel momento in cui "incontra" apparendo, "oltre a lei", un'altra autocoscienza.Cioè l'autocoscienza non può nascere mai da uno sforzo del singolo su se stesso - questo infatti porterebbe solo ad una sorta di autoisolamento, di riflessione riflessa - bensì dallo scontro con "l'altro-da-sé".
L'autocoscienza è la riflessione su di sé rimandata "dall'altro-da-sé".

II
L'autocoscienza se fosse una cosa astratta gli basterebbe "esserci" e non deriverebbe da alcuno scontro con la realtà. Se così fosse essa sarebbe un semplice narcisismo di bassa lega.
Un dialogo di stessi con gli "altri" sé stessi.
Ed è infatti solo dalla realtà, dallo scontro, dal conflitto che essa può nascere e non certo da un cortocircuito di sé stessi con stessi.
Bisogna sempre battere l'accento su questo aspetto conflittuale quando si parla seriamente di autocoscienza.
L'autocoscienza non è quindi un gioco di specchi dove il semplice esserci (in questo caso il mero io) gioca con se stesso come a guardie e ladri, cioè come occultandosi da sé con sé per poi cercarsi allo specchio in una figura che ha ormai perso di vista se stesso. Bensì è un "autoscoprimento di sé stessi" attraverso il polemos con la realtà, attraverso lo scontro non certo autocompiaciuto - cioè per meglio apparire agli altri, ed essere per questo "più belli"- ma nell'umiltà dell'accettazione di ciò su di sé.

III
La semplice esistenza non crea autocoscienza. L'autocoscienza, infatti, è la coscienza della propria finitezza, al contrario della semplice esistenza che, non avendo alcuno scontro vero o reale con la realtà,non può comprendere sé stessa come finita, bensì, nell'inconsapevolezza, non può che credersi infinita, poiché non ha coscienza della propria unicità.


***

Alcune notazioni importanti

Auto coscienza= riflessione su di
, comprensione di se stessi e della propria finitezza.
La semplice esistenza è il semplice "io vivo", un "io vivo" che esclude che il rapporto con la realtà, come non io, sia un rapporto che porta alla conoscenza di
(forma di egocentrismo esasperata?). Esempio: l'incontro con modi di vita differenti è accettazione del diverso da me e allo stesso tempo "autocoscienza" sui valori fondanti della propria cultura. Oppure, altro esempio: il dialogo socratico come dialogo-scontro capace di far riflettere sulle proprie convinzioni. Oppure: l'incontro con la realtà, non io, come opposizione alla mia volontà che allo stesso tempo porta a consapevolezza i miei limiti , quindi delle mie capacità pratiche, intellettuali, etc. Tutto ciò che qui è autocoscienza è esattamente l'opposto di ciò che è il narcisismo, che considera l'Altro come un oggetto che non deve fare altro che rimandare il proprio riflesso su di , senza ombra di critica. Narcisismo come illimitato, come non conoscenza di e come prepotenza di rendere l'altro schiavo della propria immagine ideale (ideale poiché totalmente mentale, e non certo reale perché vera, perché esistente).

mercoledì 20 giugno 2007

Invito a una lirica assurda

Qual è il senso di guardare il tempo scorrere via tra offerte e promozioni; di pensare che il giusto sia ripetere ciò che gli altri fanno nelle loro vuote giornate di continuo consumo; di conformarsi a regole dettate verso cui ci si sente in obbligo di obbedienza per non farsi escludere?!
Rimani te stesso, permani nella tua diversità: essa è il manifestarsi del Vero!
Tutto qui è rovesciato da infondati specchi: a voi il compito di cogliere i valori gratuiti che ci sono offerti dalla vita semplice!
L’immenso risiede proprio in ciò: guardare il solitario fiore tra l’erba e commuoversi… Noi amiamo la Vita, Noi che accettiamo ciò che il senso comune definisce paradossalmente assurdo!
Se ora cala il sipario è solo perché la stasi è sottomissione, una lenta agonia, la sconfitta più completa; ma proprio per ciò Noi sentiamo il dovere di abbandonarci al pensiero, alla libera discussione, perché essi sono movimento da diffondere nel mondo con gesti rivoluzionari, privi di quel senso che questa società d’oggi fissa, sommovimenti senza utilità!
Tutto ciò che è reale è rivoluzionabile; tutto ciò che è rivoluzione è realtà!
Lo spettacolare è stupore allo stato puro, l’assurdo delusione costante!
Questa vita moderna fatta da continui colpi di scena di scarso valore teatrale, assemblata da un monotono susseguirsi di momenti falsi in processione corale verso la quiete dell’inevitabile conclusione, è una vera e propria malattia accompagnata da tutti i malesseri a lei connessi. La cura non va ricercata nell’ignoto né nella speranza dell’avvento di un nuovo sconosciuto che alzerà il braccio verso la prassi: questo aspettare nervosamente il suono acuto della campana è paura di vivere, è quella codardia mista a timore che infetta le strade delle grandi metropoli cittadine dove vige la legge dell’anonimato.
Adorare il mistero altro non è che un lento consumare sé stessi, un atto che non riesce minimamente a fuoriuscire dalla feroce legge del mercato.
Scappare dalla vita deve inevitabilmente diventare un scontrarvisi e comprendere questo stare quotidianamente immersi in una tenace e maleodorante situazione di perenne non-esserci.
Può sembrare assurdo doversi ritrovare riuniti in un blog per non appagarsi di nulla, ma proprio in ciò consiste la nostra voglia di insurrezione e da ciò scaturisce la luce che deve illuminare il buio e l’impervio sentiero del rifiuto e del rigetto del consumo sfrenato, schiavizzante, alienante e in fondo perennemente frustante.
L’oscurità è la nostra vera patria quando chiudiamo gli occhi e del Tutto godiamo senza angoscia alcuna.
“Soffri o misero viandante!” Questo è il destino per chi si è opposto alla non-semplicità del mondo artificiale.
Non bisogna mai dimenticarsi che l’uomo è il verbo che solo può confutare l’illusione della frase imperante!
In fondo siamo solo situazioni che abiurano il dogma della felicità takeaway, non-senso di questa inesistenza che indisturbata si esplica vagando tra cementati edifici e cupi viali.


