lunedì 29 ottobre 2007

A cosa

Che cosa?
Che cosa?

Che cosa vuoi da me?
Che cosa vuoi ancora?
Che cosa vuoi di più?

Che cosa vuoi da me?
Che cosa posso dare?
Che cosa inventare?

Qu'est ce que tu veux de moi?
Che cosa vuoi di più?
Qu'est ce que tu veux de moi?

Che cosa vuoi provare?
Che cosa vuoi tentare?
Che cosa vuoi spezzare?

Qu'est ce que tu veux de moi?
Che cosa vuoi di più?
Qu'est ce que tu veux de moi?
Qu'est ce que tu veux de moi?

Che cosa vuoi sognare? (Che cosa vuoi lasciare?)
Che cosa vuoi tentare? (Che cosa inventare?)
Che cosa vuoi ancora? (Che cosa vuoi ancora?)
Che cosa vuoi capire? (Che cosa vuoi ancora?)
Che cosa vuoi tentare? (Che cosa?)

Qu'est ce que tu veux de moi? (Qu'est ce que tu veux de moi?)
Che cosa vuoi di più? (Che cosa vuoi di più?)

Qu'est ce que tu veux de moi?
Todos, todos

Por tuo amor, por tuo amor
Todo lo daría

(Manu Chao, “La radiolina”)

Una semplicissima canzone è sempre un buono spunto per farneticare un po’ liberamente.
Vogliamo sempre di più, non ci accontentiamo mai di ciò che abbiamo, di ciò che riceviamo e perfino di ciò che semplicemente e veramente siamo.
L’altro-da-sé diviene l’ideale ed il non-essere un dovere, se non addirittura una necessità che regna incontrastata in questa mentalità puramente occidentale e da facile e forzata esportazione.
Fuoriusciamo dalla Vita e ci alieniamo al cospetto di ogni cosa, evento o persona.
L’infinito ci si staglia davanti e senza sforzarci di comprenderlo, di penetrarlo e farlo nostro, noi ci dimentichiamo istantaneamente di tutto: l’identità diventa omologazione consumistica e finiamo per disprezzarci e commiserarci perché crediamo di non riuscire a portare a termine mai nulla di ciò che è richiesto per divenire quel qualcosa d’altro così estremamente impalpabile da essere in fondo una semplice ombra non ben definita nei contorni di un qualcosa anonimo che non c’è nella sua potenziale materialità.
Viviamo nel rincorrere il vuoto e proprio su ciò i grandi interessi capitalistici fondano il meschino meccanismo del tacito consenso.
Circondati da chimere e avvolti da moniti di latente non-possibilità, da arrivare al punto di rischiare persino l’estinzione dell’altra opportunità e di conseguenza al brutale attentato alla scelta e alla nostra condizione di libertà individuale e collettiva, ci abbandoniamo al flusso continuo di consumo e soccombiamo alla legge del tempo senza alzare nemmeno un dito.
Lentamente ci decomponiamo, da dentro scoppia la feroce e perseverante rivolta della carne e stanchi finalmente ci spegniamo liberandoci dal giogo della frenesia produttiva e stufi di questo perenne velo d’inesistenza.
“Che fare?”
Fermarsi smettendola di cedere alla tentazione del ritmo regolare e iniziare a pensare: voltarsi indietro per riappropriarsi di sé e sprigionare il finito non come puro mezzo (medium) di illusorio piacere ma come condizione necessaria d’essere e tornare a librarsi in volo verso la Vita.
La rivoluzione sfocia così dal singolo e inonda interamente la collettività.
Buona lotta ragazzi!
La guerra non è mai finita perché in fondo il conflitto è il motore di questa nostra reale e solitaria esistenza in comunità: è incondizionatamente essere ciò che si è, e basta!
Dobbiamo essere capaci di dare tutto noi stessi se vogliamo davvero abbattere questo muro d’indifferenza egoistica e di povertà consumistica che ci acceca dal vedere i problemi di questa nostra vecchia società e il contagio che da essa nasce e si diffonde negli altri “paradisi terrestri”.
“Todo lo daría” per la rivoluzione!
Perché prima o poi bisogna avere il coraggio di chiederselo: dove risiede la differenza tra Eros e Polemos?

domenica 28 ottobre 2007

Una pillola di sovversione

Ma sapete perchè l'azione futurista di pochi giorni fa a danno della fontana di Trevi è stata tanto deprecata dalla stampa tutta e dai giornalisti leccapiedi e baciapile del pensiero unico?
Per una ragione molto semplice: quell'azione, perfettamente spettacolare nella sua orgiastica televisività, ha preso il sopravvento sul Grande Spettacolo Organizzato, un'entità plurima ma allo stesso tempo unica nell'essere lo spettacolo organizzato dai dominanti a danno dei dominati, le tribù passive anastetizzate.
L'azione di tal fascista-futurista o che dir si voglia ha avuto perciò un solo torto: rubare la visibilità mediatica allo Spettacolo Organizzato senza prima chiederle permesso.

