sabato 29 settembre 2007

"Poesia in fieri" III

I INCIPIT



Io m'inoltro, o Signore,

negli abissi infiniti

della coscienza umana,

ove tenebra e oblio

regnan sovrani.

Ove ogni senso della luce

pare svanire,

nell'insensata esistenza

passata nella mesta

forma materiale.


Io m'inoltro, o Eterno,

per selve inospite;

ed un vento gelido m'accompagna

in questo mio lungo peregrinar.

Varcando la soglia

dell'umana incomprension,

sento provenir da diversi anfratti

un profondo anelito,

che incoraggia e illumina

il mio cammino.


Questa è la prima poesia che voglio pubblicare per continuare la raccolta "poesia in fieri". Questa è una preghiera, una invocazione ad una entità "fuori di me". E' una preghiera umile verso l'Assoluto, verso l'Indefinito presente nella profondità di ogni uomo. Una voce presente in tutti. Fonte della mia umile ispirazione poetica.

Contro ogni forma di ateismo globalizzato, emancipato, "alla moda", io riaffermo il valore di una religiosità sentita, intima e genuina.

Per chi mi capisce, grazie.

giovedì 27 settembre 2007

"Poesia in fieri" II


AUTUNNO

Triste è per il cuore
Il presagio del freddo

In letargo è andato
Il cuor mio
Per dar spazio
All’ingombrante logos
Che sospettoso
Il radicato osserva

Tutto è apparenza!
E rovesciare gli idoli
È il mio mestiere

lunedì 24 settembre 2007

"Poesia in fieri" I


EVOCAZIONE

Prendi forma
O Nulla
In questo umile libro

Un anno
Forse la vita
Con te trascorsi
Ed ora racconto
Mentre l’annihilatio mundi
Da secoli oramai si distende
In accordo con consumistica angoscia
E pubblicizzato stupore

venerdì 21 settembre 2007

Presentazione del progetto “Poesia in fieri” II

“Tenebre seminai ed ora colgo piacere su piacere. Ero un nero cadavere tra i vivi, e in questa ora sono il fuoco di vita, e la mia fiamma consuma già le tenebre del mondo. Più bianco deve essere il mio volto del volto bianco ardente della luna. E se uno mi guarda la morte avrà con sé, oppure morire si dovrà di voluttà. Non vedete il mio volto? Non vedete la luce che da me promana?”

VII
Il comunitarismo è poesia o più precisamente la poetica della Vita.

VIII
Associando alla parola un’idea la poesia diviene la fusione di immagini immateriali e sentimenti a cui il loro demiurgo conferisce un senso e un ordine semplicemente fornendogli un’autentica associazione di spirito: tale gesto è il solo motivo che permette al lettore di partecipare alla comprensione del testo ed alla conseguente situazione di compartecipazione esistenziale: quegli scritti che non riescono a raggiungere tale fine non possono fregiarsi del titolo di poesie e il loro autore non merita l’alloro di poeta, e molto spesso nemmeno quello di uomo.

IX
Un linguaggio convertendo sempre in universale, che è in sé mezzo e scopo, ciò che esprime ci invita a domandarci: come possiamo noi osare ad incatenare la parola nell’insignificante ripetitività della falsa quotidianità? Il poeta la libera dagli stretti lacci del consumo orale e scritto e la lascia tornare a volare nel cielo dell’umana Verità.
Eppure si obietterà che se egli fa ricorso all’associazione ricade nuovamente nell’errore di imprigionarla: ma noi all’universale associamo a sua volta un universale, un valore autentico, una miriade di rimandi nel flusso continuo del tempo, un sentimento spogliato dalla banalità di una cultura usuraia e soffocante… noi con un semplice gesto sfondiamo le mura del dogmatismo ideologico che cerca di rinchiudere il pensiero in una cella senza porta alcuna, solo sei mura stagne.

X
Il poeta interiorizza in sé la Vita per poi esteriorizzarla nel divenire dei versi, in forma di Esistenza da leggere e comprendere.

XI
Il poeta coglie il fiore e confrontandosi ad esso si identifica al Senso in quanto riesce a riunirsi alla Vita: egli La comprende e ne accetta qualsiasi forma e qualunque verdetto essa sentenzi. Egli ripete tale gesto facendolo pratica esistenziale: guardando il tramonto o accarezzando la nuda schiena dell’amata egli dalla commozione perde i sensi per cadere completamente nell’estasi dell’Esistenza Autentica. Il poeta vive su e per tale atto e lo compie con un tale sforzo estetico che nel verso si concretizza dando sfogo alla propria interiorità universalizzata.

XII
Il consumatore cerca l’illimitato nell’oggetto limitato mentre il poeta comprende il suo limite di essere limitato e scorge con tale consapevolezza l’illimitato nella Vita e nelle sue manifestazioni gratuite.

XIII
L’arte è purificazione dall’ideologia propagandistica del quotidiano e quindi visione del Vero tramite il linguaggio dell’istante pienamente vissuto e compenetrato dalla sublimità dell’Io-nella-Vita.

XIV
L’Arte è Rivoluzione: sii esteta!

XV
Il poeta, ovvero Io puro in quanto “parlante”, è un vaso traboccante di un sapere non suo.