CERCASI

persone con qualche attitudine al superamento, al gioco, al libero dialogo e al confronto politico, artistico, filosofico e non.

Se siete intelligenti o belli, voi potete andare nel senso contrario della Storia, con Noi!

Mandateci quello che volete (scritti, poesie, foto, disegni…), basta che abbiano una certa Assurdità nella loro pur consapevole serietà.

Siate responsabili!


Per contattarci:

movimento.assurdo@hotmail.it

Assurdo: senso, valore e prassi

L’Assurdo è il rovesciamento critico dell’apparente logicità di questo mondo fluido.
Secondo noi, e molte voci più autorevoli del sottoscritto e dei suoi umili compagni, il disvelamento può essere raggiunto solo in modo dialettico-comunitaristico. Opporsi è perciò quel mirato ribellarsi, al fine di cercare di smascherare cosa si cela dietro alla quotidianità ripetitiva, al ritmo asfissiante e al rumore assordante: il Caos ci porta a sprofondare fino agli inferi e a ricercare in essi quel Senso liberatorio che ci indichi la via per superare questa condizione di vuoto esistenziale e pratico. Lo smarrimento diviene quindi quel momento storico-anomico che solo il Valore può risolvere: sebbene la vita molto spesso, e in fondo per lo più, è un continuo dialogo con il Nulla, proprio per questo motivo il nostro compito primario diviene quello di non cadere mai nella tela del mutismo conservatore e conformista.
La parola e il linguaggio ci fanno uomini e noi, a nostra volta, in quanto uomini, abbiamo il dovere di manifestare in azioni il nostro Io, che altro non è che pensiero realizzatosi nella realtà interindividuale: il nostro fine è quindi un non-fine; è stasi che si fa moto per abbattere a sua volta il muro dell’ingannevole staticità plastica; è disgregare la totalità completamente alienata, indebolire il potere tentacolare per fare infine crollare quel fondamento unico e veramente autentico che oggi come ieri giustifica il Falso e il conseguente non-pensiero: la genuina abitudine alla normalità. L’Assurdo diviene proprio per questo motivo l’arma più idonea per la nostra lotta, senza mai dimenticare il bisogno incessante di costante impegno e il ruolo centrale del collettivo.
L’Assurdo è sicuramente destinato a concludersi nel tempo divenendo inefficace di fronte a quel nuovo paradigma problematico che si presenterà silenzioso nel futuro. Ma una fenice non nasce mai per poi morire inutilmente: il suo destino è quello di bruciare fino a divenire cenere rigenerativa da cui possa risorgere nuova vita antitetica.
La nostra lotta dunque si pone contro a quel male ideologico-concettuale che mai più di ora è il consumo globalizzato e senza freni di questo arrogante ed ignorante occidente.
Il nostro grido disperato deve farsi urlo orgiastico, mentre l’odio ingenuo, infondato e sproporzionato, trasformarsi in un delirio filosofico-artistico (decostruttivo-costruttivo) di libere idee.


