martedì 31 luglio 2007

Pausa riflessiva e non solo

Cari lettori oggi prendiamo un programmato commiato da voi infatti abbiamo deciso che per il mese di agosto nessun post verrà pubblicato e che i nostri nuovi pensieri riappariranno dai primi di settembre. Le motivazioni che ci spingono a far ciò sono semplici: per prima cosa agosto è risaputo che sia il mese delle vacanze e anche noi ci prendiamo tale lasso di tempo per meditare, con la tranquillità derivata dalla mancanza di coattivi orari e frenetici ritmi, e per staccare la spina da questa metropoli che ci asfissia con il suo “smog”, perché in fondo è ancora possibile vivere le vacanze in modo non consumistico; il secondo motivo, conseguente al primo, è il fatto che gli scrittori di tale blog saranno lontani da questa bella Italia e non volendosi alienare al computer lo lasceranno molto volentieri a casa, e se i loro occhi lo incroceranno lungo le vie del viaggio repentinamente sposteranno lo sguardo o verso il cielo o verso un virgineo foglio di carta; terzo ed ultimo volenteroso motivo è la scelta consapevole di voler lasciare a stagnare i nostri post per fornire la possibilità, a chi vorrà, di poterli leggere nuovamente oppure di leggerli per la prima volta. La pausa diventa quindi un invito a leggere con calma e passione tutti nostri post passati (guardate la lista dall’indice e non evitate quelli dei mesi precedenti infatti la natura dialettica del nostro blog richiede la loro comprensione ed assimilazione: un libro che si ri-scrive continuamente su se stesso per elevarsi a nuova vita nella sua dissoluzione nell’Assurdo) ed inoltre un appello per tutti a guardarsi intorno, pensare e scrivere.
Auguriamo un buon riposo oppositivo a tutti!
Ci rivedrete a settembre, ben ritemprati nell’animo e soprattutto ancora più cattivi di prima, ma pur sempre dialettici, coerenti e perciò assurdi!

P.S. Per iniziare consigliamo ai lettori di leggere i seguenti post:
_ “Perché questo blog?” (giugno);
_ “Assurdo: senso, valore e prassi” (giugno);
_ “Invito a una lirica assurda” (giugno);
_ “Che cosa si deve intendere per Occidentale (come per Occidente oggi si deve intendere il dominio statunitense)” (luglio);
Inoltre tenetevi aggiornati guardando i link presenti nella pagina principale.
Come ultimo avviso che vi lasciamo prima della partenza annunciamo le novità che compariranno da settembre:
_ in aggiunta all’indice temporale potrete muovervi all’interno del blog con un indice tematico;
_ verrà finalmente pubblicato in anteprima solo per voi il racconto assurdista “Smog”;
_ inizierà la pubblicazione nel blog di un’opera poetica in divenire (“Poesia in fieri”);
ma soprattutto speriamo in una vostra maggiore partecipazione, non tanto per il blog in sé, quanto per il nostro (qui inteso nel suo senso più ampio) conflitto contro il mondo ideologico e falso che oggi ci circonda, ossia contro l’Occidente dei politici rampanti e dei consumatori obesi nella loro statica passività.
Il nostro blog è aperto a qualsiasi idea: chi volesse parteciparvi può scrivervi e se vuole contattarci basta mandare una mail all’indirizzo presente nel lato destro della pagina ("Per contattarci:").
Ricordatevi che tutto il tempo che “sprecate” con noi è tempo che rubate al consumo anonimo, disintegrante, asfissiante e inesistenziale: e ciò è cosa buona e giusta!
Grazie di tutto!
Viva la prassi!
Viva il comunitarismo!

domenica 29 luglio 2007

Un'altra canzone per voi

What Shall We Do Now?

Shall we buy a new guitar?
Shall we drive a more powerful car?
Shall we work straight through the night?
Shall we get into fights?
Leave the lights on?
Drop bombs?
Do tours of the East?
Contract diseases
And bury bones?
Break up homes?
Send flowers by phone?
Take to drink?
Go to shrinks?
Give up meat?
Rarely sleep?
Keep people as pets?
Train dogs?
Race rats?
Fill the attic with cash?
Bury treasure?
Store up leisure?
But never relax at all
With our backs to the wall
Backs to the wall

Traduzione:

Cosa dovremmo fare ora?

Dovremmo comprarci una chitarra nuova?
Dovremmo guidare una macchina più potente?
Dovremmo lavorare senza pausa alcuna per tutta la notte?
Dovremmo litigare?
Lasciare accese le luci?
Sganciare le bombe?
Fare concerti all'Est?
Contrarre malattie
E seppellire le ossa?
Distruggere le famiglie?
Spedire fiori per telefono?
Cominciare a bere?
Andare dagli psichiatri?
Lasciare stare la carne?
Dormire di rado?
Custodire le persone come animali domestici?
Addestrare cani?
Far correre i topi?
Riempire la soffitta di denaro?
Seppellire tesori?
Immagazzinare divertimento?
Ma mai rilassarsi completamente
Con le nostre spalle al muro
Spalle al muro

(Pink Floyd, "Pink Floyd The Wall")

La canzone non è stata inserita in nessun preciso album ma soltanto in una raccolta live del 2000 (“Is There Anybody Out There?”); la traccia comunque risale al concept album “The Wall” (1979) ma non fu inserita all’interno di esso per problemi discografici.
Nonostante ciò la canzone comparve nel film “Pink Floyd The Wall" del 1982 e perciò consiglio per una sua migliore e più approfondita comprensione la visione del medesimo film: essa infatti, se pur molto incisiva presa singolarmente, andrebbe collocata all’interno di “The Wall” per coglierne tutte le sue sfumature e le sue conseguenze.

sabato 28 luglio 2007

Critica propositiva (quinta parte)


Un'antitesi

I
Quello che mai nessun filosofo o intellettuale ha saputo spiegare è il perchè la gente dovrebbe preferire un mondo povero di merci ad un mondo ricco di merci come quello in cui l'Occidente si trova attualmente.
Perchè, in pratica, la gente dovrebbe fare questa scelta, mi chiedo, se si sente meglio di vivere in un mondo ricco di consumi?
Non c'è a questo proposito alcun argomento che tiene - nessuno.
Il fallimento delle critiche portate a questo livello è palese: dopo così tanti anni che sociologi e filosofi hanno scritto contro il consumismo, nonostante siano state prodotte anche opere di notevolissimo spessore critico, la gente continua a consumare liberamente e con ancora più voglia di prima.
Diciamoci dunque senza tante astrazioni intellettualoidi che questa critica non ha alcuna presa sulle persone, nessuna. E' stata un fallimento e bisogna prenderne atto.
La critica alla società di massa è diventata in sostanza una fede: perchè criticare questo allegro mondo post-borghese e consumista dove il valore merce è un valore indispensabile se non per una specie di "fede" da eremiti? (Che ad alcuni porta però anche parecchi soldini!).
Che cosa propongono questi intellettuali di tanto forte da poter cioè creare un reale cambiamento? Niente di così forte. Ma proprio niente.
Pensate che la gente possa davvero preferire un mondo diverso da questo?
Io, nella realtà che vivo, non lo vedo davvero da nessuna parte, anzi. Vedo invece sempre più un desiderio gaio e folle di consumare, consumare e consumare, e più si consuma e più si cerca la felicità, questa chimera umanamente irraggiungibile, questa metafisica eterna dell'umana impotenza.
Voi intellettuali pensate che il potere del denaro e di conseguenza quello del consumo sia così facilmente debellabile dalle menti delle persone?
Non è forse meglio ammettere che un mondo ricco di merci è da preferire ad un mondo povero di merci , e che l'uomo "ontologicamente" preferirà sempre il primo al secondo?
Ma davvero preferireste che , discorso legato al precedente, si arresti anche "lo sviluppo" e che si ritorni all'epoca della pietra? Pensate davvero che la gente voglia questo e preferirebbe questo?
Sinceramente parlando: davvero tutte le conquiste tecnologiche di questi ultimi tempi secondo voi andrebbero buttate in un cesso? Non è forse meglio e più comodo prendere un aereo che farsi 10.000 kilometri in carrozza? Non è forse più comodo più veloce e meno dispendioso?
Sì, certo. Volete forse che la gente prenda il meno possibile l'aereo per evitare eventuali catastrofici danni alla natura! Ma perchè mai dovrebbero limitarsi, le persone?Perchè impedire ad esse di visitare quando li pare e piace altri paesi , altre culture, etc?Non è questa una forma di dittatura feroce sulle persone? Perchè volete limitare la loro vita e il loro desiderio di conoscere?
O forse volete che alcuni consumi siano limitati solo alle persone più intelligenti e consapevoli?
E perchè mai, o feroci aristocratici? Esistono forse uomini più degni di altri?
Chiediamoci sinceramente questo.