XVI
Il più semplice e scarno verso è già in sé una rivelazione.

XVII
L’artista rappresentando il reale e analizzando gli insondabili e sotterranei aspetti della Vita ci fornisce gratuitamente la chiave per accedere alla Verità.
Tale dono ci deve spingere a ragionare, a riflettere criticamente sulla nostra esistenza e sul mondo.

XVIII
La poesia è esistenza impegnata, per e nell’impegno. Il poeta deve confrontarsi con il proprio tempo, indagare su di esso, cercare di capirne i meccanismi più profondi e nascosti, perché inevitabilmente la vita collettiva si ripercuote sulla vita singola, arrivando al punto di cercare con tenacia di fondersi ad essa. Il senso di assoluta responsabilità verso il proprio tempo è un’esigenza da trasmettere ai propri simili. La poesia si fa in questo modo “servizio” per la società, ossia dono esemplificativo e propedeutico.

XIX
Il poeta è uomo dialettico che fa della parola la sua pratica pre-rivoluzionaria.

XX
La Filosofia è poesia senza metro.

Questo umile post è voluto essere solo un lavoro di presentazione e di indicazioni generali: prossimamente pubblicheremo sul blog un racconto che si propugnerà di dare con maggior forza, profondità e concretezza assurda un quadro d’insieme sulla nostra visione dell’arte, in particolare di quella poetica. Per ora accontentavi di queste poche righe e buona lettura delle poesie che vi doneremo: esse saranno senz’altro più rappresentative di qualsiasi discorso noi siamo in grado di fare su di esse.
Comunque anche voi potrete partecipare a questo progetto (questo è un tentativo pratico e concreto di farvi comprendere il punto VII) e per farlo basterà che scriviate una vostra poesia come commento di una poesia precedentemente pubblicata oppure che ce la spediate via mail e ci penseremo noi a pubblicarla con associato il vostro nome come post autonomo: non accetteremo nessuna forma di pseudonimo per il semplice fatto che non serve, ora più di prima, nascondersi... la lotta necessita di uomini reali e non di ombre!
A presto miei cari amici.

mercoledì 19 settembre 2007

Presentazione del progetto “Poesia in fieri” I

“Taci e danza. Chi è come noi felice, altro non deve che tacere e danzare!”

Avevamo annunciato a fine luglio la genesi di un nostro nuovo progetto che si protrarrà nel tempo: un opera poetica in divenire.
Il nostro obiettivo è quello di pubblicare nei giorni a venire una poesia e di lasciarvela in dono per qualche dì per poi porgervene di seguito un’altra.
Le tematiche saranno casuali, varie, e quindi non ci sarà un evidente filo conduttore… cosa che comunque crediamo sarà impossibile nel tempo non trovare nell’incoscienza artistica che attraverso una matita di sangue nei versi disegna l’Esistenza.
Le poesie non saranno di autori esterni al blog e quindi ogni responsabilità ce l’assumiamo noi: se qualcuno si dovrà lamentare lo potrà fare tramite mail.
Premessa quindi che diamo a questo nostro intenso lavoro è che le poesie non è detto che saranno ben concepite o esteticamente belle e forse nemmeno piacevoli: a ognuno lasciamo giudicare, nella consapevolezza che finché il gusto tra gli individui sarà differenziato ci sarà da festeggiare nel banchetto della Libertà.
Ma prima di iniziare questo viaggio insieme, come è nostro solito fare, vorremmo introdurvi nel mondo della nostra concezione di Poesia, e di conseguenza di Poeta, Linguaggio e Vita.
Tale lavoro inizia con questo post e terminerà con uno successivo, seguendo la nostra politica di non appesantire il blog e la vostra lettura con scritti troppo lunghi e complessi. Per riuscire in tal fine preferiamo quindi scinderli in più parti; tale divisione inoltre permette una maggiore possibilità di comprensione ed assimilazione per voi che avete più tempo e meno quantità di dati da dover analizzare in solitaria.
Allora noi inizieremmo… buona lettura!

I
La Vita è una continua riflessione su se stessa.

II
La Vita, nella sua nuda intimità, è tempo, e perciò anche ritmo.

III
Le parole muoiono quando vengono pronunciate, cadono nell’oblio della dimenticanza della vuota ripetitività lessicale. Eppure un’eccezione esiste: la Poesia riesce con il suo potere atemporale a renderle autonome dal gesto presente, conferendogli in questo modo la possibilità di cibarsi di pura ambrosia e di far propria, attraverso questo raro nettare, la linfa della Vita stessa.

IV
La magnificenza della parola non consiste nella sua isolata singolarità ma nella sua capacità di relazionarsi, correlarsi e collegarsi sensatamente ad altre parole diverse da lei, quindi di integrarsi tra di loro per giungere alla formazione di una totalità dinamica.
La parola assume quindi senso e significato solo nel suo contrasto conflittuale con l’altro-da-sé.
Da tutto ciò si può finalmente riuscire a comprendere il verso “e il verbo si fece carne”.