AUTUNNO

Triste è per il cuore
Il presagio del freddo

In letargo è andato
Il cuor mio
Per dar spazio
All’ingombrante logos
Che sospettoso
Il radicato osserva

Tutto è apparenza!
E rovesciare gli idoli
È il mio mestiere

Qualunquismo come pensiero del rifiuto

Il qualunquismo (e qui non mi riferisco al movimento politico qualunquista degli anni '40-'50) può esserci di aiuto come risorsa importante e facilmente reperibile, in quanto scaturente alla fin fine con molta facilità anche nell'uomo"incolto "di politica. Il qualunquismo può servire per operare "il grande rifiuto", quello nei confronti dell'attuale mondo politico "ufficioso". Bisogna gettare discredito su questa classe politica italiana, supina solo a fare gli interessi delle cosche della Grande Finanza e dell'Industria Decotta. L'unica arma è non andare più a votare,( e questo può essere una delle applicazioni del qualunquismo di cui sopra) per nessuno, siano esse elezioni comunali, elezioni provinciali o elezioni nazionali. E' ora di dire basta a questo ceto di privilegiati, di veri e propri parassiti sociali, e di mafiosi; di persone che utilizzano la politica solo per i propri interessi personali e per favorire quella classe industriale incapace di organizzarsi seriamente e di "fare mercato", poichè tutta dipendente dai soldi che lo Stato gli fornisce togliendoli alla popolazione italiana. E lo stesso discorso vale sia per la destra che per la "sedicente" sinistra. Bisogna gettare discredito, non credere più alle loro parole. Tutti quanti sono supini nell'accettare le direttive del "Centro Imperiale", che vuole solo ottenere dominio sui suoi sudditi, imponendo i suoi diktat economici e politici. "Il Centro Imperiale", a cui sia i governi di destra che i governi di sinistra sono supini, non vogliono altro che rendere "l'italietta" un paese folkloristico, economicamente dipendente. E' logico che sia così. Vogliono rendere l'Italia solo un paese "dove se magna bbene", "il paese del turismo", "della coda alla vaccinara e del lardo di colonnata". Ma l'economia di una nazione che si riduce quasi a questo, non può competere sul mercato globale, dove si richiedono investimenti nell'alta tecnologia, nell'alta ingegneria e nella ricerca. Un paese che ha un economia ridotta a questo ( e il mady in Italy, tanto osannato, non è che un economia di cortissimo respiro) non può avanzare ma solo retrocedere. Ma il "Centro Imperiale", non vuole che questo.Come accadeva all'inizio del novecento quando L'Inghilterra regnava sovrana, decidendo le sorti del mercato "libero" ( libero però fino a quando non conveniva all'Inghilterra stessa) e costringendo di fatto le altre nazioni suddite a non dotarsi di alta tecnologia per non dare fastidio al suo dominio. Quella stessa situazione, creatasi allora all'inizio del novecento, non è altro che l'esatta trasposizione (certo, con tutte le sue differenze storiche) di ciò che oggi è la cosiddetta "globalizzazione economica", che, di fatto, altro non è che il dominio di una nazione, gli U.S.A, sulle altre nazioni europee e non.
Il qualunquismo non va biasimato, quando diventa un efficace strumento utile moralmente per fare piazza pulita di questa politica corrottissima. Quando si ripromette il fine di non credere più a nessuno, nè a destra nè a sinistra. Non sono un'anima bella, non sono un moralista convinto. Sono solo un cittadino angosciato di fronte ad un futuro che per lui, come per gran parte dei giovani cittadini italiani, si prospetta assolutamente nero. Disoccupazione in aumento, occupazione che predilige solamente contratti senza alcun futuro,con forse la possibilità di non pecepire in futuro neanche una minima pensione per la sopravvivenza, un aumento potentissimo del costo della vita....quale futuro è riservato a noi giovani? Quale?
Il mio appello è accorato: giovani come me, non credete più a questa politica, è ora di voltare pagina, di fare qualcosa di veramente utile per noi. Se andiamo in piazza a manifestare, facciamolo senza bandiere: tutti quanti in giro con bandiere bianche! Come a significare che noi rifiutiamo qualsiasi schieramento politico! Come non identificazione con nulla. Come "ignavia positiva", come antitesi alla politica ufficiale! Ma anche come rifiuto di un mondo che ci vuole a tutti costi etichettare con qualcosa o con qualcuno, NOI INFATTI DOBBIAMO RIFIUTARE QUALSIASI RUOLO OFFERTOCI: fino adesso ci hanno identificato con qualcosa, con la merce o con lo spinello, o con una collocazione politica,di destra o di sinistra. Facciamo allora un bell'atto genuinamente politico, ma di una politica veramente critica e consapevole: rifiutiamo a tout court questa politica ufficiale, allineata solamente a perseguire interessi di facciata e di cortissimo respiro, senza futuro e senza meta. Aderiamo allora anche al qualunquismo, se questo può servire per rifiutare lo schifo tremendo che abbiamo davanti. Nichilista è chi imperterrito dice che nulla si può cambiare. Ma il nichilista nasconde anche un pensiero ideologicamente schierato, che è imparentato a quello che dice che questo "è il migliore dei mondi possibili" e che nulla può cambiarlo. Nichilista, tu sarai anche di moda adesso, ma si sà che la moda altro non è che una cristalizzazione rituale di un atto che magari nel passato aveva anche le sue ragioni di essere. Così come l'attuale moda( si fa per dire attuale, visto che sono 60 anni che si va avanti con questa commedia inutile) del fascismo e dell'antifascismo. Ma quando la smetterete di fare i bambini autoreferenziali? Ma quando vi accorgerete che l'antifascismo appartiene ad un passato ormai sepolto così come il fascismo?
Nichilista, fascista ed antifascista, ecco delle etichette che noi non vogliamo: a queste semmai sostituiamo il qualunquismo, ma non il qualunquismo "dell'uomo qualunque", ma un qualunquismo consapevole e positivo, che conscio di quale è l'attuale problema politico, la sinistra con tutte le sue propaggini, si pone in un ottica di rifiuto anche della destra, cioè di due "vie" politiche speculari tra di loro, e allo stesso tempo non si rifiuta di cercare una soluzione. L'esortazione che qui voglio dare è questa: rifiuto totale di ogni etichetta, e di ogni ricetta, e la consapevolezza di cercare nuove vie. Nuove strade, che siano consapevoli degli attuali rapporti di forza internazionali e nazionali.Il qualunquismo in questo può aiutarci. Diffondetelo a mano larga, non è difficile da reperire, ognuno di noi in fondo in fondo è un pò qualunquista. Può diventare davvero una forza immane, anche perchè è possibile a tutti i livelli sociali e di età. E poi alla fin fine è anche convincente e non ha bisogno di ulteriori giri di parole complicati. E' una forza schietta e sincera e soprattutto "universale", anche la nonnina di 80 anni è un pò qualunquista. In più supera la divisione di classe , di reddito, di "status" merceologico, insomma, può essere eletto a forza politica con pieni voti.Ragazzi, non sto scherzando! Provate anche voi l'efficacia del qualunquismo. Provate a parlare con la gente in tram o in giro per strada. Vi accorgerete di questo scontento serpeggiante nel cuore della gente, che ha voglia di dire basta a questo immondezzaio politico. Ma non ha voce. Dategli voi allora voce. Nominatelo questo scontento, nominatelo col suo vero nome, accendete la miccia della rivolta che , forse , prima che diventi un fuoco divampante vero e proprio ci vorrà del tempo. Ma intanto fatelo! Evviva il qualunquismo!