II
Io in pratica mi chiedo questo:

1- che cosa propongo io al posto di questo mondo mercificato?

2- E, una volta proposto, le persone davvero lo preferirebbero all'attuale mondo?(e, conseguenza di ciò, quale sarebbe l'idea capace di creare le premesse più forti per vincere il sistema odierno?).

3- Perchè criticare questa società quando è palese il fatto che tra un mondo ricco ed uno povero le masse preferirebbero sempre e comunque un mondo ricco di merci, di servizi e di tecnologia?

4- Chi sono io per proporre agli altri che l'attuale ordine esistente è peggiore delle mie proposte, e che quindi sarebbe meglio un mondo povero di merci ad un mondo consumista come il nostro?

5- Chi sono davvero io? Forse un uomo superiore? Uno dei "pochi che hanno capito"? Un illuminato? Un Saggio? E poi, se davvero lo fossi, perchè devo imporre la mia volontà sugli altri e decidere per loro che cosa è meglio o peggio?


III
La vita! Può esserci limite alla vita?E l'illimitato? Che cosa é? E l'infinito?
Mesto dolore senza una metafisica che possa presentarmi un'idea di infinito! Davvero sarebbe dolore? Che cosa mi tange più da vicino se non proprio questo problema? Dio, l'infinito, l'iilimitato...come pensare un'idea di vita dove questi problemi non esistono più? Dio può essere eliminato dalla mente umana, e l'infinito?
Oggi l'idea di infinito si concretizza nell'Occidente capitalistico, con l'idea dell'illimitata estensione della mercificazione. Questo è oggi l'illimitato.
Ma l'idea stessa di illimitato trae da conseguenza diverse, a-storiche, sembrando quasi un problema umano eterno.
Il problema che mi pongo è : come giungere ad una vita dove il limite sia una derivazione stessa dell'anima umana?. Ma questo si può ottenere semplicemente non eliminando l'idea di infinito?
O forse bisogna cercare una nuova idea di infinito, non legata all'illimitata mercificazione dell'esistente, ideologia portata avanti storicamente dal capitalismo?
E se sì, quale idea di infinito?
Alessandro, riguardo l'idea di infinito, dice, in maniera sublimamente poetica:"L’immenso risiede proprio in ciò: guardare il solitario fiore tra l’erba e commuoversi…".
Ecco, è proprio questo il punto, cercare in se stessi questo infinito presupporrebbe un atto di catarsi interiore, una fuoriuscita da un certo modo di vedere le cose per giungere poi ad una prassi nuova, ad un nuovo rapporto vivente con il mondo che ci circonda.
"Guardare il solitario fiore tra l'erba e commuoversi...", e un brivido mi percorre lungo la schiena.

Alcune considerazioni sulla coscienza di sè e sul rapporto conflittuale con la realtà (quarta parte)


Alienazione e luogo comune

I
Il soggetto, in questa fase ancora in potenza, può "indursi" a mantenersi nella sua condizione alienata dal momento che essa lo rispecchia e quindi lo riconosce come soggetto avente un'identità autonoma.
Purtroppo però qui il suo riconoscimento non è affatto reale, bensì è in sostanza il riconoscimento alienato di lui nella realtà.
Infatti, ciò che la realtà qui gli riconosce non è la sua singolarità, bensì la sua identità alienata.
In lui cioè si ritrova ciò che è già "preesistente" nella realtà, e perciò egli viene egualitariamente riconosciuto. Solo per questo e non per altro.

E' questo "heideggarianamente" il livello del "sì inautentico", della chiacchiera, dove il soggetto viene parlato, poichè non è lui soggetto del proprio parlare ma ciò che lo fa parlare è il "sì inautentico".
Attraverso di lui parla lo spettacolo che è in lui.

Tale livello di alienazione è quasi inalienabile del tutto. Un poco ce lo portiamo dietro tutti. Fa parte della quotidianità.
In questo senso è il luogo dove ha partita vinta il Potere, essendo il luogo comune ciò che la sua volontà di potenza domina nelle diverse fasi storiche.

Una "rivoluzione" degna di questo nome è proprio qui che deve puntare il dito. Questa deve essere la sua funzione ideologica più potente. E' questo il luogo più importante dove essa deve agire.
E ciò deve portarla ad un cambiamento di paradigma che, diventando totalità sociale, produca una gestalt a livello di pratica sociale.

La decostruzione compiuta del luogo comune dominante, prima ancora delle armi (senza una rivoluzione di paradigma della quotidianità, infatti, a nulla serve alcuna rivoluzione con le armi), è l'indicatore più importante dell' efficacia di una rivoluzione. La sua base vitale.
A questo proposito la critica sagace ed intelligente è utilissima. Bisogna però dopo questo passare alla fase di una pratica "costruttiva". Ma questo solo dopo.
Questo livello di "rivoluzione" è fondamentale. Essa deve fare in modo poi di decantarsi e divenire così "spirito comune", "morale comune".
Solo così si può evitare il fallimento.

***


Nella prossima puntata assisteremo ad una sorta di antitesi (ma che contiene anche elementi propositivi) del mio pensiero fino a qui esposto.

venerdì 27 luglio 2007

Gramsci profeta con ragione

Mi dispiace spezzare la linea demarcata dagli ultimi due bellissimi post di Alessandro, ma mi urge oggi presentarvi un bellissimo articolo pescato da Ripensare Marx dedicato alla memoria di questo grande pensatore rivoluzionario: Antonio Gramsci.

Purtroppo io Gramsci lo conosco poco, avendo letto pochissimo di lui. Tuttavia quanto egli dice qui, in questi suoi frammenti di articoli pubblicati e commentati dal blogger di Ripensare marx, mi sembra di un'attualità sconvolgente. Leggeteli e poi meditate sulla grandezza di questo pensatore marxista che riuscì ad essere fino in fondo coerente con le proprie idee, fino alla morte. Questo è un esempio che qualsiasi pensatore dovrebbe considerare, ed indizio anche per chi lo segue della sua onestà intellettuale.

Viva l'uomo Gramsci insieme al pensatore!

***


ATTUALITA' DI GRAMSCI di A. Berlendis

Contro la vuota retorica celebrativa e la triste curvatura opportunistica dell’anniversario gramsciano ed al, forse ancora maggiore, silenzio, suggerisco alcuni (tra i molti possibili) spunti di carattere metodologico ma non solo, attingendoli dall’elaborazione gramsciana.

1.il presidente del Consiglio è l’uomo di fiducia della classe proprietaria; alla sua scelta collaborano le grandi banche, i grandi industriali, i grandi proprietari terrieri, lo stato maggiore; egli si prepara la maggioranza parlamentare, con la frode, con la corruzione …

La classe dominante italiana non ha neppure avuto l’ipocrisia di mascherare la sua dittatura…

Così Gramsci (articolo Lo Stato italiano 7 febbraio 1920 su l’Ordine nuovo) analizzava la figura del capo del Governo: un esempio di metodologia di analisi strutturale.

Definiva inoltre i poteri forti dell’epoca, come l’ “insieme delle forze organizzate dallo Stato e dai privati per tutelare il dominio politico ed economico delle classi dirigenti. Quaderni dal carcere pg 1620

Questo, perché si interrogava, da un punto di vista di rivoluzionario contro il capitale, riguardo la formazione sociale particolare italiana di quella determinata congiuntura storico-politica, ponendosi domande del tipo : “Che cos’è lo Stato italiano ? E perché è quello che è ? Quali forze economiche e quali forze politiche sono alla sua base ?

2. A fronte della difficoltà di decifrazione da parte della politologia corrente delle funzioni dello Stato (inteso come un tutto, in quanto garante dell’interesse generale), e di quelle dei partiti (intesi come portatori di interessi particolari), Gramsci sostenne che : “La scienza borghese ha dato …le più diverse e confuse definizioni del concetto di ‘partito’.

E’ assai raro che un qualche rappresentante del mondo borghese abbia osato affrontare la quistione e dire francamente che ogni partito è l’organizzazione di lotta di una determinata classe sociale.

Questa semplice verità,…, non può essere riconosciuta dagli scrittori borghesi per la stessa ragione per cui evitano di chiamare col proprio nome l’essenza del parlamentarismo… Per sua stessa natura, il regime borghese è costretto a presentare alla pubblica opinione e anche a sé stesso come organi di pacificazione, di armonia, di collaborazione, tutta una serie di istituzioni che sono invece dirette alla sopraffazione della classe operaia. “ ‘Il rivoluzionario qualificato’ pag. 98

L’attributo di partito non è qui circoscritto alle espressioni politiche organizzate dei gruppi sociali (eterogenei), non è limitata alle definizioni (ideologiche) giuridiche per cui lo Stato si connota come organo al di sopra delle parti (sociali, e loro espressioni politiche,cioè i partiti), ma individua gli apparati di Stato (governo, parlamento, magistratura,esercito, servizi segreti…) come parti del e in conflitto tra loro, sempre dissimulate dalla facciata di neutralità istituzionale.