Il suo atto, sotto questo aspetto, è stato perciò sovversivo.
Bravo.

giovedì 25 ottobre 2007

Conversione

“Gli oggetti non sono nulla di più rispetto ad ogni altra cosa: in essi risiedono solo significati. Rivoluzione è quindi abbracciare completamente il finito in tutta la sua variegata gamma per infinitizzarsi in prassi. Estetica, arte, esistenza, filosofia ,religione, politica, vengono dunque ora a coincidere e questo significa finalmente vivere da uomini, uomini liberi”

Le persone passano lungo le sponde del fiume d’asfalto quotidiano mentre vite si disgregano ed altre ascendono, mentre ai margini sconosciuti si fermano dal moto rettilineo e affranti piangono nascondendosi dietro a parole di buon gusto o a retorica di meschina falsità, mentre altri relitti ridono senza un buon motivo apparente ed alcuni invece gridano nell’illusione provvisoria del possesso totale e globale.
Lui era lì, spaesato come un cucciolo d’animale senza guida né padrone, tra l’anonima folla che avanza, fugge, corre e rincorre… lui era lì, frangiflutti fermo in mezzo alla corrente, e guardava il desolante spettacolo di incomunicabilità e si chiedeva il perché.
Tra sé e sé, sé che era mondo ma in quel mentre pure marciume che si era nel tempo depositato e addensato su un letto di seta nera, si pose un semplice ed ultimo quesito:
_ Perché il mare è così lontano da noi?
Un’enorme onda sommerse tutto e lo trasportò, cullandolo, tra i suoi più profondi e intimi pensieri.
Lui il mare non l’aveva mai visto ma aveva sentito per caso in una di quelle tante strade tutte uguali tra loro una storia meravigliosa che narrava di un’entità prodigiosa: la sabbia.
La sabbia è strana, la sabbia non è da sempre stata sabbia, prima era qualcosa d’altro, ma non ci rendiamo conto di cosa e di come diviene ciò che ora è davanti a noi, e pure ora cosa di preciso sia non lo si può facilmente dire: la sabbia si prostra al farsi modellare una volta e poi ancora, ancora, ancora… la sabbia nemmeno si sa cosa sarà: può essere tutto ma in fondo non è mai nulla e se ci si pensa bene e a lungo essa non è nemmeno sabbia.
Ma ciò che più di ogni cosa lo stupiva e lui ammirava della sabbia era il suo sodalizio con il mare.
Vicino al mare può esserci sabbia e quando c’è se qualcuno gli si avvicina e osa camminarci sopra ecco che lei dolcemente si inchina e il piede di uno dei tanti plasma su di essa facendolo divenire un’orma, un’orma che nonostante la sua forma o profondità nulla potrà quando il mare la abbraccerà in un lampo con le sue tentacolari acque e la dissolverà rendendola nuovamente solo sabbia.
Ciclo. Per sempre.
Lui ora si sentiva proprio così: una piccola e poco profonda orma nemmeno ben definita nei suoi contorni.
L’orma non ha ambizione alcuna però sa e nonostante ciò continua ad osare e a sfidare il destino.
L’orma è pura vaghezza ma una vaghezza umile nel suo non essere alcunché di preciso.
_ Forma o contenuto?

_ Bramiamo sempre quel luogo che è solo mente: perché?



_ Perché?






_ Perché?