martedì 19 giugno 2007

Uno "sputazzo" di Gianfranco La grassa (meditate "sinistri" ,meditate!!)

E’ a mio avviso impossibile, comunque per me incredibile, che una persona dotata di intelletto e non obnubilata dalla faziosità non veda che questo governo di sinistra (o centrosinistra) è di gran lunga il peggiore, il più indecente, il più disgustoso, dell’intera storia della nostra Repubblica (come minimo; perché a volte mi viene da pensare che sia anche peggiore dell’“infausto ventennio”). Un anno di questo governo mi sta comunque sembrando lungo quanto un intero ventennio.

Inoltre, l’unico cemento di questa congrega è da quasi quindici anni l’antiberlusconismo. Va bene, ammettiamo pure che quest’uomo abbia fatto solo i suoi interessi. La sinistra sta però facendo gli interessi di intere cosche economico-finanziarie, ben intenzionate a dissanguare il paese per alimentare i loro esclusivi e smodati appetiti e i loro, ormai sempre più manifesti, conflitti. Non mi stancherò di citare Guido Rossi – insospettabile di giudizi animosi come i miei, essendo vicino ai Ds e al centro di numerose manovre del potere economico-finanziario negli ultimi vent’anni – quando ha detto che l’Italia odierna è “come la Chicago degli anni ’20” (del ’900). Che vinca “Al Capone” o un altro, il giudizio non può cambiare: il centro del terribile marciume in cui sta affondando il paese è in quella che denomino da tempo GFeID (grande finanza e industria decotta), un mefitico insieme di gruppi (parassiti) di potere – oggi in sorda (ma sempre meno sorda) lotta – che si concentra nella Rcs e in Mediobanca e poche altre istituzioni. Ora, questo mefitico insieme di gruppi di potere è quello che ha sempre combattuto Berlusconi, non gli ha mai lasciato requie (né in sede politica né in quella affaristica), e si serve per le sue “segrete” (e meno segrete) mene delle varie fazioni in cui è, con stretta correlazione, suddivisa quella che ci si ostina a chiamare sinistra.