3. Ieri le forze di auto-denominatesi ‘sinistra radicale’ hanno simultaneamente votato la mozione di approvazione della politica estera italiana e criticato l’accordo sul Welfare.

Deve,a mio avviso, far riflettere la lucida descrizione dell’ascesa nell’orbita governativa che Gramsci fece delle sinistre dell’epoca : “le nuove consorterie che muovono alla conquista del potere [piccole quote di nicchie di potere, rispetto alle ‘sinistre’ della coalizione del governo attuale—Aggiunta mia] sono costrette a tenere un contegno equivoco per non perdere il contatto con le masse che finora le hanno spinte avanti e che si tratta di far entrare in modo organico nell’orbita dello Stato.

E’ questo il motivo che obbliga queste nuove consorterie — la classe dirigente della socialdemocrazia di domani — ad avere due volti e due programmi : uno che deve servire ad illudere la massa che li sostiene e a farle credere che, nella nuova forma dell’azione parlamentare positiva, della partecipazione al governo, dell’astensione dal voto, ecc., vive ancora la vecchia sostanza della ribellione allo Stato oppressore, e un altro, quello che esprime le intenzioni, o propositi, l’animo reale della nuova classe di oppressori e sfruttatori.

La necessità di mentire : ecco il marchio della socialdemocrazia, e popolari e socialisti lo ostentano con eguale ripugnante improntitudine.” ‘Il processo alla crisi’ Ordine nuovo 13 febbraio 1922

4. Chiudo con una indicazione gramsciana circa l’atteggiamento da assumere nell’agire : “Volete che chi è stato fino a ieri uno schiavo diventi un uomo ? Incominciate a trattarlo sempre come un uomo. E il più grande passo in avanti sarà già fatto”. 'Il rivoluzionario qualificato’ pag. 27

postato da: RIPENSAREMARX

giovedì 26 luglio 2007

Il venditore di sogni

“Tristezza fu concepita dagli uomini in un giorno di pacifico sole agli albori del tempo; il giorno seguente, tra gli inferi ed il cielo, ella fu battezzata con il nome di Infelicità”

_ Benvenuto!
_ Salve!
_ Cosa posso fare per lei?
_ Vorrei comprare una macchina. Sa una macchina di quelle sportive, veloci: vorrei fermarmi ad un semaforo o davanti ad un locale ed essere guardato con rispetto da tutti quegli anonimi individui che si gireranno invidiosi.
_ Ho capito cosa cerca. Guardi, da amico, le consiglio vivamente questa.
_ Bisogna vedere se posso permettermela: per curiosità quanto costa?
_ Per lei chiudo un occhio alle regole del buon venditore e gliela faccio un po’ a meno… la sua vita.
_ È proprio una vera offerta! Come potrei rifiutare?!
_ Noi ci teniamo al cliente.
_ Lo si vede proprio: non sarei entrato altrimenti.
_ Quindi paga in contanti, assegno, carta di credito oppure vuole fare un anticipo e poi il resto dividerlo in rate mensili?
_ Ovviamente in contanti.
_ Bene! Si vede immediatamente che lei è proprio un signore. Allora firmi qui e la macchina è tutta sua.
_ Fatto!
Grazie mille per questa sua immensa cortesia!
_ Si figuri: è il mio lavoro.
_ Non poteva farmi più felice.
_ Lei mi fa commuovere.
_ Grazie!
_ Ancora un attimo e siamo a posto: questa è la copia del contratto che rimane a lei e queste sono le sue chiave. Ora mi segua che la porto alla sua macchina.
_ Lei ha fatto in modo che un sogno si avverasse: questa è l’azione più sublime che un uomo possa fare verso un altro uomo.
_ Lei mi lusinga troppo.
Questa ora è la sua macchina.
_ Questa ora è mia.

Bang!

_ Bene. Avanti il prossimo!

Salve! Cosa desidera?

martedì 24 luglio 2007

L'uomo dialettico

Con questo post ci riproponiamo di chiarire in modo sintetico, ma non per questo banale, che cosa noi assurdisti intendiamo quando parliamo di Uomo e di conseguenza cercheremo di mettere bene a fuoco l’essenza peculiare di questo concetto che noi opponiamo nettamente a quelli ideologici di invertebrato (l’ente anti-pratico e anti-teoretico che sopravvive solamente per strisciare subdolamente ai piedi degli dei mortali e dell’inesistenza), consumatore e capitalista.
Per raggiungere tale fine, che come scopo immediato ha quello di rendere meno oscuri i post passati e quelli avvenire, noi riteniamo doveroso esplicitare che cosa sia la Dialettica e facciamo ciò con la fiducia (la fiducia di cui parliamo noi è quella che scaturisce a posteriori e che a priori noi chiameremmo azzardo: facciamo questa specificazione per distinguere queste prese di posizione individuali e/o associative da tutte quelle speranze metafisiche che nascono dal cieco caso senza aver mai posseduto precedentemente tra le mani nemmeno un minuscolo indizio) di scorgere in essa, non metaforicamente ma anzi concretamente, la natura profonda dell’uomo, il suo dna ontologico.
Per cercare quindi di comprenderci in modo sempre più accurato noi qui ci soffermeremo sul concetto di Dialettica e sul suo processo: lasciamo a voi il compito di cogliere nel testo, dove non è palesemente espressa, la simmetria che traccia la figura umana.
Buona lettura.

I
Il movimento dialettico si attua continuamente nella realtà in modo pratico (oggettivazione), mentre l’ambito teoretico si rende necessario a noi per intravedere tale suo svolgersi nel reale. La sua “esistenza” coincide col suo moto e a noi che viviamo all’interno di esso è richiesto un immenso sforzo per coglierlo: per giungere all’essenza di ciò che siamo dobbiamo farci aiutare da ogni più piccolo indizio che ci si offre in questa frenetica quotidianità in cui l’attenzione va sempre più scemando a scapito della gretta istintività. L’essere è alienato a tal punto da essere divenuto come un pesce che immerso dalla nascita nell’acqua crede che essa sia la sua pelle e per questo motivo da essa non riesce ad astrarsi per giungere ad afferrare consapevolmente (dis-alienarsi) ciò che egli in concreto è: un pesce nell’acqua per l’acqua e tramite l’acqua.
(Mi scuso immediatamente con voi per l’elementarità dell’esempio e per la sua poca eleganza ma l’ho trovato subito nella sua semplicità molto utile e incisivo a patto che non ci si soffermi con pignoleria sugli aspetti biologici e razionali che rendono il mio pesce in realtà inesistente se non addirittura impensabile: per ciò ringrazio la facoltà dell’immaginazione e come Marcuse la lodo per il suo immenso valore critico di cui non ci si dovrebbe mai dimenticare ed anzi di cui bisognerebbe, soprattutto nel nostro tempo ipertecnologico, fare un maggiore uso)

II
La tesi nel confronto-scontro con l’antitesi (il limitante) si infrange contro lo scoglio del proprio limite, sia intrinseco che estrinseco, e si scopre (scoperta che in realtà è assimilabile ad un riconoscimento) in tal modo come limitata (passaggio dall’incoscienza alla consapevolezza di sé e del mondo) per rinascere nello splendore dell’illimitatezza della sintesi (l’illimitato in potenza che si fa tesi, limitato in atto, per riconsegnare alla realtà senso temporale e materiale).

III
La tesi negandosi si de-limita attraverso l’opposizione con ciò che non è e scopre attraverso tale evento il ruolo fondante del non-essere e di conseguenza conoscendosi si avvicina globalmente all’essere; in altre parole dopo il doloroso travaglio e il successivo parto l’esistenza comincia il suo respirare nella consapevolezza vissuta.

IV
L’esistenza è dialettica singolarizzata e per questo motivo storicizzata.

V
Nell’Io si realizza concretamente la coincidenza degli opposti e nel Noi ciò si manifesta: bisogna con-fondersi per giungere a comprendere e a comprendersi.

VI
La prassi è l’Io vitale che fuoriesce da sé per entrare in contatto con il mondo: essa è il modo d’essere dell’individuo singolo o associato, è la necessità strutturale dell’azione e l’indissolubile legame esistenziale tra io e mondo, agente e agito, pensiero e reale, vita e morte, noi e comunità.