V
Quando tramite il linguaggio si viene ad affermare che uno specifico oggetto è individuale, esso enuncia piuttosto la sua eguaglianza con tutto, che non la sua differenza. Il linguaggio ha infatti questa potenza mirabile di convertire ogni cosa in universale e così facendo l’enunciato altro non diviene che il non-vero, il non-razionale, ciò che viene meramente opinato.
Per questo motivo il poeta autentico è “voce del popolo”, ossia linguaggio puramente umano in quanto de-ideologizzato, e non defensor dei propri interessi o di quelli di una cerchia ristretta di suoi colleghi.

VI
In una poesia la singola parola quanti significati possiede? A quante cose rimanda la sua presenza nel testo? In uno scritto poetico la singola parola, o termine, non ha con precisione un proprio significato ma lo assume solo per il lettore, e ciò perchè il poeta non scrive su una stele di marmo ma sull’acqua di un fiume.
Esiste la poesia, o totalità, e la parola, o individuo. La coordinazione delle parole tra loro fornisce significato alla totalità mentre l’individuo si appropria di senso solo tramite il suo appartenere alla totalità. Bisogna precisare però che anche se l’individuo ha significato nella poesia come lo possiede la totalità tuttavia ne gode in una modalità più opaca, velata: palese è solo il suo significato decontestualizzato, che altro non è che la sua definizione.
La forza della parola conferisce valore alla poesia. Il poeta lotta alla ricerca della parola più appropriata e finirà per ritrovarsela per caso tra le mani nella sua spoglia semplicità, pronta a fornire nella sua individualità senso al tutto. Ma il poeta stesso sa che il lettore in quanto ascoltatore reale, cioè collocato nel mondo e resosi pronto ad udire il discorso più alto di tutti, potrebbe cogliere l’individuo in una maniera differente per finire a ritrovarsi con la mente in un universo estraneo al poeta. Il poeta nella sua onestà intellettuale e nel suo ruolo sociale di alto rango non dovrà per questo motivo prendersi gioco di nessuno e cercare di non incorrere nell’errore di spedire il lettore in un universo così remoto da non aver nessuna relazione con quello circoscritto dal viaggio artistico della mente del vate.
Quindi una poesia, come una parola in essa presente quanti significati possiede? Infiniti! A quante realtà rimanda? Infinite! Logicamente tutto questo discorso verte sulla potenzialità della poesia, potenzialità mai reale in quanto la poesia venendo a contatto con l’uomo si umanizza e di conseguenza si limita come esso nel tempo e nello spazio, ovvero si singolarizza nel lettore per sfociare nell’universalità del senso dell’Esistenza, principio vitale del poeta.
Ma come può persistere un artificio così vago? Il lettore, in quanto essere umano, ha la grande capacità di provare, patire e sopportare i medesimi eventi che il poeta scrive (empatia esistenziale). Il corpo è uno solo! La partecipazione alla Vita indirizza, fa confluire l’infinito nel determinato e quindi colma di senso, valore e significato questa fragile canna pensante.
La Poesia è a immagine dell’uomo e riflesso di un’anima che si rispecchia nel mondo e che nel Tutto si riconosce mentre il Tutto le riconosce il valore e contemporaneamente glielo conferisce in un rapporto duale di continuo e reciproco scambio di Senso.

martedì 18 settembre 2007

Razzismo!

Questa davvero non la sapevo. Incredibile! Che paese di razzisti schifosi! Ma cosa stiamo diventando??....Scusate queste esternazioni, ma davvero mi escono da sole dalla bocca. Questo è un articolo di un giornalista intelligente che scrive su un blog realizzato da lui stesso. Amici miei, l'Italia di oggi è questa riguardo il razzismo: se er poppolo di sinistra tace e acconsente, perchè sotto sotto è razzista anche lui, la destra invece proferisce parola, e quando lo fa, davvero, non c'è che dire! Leggete voi stessi questo articolo e cercate di realizzare in quale paese ci troviamo. Se qualcuno lo sa, per favore, me lo dica mandando un commento a questo post.

***

Scortiamo il maiale (I)

