I IntroduzioneOggi la parola "Occidentale" viene usata moltissimo. Si parla di cultura occidentale, di democrazia occidentale, etc. Ma che cosa vuol dire "Occidentale", a che cosa ci si riferisce quando attribuiamo a qualcosa la denominazione di Occidentale?
Se andiamo ad analizzare , anche solo superficialmente, il significato di questa parola, ci accorgeremmo
prestamente che la parola occidentale ha veramente una quantità immensa di significati, tanto da farci perdere di vista un significato generale che possa riassumerli tutti quanti. Per esempio, se parliamo di filosofia occidentale, a che cosa ci riferiamo?
Esiste un termine che possa riassumere i molteplici significati che la filosofia occidentale ha prodotto su di
sé, possiamo cioè riassumere la storia della filosofia occidentale con un significato soltanto? Mi pare che questo sia veramente impossibile. Per esempio, riferendoci ai filosofi, se facessimo il nome di
Hegel, di Nietzsche, di Cartesio o Vico, potremmo affermare per esempio che tutti questi filosofi hanno avuto un punto di vista comune sulla filosofia? Dire una cosa del genere sarebbe ridicolo. E' vero che ci sono stati filosofi che si sono premurati di tracciare una storia della filosofia cercando di vedere un punto di unione (per esempio
Heidegger lo fece , quando tracciò una storia della metafisica partendo dalla "caduta" platonica, fino alla consumazione "ultima" della metafisica, che si ebbe secondo lui con Nietzsche). Ma anche questa storia della filosofia conteneva in
sé dei tagli, delle curvature che non la portavano di certo a riassumere tutta quanta la storia della filosofia con una definizione soltanto.
Tant'è vero che
Heidegger stesso affermava che nello stesso pensiero "occidentale" delle origini, il
cosiddetto pensiero presocratico partiva da un punto di vista assai differente da quello platonico, da quello cioè "metafisico".
Se volessimo poi parlare di letteratura "occidentale", le cose sarebbero identiche. Come infatti sarebbe possibile riassumere le letterature di tutto il così detto occidente con una definizione soltanto? Forse si può equiparare la letteratura inglese con quella spagnola o con quella italiana o con quella tedesca o francese? Questo non è possibile proprio.Sarebbe meglio dire a proposito di esse che hanno delle somiglianze leggere,
poiché tra loro vi sono state delle influenza reciproche, ma che tuttavia sono differenti, sono uniche non solo tra di loro , ma anche al loro interno.
Ma tutti questi esempi sono tanto evidenti che è anche inutile farli: chi si sognerebbe infatti di pensare che esiste una filosofia occidentale con un pensiero ben definito e monolitico o una letteratura occidentale con un pensiero ben definito e monolitico? Chi? Eppure oggi lo si fa,con una facilità che è terribilmente schematica, quando si viene a parlare di contrapposizioni tra Oriente ed Occidente, tra mondo "islamico" e mondo "occidentale". Anzi, se prima queste contrapposizioni non c'erano, o comunque a nessuno importava nulla, è da poco tempo , mi pare, che se ne parla così assiduamente sia sui giornali che in televisione o anche alla radio. Queste
contrapposizioni oggi sono
divenute tanto importanti, che entrano addirittura dentro argomenti dove non c'entrano davvero nulla, in argomenti che fino a poco tempo fa nessuno si sognava di farle entrare. E più passa il tempo, mi pare, e più queste contrapposizioni diventano irriducibili e manichee.
Cultura islamica e cultura"occidentale". Ma che cosa si nasconde in
ciò?
II Una data Mito: l'11 Settembre 2001Mi pare che questa contrapposizione sia divenuta importante al sorgere di una certa data, in un certo qual modo fatidica, che è un
po' una data "mitica", una specie di data che sembra trovare più che altro un fondamento mitico più che storico per come se ne parla e per i vari attributi che la determinano.
Questa data fatidica e mitica è l'11 Settembre 2001.
Prima di questa data il mondo sembrava in pace con se stesso. Di contrapposizioni come quella tra Islam ed Occidente non se ne parlava per niente, se non in qualche rubrica culturale di qualche giornale schierato. Ma poi cosa accadde?
Il giorno 11 Settembre 2001, avvenne la "scissione". Adamo, sotto suggerimento di Eva, colse la mela dall'albero proibito e Dio, accorgendosi di ciò, punì con Adamo ed Eva tutta l'umanità a venire. Nacquero il Bene e Il Male. Prima infatti del "peccato originale", queste due distinzioni non
esistevano affatto
poiché tutto era armonia, e il mondo stesso creato da Dio era in armonia con Dio stesso.