VII
La Storia è il prodotto della tensione tra il già dato e il futuro, tensione che ci pone di fronte alla necessità della scelta, e solamente tramite essa l’uomo diviene completamente soggetto-agente (io-pratico), assumendosi con ciò il compito di essere scultore della realtà in cui vive, oltre che essere contemporaneamente prodotto scultoreo della medesima.

VIII
L’uomo dialettico è l’individuo (individuo in senso lato in quanto è ancora prematuro considerarlo pienamente tale e sarebbe anzi per il momento consono continuarlo a chiamare ”nulla”) che prende coscienza di sé e di conseguenza, con il raggiungimento di questa sua consapevolezza, coglie il movimento della realtà e la sua intima identità ontologica con l’altro-da-sé. Tale identità si presenta nella realtà come una somiglianza-diversità che propone al singolo un continuo superamento di sé attraverso il suo contatto (mediazione) con il mondo. L’uomo dialettico è quindi colui che superando il muro del senso comune e dell’apparenza ideologica si rende l’unica figura adatta per oltrepassare il muro silenzioso dell’illusione e di conseguenza per sfociare nell’oceano della critica.
L’uomo dialettico decostruisce e allo stesso tempo costruisce sia con la parola che con l’atto: il comunitarismo per sorgere e irradiarsi richiede l’associazione di uomini dialettici, ma ahimé essi sono così rari nel mondo che conoscerne uno equivale quasi a un miracolo.
Noi crediamo nel bisogno di un mutamento sociale e per esso, nei nostri limiti, ci mettiamo in gioco; per questo stesso motivo il nostro blog andrà avanti senza fermarsi di fronte a problemi di numeri o di idee: la lotta è una questione di metodo e perciò di qualità non di quantità! E chi è giunto a leggere fino a questa riga forse ha già iniziato a comprendere che c’è qualcosa di estremamente profondo nell’uomo e che tale segreto va con tutte le nostre forze riscoperto nonostante esso venga quotidianamente celato per fare in modo che la vendita di spazzatura aumenti sempre di più e che non si arresti la nostra trasformazione in automi-consumatori… buona scontro!

Sulla donna italiana

Per iniziare a parlare di donne, ho voluto qui inserire due articoli cronologicamente molto distanti tra loro. Il primo è di un filosofo italiano il cui nome è Julius Evola, apparso su un mensile nel lontano 1952; il secondo, invece, è un articolo di pochi giorni fa apparso sul blog di Sherif El Sebaie. Come mai ho scelto due articoli così distanti nel tempo?
La mia scelta è dovuta al fatto che, nonostante siano passati tanti anni dal primo al secondo articolo, quello che è oggi il profilo generale della donna italiana non è affatto cambiato. Ben dice Evola quando afferma che "
la donna mediterranea trascura quasi sempre di formarsi una vita propria autonoma, una sua personalità, indipendentemente dalla preoccupazione del sesso".
E' proprio qui sta il punto norevole che più mi sta a cuore, il che potrà ben fare capire al lettore quanta distanza c'è tra me e il maschilismo. Quel che io voglio, infatti, è non certo una donna remissiva, ma neanche "agressiva", se vogliamo, poichè la situazione sul piano psicologico non cambierebbe, se essa fosse comunque e sempre caratterizzata da una certa dipendenza o addirittura sottomissione all'autorità maschile o alla società. Quel che voglio invece è un principio di autonomia e di emancipazione, il che farebbe del bene non solo alla donna ma alla società intera.
Quanto dico rimane solo una cosa certo rivedibile e confrontabile con altre posizioni. Per ora però la mia opinione è quella che ho espresso poc'anzi. Per il resto, buona lettura e buona riflessione.


***
Sulle ragazze italiane

La donna mediterranea, quasi senza eccezione, ha la propria vita orientata nel modo più unilaterale e, diciamo pure, più primitivo verso l'uomo. Noi siamo ben lungi dall'esaltare la donna mascolinizzata o la compagna: fatto per che la donna mediterranea trascura quasi sempre di formarsi una vita propria autonoma, una sua personalità, indipendentemente dalla preoccupazione del sesso, tanto da potersi permettere poi, nel campo del sesso, quella libertà, e mantenere in esso quella spregiudicatezza unita a linea, che si riscontrano, ad esempio, in una berlinese, in una viennese, in una danese.

La vita interiore della gran parte delle nostre ragazze si esaurisce, invece ed appunto, nella preoccupazione pel sesso e per tutto ciò che può servire per ben apparire e per attrarre l'uomo nella propria orbita. Così che noi vediamo spesso donne e giovanissime, tenute ancora dalla famiglia in una specie di recinto di protezione, tutte pittate ed attrezzate come, nei paesi del Nord non lo sono nemmeno le professionals. E basta esaminarle un momento per accorgersi che, malgrado tutto, l'uomo e i rapporti con l'uomo sono l'unica loro preoccupazione, tanto più palese, per quanto è mascherata da ogni specie di limitazioni borghesi ovvero da una sapiente, razionalizzata amministrazione dell'abbandono. Al che, subito si aggiungono complicazioni ben comprensibili, data la corrispondente attitudine dell'uomo.

Si può vedere ogni giorno, in una via di grande città, che cosa succede quando una ragazza appena desiderabile passa dinanzi ad un gruppo di giovani: questi la scrutano e la seguono con lo sguardo intenso, come se fossero tanti Don Giovanni o degli affamati tornati dopo anni di Africa o di Artide; l'altra mentre nelle pitture, nell'incedere, nelle vesti e così via non fa mistero di tutta la sua qualificazione femminile, affetta un'aria di sovrana indifferenza e di distacco (anche quando si tratta di una mezza calzetta, ove sarebbe difficile trovar dell'altro, oltre la qualità biologica di esser nata, per caso, donna); tanto che l'osservatore di simili scenette è portato a chiedersi seriamente se l'una e gli altri non abbiano davvero nulla di meglio da pensare per compiacersi di una simile commedia.

Col carattere immediato e, diciamo pure, grezzo delle sue inclinazioni erotiche, un certo tipo umano, purtroppo da noi molto diffuso, allarma la donna, la mette sulle difese, favorisce ogni specie di complicazioni dannose: dannose, in primo luogo, proprio per lui. La donna, mentre da un lato non pensa che a possibili rapporti con l'uomo e all'affetto che essa può produrre sull'uomo, dall'altro si sente come una specie di preda desiderata e inseguita, che deve star bene attenta ad ogni passo falso e razionalizzare adeguatamente ogni relazione ed ogni concessione.

Ma a parte queste circostanze esteriori, di cui ha colpa l'uomo, devesi accusare un atteggiamento effettivamente falso proprio ad un diffuso tipo femminile. Si può affermare che, nel 95% dei casi, una ragazza può aver già detto interiormente sì, ma che essa si sentirebbe avvilita nel comportarsi risolutamente di conseguenza, senza sottoporre l'uomo a tutta una trafila di complicazioni, ad una via crucis erotico-sentimentale. Temerebbe, altrimenti di non esser considerata come una persona seria o per bene, laddove da un punto di vista superiore, proprio una tale insincerità e artificialità sono segno di poca serietà. Su base analoga si svolge la prassi ridicola di flirts, il rituale dei complimenti, del fare la corte, della obbligata galanteria del forse che si, forse che no. E che in tutto ciò l'uomo non si senta offeso nella sua dignità, quasi come per una prostituzione psichica che, alla fine, dovrebbe fargli chiedere si le jeu vaut la chandelle - ciò dimostra l'influenza che sul nostro sesso hanno componenti razziali poco felici.

Ciò che una donna potrà essere conformisticamente e, diciamo così, su di un piano naturalistico, come sposa e madre, qui non entra propriamente in discussione. Certo per che, sotto ogni altro riguardo, la ragazza italiana molto avrebbe bisogno di esser rettificata secondo uno stile di sincerità, di chiarezza, di coraggio, di libertà interiore. Cosa naturalmente impossibile, se l'uomo non la aiuti, in primo luogo facendole sentire che, per quanto importanti, amore e sesso non possono avere che una parte subordinata rispetto a più alti interessi; in secondo luogo, smettendola di atteggiarsi continuamente come un Don Giovanni o come una persona, che mai abbia visto una donna: perchè, in via normale, dei due la donna che deve cercare e chiedere l'uomo, non viceversa.


Julius Evola


Brano tratti dall'articolo Le ragazze italiane apparso sul quotidiano Il Roma il 24 agosto 1952.