Il Vice Presidente del Senato della Repubblica italiana, Roberto Calderoli, ha proposto un maiale-day: sfilate di maiali da organizzare nei luoghi dove è prevista la costruzione di moschee. E per avanzare questa proposta, ha scelto il primo giorno di digiuno del Ramadan, coincidente anche con l'inizio dell'anno Ebraico. Che dire? Nulla. Sono esternazioni che si commentano da sole, qualificando chi le ha fatte. E che la dicono lunga soprattutto sul paese che gli ha affidato una delle più alte cariche dello Stato. E poi sono sinceramente stufo non tanto di queste esternazioni quanto del coro di prese di distanza e critiche che immancabilmente seguono. Un vero e proprio teatrino: se veramente il mondo politico prende le distanze da Calderoli, non lo avrebbe portato ad occupare, in veste di Vice presidente, lo scranno della più alta istituzione democratica del paese. Ma anche perché mentre Calderoli propone “Concorsi e mostre per i maiali da passeggiata più belli da tenersi nei luoghi dove chiunque pensi di edificare non un centro di culto, ma il potenziale centro di raccolta di una cellula terroristica", il Segretario dell'UDC, Casini - che sarebbe un moderato del Centro - afferma che "ci sono troppi luoghi di culto che non sono tali, ma zone dove si prolifera e si fa propaganda di terrorismo", di fatto dando ragione a Calderoli.
Quelle di Calderoli non sono semplici provocazioni o insulti: sono veri e propri attentati alla sicurezza dello stato. Sono espliciti inviti alla devastazione e al saccheggio rivolti agli estremisti e ai terroristi. Questi ultimi non vedono l'ora di trovare una scusa per spacciarsi per difensori dell'Islam e l'Onorevole Calderoli che fa? Gliela serve su un piatto d'argento. Con una mela in bocca, per di più. Da ministro mise in bella mostra una maglietta recante le famigerate vignette che raffiguravano il Profeta Maometto. I risultati si sono visti: il Consolato italiano in fiamme, preso d'assalto da una folla inferocita. Con un bilancio di 11 morti e più di una ventina di feriti. Calderoli, oltre ad essere corresponsabile morale di queste vittime, è responsabile soprattutto del saccheggio e della devastazione di una sede diplomatica italiana all'estero, di una parte del territorio italiano. Ha messo gli interessi italiani e gli stessi cittadini italiani residenti all'estero in pericolo. Mi chiedo di cosa si occupano, al Senato. L'On. Calderoli fa parte di un movimento che è tornato ad offendere il Tricolore. Che chiama alle armi e allo sciopero fiscale. Ora, invece, lancia la proposta del Maiale-Day nel primo giorno del Ramadan, pochi giorni dopo che Bin Laden è tornato a farsi vivo. Un tentativo esplicito a ripetere il disastro della prima volta, visto che se n'erano già apprezzati i risultati. Ebbene, l'articolo 285 del Codice Penale stabilisce che "Chiunque, allo scopo di attentare alla sicurezza dello Stato, commette un fatto atto a portare la devastazione, il saccheggio (c.p.419) o la strage (c.p.422) nel territorio dello Stato o in una parte di esso è punito con l'ergastolo".

posted by Sherif El Sebaie at 8:00 AM

La sinistra, il marcio che avanza


Precedo forse Alessandro nella pubblicazione del post di oggi. Ma l'articolo non può aspettare! E' davvero troppo ghiotto! Riconferma le mie parole dell'altro ieri, e cioè che la vera malattia dell'Italia di oggi è il popolo di sinistra pappone! La destra è solo il sintomo della malattia; su questo non fatevi ingannare dai parolai di sinistra!




IL “POPOLO DI SINISTRA”: IL MARCIO CHE AVANZA di G. La Grassa

Ho più volte rilevato che gli eredi di quelli che un tempo furono i comunisti (anche se magari erano solo piciisti) sono oggi divenuti “sinistra”, il peggio del peggio. Ho sostenuto, credo con molta ragione, che tale sinistra ex comunista (o piciista) non ha più affatto quale base sociale la classe lavoratrice salariata a basso livello di reddito (composta da quelli detti, approssimativamente, “operai”). Almeno per la metà (e forse più), essa ha abbandonato questa sinistra; in ogni caso non è da questa minimamente rappresentata. La base sociale della sinistra è ormai quel ceto semicolto, “progressista” (sul piano dei “costumi”), cioè lassista, nichilista, privo di qualsiasi valore, buonista (in realtà cattivissimo, falso e velenoso), moralista (quindi corrottissimo e ipocrita), arrogante, pieno di arie di superiorità (del tutto immotivata), ecc., di cui ho spesso detto.

Ho trovato una mirabile descrizione – in realtà una sommatoria piuttosto pignola ed esatta – di questo(i) ceto(i) semicolto(i), composto(i) da analfabeti della politica e da sanguisughe che vivono del lavoro di milioni di italiani. Tale descrizione (sommatoria) si trova in un articolo di Pierluigi Battista (Il Corriere della Sera del 17 settembre a p. 26). Cito i passi in cui si descrive tale(i) ceto(i) che rappresenta(no) il marciume dilagante nella società italiana, il cancro che la corrode e la minaccia di morte.

“Si amplia insomma il numero degli italiani che vivono di politica, affidano la loro sorte alla politica, dipendono dalla politica. I medici che sperano nel riconoscimento in qualche Asl politicamente colorata. Gli architetti che consultano con apprensione la nomenklatura degli assessorati all’urbanistica. I giornalisti schierati e affamati di visibilità. I tecnici desiderosi di prestare le loro competenze a qualche ministero. Le folle che si accalcano attorno ai Comuni, alle Province e alle Regioni per racimolare incarichi per l’organizzazione di mirabolanti ‘eventi’. Gli uomini di scienza e i ricercatori attentissimi agli organigrammi del Cnr. Gli economisti a caccia di consigli d’amministrazione di qualsivoglia impresa pubblica. I cineasti che si aggirano inquieti attorno alle mostre e ai festival di nomina politica.

Tra i costi della ‘casta’ politica vanno annoverati anche quelli del multiforme mondo che attorno alla casta si muove, vorticando tra ambizioni e frustrazioni. Un esercito sempre più numeroso che vive con angoscia i cambi di stagione politica […..] Una dipendenza dal sapore vagamente clientelare che non si identifica in senso stretto con un’appartenenza partitica, ma con una rete amicale, solidale sebbene post-ideologica […..] Uno stato d’animo fotografato da Prezzolini nel ’21, alla vigilia di eventi che misero fine alla pluralità dei partiti…..per un ventennio almeno”.