L'11 Settembre, nell'immaginario comune, nella quotidianità mediatica, sembra assumere una narrazione simile a quella della nascita del peccato originale e della contrapposizione tra Male e Bene di biblica memoria. Ma diverse narrazioni religiose , e non solo quella biblica, possono assumere una connotazione simile. Infatti molte religioni pongono la nascita del Mondo come "caduta originale" da una situazione di Unità. Potremmo quindi dire che la narrazione sull'11 Settembre, con tutto ciò che poi ne è conseguito, sembra assumere i connotati di una data-mito.
III Occidente:una mera antitesi senza contenuto reale. L'azione della propaganda.Solo dopo questa data mito, la contrapposizione tra Islam ed Occidente si è fatta determinante, non solo per determinare l'idea stessa di Occidente ma anche per determinare l'idea stessa di Islam. Da una parte allora sta L'Occidente (il Bene e la Luce, con tutti i suoi attributi di positività come : libero,democratico, altruista,etc) dall'altra parte L'Islam (Il Male e la Tenebra, con tutti i suoi attributi di malvagità:non libero, antidemocratico, egoista). La cultura della Vita, allora, per semplice derivazione, è stata data all'Occidente, mentre la cultura della Morte è stata attribuita all'Islam.Una sorta di manicheismo fortemente incentrato su questa idea di Male e Bene, pervade costantemente questa contrapposizione, e l'idea generale che ne nasce è che da una parte c'è un mondo libero altruista e benigno che vorrebbe salvare l'umanità stessa dal pericolo incombente, rappresentato dal Male, e cioè dall'Islam stesso.
E' vero che questa contrapposizione che io ho descritto qui, non appare mai così evidente sia nei giornali che in televisione, sia in altri luoghi, anche culturali, dove questa contrapposizione viene discussa. La mia, infatti, è una schematizzazione; schematizzazione che però, nella continua rappresentazione che ne fa il
caosso mediatico, diventa
cristallizzazione, luogo comune.Diventa cioè Verità. Ed infatti è proprio questa schematizzazione che entra nell'immaginario collettivo,nell'immaginario della gente comune,
poiché ha la sua efficacia e la sua forza pregnante. Infatti, come anche insegnava Hitler (ma Hitler stesso copiava certi studi sulla pubblicità che erano stati fatti all'epoca negli U.S.A), nel suo "
Mein Kampf", l'efficacia di un messaggio propagandistico si basa sulla sua semplicità: più infatti esso è semplice e più la massa lo ingurgita.Detto più brutalmente possibile. (N.B: io qui col termine massa non voglio offendere nessuno,
poiché io stesso non mi sento
né uno snob
né un dandy con la puzza sotto il naso). Le cose comunque stanno così: maggiore è la semplicità di un messaggio, maggiore è la sua efficacia, e questo è palese nella pubblicità, nella politica e in ogni altra forma in cui la retorica dell'efficacia è la principale unità di misura per stabilire la verità o la falsità di un messaggio.Infatti, la retorica dello spettacolo salta ogni altro criterio di verità, escluso quello della sua presa di coscienza da parte del maggior numero di persone possibili. Un messaggio quindi "efficace" è anche "vero" e, perciò, luogo comune condiviso. Il "verosimile" stabilisce il nuovo paradigma della verità mediatica.
IV Ogni cultura "superiore" giustifica la sua guerra mettendo in negativo il nemico. L'Occidente è questa autoattribuzione di valori positivi. Senso del "senso comune".Da sempre i vincitori hanno scritto la storia dei perdenti.
Da sempre.
Si pensi a come gli occidentali consideravano i "primitivi" del nuovo mondo.
A questo proposito esiste un bellissimo libro di
Michel de
Certeau intitolato "La scrittura dell'altro". Qui c'è un bel capitolo dove lui descrive accuratamente tutte le categorie assolutamente inventate con cui gli occidentali del nuovo mondo descrivevano la storia, la cultura, le tradizioni e i tratti caratteriali e sociali dei popoli delle nuove
Americhe.
Riassumendo si potrebbe dire che in questo libro il grande etnologo de
Certeau spiega come "l'alterità" dei popoli del nuovo mondo veniva spiegata dagli etnologi cristiani del cinquecento, in visita in quelle terre conquistate, prettamente dal punto di vista culturale occidentale, senza minimamente mettere in dubbio che tale punto di vista non teneva assolutamente conto di quello che quei popoli raccontavano su se stessi. La loro cultura veniva così interpretata dal punto di vista (ritenuto assolutamente superiore) dei cristiani occidentali. Così la morale, la cultura, la tradizione, etc era considerata "primitiva", "elementare", "selvaggia" se ricondotta invece alla "complessità" della cultura cristiana, ritenuta superiore in ogni suo aspetto.