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15 Luglio 2007

Femminismo all'italiana



Far finta che il «caso» non esista, stavolta, è davvero impossibile. Basta alzare gli occhi durante il check- in in aeroporto, o accendere la tv. Loro sono lì, che aspettano. Donne, donne, donne. In formato gigantesco, sembrano uscite da un film di Fellini. Scollature profonde, sguardo malizioso. Sono lì per convincere: a comprare una valigia, a scegliere una nuova tariffa per il cellulare. Oppure, semplicemente, per «intrattenere». Succede in Italia, patria della bellezza femminile — e del suo sfruttamento. Perlomeno è questa, secondo il Financial Times, l’immagine che colpisce chi arriva nelle nostre città: corpi (inutilmente) scoperti che ammiccano dai cartelloni stradali, ragazze di nulla vestite che ancheggiano nei varietà. (...) La prova sta tutta nella foto che domina la pagina: una Elisabetta Canalis oversize, cellulare all’orecchio, china a guardare negli occhi l’ignaro passante — sempre che il suo sguardo non sia stato già calamitato dalla scollatura messa in risalto da un ridotto bikini rosso. È un’immagine dell’ultima campagna Tim. E da oggi, per gli inglesi, è il simbolo dell’ «arcaicità» del popolo italiano. (...) «Ma le donne protestano, eccome - si infervora la giornalista palestinese Rula Jebreal (che un ospite non identificato, nell’ultima puntata di Annozero, definì "gnocca senza testa", ndr) - Il punto è che abbiamo bisogno del Ft per commentarlo, come se la questione non fosse palese; il mondo intero ci osserva e ride, e i nostri media ignorano il problema. L’Italia critica spesso il mondo arabo e musulmano, ma quando si tratta di guardare al ruolo delle donne nei media, in politica, dicono "ah no, è un’altra cosa". L’ultimo stadio è la mancanza di diritti, è vero. Ma il primo gradino è spingere una donna a spogliarsi e stare zitta per apparire». (Il Corriere)
A proposito della Canalis, segnalo - innanzittutto - questo mio vecchio pezzo, che è sempre attuale. E vi raccomando di leggere la seguente intervista, rilasciata dalla stessa a Max. Esilarante il passaggio in cui afferma che «All'inizio di Mai dire martedì ero spaesata. Loro sono molto selettivi. Non ti permettono di fare la bella gnocca che va in tivù. Devi trovarti un ruolo, mostrare personalità. La sera tornavo a casa depressa. Ho fatto schifo, pensavo». E ci credo, che era depressa. Ma a quanto pare, l'hanno presa lo stesso, in Tv.

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sabato 21 luglio 2007

Che cosa è la democrazia oggi


Copio ed incollo senza ulteriori commenti. L'articolo è, secondo me, stupendo.


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LE REGOLE DELLA DEMOCRAZIA CAPITALISTICA di A. Berlendis



In questi ultimi giorni eventi che illustrano meglio di qualsiasi manuale di ‘scienza’ politica come funziona la democrazia capitalistica :

Primo evento: secondo “Dan Toole, direttore dei programmi di emergenza dell’United Nations Children, i bambini iracheni stavano meglio prima della guerra, sotto il regime dittatoriale di Saddam Hussein. «I bambini in Iraq - dice Toole - stanno molto peggio di un anno fa e certamente molto peggio di quanto non stessero tre anni fa» quando avevano accesso al programma di aiuti alimentari per l’infanzia deciso dal regime di Saddam per contrastare le sanzioni internazionali.” http://www.corriere.it/ 16 luglio 2007

Da qui si inferisce la Prima regola : l’ importante è votare ,inteso nel suo significato originario di “offrire in voto a una divinità” (la democrazia appunto) ; partecipare ad un rito collettivo ad uso massmediatico (gli uomini della grande finanza italiana in coda per le primarie, così come gli iracheni in coda ai seggi con Fassino che li contava ad uno ad uno sino a sentenziare che 8 milioni avevano partecipato al voto!). Se poi capita di morire subito dopo o lentamente d’inedia ,non è importante : fondamentale è aver ottemperato all’ormai svuotato rito dell’urna (l’urna elettorale conta molto di più dell’urna funeraria…) oppure di vivere con redditi insufficenti, essere disoccupati o precari, perchè ai fini del perfetto formalismo democratico questi aspetti non hanno nessuna rilevanza.

Secondo evento : il presidente USA ha dichiarato che ,Hamas deve “rinunciare alla violenza” (Fonte: Televideo 17 luglio 2007) — forse perché solo Israele può esercitarla legittimamente verso il popolo palestinese.

Da qui si inferisce la Seconda regola: affinché le elezioni siano veramente democratiche, deve vincere la forza politica che rappresenta e favorisce i dominanti (o sub-dominanti) , altrimenti le elezioni non sono valide e si deve tornare a giocare (pardon votare) sino a che, casualmente, non esce il vincitore giusto (quello scelto dai dominanti).

In modo analogo al ripetuto tentativo di creazione del ‘centro’ che occultamente la grande finanza e l’industria decotta italiana stanno tentando da un quindicennio.

Terzo evento : Abu Mazen e l’ ‘Autorità’ nazionale palestinese riceveranno aiuti dagli USA per 190 milioni di dollari (mentre il legittimo governo palestinese di Hamas è stato sottoposto ad un ferreo boicottaggio). (Fonte : Televideo 17 luglio 2007)

Da qui si inferisce la Terza regola : la democrazia ha i suoi costi; 190 milioni di dollari per un presidente e lo strangolamento lento per chi non si piega; oppure elevati stipendi, innumerevoli benefit per comprarsi e mettere in acquiescenza un’opposizione non ‘di sua maestà’ (con l’impegno di quest’ultima di continuare nella recita perché lo spettacolo — per dominati — deve continuare ed apparire quasi verosimile).

Ecco qui compendiate le tre semplici verità che tra le molteplici pagine di sofisticata politologia con elevata probabilità non troveremo mai.

Questo perché se non si declina il sostantivo democrazia con l’aggettivo capitalistica (che presuppone ipotesi teorica su cosa il capitalismo sia oggi e qui ed ora) si preclude la comprensione della realtà (così come lo Stato è un’astrazione indeterminata,se non lo si coniuga con le sue funzioni specifiche rispetto alla riproduzione capitalistica, in una data congiuntura storica, di una particolare formazione sociale).

APPENDICE

Sono stato immediatamente esaudito dall’ illustre politologo Angelo Panebianco ,che proprio oggi in un articolo dall’emblematico titolo ‘Le illusioni del realismo’ (www.corriere.it 19 luglio 2007 ) afferma apoditticamente che : “anche Hitler vinse, come Hamas, democratiche elezioni e che quello dunque non può essere un argomento buono per legittimare dei fanatici estremisti” (questo dopo aver definito, con ovvia connotazione positiva, Abu Mazen come moderato).

In una sola frase ha sintetizzato in modo avalutativo — perché secondo l’illustre politologo la scienza politica deve essere rispettare i canoni che prevedono la separazione dei giudizi di fatto dai giudizi di valore — e magistrale che cosa sono, come funzionano, a cosa servono e quanto valgono le elezioni, segno distintivo della democrazia capitalistica.

Credo lo si debba ringraziare, con la riserva di una maggiore attenzione all’uso dei termini.

E’ opportuno non effettuare inversioni della realtà, se ci si riesce : non si deve chiamare ‘moderato’, termine che secondo il dizionario della lingua italiana De Mauro indica un “comportamento, azione ,non eccessivo, contenuto o ridotto entro i limiti imposti dalla convenienza o dalla tollerabilità” (definita dai dominanti) chi è invece un ‘quìsling’.

Termine che indica chi “durante la seconda guerra mondiale,era capo di un governo fantoccio imposto dai nazisti nei paesi invasi ; estensivamente: uomo politico asservito agli interessi degli invasori; collaborazionista."

postato da: RIPENSAREMARX alle ore 13:53 link

mercoledì 18 luglio 2007

Che cosa si deve intendere per Occidentale (come per Occidente oggi si deve intendere il dominio statunitense)