Giustamente, il giornalista non identifica questo(i) ceto(i) con una sola parte politica. Tuttavia, nel quadro da lui dipinto con indubbia efficacia, è impossibile non riconoscere soprattutto i laidi tratti del “popolo di sinistra”, di questo marcio che avanza e dilaga. Per evitare il 1922 è indispensabile irrorare il corpo della società italiana con ampie dosi di pesticidi. Bisogna eliminare questo “popolo” di magna magna, di cavallette devastatrici; chi lavora non ne può più di mantenerli; si avvicina la resa dei conti. Bisognerebbe che la gente “sana” fosse messa in grado di eliminare queste cellule malate; altrimenti chi ci libererà di loro, fra gli applausi di tutti quelli che veramente sgobbano per mantenerli, lo farà a suo uso e consumo, e si libererà pure di noi.

E un’ultima noticina. Il signor Grillo, e i suoi fans, salvo qualche illuso o ingannato (ma piccole minoranze), fa parte del “popolo di sinistra”, di questi magnoni, di questi succhiasangue, inetti, chiacchieroni, mantenuti dal “popolo che lavora”. Essi sono soltanto preoccupati perché i loro “vecchi” politici di riferimento dimostrano tutta la loro inettitudine, la loro corruzione, la loro nocività per questo “popolo che lavora”. I “grillini” sono la parte terrorizzata del “popolo di sinistra”, che tenta di precedere l’uragano che la spazzerà via; ma che rischia di spazzare via nel contempo ogni speranza di vera pulizia. Pensiamoci prima che sia troppo tardi!

postato da: RIPENSAREMARX alle ore 06:45 | link

domenica 16 settembre 2007

Lode al dubbio

Inserisco oggi una poesia di Bertold Brecht per continuare nel solco dell'articolo inserito qualche giorno fa ed intitolato "gli indifferenti e la storia".

In questa poesia si approfondiscono ulteriormente le "categorie umane" dei diversi gradi di indifferenza di cui ho già parlato. Qui il contesto è diverso rispetto all'articolo di Gramsci, sicuramente diverso. Tuttavia è facilmente coglibile come una specie di filo rosso che unisci i due scritti.
Prima di leggere la bellissima poesia di Brecht voglio però ricordare questo piccola storiella morale di Edmund Craster che riguarda proprio il dubbio: "Il Centopiedi visse felice fino a quando il Rospo gli chiese scherzando - Spiegami un pò, quale gamba muovi prima e quale dopo?-
E così lo mise in tale confusione, che il Centopiedi rimase bloccato nel fosso, riflettendo su quale dovesse essere il metodo per camminare".
Il dubbio è utile (ed infatti Brecht qui non lo critica affatto), tuttavia quando i tempi storici sono pregni di una vera novità che spezza il precedente ordine esistente, e si è convinti della sua giustezza, non si può non agire. Bisogna agire e farlo anche in fretta, senza additare la solita scusa (voluta dai dominanti) che rivoluzionare e cambiare le cose non servirebbe come verità generale a tutti gli uomini, ma solo ad una loro parte.Tuttavia bisogna mettersi in testa che verità vere e definitive non esistono, ma solo prospettive sulle verità che certo non possono accontentare tutti gli uomini sulla Terra, ma sempre e solo una loro parte. Tutta la storia è permeata da queste particolare prospettive che poi diventano prospettive generalmente accettate. Senza questo agire , probabilmente, i grandi cambiamenti storici che ci sono stati nel tempo non ci sarebbero assolutamente stati.
Oggi come oggi, almeno in Italia, questo momento storico c'è, esiste, e bisogna fare in fretta affinchè altri oppressori ,che saliranno al potere al posto dell'attuale classe egemone, non ci opprimano di nuovo. Bisogna rendersi conto di questo. Basta ciance! Oggi come oggi bisogna capire, e fissarselo bene in testa, che il nostro nemico è la Sinistra al potere, comprese le sue ali cosìdette radicali che intorbidano le verità con i loro vaniloqui, appoggiate da una classe di pseudointellettuali da quattro soldi, veri e propri "filosofi della trottola", secondo il titolo di un bellissimo racconto di Kafka.
La Grande Finanza e l'Industria Decotta (secondo la denominazione lagrassiana) sono i veri oppressori del popolo italiano, e fino a quando queste oligarchie di ceti assolutamente parassitari che tengono in pugno L'Italia rendendola un "pauvre Pays" (come disse una volta De Gaulle), non saranno combattute iniziando proprio da chi gli lecca il culo per motivi meschianamente di poltrone e di privilegi che poi ne derivano, noi lentamente lentamente finiremo nella merda (e scusate le parolacce).
Di questo problema attuale, di cui nessuno parla, pensando che la sinistra è meglio della destra (dei berluscones), ne riparlerò ancora per molto su questo blog.
Per ora chiudo qui.
Ora leggetevi questa poesia.