Certamente queste cosche di potere parassitario hanno “tentacoli” proiettati anche verso destra, in particolare – guarda caso – verso l’UDC e verso determinati settori di AN. Il “terribile” Berlusconi, obiettivo numero uno e collante della sinistra e della GFeID, fa i suoi affaracci, ma questi ultimi si scontrano con l’intero schieramento predetto; e per non rimanere isolato, il “cavaliere” è costretto a fare appello alla piccola imprenditoria (industriale e commerciale), alle cosiddette partite IVA, un aggregato di ceti che non dico affatto siano una “meraviglia”, la famosa “Italia che lavora e produce” secondo la retorica della destra, ma certamente non è costituito da gruppi di puri parassiti dediti a losche manovre, e agguati, “come nella Chicago degli anni ’20”.

La sinistra è tutta attraversata dalla volontà di servizio nei confronti della GFeID. Certo – oggi che dati gruppi di quest’ultima, in particolare con il recente seminario di apparente “studio” organizzato alla Bocconi (e assieme alla Bocconi), fissano nuove direttive politiche tendenti al centrismo, dotato di nuovi “tecnici” (non migliori di quelli governativi attuali) – la sinistra radicale, presa tra due fuochi perché la sua base elettorale comincia a mandarla al diavolo, è spaventata, cerca di polemizzare con Montezemolo & C. Ma si aggrappa a Prodi – il maggiordomo del gruppo Intesa San Paolo con tutto ciò che ci sta “accanto e dietro” – perché non sa più rinunciare ai posticini di governo e sottogoverno, centrali e locali. Se va a casa il governo, essa deve lasciare i “ristoranti del Palazzo” (dove si mangia lucullianamente per euro 7,50 a pasto) per tornare in maleodoranti “pizzerie” (pizza e birra media per almeno 12 euro, e qui in provincia) a far opposizione seria, che non sa più fare, non è più in grado di fare, dopo le “mollezze” degli “ambienti governativi romani” e delle loro diramazioni in ogni dove.

Cari amici che vi offendete della mia virulenza, siete in grado di accettare tutto questo? Io no, e siccome mi fanno schifo questi immondi personaggi di una sinistra che si dice radicale, ma mi irrita profondamente vedere tanti “amici di base”, di cui ho stima e per cui ho simpatia, tenere di fatto loro bordone, giocare al collateralismo con questa gentaglia – al servizio della varie gang che si combattono “come nella Chicago degli anni ’20” – allora esco dai limiti del bon ton, e divento magari volgare. Ma solo perché sono schietto, perché, lo ripeto, il vizio per me capitale, il peggiore di tutti, è l’ipocrisia (se volete, aggiungiamoci, a pari merito, la prepotenza). I destri (e Berlusca) in fondo dicono – abbastanza, non del tutto – quello che pensano; ed è esattamente a quello che pensano cui mi oppongo. I sinistri, no, fanno sempre i “moralmente superiori” (e i “radicali” ancor più dei “moderati”); e sono invece al servizio, più o meno diretto o invece mascherato, dei peggiori parassiti economico-finanziari della storia d’Italia. E certuni, che sono invece intellettualmente e moralmente “diversi”, non hanno il coraggio di recidere i legami con l’insieme dei gruppi dirigenti dell’intera sinistra, perché hanno paura di fare il gioco degli “altri”, alcuni ancora del “cavaliere nero”; come scusa adducono spesso che bisogna pur fare politica e non ci si può “isolare”.

Immagino che si tratti delle stesse motivazioni per le quali molti gangsters minori, nella solita Chicago, dovevano schierarsi con qualcuna delle maggiori bande in lotta per non fare una brutta fine. Si trattava però pur sempre di criminali, anche se di bassa lega e piccolo calibro. Qui, al contrario, ci sono persone che vogliono ricominciare a fare politica riconoscendo che un orientamento anche ideale è pur sempre necessario. Ammettiamo allora infine che non è un dramma tornare in “pizzeria”, non si muore di fame. Non facciamo moralismo, accettiamo che in politica si commettano anche delle “brutte cose” (e uno, che è stato leninista prima di essere marxista come il sottoscritto, se ne rende conto), ma per obiettivi che implichino una almeno piccola montagna da scalare, non per immergersi nella palude e nella cloaca della lotta di potere di cosche economico-finanziarie devastanti e dissanguanti.

Non è un dramma restare “isolati” per un certo periodo di tempo. Ma venite forse a raccontarmi che, negli anni ’30, i comunisti e gli altri (pochi) antifascisti erano in Italia come “i pesci nell’acqua” di maoista e hociminiana memoria? La gran massa della popolazione era fascista, basta con le balle! E quando nel 1939 ci fu il patto Von Ribbentrop-Molotov, lo scoramento dei “compagni”, come mi raccontò il mio Maestro Pesenti (in carcere, condannato nel 1935 a vent’anni per propaganda antifascista), fu devastante. Eppure, i coerenti continuarono la lotta. Si certo, si è anche detto (dopo la guerra!) che alcuni fra quelli che divennero poi alti dirigenti del PCI e di altre formazioni antifasciste avevano avuto l’ordine di entrare nella gioventù fascista o al “Centro del cinema”, ecc. per infiltrarsi nelle file del “nemico” a fare propaganda e proselitismo. Facciamo gli ingenui e crediamoci pure, ma non se ne sono visti gli effetti fino all’8 settembre 1943. Per favore, un minimo di coerenza, anche nell’isolamento, non guasta mai.