I Introduzione

Oggi la parola "Occidentale" viene usata moltissimo. Si parla di cultura occidentale, di democrazia occidentale, etc. Ma che cosa vuol dire "Occidentale", a che cosa ci si riferisce quando attribuiamo a qualcosa la denominazione di Occidentale?
Se andiamo ad analizzare , anche solo superficialmente, il significato di questa parola, ci accorgeremmo prestamente che la parola occidentale ha veramente una quantità immensa di significati, tanto da farci perdere di vista un significato generale che possa riassumerli tutti quanti. Per esempio, se parliamo di filosofia occidentale, a che cosa ci riferiamo?
Esiste un termine che possa riassumere i molteplici significati che la filosofia occidentale ha prodotto su di , possiamo cioè riassumere la storia della filosofia occidentale con un significato soltanto? Mi pare che questo sia veramente impossibile. Per esempio, riferendoci ai filosofi, se facessimo il nome di Hegel, di Nietzsche, di Cartesio o Vico, potremmo affermare per esempio che tutti questi filosofi hanno avuto un punto di vista comune sulla filosofia? Dire una cosa del genere sarebbe ridicolo. E' vero che ci sono stati filosofi che si sono premurati di tracciare una storia della filosofia cercando di vedere un punto di unione (per esempio Heidegger lo fece , quando tracciò una storia della metafisica partendo dalla "caduta" platonica, fino alla consumazione "ultima" della metafisica, che si ebbe secondo lui con Nietzsche). Ma anche questa storia della filosofia conteneva in dei tagli, delle curvature che non la portavano di certo a riassumere tutta quanta la storia della filosofia con una definizione soltanto. Tant'è vero che Heidegger stesso affermava che nello stesso pensiero "occidentale" delle origini, il cosiddetto pensiero presocratico partiva da un punto di vista assai differente da quello platonico, da quello cioè "metafisico".
Se volessimo poi parlare di letteratura "occidentale", le cose sarebbero identiche. Come infatti sarebbe possibile riassumere le letterature di tutto il così detto occidente con una definizione soltanto? Forse si può equiparare la letteratura inglese con quella spagnola o con quella italiana o con quella tedesca o francese? Questo non è possibile proprio.Sarebbe meglio dire a proposito di esse che hanno delle somiglianze leggere, poiché tra loro vi sono state delle influenza reciproche, ma che tuttavia sono differenti, sono uniche non solo tra di loro , ma anche al loro interno.
Ma tutti questi esempi sono tanto evidenti che è anche inutile farli: chi si sognerebbe infatti di pensare che esiste una filosofia occidentale con un pensiero ben definito e monolitico o una letteratura occidentale con un pensiero ben definito e monolitico? Chi? Eppure oggi lo si fa,con una facilità che è terribilmente schematica, quando si viene a parlare di contrapposizioni tra Oriente ed Occidente, tra mondo "islamico" e mondo "occidentale". Anzi, se prima queste contrapposizioni non c'erano, o comunque a nessuno importava nulla, è da poco tempo , mi pare, che se ne parla così assiduamente sia sui giornali che in televisione o anche alla radio. Queste contrapposizioni oggi sono divenute tanto importanti, che entrano addirittura dentro argomenti dove non c'entrano davvero nulla, in argomenti che fino a poco tempo fa nessuno si sognava di farle entrare. E più passa il tempo, mi pare, e più queste contrapposizioni diventano irriducibili e manichee.
Cultura islamica e cultura"occidentale". Ma che cosa si nasconde in ciò?


II Una data Mito: l'11 Settembre 2001

Mi pare che questa contrapposizione sia divenuta importante al sorgere di una certa data, in un certo qual modo fatidica, che è un po' una data "mitica", una specie di data che sembra trovare più che altro un fondamento mitico più che storico per come se ne parla e per i vari attributi che la determinano.
Questa data fatidica e mitica è l'11 Settembre 2001.
Prima di questa data il mondo sembrava in pace con se stesso. Di contrapposizioni come quella tra Islam ed Occidente non se ne parlava per niente, se non in qualche rubrica culturale di qualche giornale schierato. Ma poi cosa accadde?
Il giorno 11 Settembre 2001, avvenne la "scissione". Adamo, sotto suggerimento di Eva, colse la mela dall'albero proibito e Dio, accorgendosi di ciò, punì con Adamo ed Eva tutta l'umanità a venire. Nacquero il Bene e Il Male. Prima infatti del "peccato originale", queste due distinzioni non esistevano affatto poiché tutto era armonia, e il mondo stesso creato da Dio era in armonia con Dio stesso.
L'11 Settembre, nell'immaginario comune, nella quotidianità mediatica, sembra assumere una narrazione simile a quella della nascita del peccato originale e della contrapposizione tra Male e Bene di biblica memoria. Ma diverse narrazioni religiose , e non solo quella biblica, possono assumere una connotazione simile. Infatti molte religioni pongono la nascita del Mondo come "caduta originale" da una situazione di Unità. Potremmo quindi dire che la narrazione sull'11 Settembre, con tutto ciò che poi ne è conseguito, sembra assumere i connotati di una data-mito.


III Occidente:una mera antitesi senza contenuto reale. L'azione della propaganda.

Solo dopo questa data mito, la contrapposizione tra Islam ed Occidente si è fatta determinante, non solo per determinare l'idea stessa di Occidente ma anche per determinare l'idea stessa di Islam. Da una parte allora sta L'Occidente (il Bene e la Luce, con tutti i suoi attributi di positività come : libero,democratico, altruista,etc) dall'altra parte L'Islam (Il Male e la Tenebra, con tutti i suoi attributi di malvagità:non libero, antidemocratico, egoista). La cultura della Vita, allora, per semplice derivazione, è stata data all'Occidente, mentre la cultura della Morte è stata attribuita all'Islam.Una sorta di manicheismo fortemente incentrato su questa idea di Male e Bene, pervade costantemente questa contrapposizione, e l'idea generale che ne nasce è che da una parte c'è un mondo libero altruista e benigno che vorrebbe salvare l'umanità stessa dal pericolo incombente, rappresentato dal Male, e cioè dall'Islam stesso.
E' vero che questa contrapposizione che io ho descritto qui, non appare mai così evidente sia nei giornali che in televisione, sia in altri luoghi, anche culturali, dove questa contrapposizione viene discussa. La mia, infatti, è una schematizzazione; schematizzazione che però, nella continua rappresentazione che ne fa il caosso mediatico, diventa cristallizzazione, luogo comune.Diventa cioè Verità. Ed infatti è proprio questa schematizzazione che entra nell'immaginario collettivo,nell'immaginario della gente comune, poiché ha la sua efficacia e la sua forza pregnante. Infatti, come anche insegnava Hitler (ma Hitler stesso copiava certi studi sulla pubblicità che erano stati fatti all'epoca negli U.S.A), nel suo "Mein Kampf", l'efficacia di un messaggio propagandistico si basa sulla sua semplicità: più infatti esso è semplice e più la massa lo ingurgita.Detto più brutalmente possibile. (N.B: io qui col termine massa non voglio offendere nessuno, poiché io stesso non mi sento uno snob un dandy con la puzza sotto il naso). Le cose comunque stanno così: maggiore è la semplicità di un messaggio, maggiore è la sua efficacia, e questo è palese nella pubblicità, nella politica e in ogni altra forma in cui la retorica dell'efficacia è la principale unità di misura per stabilire la verità o la falsità di un messaggio.Infatti, la retorica dello spettacolo salta ogni altro criterio di verità, escluso quello della sua presa di coscienza da parte del maggior numero di persone possibili. Un messaggio quindi "efficace" è anche "vero" e, perciò, luogo comune condiviso. Il "verosimile" stabilisce il nuovo paradigma della verità mediatica.


IV Ogni cultura "superiore" giustifica la sua guerra mettendo in negativo il nemico. L'Occidente è questa autoattribuzione di valori positivi. Senso del "senso comune".

Da sempre i vincitori hanno scritto la storia dei perdenti.
Da sempre.
Si pensi a come gli occidentali consideravano i "primitivi" del nuovo mondo.
A questo proposito esiste un bellissimo libro di Michel de Certeau intitolato "La scrittura dell'altro". Qui c'è un bel capitolo dove lui descrive accuratamente tutte le categorie assolutamente inventate con cui gli occidentali del nuovo mondo descrivevano la storia, la cultura, le tradizioni e i tratti caratteriali e sociali dei popoli delle nuove Americhe.
Riassumendo si potrebbe dire che in questo libro il grande etnologo de Certeau spiega come "l'alterità" dei popoli del nuovo mondo veniva spiegata dagli etnologi cristiani del cinquecento, in visita in quelle terre conquistate, prettamente dal punto di vista culturale occidentale, senza minimamente mettere in dubbio che tale punto di vista non teneva assolutamente conto di quello che quei popoli raccontavano su se stessi. La loro cultura veniva così interpretata dal punto di vista (ritenuto assolutamente superiore) dei cristiani occidentali. Così la morale, la cultura, la tradizione, etc era considerata "primitiva", "elementare", "selvaggia" se ricondotta invece alla "complessità" della cultura cristiana, ritenuta superiore in ogni suo aspetto.
Da questa interpretazione dell'alterità nascono allora categorie binomiali quali: civile- selvaggio; morale-immorale; cultura-natura etc. Ricordiamo inoltre che già allora in Europa (siamo più o meno nel '500-'600) stava nascendo quello che poi sarà chiamato capitalismo e, questo, insieme al cristianesimo (anche se quest'ultimo nacque molto tempo prima) forgiava in maniera assai forte la mentalità europea di quel periodo. Così, alla luce di questo nuovo fondamento culturale, le forme economiche dei selvaggi" venivano viste come "ingenue" dato che le loro economie non si basavano su nessuna forma di capitalizzazione. E' alla luce anche di questo fattore che, sempre i selvaggi, venivano bollati come "scansafatiche".
Ora, questo esempio mi serve solo per affermare il fatto che ogni popolo quando non conosce l'altro si serve sempre delle proprie categorie culturali per interpretarlo, di categorie culturali che gli servono per "impadronirsi" dell'altro e sconfiggere così il mistero, tanto pauroso, di non saper collocare l'alterità in categorie mentali "rassicuranti".
Questo è un meccanismo psicologico normale, diciamo così. Ognuno di noi infatti nella propria vita quotidiana si serve delle categorie standardizzate della propria cultura per interpretare la realtà che lo circonda. Questo, in un certo qual senso, è una specie di forma di "rassicurazione" che noi mettiamo in atto per poter, in un certo qual senso , sopravvivere; perché altrimenti, senza di esse, diventeremo pazzi.
Infatti, pazzo è chi "salta" completamente ogni categoria mentale a cui ogni società storicamente - nelle sue differenti rappresentazioni - fa riferimento per potersi orientare nel mondo e per poter creare un sostrato minimo di interrelazione fra i suoi membri.
Ma questo è un'altro discorso.
Ora ritorniamo al discorso sull'alterità.