***

Lode del dubbio

Sia lode al dubbio! Vi consiglio, salutate
serenamente e con rispetto chi
come moneta infida pesa la vostra parola!
Vorrei che foste accorti, che non deste
con troppa fiducia la vostra parola.

Leggete la storia e guardate
in fuga furiosa invincibili eserciti.
In ogni luogo
fortezze indistruttibili rovinano e
anche se innumerabile era l'armata salpando,
le navi che tornarono
le si poté contare.

Fu così un giorno un uomo sulla inaccessibile vetta
e giunse una nave alla fine
dell'infinito mare.

Oh bello lo scuoter del capo
su verità incontestabili!
Oh il coraggioso medico che cura
l'ammalato senza speranza!

Ma d'ogni dubbio il più bello
è quando coloro che sono
senza fede, senza forza, levano il capo e
alla forza dei loro oppressori
non credono più!

Oh quanta fatica ci volle per conquistare il principio!
Quante vittime costò!
Com’era difficile accorgersi
che fosse così e non diverso!
Con un respiro di sollievo un giorno
un uomo nel libro del sapere lo scrisse.

Forse a lungo là dentro starà e più generazioni
ne vivranno e in quello vedranno un'eterna sapienza
e spezzeranno i sapienti chi non lo conosce.
Ma può avvenire che spunti un sospetto, di nuove esperienze,
che quella tesi scuotano. Il dubbio si desta.
E un altro giorno un uomo dal libro del sapere
gravemente cancella quella tesi.

Intronato dagli ordini, passato alla visita
d'idoneità da barbuti medici, ispezionato
da esseri raggianti di fregi d'oro, edificato
da solennissimi preti, che gli sbattono alle orecchie
un libro redatto da Iddio in persona,
erudito da impazienti pedagoghi, sta il povero e ode
che questo mondo è il migliore dei mondi possibili e che il buco
nel tetto della sua stanza è stato proprio previsto da Dio.
Veramente gli è difficile
dubitare di questo mondo.
Madido di sudore si curva l'uomo
che costruisce la casa dove non lui dovrà abitare.

Ma sgobba madido di sudore anche l'uomo
che la propria casa si costruisce.
Sono coloro che non riflettono, a non
dubitare mai. Splendida è la loro digestione,
infallibile il loro giudizio.
Non credono ai fatti, credono solo a se stessi.
Se occorre, tanto peggio per i fatti.
La pazienza che han con se stessi
è sconfinata. Gli argomenti
li odono con gli orecchi della spia.

Con coloro che non riflettono e mai dubitano
si incontrano coloro che riflettono e mai agiscono.
Non dubitano per giungere alla decisione, bensì
per schivare la decisione. Le teste
le usano solo per scuoterle. Con aria grave
mettono in guardia dall'acqua i passeggeri dl navi che affondano.
Sotto l'ascia dell'assassino
si chiedono se anch'egli non sia un uomo.

Dopo aver rilevato, mormorando,
che la questione non è ancora sviscerata vanno a letto.
La loro attività consiste nell'oscillare.
Il loro motto preferito è: l'istruttoria continua.

Certo, se il dubbio lodate
non lodate però
quel dubbio che è disperazione!
Che giova poter dubitare, a colui
che non riesce a decidersi!
Può sbagliare ad agire
chi di motivi troppo scarsi si contenta!
ma inattivo rimane nel pericolo
chi di troppi ha bisogno.

Tu, tu che sei una guida, non dimenticare
che tale sei, perché hai dubitato
delle guide! E dunque a chi è guidato
permetti il dubbio!

Dici: «Per noi va male. Il buio
cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando
si era appena cominciato.
E il nemico ci sta innanzi
più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze, ha preso
una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può più mentire.
Siamo sempre di meno. Le nostre
parole d'ordine sono confuse. Una parte
delle nostre parole
le ha stravolte il nemico fino a renderle
irriconoscibili.
Che cosa è ora falso di quel che abbiamo detto?
Qualcosa o tutto?
Su chi contiamo ancora?
Siamo dei sopravvissuti, respinti
via dalla corrente? Resteremo indietro, senza
comprendere più
nessuno e da nessuno compresi?
O dobbiamo sperare soltanto
in un colpo di fortuna?»
Questo tu chiedi. Non aspettarti
nessuna risposta
oltre la tua.

giovedì 13 settembre 2007

Gaia per davvero

Cara Gaia, adesso salutarti qui
ora che non puoi più sentire i miei cd
addirittura vengo al tuo funerale
quando fino ieri mi parlavi come un’immortale
questa cosa proprio sai non era nei piani
non vale mica che non ci sarai più domani.
Qui ci sbattono la porta in faccia e ci muori
e noi restiamo a guardarti in mezzo a tutti questi fiori
e a volerti ancora e ancora più bene
se si può e si può in mezzo a queste scene.
È settembre e il vento si alza
annuncia il tempo freddo e noi usciamo dalla stanza
e ti portiamo via, ti portiamo in spalla
53 più 30 chili e un mondo viene a galla
perché proprio a te, questo è un mistero
eri giovane ed eri gaia per davvero.