(Gianfranco La Grassa, dal sito Ripensare Marx, sottolineature mie).

domenica 17 giugno 2007

Appunti sparsi

I

Non esiste possibilità di tradire completamente, di alienare completamente l'uomo al Leviatano- vige pur sempre fattore di resistenza che si traduce in un “ al- di- là”, per così dire, storico- sociale.

Questa è la mia metafisica.


II

La merce, ontologicamente e quindi essenzialmente, non dà soddisfazione ad alcun bisogno; poiché essa, legata com'è alla struttura di questo modo di produzione, ( sussunzione reale del consumo al Cosa in sè),non può mai dare alcun appagamento; essa non fa altro che “ oggettivare” un desiderio illimitato .


III

Il consumo di pornografia perciò è l'estrinsecazione più palese e diretta di codesto portato della merce (il desiderio illimitato). Soddisfazione si può trovare infatti solo nel rapporto sessuale.

(E perciò favorisce la solitudine atomistico-consumatrice del ragazzino onanista).

L'onanista è per questo il consumatore.


IV

In fondo in fondo non è presente in ogni uomo questa contrapposizione “metafisica” : da un lato una visione del mondo borghese ( brama di successo, volontà di potenza, egoismo deteriore, furbizia mercantile, etc) e dall'altra una visione del mondo proletaria ( uguaglianza, giustizia, fratellanza, etc)?



V

L'utile non è più utile. Questa categoria è legata ai paradigmi del capitalismo borghese. Ma nel capitalismo post- borghese, l'utile, è stato soppiantato da una categoria di funzionamento del sistema,di motore, che è fondamentalmente "strategica". Cioè: il rischio è divenuto la sua malattia.


VI

Il così detto deja vù è l'istante in cui fenomenologicamente appare come la vita oggi non è più vissuta bensì riflessa.



VII


Il cane, che fa da guardia alla villa, è oggettivazione dell'inconscio del padrone. Il suo insulso abbaiare ad ogni passante infatti è estrinsecazione del sospetto che il padrone prova inconsciamente per ogni uomo, visto sempre come potenzialmente ladro.

Se, come per magia, accadesse che il padrone si privasse della sua razionalità, della capacità umana di domare i propri istinti più selvaggi, si comporterebbe esattamente come il suo cane.

"Homo homini lupus!": ogni uomo è potenzialmente un sospetto!







Appunti sullo spettacolo (o sugli spettacoli)

1
Non esiste lo spettacolo come entità a stante emanata da un'unica entità egemone. Esistono semmai gli spettacoli. E gli spettacoli sono sempre in lotta tra loro ma sempre concordi nel mantenere il rapporto dominati/dominanti.
Allorché infatti avviene "un negativo" che può mettere in luce qualcosa di codesto rapporto, ecco che tutto lo spettacolo in concorda nell'eliminazione del discorde. Ecco allora che gli spettacoli concordano e creano una specie di armonia di sottofondo che, nel momento in cui la lotta era nel suo pieno svolgimento, era stata distrutta. La quiete dopo la tempesta? - Dopo la tempesta le cose ritornano al punto di prima.

2
Lo spettacolo è solo ciò che si vede. E' solo l'ombra. Il resto non si coglie. Ciò che si coglie qui è solo la superficie dei rapporti.
Occorre per questo andare a trovare chi muove, in un certo qual senso, "le marionette" dello spettacolo. Chi segue l'ombra, infatti, non può cogliere che chimere.

3
Il livello dello spettacolo è il livello del mero vedere. Del mero vedere senza ombra di smentita. E', per eccellenza, il livello unidimensionale e antisimbolico.

4
L'illusionista è chi prende per certo come vero lo spettacolo (o gli spettacoli) e si batte solo contro questo. Lo spettacolo in , ripeto, non esiste.

5
Gli spettacoli possono essere riassunti anche così: la migliore veste dei dominanti per presentarsi ai dominati e rassicurarli così che questo è "il migliore dei mondi possibili".

6
Lo spettacolo è una falsificazione del reale bella e semplice. E' il confondere le acque. E' la putrefazione del più vero e sincero relativismo.

sabato 16 giugno 2007

Perché questo blog?