V L'Altro è una nostra proiezione. Senso e valore della guerra di civiltà.

Con tutto ciò che ho detto in precedenza si può perciò giungere a questa conclusione: il discorso che noi facciamo "sull'Altro" è sempre un discorso che tiene in riferimento la nostra visione del mondo senza tenere in considerazione quella "dell' Altro", e queste categorie assumono una staticità manichea paradossale quanto più la paura dell'altro aumenta.
Appunto, quanto più la paura dell'altro aumenta quanto più il bisogno di interpretare il suo modo di vivere cresce parallelamente. Cosa può pensare allora l'uomo medio occidentale quando si sente dire da tutte le parti frasi illogiche (create ad hoc) che mettono sempre in relazione le parole : islam- clandestinità-terrorismo?
Quale modo efficace hanno trovato per farci odiare il mondo arabo! Quale modo efficace hanno trovato per farci rinchiudere nelle nostre categorie manichee a chiusura stagna e farci dimenticare che l'altro è "diversità" e non blocco unico, monolite tutto uguale!
A questo punto,allora, dobbiamo chiederci: non è che il pericolo terrorismo con tutto lo strascico di elementi che si porta a dietro sia creato ad hoc affinché si rompa ogni dialogo con la diversità, con l'altro da noi? Ma, soprattutto, perché si è creato tutto questo?

VI Morale come razionalizzazione dell'irrazionale. L'impero del Bene e i suoi servi.

L'uomo si comporta da "animale" strano quando commette un atto di violenza nei confronti di un'altro uomo. Perché? Perché cerca sempre di giustificarlo "moralmente". Lo faceva De Sade quando affermava che la violenza sull'altro era un atto giustificabile moralmente, aggiungendo a questo una serie assai logica di considerazioni che non facevano assolutamente una grinza nella sua mente malata. E lo facevano i nazisti quando sterminavano gli ebrei, adducendo a questo sterminio motivazioni "morali". Ma la stessa cosa la stanno facendo adesso gli USA nei confronti delle migliaia di iracheni uccisi.
Ragazzi!! La violenza nei confronti dell'uomo non è una questione di quantità! I tre esempi che ho fatto sono la stessa cosa qualitativamente.Ma forse ho detto qualcosa di antipatico mettendo in causa "L'Impero del Bene", l'unico impero attuale sulla Terra, che ogni cosa che fa la fa sempre per "liberare l'Umanità dal Male"?
Infatti, proprio così, ho detto qualcosa che scatenerebbe le ire di milioni di occidentali per bene, che misurano il mondo in base ad una unica categoria, che è la seguente: se L'occidente uccide lo fa sempre per scopi di Pace di Democrazia e di Bene Comune, se lo fanno gli altri , invece, questo va visto come un manifestazione del Male, del Diabolico.
Con quest'ultima considerazione siamo arrivati alla risposta alla domanda espressa alla fine del V paragrafo, dove la domanda era: Ma ,soprattutto, perché si è creato tutto questo?
Dopo quello che ho detto, allora, si può rispondere così:l'invenzione delle categorie "occidentale"-"Il Bene" e mondo islamico - "Male" servono solo per giustificare una sporca guerra (quella che adesso gli Usa stanno conducendo contro praticamente tutto il mondo arabo, e poi chissà contro chi altro) che, a partire dall'11 Settembre, serve per estendere il dominio economico, politico e culturale degli Usa su tutto il resto del pianeta Terra. Perché è proprio il dominio del mondo che gli Usa inseguono da quando stanno emergendo nuove potenze geopolitiche quali la Russia , la Cina , etc.
La giustificazione di una guerra, che altrimenti sarebbe stata inaccettabile da gran parte dell'opinione pubblica mondiale, serve per fare in modo che la violenza e la sopraffazione perpetrata nei confronti di popoli inermi si infonda di parole benevole quali "pace", "democrazia", "bene comune" e fa in modo che il rischio di stare facendo semplice ed irrazionale violenza non emerga mai mentalmente.
Cosa facevano i nazisti quando sterminavano gli ebrei, se non affermare che lo facevano perché " Got Micht Uns"?
Se questo non sarebbe avvenuto, è probabile che i nazisti mentre distruggevano un intero popolo si sarebbero comportati come il protagonista di "Delitto e Castigo" di Dostoevskij.
Brutalizzare il nemico (l'arabo barbuto, fondamentalista, misogino, ignorante) è solo una giustificazione per sentirsi dalla parte del Bene, per ucciderlo così più allegramente pensando che ucciderlo sia un ordine voluto da Dio (la giustificazione morale più potente che ci sia).


VII La Creazione di un nuovo nemico. Il terrorismo globale.

1989, caduta del muro di Berlino.

Fine "dell'Impero del Male".

Serviva una nuova giustificazione per estendere il dominio Usa, ( concretizzatosi nella famosa globalizzazione), e dove è stata individuata l'antitesi? Prima era "il comunista", ora è "il terrorista"Il terrorismo tuttavia è un qualcosa di ancora più efficace del vecchio nemico "slavo", perché è una parola variamente interpretabile ed innanzitutto applicabile facilmente a qualsiasi cosa. A qualsiasi cosa? No, certo; ma solo a quello che può creare un qualche disagio all'Impero del Bene.Terrorismo! Ah, quante cose possono essere chiamate terroriste!Ogni governo a questo proposito lo può sfruttare al meglio per conservare il proprio potere fondato sulla prevaricazione. Terrorismo allora può essere tutto ciò che si oppone ai governi succhiasoldi dei cittadini, terrorista è allora l'immigrato che si oppone allo sfruttamento del "padrone", terrorista è allora chi chiede una paga più dignitosa, terrorista è allora il cittadino che protesta contro il sopruso dei potenti , il lavoratore alienato che protesta contro una situazione di continuo precariato senza alcun futuro dignitoso,terrorista è chi "sputa nel piatto dove mangia", terrorista è il palestinese che resiste contro il sionismo assassino, terrorista è il resistente irakeno che combatte contro la violenza dell'Impero assassino, terrorista è chi lotta contro uno stato di cose presenti fondate sull'ingiustizia, terrorista è chi dice: la democrazia è il potere del popolo e non una oligarchia di potenti alleati contro il popolo !!( Ah!! la democrazia Occidentale!!)... ma soprattutto terrorista è chi è troppo diverso per sembrare uguale agli altri.Terrorista è, perciò, innanzitutto e soprattutto, "IL DIVERSO".

VIII L'Inattuale. Il Mondo non può essere cambiato.

Siamo forse arrivati al capolinea.
A dire la verità non me ne sono neanche accorto.
Quante cose volevo ancora dire!
La mia rabbia mi sembra eterna, non ha tempo!
Essa nasce dal sopruso di questa situazione di ingiustizia che vivo quotidianamente e dalla mia totale impotenza . E' la rabbia di chi si sente solo, di chi non può fare nulla, di chi vede la sua vita alienata, di chi vede gli altri completamente incuranti di ciò che pur è presente sotto i loro occhi. E' la rabbia in aggiunta ad una voglia incredibile di ribellarsi, che forse, a volte, mi fa inveire in maniera troppo violenta contro i miei simili, così conformisti e così orgogliosi della loro ignoranza "nel non capire nulla di politica". Ma è così che Il Potere ( entità non certo unica ma plurima, e in continua lotta) vuole che noi siamo: muti, zitti, disinteressati, che pensano solo al ben vestirsi, ad avere la nuova macchina, il nuovo cellulare all'ultima moda, ad avere la ragazza che guardano tutti (come una bella merce esposta in una vetrina)...insomma, la mentalità del cittadino medio occidentale; la mentalità della nuova classe post- borghese globalizzata (sotto l'egida della nuova cultura anglo americana), che ama l'inglese senza magari neanche conoscerlo, che ascolta pop music, che veste Dolce & Gabbana, che ama i cani, etc etc. Cosa posso io contro questi? Cosa posso? Veramente mi mancano le armi! ogni mio discorso è subito tacciato. Mi si dice:Il mondo è questo e questa è la vita. Questa è la vita, e bisogna rassegnarsi...