Da questa interpretazione dell'alterità nascono allora categorie binomiali quali: civile- selvaggio; morale-immorale; cultura-natura etc. Ricordiamo inoltre che già allora in Europa (siamo più o meno nel '500-'600) stava nascendo quello che poi sarà chiamato capitalismo e, questo, insieme al
cristianesimo (anche se quest'ultimo nacque molto tempo prima) forgiava in maniera assai forte la mentalità europea di quel periodo. Così, alla luce di questo nuovo fondamento culturale, le forme economiche dei selvaggi" venivano viste come "ingenue" dato che le loro economie non si basavano su nessuna forma di capitalizzazione. E' alla luce anche di questo fattore che, sempre i selvaggi, venivano bollati come "scansafatiche".
Ora, questo esempio mi serve solo per affermare il fatto che ogni popolo quando non conosce l'altro si serve sempre delle proprie categorie culturali per interpretarlo, di categorie culturali che gli servono per "impadronirsi" dell'altro e sconfiggere così il mistero, tanto pauroso, di non saper collocare l'alterità in categorie mentali "rassicuranti".
Questo è un meccanismo psicologico normale, diciamo così. Ognuno di noi infatti nella propria vita quotidiana si serve delle categorie standardizzate della propria cultura per interpretare la realtà che lo circonda. Questo, in un certo qual senso, è una specie di forma di "rassicurazione" che noi mettiamo in atto per poter, in un certo qual senso ,
sopravvivere;
perché altrimenti, senza di esse, diventeremo pazzi.
Infatti, pazzo è chi "salta" completamente ogni categoria mentale a cui ogni società storicamente - nelle sue differenti rappresentazioni - fa riferimento per potersi orientare nel mondo e per poter creare un sostrato minimo di
interrelazione fra i suoi membri.
Ma questo è un'altro discorso.
Ora ritorniamo al discorso sull'alterità.
V L'Altro è una nostra proiezione. Senso e valore della guerra di civiltà.
Con tutto ciò che ho detto in precedenza si può perciò giungere a questa conclusione: il discorso che noi facciamo "sull'Altro" è sempre un discorso che tiene in riferimento la nostra visione del mondo senza tenere in considerazione quella "dell' Altro", e queste categorie assumono una staticità manichea paradossale quanto più la paura dell'altro aumenta.
Appunto, quanto più la paura dell'altro aumenta quanto più il bisogno di
interpretare il suo modo di vivere cresce parallelamente. Cosa può pensare allora l'uomo medio occidentale quando si sente dire da tutte le parti frasi illogiche (create ad hoc) che mettono sempre in relazione le parole : islam- clandestinità-terrorismo?
Quale modo efficace hanno trovato per farci odiare il mondo arabo! Quale modo efficace hanno trovato per farci rinchiudere nelle nostre categorie manichee a chiusura stagna e farci dimenticare che l'altro è "diversità" e non blocco unico, monolite tutto uguale!
A questo punto,allora, dobbiamo chiederci: non è che il pericolo terrorismo con tutto lo strascico di elementi che si porta a dietro sia creato ad hoc
affinché si rompa ogni dialogo con la diversità, con l'altro da noi? Ma, soprattutto,
perché si è creato tutto questo?
VI Morale come razionalizzazione dell'irrazionale. L'impero del Bene e i suoi servi.L'uomo si comporta da "animale" strano quando commette un atto di violenza nei confronti di un'altro uomo.
Perché?
Perché cerca sempre di giustificarlo "moralmente". Lo faceva De
Sade quando affermava che la violenza sull'altro era un atto giustificabile moralmente, aggiungendo a questo una serie assai logica di considerazioni che non facevano assolutamente una grinza nella sua mente malata. E lo facevano i nazisti quando sterminavano gli ebrei, adducendo a questo sterminio motivazioni "morali". Ma la stessa cosa la stanno facendo adesso gli USA nei confronti delle migliaia di iracheni uccisi.
Ragazzi!! La violenza nei confronti dell'uomo non è una questione di quantità! I tre esempi che ho fatto sono la stessa cosa qualitativamente.Ma forse ho detto qualcosa di antipatico mettendo in causa "L'Impero del Bene", l'unico impero attuale sulla Terra, che ogni cosa che fa la fa sempre per "liberare l'Umanità dal Male"?