Perché questo blog?
Domanda che mi rimbalza continuamente nella mia testa proprio nel momento in cui ho deciso di rendere pubbliche le mie riflessioni critiche sull'attuale società "liberalista"( quando gli conviene) "democratica"( sempre quando gli conviene) Occidentale. Dunque il mio atteggiamento attuale è dubbioso riguardo la creazione di questo blog. Infatti mi chiedo a cosa possa servire attualmente un'altro blog di critica culturale, visto che ormai ce ne sono molti in giro. A questa domanda posso risponder(mi) così: sì, ce ne sono molti in giro, ma quanti cercano veramente di gettare uno sguardo genuinamente critico sulla realtà senza le vetuste e ormai superate categorie di destra e sinistra? Quanti? Penso che prospettive critiche di questo tipo si possano contare sulle dita di una mano. Ci sono esempi molto interessanti di blog di questo tipo, ma sono veramente pochi. Con questo voglio giungere prestamente a toccare uno dei punti salienti di questo blog( essendo anche una delle questioni che mi hanno portato a scriverlo) che è semplicemente e schiettamente questa: e' giunto ormai il momento di svegliarsi! Di capire che attualmente Destra e Sinistra sono la stessa cosa, perchè il loro è solo un gioco di specchi , e che i loro interessi ormai non coincidono ( o comunque coincidono molto poco)con l'interesse della stragrande maggioranza della popolazione italiana.Certo, destra e sinistra sono superate non solo in Italia, ma in tutto il così detto Occidente "liberale". Cercherò quindi di localizzare il mio discorso all'Italia magari, ma è certo che, come anche i bambini di 4 anni lo sanno ( tranne forse l'italiano medio), è impossibile attualmente fare un discorso su una nazione senza coinvolgere anche le altre, giacché viviamo nel mondo del capitale liquido, della fluidità virtuale ( ma i cui effetti non sono virtuali per niente) dove ogni paese, attraverso legami molto stretti di tipo politico ed economico, si collega l'uno all'altro.