IX Occidente: dalla dialettica alla sua morte.

Forse il pezzo precedente non c'entrava nulla. O forse no?
Ora però voglio concludere dando una definizione (certo temporanea) di ciò che ai miei occhi oggi è cio che viene definito Occidentale.
Per me oggi la categoria Occidentale è tutto ciò che non critica ciò che oggi è L'Occidente. Sembra uno scioglilingua ma invece non è così.Mi sembra invece una definizione appropriata per definire una cultura assolutamente incapace di autocriticarsi, che si bolla assolutamente superiore rispetto alle altre.Una cultura che invece in sè, come ha dimostrato storicamente, ha sempre avuto (ma questo non è solo "occidentale"), la capacità di analizzarsi e di avere sempre un pò di "coscienza infelice", perchè, se questo non ci fosse mai stato, io qui non avrei alcuna possibilità e alcuna capacità argomentativa per criticare.
L'artista ribelle dell'ottocento, era questa cultura della "coscienza infelice", era , in un certo qual senso, il prodotto di quella classe assolutamente dialettica che era la borghesia. Ora questo non c'è più. La nuova classe post-borghese è una classe assolutamente incapace di criticarsi, assolutamente a-storica, in un certo qual senso, a cui manca nella maniera più assoluta una autocoscienza (che è sempre un riflesso "morale", e storico, sui propri pensieri). La nuova classe post-borghese (che storicamente nasce , si può dire ,col consumismo ed ha avuto inconsciamente un forte appoggio ideologico da parte del sessantotto studentesco) è un narcisismo in piena regola, incapace com'è di autocritica.Essa sa solo guardarsi allo specchio e dirsi:"specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?".
L'occidente è, oggi come oggi, la morte della critica all'ordine attuale delle cose.
Ma è proprio questa critica che si dovrebbe recuperare per portare avanti un pensiero genuinamente e coscienziosamente rivoluzionario. Quindi "anti-occidentale".
Come il vecchio Nietzsche, bisogna imparare ad essere " inattuali".


Post scritto e la nuova classe egemone.

Oggi come oggi è la cultura anglo- americana che definisce meglio la forma e il contenuto di ciò che deve essere principalmente "occidentale". Perchè questo?
Per diversi motivi, ne elencherò qui i principali.
1- per egemonia economica ("globalizzazione")
2- per egemonia politica e militare
3- per egemonia culturale ( con "invenzione" della nuova classe media globale).

Con una certa mentalità, quindi con una certa visione del mondo, si riesce a forgiare anche un certo dominio.Il mondo è il riflesso del pensiero...
Ogni potere infatti si è sempre ufficializzato portandosi avanti una certa weltanschauung che aveva il compito di non criticarlo. E' successo con la borghesia, è successo con i totalitarismi del novecento (il paragone è però solo qui formale, io, infatti, non sto dalla parte di chi equipara tutti i totalitarismi del novecento!), e succede oggi con la nuova classe post-borghese, la quale mantiene incriticata l'egemonia politica militare economica e culturale, di un paese (USA soprattutto) su gli altri paesi europei e non europei.

lunedì 16 luglio 2007

La domenica delle salme

Tentò la fuga in tram
verso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata
dove galleggia Milano
non fu difficile seguirlo
il poeta della Baggina(*)
la sua anima accesa mandava luce di lampadina
gli incendiarono il letto sulla strada di Trento
riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento

I Polacchi non morirono subito e inginocchiati agli ultimi semafori
rifacevano il trucco alle troie di regime lanciate verso il mare
i trafficanti di saponette mettevano pancia verso est
chi si convertiva nel novanta ne era dispensato nel novantuno
la scimmia del quarto Reich ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava le abbiamo visto tutti il culo
la piramide di Cheope volle essere ricostruita in quel giorno di festa
masso per masso
schiavo per schiavo
comunista per comunista

La domenica delle salme non si udirono fucilate
il gas esilarante presidiava le strade
la domenica delle salme si portò via tutti i pensieri
e le regine del ''tua culpa'' affollarono i parrucchieri

Nell'assolata galera patria il secondo secondino
disse a ''Baffi di Sego''(**) che era il primo
si può fare domani sul far del mattino
e furono inviati messi fanti cavalli cani ed un somaro
ad annunciare l'amputazione della gamba di Renato Curcio il carbonaro
il ministro dei temporali in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia con una tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni
voglio vivere in una città dove all'ora dell'aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue o di detersivo
a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade(***)
eravamo gli ultimi cittadini liberi di questa famosa città civile
perché avevamo un cannone nel cortile

La domenica delle salme nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro del defunto ideale
la domenica delle salme si sentiva cantare
quant'è bella giovinezza
non vogliamo più invecchiare

Gli ultimi viandanti si ritirarono nelle catacombe
accesero la televisione e ci guardarono cantare per una mezz'oretta
poi ci mandarono a cagare
voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
coi pianoforti a tracolla vestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l'Amazzonia e per la pecunia
nei palastilisti e dai padri Maristi
voi avevate voci potenti
lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo

La domenica delle salme gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti il cadavere di Utopia
la domenica delle salme fu una domenica come tante
il giorno dopo c'erano i segni di una pace terrificante
mentre il cuore d'Italia da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro di vibrante protesta

(*) Baggina : così viene chiamata a Milano la Casa di Riposo per Anziani "Pio Albero Trivulzio"
(**) Baffi di Sego: gendarme austriaco in una satira di Giuseppe Giusti
(***) De Andrade: vedi "Serafino Ponte Grande" di Oswald De Andrade

(Fabrizio De Andrè, "Le nuvole")

Un ritratto di contemporaneità ancora oggi valido e che ci deve far pensare molto: quando si tratta di Storia non si deve mai cadere nell’inganno che il passato sia l’inutile da dover dimenticare il prima possibile… noi siamo determinati pure da quel fatto che tantissimi anni fa successe in un luogo lontano e a noi sconosciuto!
Questa è in fondo il significato della dialettica, la sua più semplice versione, l’unica puramente autentica.
Guardate e meditate.
Buona opposizione critica a tutti!

sabato 14 luglio 2007

Grida moderniste di Fernando Pessoa e Marìo de Sà-Carneiro



Manicure

Nella sensazione di lucidarmi
le unghie.
Subitanea sensazione

inspiegabile di tenerezza.
Includo tutto in Me - piamente.

Intanto eccomi tutto solo
al caffè:

O bellezza futuristica
delle merci!
Tela di iuta per colli,
come vorrei togarmi in te!
Legno per casse, come vorrei
affondare i mei denti in Te!

E i chiodi, le corde,
gli anelli...

Ma, al di sopra di tutto,
come balzano scintillanti

davanti ai miei occhi audaci
di bellezza
le iscrizioni di tutti quei
pacchi
nere, rosse, blu o verdi.

Grida attuali
e commercio e industria
in transito cosmopolita:


FRAGILE ! FRAGILE !

843 - AG LISBONA




E' nell' aria che tutto fluttua!
E' lì che tutto esiste!


( Marìo de Sà Carneiro)



***



Alle dolorosa LUCE delle lampade della fabbrica, ho la febbre e scrivo...

Ore europee, produttrici, incastrate
Tra macchinari e faccende utili!
Grandi città che sostano nei caffè
Oasi di inutilità rumorose
Dove si cristalizzano i gesti dell'Utile
E le ruote, le ruote dentate e i cuscinetti del Progressivo!
O fabbriche, o laboratori, o music halls, o luna parks
O corazzate, o ponti, o banchine fluttuanti
Nella mia mente turbolenta e incandescente vi possiedo
Completamente, come una bella donna che non si ama
Incontrata per caso e trovata molto interessante

Eia! E i rails e le sale macchine e l'Europa!
Eia e urrà per me tutto e per tutto, macchine al lavoro, eia!
Saltare con tutto e sopra tutto
Oplà! Oplà! Oplaò! Oplà!
Elà! Eo! ohohohohohohohohoh.... VERVERVERVERVERVERVER
VERVERVERVERVERVERVERVERVER...


Perchè non sono tutta la gente e tutti i luoghi?


(Riccardo Reis, eteronimo di Fernando Pessoa)