Nella città che puzza da morire
la gente che resiste qui rischia di impazzire
un po’ d’aria, voglio una boccata d’aria
un po’ d’aria, cerco una boccata d’aria.
Nella città che puzza da morire
la gente che resiste qui rischia di impazzire
un po’ d’aria, voglio una boccata d’aria
un po’ d’aria, prendo una boccata d’aria…

Ma con chi, con chi prendersela adesso?
Ma come, come cazzo è successo?
Dicono che sei finita nella parte sbagliata
di una triste statistica, dicono che capita.
Quanto tempo insieme siamo stati amici
pensare a te è pensare alle radici
mentre è in corso una mutazione devastante
chi sopravvive sarà un uomo mutante.
Quanto si ama e quanto si muore
nella città quanto cambia colore
chi muore lentamente, chi violentemente
chi senza saperlo dentro la sua mente.
Noi ti dobbiamo dei ringraziamenti collettivi
per come eri e insieme a noi ancora vivi
ora che brilli come una stella
anche se siamo della terra e torniamo alla terra.

Nella città che puzza da morire
la gente che resiste qui rischia di impazzire
un po’ d’aria, voglio una boccata d’aria
un po’ d’aria, cerco una boccata d’aria.
Nella città che puzza da morire
la gente che resiste qui rischia di impazzire
un po’ d’aria, voglio una boccata d’aria
un po’ d’aria, prendo una boccata d’aria…

Un po’ d’aria, prendo una boccata d’aria…

(Assalti Frontali, "Mi sa che stanotte…")

Nell’ultima canzone pubblicata (“Mad world”) avevo citato un verso di questa profonda canzone esistenziale: ho ritenuto quindi doveroso, ma soprattutto utile per tutti, pubblicarla per metterla in comune.
Penso che il testo sia chiaro e qualsiasi mia parola sia superflua se non addirittura fuorviante… quindi buon ascolto oppositivo!

mercoledì 12 settembre 2007

Gli indifferenti e la storia

Un articolo scritto da Gramsci. Da leggere e da riflettere.
Chi di noi non si è mai sentito indifferente? Ciò che noi chiamiamo "fatalità" nella storia altro non è che un movimento che da piccolo diviene poi grande ma appunto perchè la maggioranza delle persone non se ne curava.
Gli era indifferente.

Mi sembra che qui Gramsci intuisca il sorgere del movimento fascista che funestò l'Italia pochi anni dopo.
Ma ciò mi fa venire in mente anche la situazione dell'Italia contemporanea, dove una oligarchia di ceti assolutamente inconcluenti, vere nullità, stanno portando l'Italia, lentamente lentamente verso la catastrofe. Ma questo per colpa di chi? Ma certo! Anche di noi! Sì! Di noi indifferenti.


Certo, di gradi di indifferenza ve ne sono molti, di chi per esempio scrive magari cose anche giuste ma queste non le porta a prassi, oppure, peggio ancora, di chi non solo non agisce ma anche continua a pensare che le attuali categorie di Destra e Sinistra servano a qualcosa, oppure magari di chi grida "Viva israele!" mentre un intero popolo, quello palestinese, muore di miseria e di fame; o anche l'indifferenza di chi, stupidamente, pensa che stare dalla parte degli Usa significhi stare dalla parte del bene dell'umanità. Indifferenti ed idioti!!

Ma almeno costoro espongono le loro idee, magari (nell'errore o nel giusto) si battono per esse. Ma oltre a questi (e tra questi ci mettiamo anche noi) c'è ancora di peggio: gli ignavi!
Coloro cioè che non stanno dalla parte di niente e di nessuno, coloro che non "parteggiano"
(come dice qui Gramsci: parteggiare significa essere "partigiani", e cioè uomini "vivi") per nulla; di chi non vive appunto. Ecco lo stadio più avanzato dell'indifferenza: l'inerzia, l'ignavia...queste sono le persone che in assoluto disprezzo di più.
Disprezzo, perchè odiare è un sentimento troppo nobile che non si può provare per costoro. Come disse Dante riguardo gli ignavi: "Fama di loro il mondo essere non lassa;/misericordia e giustizia li sdegna:/non ragioniam di lor, ma guarda e passa". Purtroppo però, la storia la fanno anche loro... con la loro inerzia!
Ma ora vi lascio alle belle parole di Gramsci.


INDIFFERENTI

Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani" (1). Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.
L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.
I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'èin essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

"La Città futura", pp. 1-1 Raccolto in SG, 78-80.

lunedì 10 settembre 2007

Mad world

All around me are familiar faces
worn out places, worn out faces
bright and early for their daily races
going nowhere, going nowhere,
their tears are filling up their glasses,
no expression, no expression.
Hide my head I want to drown my sorrow,
no tomorrow, no tomorrow.

And I find it kind a funny
I find it kind a sad
the dreams in which I'm dying
are the best I've ever had.
I find it hard to tell you
I find it hard to take
when people run in circles
it's a very, very mad world
mad world.

Children waiting for the day they feel good:
Happy Birthday, Happy Birthday,
made to feel the way that every child should.
Sit and listen, sit and listen.
Went to school and I was very nervous
no one knew me, no one knew me:
hello teacher tell me what's my lesson,
look right through me, look right through me.