Infatti, proprio così, ho detto qualcosa che scatenerebbe le ire di milioni di occidentali per bene, che misurano il mondo in base ad una unica categoria, che è la seguente: se L'occidente uccide lo fa sempre per scopi di Pace di Democrazia e di Bene Comune, se lo fanno gli altri , invece, questo va visto come un manifestazione del Male, del Diabolico.
Con
quest'ultima considerazione siamo arrivati alla risposta alla domanda espressa alla fine del V paragrafo, dove la domanda era: Ma ,soprattutto,
perché si è creato tutto questo?
Dopo quello che ho detto, allora, si può rispondere così:l'invenzione delle categorie "occidentale"-"Il Bene" e mondo islamico - "Male" servono solo per giustificare una sporca guerra (quella che adesso gli Usa stanno conducendo contro praticamente tutto il mondo arabo, e poi chissà contro chi altro) che, a partire dall'11 Settembre, serve per estendere il dominio economico, politico e culturale degli Usa su tutto il resto del pianeta Terra.
Perché è proprio il dominio del mondo che gli Usa inseguono da quando stanno emergendo nuove potenze geopolitiche quali la Russia , la Cina , etc.
La giustificazione di una guerra, che altrimenti sarebbe stata inaccettabile da gran parte dell'opinione pubblica mondiale, serve per fare in modo che la violenza e la sopraffazione
perpetrata nei confronti di popoli inermi si infonda di parole benevole quali "pace", "democrazia", "bene comune" e fa in modo che il rischio di stare facendo semplice ed irrazionale violenza non emerga mai mentalmente.
Cosa facevano i nazisti quando sterminavano gli ebrei, se non affermare che lo facevano
perché "
Got Micht Uns"?
Se questo non sarebbe avvenuto, è probabile che i nazisti mentre distruggevano un intero popolo si sarebbero comportati come il protagonista di "Delitto e Castigo" di
Dostoevskij.
Brutalizzare il nemico (l'arabo barbuto, fondamentalista, misogino, ignorante) è solo una giustificazione per sentirsi dalla parte del Bene, per ucciderlo così più allegramente pensando che ucciderlo sia un ordine voluto da Dio (la giustificazione morale più potente che ci sia).
VII La Creazione di un nuovo nemico. Il terrorismo globale.1989, caduta del muro di Berlino.
Fine "dell'Impero del Male".
Serviva una nuova giustificazione per estendere il dominio Usa, ( concretizzatosi nella famosa globalizzazione), e dove è stata individuata l'antitesi? Prima era "il comunista", ora è "il terrorista"Il terrorismo tuttavia è un qualcosa di ancora più efficace del vecchio nemico "slavo",
perché è una parola variamente interpretabile ed innanzitutto applicabile facilmente a qualsiasi cosa. A qualsiasi cosa? No, certo; ma solo a quello che può creare un qualche disagio all'Impero del Bene.Terrorismo! Ah, quante cose possono essere chiamate terroriste!Ogni governo a questo proposito lo può sfruttare al meglio per conservare il proprio potere fondato sulla prevaricazione. Terrorismo allora può essere tutto ciò che si oppone ai governi
succhiasoldi dei cittadini, terrorista è allora l'immigrato che si oppone allo sfruttamento del "padrone", terrorista è allora chi chiede una paga più dignitosa, terrorista è allora il cittadino che protesta contro il sopruso dei potenti , il lavoratore alienato che protesta contro una situazione di continuo precariato senza alcun futuro dignitoso,terrorista è chi "sputa nel piatto dove mangia", terrorista è il palestinese che resiste contro il sionismo assassino, terrorista è il resistente
irakeno che combatte contro la violenza dell'Impero assassino, terrorista è chi lotta contro uno stato di cose presenti fondate sull'ingiustizia, terrorista è chi dice: la democrazia è il potere del popolo e non una oligarchia di potenti alleati contro il popolo !!( Ah!! la democrazia Occidentale!!)... ma soprattutto terrorista è chi è troppo diverso per sembrare uguale agli altri.Terrorista è, perciò,
innanzitutto e soprattutto, "IL DIVERSO".
VIII L'Inattuale. Il Mondo non può essere cambiato.Siamo forse arrivati al capolinea.
A dire la verità non me ne sono neanche accorto.
Quante cose volevo ancora dire!
La mia rabbia mi sembra eterna, non ha tempo!