Forse parlando di questa rete di influenze economiche tra i diversi paesi non mi faccio intendere abbastanza. Cercherò quindi di essere più chiaro.Anche perché non voglio avere nulla a che fare con le attuali teorie fasulle dell'equiparazione tra capitalismi di nazioni differenti o con teorie che parlano di onnipresenti multinazionali che comandano la politica, essendo quest'ultima, secondo loro, nient'altro che una marionetta di quelle, compreso l'apparato statale stesso. Lungi da me queste teorie da quattro soldi!Buone solo al ceto intellettuale ( che è quello che le teorizza e le sostiene) per mantenere le sue poltrone, essendo teorie che non danno fastidio a nessuno.
Secondo la mia visione della geopolitica ( che deve tutto al grande Gianfranco La Grassa)ogni paese, cioè ogni nazione, non è uguale all'altro. Se facessi questo cadrei nella rete tesami da molto tempo dalla stragrande maggioranza dei gruppi così detti No Global, che equiparano tutto,come dicevo poco fa: capitalismo italiano con capitalismo russo e con capitalismo statunitense. Ma queste cazzate vere e proprie lasciamole alle "moltitudini desideranti" che insieme ai cyborg ( secondo la nota teoria del "grande" "filosofo" Antonio Negri) faranno la prossima rivoluzione anti capitalista. Queste emerite stronzate lasciamole a quei buzzurri che ci credono. Infatti, io non oso nemmeno lontanamente equiparare tra loro i capitalismi sopra menzionati, perché so fin troppo bene chi attualmente ha più potere nel Mondo, e chi ha più potere nel Mondo, o almeno, nella sfera così detta "occidentale", sono gli U.S.A . Che questi ultimi poi al loro interno abbiano diverse strategie per comandare, essendoci al loro interno diversi gruppi economici finanziari politici che si fanno guerra a vicenda, è un altro paio di maniche. Il fatto certo è però questo: l'Europa( e quindi l'occidente) non esiste come entità autonoma, ma è una succursale degli U.S.A. semplice e buona. Mezzo mondo e anche più è comandato dal capitalismo U.S.A. ,che si permette di fare il buono e cattivo tempo a seconda di come gli gira e a seconda dei capricci del momento.Destra e Sinistra italiane sono la mano destra e la mano sinistra degli U.S.A. e per chi questo ancora non lo ha capito, a me non mi resta che fargli un bel pernacchio.Perché non è poi così difficile accorgersene. Un piccolo esempio? Guardate che spettacolo schifiltoso ci hanno offerto i nostri politici magna magna all'arrivo pochi giorni fa dell'Imperatore George Bush II .Tutti lì a prostrarsi come piattole davanti alle scarpe lustre dell'Imperatore. Sti schifosi, facevano pure la gara ( destra e sinistra) a chi era più supino a prenderlo nel didietro! Ma che razza di uomini siete? Non avete proprio nessuna dignità! A quale presidente straniero è stato concesso uno spettacolo di sì fatta maniera? A nessuno. Basta vedere quando è arrivato Putin, per poco non ne parlavano.
Dunque quel che fino adesso è chiaro e alla luce del sole nella mia vita è questo: 1 Centro Destra e Centro Sinistra sono identiche, non essendo altro che sanguisughe che dissanguano noi poveri sudditi. 2 Gli U.S.A come nazione dominante nella sfera occidentale, attraverso il suo potere politico, militare, economico e culturale.
Occorre qui però una piccola analisi geopolitica, perché bisogna spiegare il motivo per cui Destra e Sinistra si collegano agli U.S.A.
Occorre innanzitutto partire da un discorso generale per fare chiarezza.
La politica può avere il suo ruolo e ce l'ha , solamente in quei paesi dove il piano economico finanziario politico stanno più o meno sullo stesso piano. Nel senso che sono forti abbastanza da farsi guerra a vicenda, guerra di potere si intende. Ora, questo è quello che accade in alcune nazioni , vedi ad esempio gli U.S.A. Qui il potere politico e statale è potentissimo: qui le multinazionali non è vero che fanno i loro comodi( come la vulgata no globalista dice) perché devono comunque e sempre scontrarsi con altri gruppi politici ( che hanno altri interessi) . Qui , in questa situazione, c'è guerra di dominio per accaparrarsi il potere. Gruppi militari divisi anche al loro interno contro gruppi economici divisi al loro interno contro apparato statale diviso comunque al suo interno, etc. E' una guerra permanente al dominio e al controllo della macchina da guerra targata U.S.A. , dove in questa poi quel che conta è la strategia per dominare meglio più sfere di influenza possibili nel globo. Un Homo homini lupus dunque tra gruppi di potere? In un certo qual senso sì. E' vero che esistono anche alleanze tra gruppi di potere, ma questa è estremamente incerta, e comunque sempre votata all'interesse del momento ( ma questo è presente anche a livello globale, tra nazioni). Bisogna però fare attenzione ad una cosa: nel capitalismo attuale la fonte di ogni lotta è pur sempre rappresentata da un mezzo per eccellenza, che è , praticamente, il denaro. Il denaro ( e i mezzi per averlo) servono per acquisire potere: potere che però va messo in atto, e per metterlo in atto occorre strategia che è un tutt'uno con il rischio. C'è quindi una gerarchia in un certo qual modo che è presente nel capitalismo, dove l'economico comanda sul politico? In un certo qual senso è così, ma non del tutto. L'economico è importante per avere i mezzi, economico che comunque di per sé non basta, perché occorre anche la strategia per ottenere poi potere e quindi controllo, e questo non può che aversi tramite il politico.La politica serve all'economia così come alla politica occorre l'economia per avere la materia prima e per poter poi espletare il proprio ruolo. E' così che le due sfere, insieme a quella militare, si fondono insieme ma allo stesso tempo combattano, polemizzano tra loro per cercare anche compromessi, etc. Ma questo è quello che succede in un Impero ( quale è quello U.S.A. ), ma nelle sue succursali cosa succede? Prendiamo per esempio l'Italia, che fra le nazioni europee è una di quelle dove il meccanismo di cui tra poco parlerò si esplica meglio.L'Italia è una nazione dove la sfera soprattutto finanziaria comanda su quella politica, dove il potere delle banche non ha alcun controllo, dove i politici, vedi ad esempio tovarisc Prodi è maggiordomo canaglia( per ora, e fino a quando conviene) dell'esimio banchiere Bazoli. Dove i politici al loro interno si combattono tra loro per spartirsi il bottino dato loro lautamente dai veri comandanti ( cioè dalla sfera finanziaria e industriale) a seconda dei servigi più o meno precisi che essi gli sanno offrire. Ma vogliamo parlare delle intercettazioni telefoniche di Fassino, tanto per fare un esempio? Ma quante belle anime si sono indignate per la divulgazione di questa dolce "razgavor po telefono" ( conversazione al telefono, in russo) tra i due amanti, che se volevano un bbene dell'anima! Queste belle anime dicevano scandalizzate : no, la privacy, non bisognava, etc! Come se ormai nessuno sospettasse dei grossi intrallazzi che ci sono sempre stati tra politica e finanza !E, soprattutto che Fassino, D'Alema e compagnia cantando fossero identici agli altri di centrodestra. Che, forse loro sono "compagni", che stanno dalla parte del popolo, e gli altri no? Ma mi faccia il piacere!( come diceva il grande Toto).Il centrosinistra da quando è andato al governo, non ha fatto altro che favorire i compagnucci del suo cortiletto. Perché pensate si sia fatta la famosa finanziaria sanguisuga a tutto danno degli italiani?( che, chiamarli popolo, è un eufemismo!).Perché? Se non per raccogliere il denaro da usare a favore dell'industria decotta ( secondo la denominazione lagrassiana),o a favore delle grandi fusioni bancarie ( vedi ad esempio la "Santa Intesa")? O pensate forse che davvero quei soldi siano stati utilizzati per coprire il debito pubblico?Ma non fatemi ridere!