And I find it kind a funny
I find it kind a sad
the dreams in which I'm dying
are the best I've ever had.
I find it hard to tell you
I find it hard to take
when people run in circles
it's a very, very mad world... mad world.
Enlarge your world
mad world.

Traduzione:

Mondo pazzo

Attorno a me ci sono facce familiari
posti logori, esausti visi
radiosi e giovani per le loro giornaliere corse
verso nessuna parte, verso nessuna parte,
e le loro lacrime stanno colmando i loro bicchieri,
nessuna espressione, nessuna espressione.
Nascondo la mia testa, voglio annegare il mio dispiacere,
nessun domani, nessun domani.

Ed io lo trovo un po’ divertente
lo trovo un po’ triste
che i sogni nei quali sto morendo
sono i migliori che abbia mai avuto.
Io lo trovo difficile da dirlo a te
io lo trovo difficile da cogliere
quando le persone corrono in cerchio
è veramente, veramente un mondo pazzo
un mondo pazzo.

I bambini stanno aspettando il giorno in cui si sentiranno bene:
buon compleanno, buon compleanno,
fatto per far sentire ogni bambino come dovrebbe sempre sentirsi.
Siedi e ascolta, siedi e ascolta.
Andavo a scuola ed ero molto nervoso
nessuno mi conosceva, nessuno mi conosceva:
salve maestra mi dica qual è la lezione per me,
mi guardi attraverso, mi guardi attraverso.

Ed io lo trovo un po’ divertente
lo trovo un po’ triste
che i sogni nei quali sto morendo
sono i migliori che abbia mai avuto.
Io lo trovo difficile da dirlo a te
io lo trovo difficile da cogliere
quando le persone corrono in cerchio
è veramente, veramente
un mondo pazzo… un mondo pazzo.
Ingrandisci il tuo mondo
il mondo pazzo.

(Gary Jules)

La canzone è dei Tears for Fears ma pubblico il nome di Gary Jules perché la sua versione con il piano è stupenda.

Ma ora ho voglia di sfogarmi un po’: non sopporto più tutti questi erranti spettri che nel loro persistere disuniti vagano allucinati e anestetizzati finendo per formare questa vuota massa che sa usare la propria in-esistenza soltanto per deridere la Vita.
Miei cari amici sconosciuti se riesco ancora a respirare è solo grazie a quelle poche persone che ancora mi sopportano e riescono ad appoggiare il mio delirio da quasi sicuro isolamento sociale forzato o lenta emarginazione.
Ma come spesso, se non addirittura sempre, è giusto fare io vado oltre e calpesto questa disgrazia che su me sosta, perché so che è causa degli ebeti Molti se ciò mi perseguita e nulla mi rimane da fare se non lottare contro Essi e contro il velo di ignoranza che intravedere non gli fa la tragicomica verità: se nel finale saremo noi a prendere i pomodori e vegetali affini in faccia dal pubblico sconfitto e despettacolarizzato non avremo vinto noi ma avrà perso la meschina ideologia d’oggi che asfissiante non ci permette di guardarci tra di noi e inspirare profondamente… e la sua sconfitta è la vittoria di tutti, dotti ignoranti e loro seguaci compresi!
“E i molti tornarono ad essere una comunità, ossia un Noi totale, il Tutto inorganico-organico”.

P.S. Perdonate il mio camminare fuori dal sentiero tracciato e il ritrovarmi spesso a vaneggiare sulle sabbie mobili ma questo è il nostro blog e tale è il compito che deve adempiere: in ogni suo verso, parola e sillaba scontrarsi contro questa onnipresente realtà ottusa.
Forse tutto quello che ho scritto non c’entra nulla con la canzone sopra riportata o forse no: l’Assurdo finalmente ritorna ad espirare con forza e vigore tra queste umili pagine in perenne discordia con il radicato.
Io non rincorro il Sacro Graal: io cerco solo “una boccata d’aria” per non soffocare, perchè io non voglio assolutamente soffocare!
Ascoltate la canzone e pensate… senza mai dimenticarvi di ricordare (il passato) e di immaginare (il futuro)!
Se la canzone vi farà venire la pelle d’oca avrete finalmente compreso il perché è necessario non fermarsi mai di fronte a questo muro del pianto che è l’occidente d’oggi.
Buona lotta!

domenica 9 settembre 2007

Buongiorno blog!

Bentornati e bentornate a tutti voi!
Riprendiamo ora la nostra attività nel blog.
Tra qualche giorno speriamo di iniziare la pubblicazione degli scritti che vi avevamo promesso nell’ultimo post di luglio.
Inoltre dovrete ancora attendere un po’ per il nuovo indice tematico poiché ancora dobbiamo riuscire a ultimarne la realizzazione anche se comunque l’abbozzo è già stato steso.
Intanto continueremo a tenervi compagnia come sempre abbiamo fatto: totalmente pronti ad ogni forma di critica e aperti ad elaborare o ad ascoltare qualsiasi tentativo costruttivo o riparatorio per questo malsano occidente.
Speriamo nella vostra più totale partecipazione.
Siamo pronti!
La nostra furia si abbatterà senza sosta su tutta questa ideologia da gretto carpe diem consumistico: si apra il sipario!