Essa nasce dal sopruso di questa situazione di ingiustizia che vivo quotidianamente e dalla mia totale impotenza . E' la rabbia di chi si sente solo, di chi non può fare nulla, di chi vede la sua vita alienata, di chi vede gli altri completamente incuranti di ciò che pur è presente sotto i loro occhi. E' la rabbia in aggiunta ad una voglia incredibile di ribellarsi, che forse, a volte, mi fa inveire in maniera troppo violenta contro i miei simili, così conformisti e così orgogliosi della loro ignoranza "nel non capire nulla di politica". Ma è così che Il Potere (
entità non certo unica ma plurima, e in continua lotta) vuole che noi siamo: muti, zitti, disinteressati, che pensano solo al ben vestirsi, ad avere la nuova macchina, il nuovo cellulare all'ultima moda, ad avere la ragazza che guardano tutti (come una bella merce esposta in una vetrina)...insomma, la mentalità del cittadino medio occidentale; la mentalità della nuova classe post- borghese globalizzata (sotto l'
egida della nuova cultura anglo americana), che ama l'inglese senza magari neanche conoscerlo, che ascolta pop music, che veste Dolce & Gabbana, che ama i cani, etc etc. Cosa posso io contro questi? Cosa posso? Veramente mi mancano le armi! ogni mio discorso è subito tacciato. Mi si dice:Il mondo è questo e questa è la vita. Questa è la vita, e bisogna rassegnarsi...
IX Occidente: dalla dialettica alla sua morte.
Forse il pezzo precedente non c'entrava nulla. O forse no?
Ora però voglio concludere dando una definizione (certo temporanea) di ciò che ai miei occhi oggi è cio che viene definito Occidentale.
Per me oggi la categoria Occidentale è tutto ciò che non critica ciò che oggi è L'Occidente. Sembra uno scioglilingua ma invece non è così.Mi sembra invece una definizione appropriata per definire una cultura assolutamente incapace di autocriticarsi, che si bolla assolutamente superiore rispetto alle altre.Una cultura che invece in sè, come ha dimostrato storicamente, ha sempre avuto (ma questo non è solo "occidentale"), la capacità di analizzarsi e di avere sempre un pò di "coscienza infelice", perchè, se questo non ci fosse mai stato, io qui non avrei alcuna possibilità e alcuna capacità argomentativa per criticare.
L'artista ribelle dell'ottocento, era questa cultura della "coscienza infelice", era , in un certo qual senso, il prodotto di quella classe assolutamente dialettica che era la borghesia. Ora questo non c'è più. La nuova classe post-borghese è una classe assolutamente incapace di criticarsi, assolutamente a-storica, in un certo qual senso, a cui manca nella maniera più assoluta una autocoscienza (che è sempre un riflesso "morale", e storico, sui propri pensieri). La nuova classe post-borghese (che storicamente nasce , si può dire ,col consumismo ed ha avuto inconsciamente un forte appoggio ideologico da parte del sessantotto studentesco) è un narcisismo in piena regola, incapace com'è di autocritica.Essa sa solo guardarsi allo specchio e dirsi:"specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?".
L'occidente è, oggi come oggi, la morte della critica all'ordine attuale delle cose.
Ma è proprio questa critica che si dovrebbe recuperare per portare avanti un pensiero genuinamente e coscienziosamente rivoluzionario. Quindi "anti-occidentale".
Come il vecchio Nietzsche, bisogna imparare ad essere " inattuali".
Post scritto e la nuova classe egemone.
Oggi come oggi è la cultura anglo- americana che definisce meglio la forma e il contenuto di ciò che deve essere principalmente "occidentale". Perchè questo?
Per diversi motivi, ne elencherò qui i principali.
1- per egemonia economica ("globalizzazione")
2- per egemonia politica e militare
3- per egemonia culturale ( con "invenzione" della nuova classe media globale).
Con una certa mentalità, quindi con una certa visione del mondo, si riesce a forgiare anche un certo dominio.Il mondo è il riflesso del pensiero...
Ogni potere infatti si è sempre ufficializzato portandosi avanti una certa weltanschauung che aveva il compito di non criticarlo. E' successo con la borghesia, è successo con i totalitarismi del novecento (il paragone è però solo qui formale, io, infatti, non sto dalla parte di chi equipara tutti i totalitarismi del novecento!), e succede oggi con la nuova classe post-borghese, la quale mantiene incriticata l'egemonia politica militare economica e culturale, di un paese (USA soprattutto) su gli altri paesi europei e non europei.