Le vie laterali, quei bracci della morte destinati ai pochi eletti, sussurravano sempre storie, l’unica verità.
Anche su di lui ce era una e lui nemmeno lo sapeva, lui che era acuto uditore di tutto ciò che a nulla serve ma sempre insegna.
Lui era morto otto volte in vita sua e se glielo si chiedeva lui confermava anche se non comprendeva il senso delle parole degli stolti ed annuiva soltanto per non deludere la persona altrui e per liberarsi velocemente dalle catene del comune.
Ma lui era morto veramente otto volte: appena può il caso deride l’ente e le cicatrici, per una strana e perfida sorte, ricordano la lenta liturgia.
In quel momento sentì l’avvicinarsi, il fondersi e il manifestarsi di quegli innominati sintomi sulla propria pelle e comprese che la nona era giunta e in prossimità cavalcava… la nona, la nona era la più sublime di tutte anche se per il solito pubblico di farisei era come tutte le altre e pure lui in fondo, come al solito, non sapeva spiegare perché quella era la migliore, ma in cuor suo lo era, perché era ma totalmente e di preciso non era e a lui ciò sembrava perfettamente giusto e noi di lui non dubitiamo, noi che all’uno ci fermiamo e preghiamo perché temiamo.
Completamente estasiati gli stessi muri inquinati in coro non dubitarono: come potrebbe sbagliarsi colui che sempre si chiese e mai risposta trovò nella vita delle cose di questo maledetto mondo?!
Non l’aveva trovata ma spesso per una sorte ironica che le tempie gela lui l’aveva intravista nella nebbia dello smog.
_ Non si può comprendere il mare… ma egli c’è, a volte tace e altre invece si infuria.
Il mare non lo si può rinchiudere in un vaso, in un fosso o nella propria mente: il mare è fatto per fuggire, sovrastare e cancellare.
Il mare è indelebile, un’idea antica ormai dimenticata nella finzione della calma del vento di bonaccia.
Le talpe di laboratorio o di biblioteca perdono la capacità di vedere oltre la punta del proprio naso, dimenticano la serietà della distanza, l’aria rarefatta dell’ irraggiungibile.
_ L’intelligenza a volte è così miseramente vuota. Secondo fonti scientifiche di alto prestigio internazionale il mare è un’immensa distesa di molecole di idrogeno e ossigeno e basta. E basta?! Perché? Loro dicono severamente che il dilemma è vacuo ed estremamente controproducente per le società umane altamente evolute; loro accusano il mare di metafisica; loro bruciano in piazza ogni componimento su di esso che non sia una mera formula chimica: H2O è il suo vero nome di battesimo; loro osservano il suo moto e le sue manifestazioni per comprendere le sue leggi ed estrapolarne claustrofobiche formule matematiche… tutto il resto è vanità, discorsi futili da piccole taverne di provincia.
Il mare.
Per alcuni è morte, fine, disperazione, dolore, desolazione; per altri vita, novità, serenità, verità, perdono; per altri ancora ciclicità, speranza, merito, ricambio dinamico… per lui invece tutto era solo tempo.
_ Il tempo è semplicemente una bella clessidra e perciò sabbia, sabbia suprema, stupefacente, perché è forza, vigore, movimento, virtù; sabbia che oltraggia l’uomo comune pur essendo solo infima e impercettibile sabbia e per questo motivo nulla, un nulla che agisce e domina, mai domo e mai vinto!
Nessuno lo ascoltava ma quando parlava faceva rabbrividire persino lo stanco lampione fatto solo per non essere altro da ciò che è, se qualcosa è, perché nulla in fondo è così certo di essere come appare se ci pensiamo bene e guardiamo oltre, oltre il miraggio del confine, oltre la prigione dell’orizzonte.
Illusione. Errore. Peccato.
Lui smise di guardare e riaprì gli occhi: era solo su quella benedetta strada circondato da veleno, pattumiera e fogli di giornale, pubblicità, avvisi che danzavano in vortice tra loro sopra le grate dell’oscurità; nessuna luce, nessun colore, solo il cemento, l’asfalto, il buio della notte, i rimasugli del cielo, le violacee nuvole che coprivano gelose la luna amante del grottesco e del beffardo siparietto che si era creato e ricreato nei secoli dei secoli, e lui, sprazzi di colori ad olio su una tela umida, con a fianco mute saracinesche abbassate fino a terra e nel cuore il mare, la sabbia e le cose non dette o troppe volte pensate ma già proferite invano.
Inspirò profondamente e incamminatosi si allontanò finché sparì tra i fumi tossici dell’umanità urbana come sabbia lentamente ricoperta dall’ultima, e spesso unica, alta marea della giornata.
Sparì all’improvviso come era arrivato.
Flussi e riflussi: sciogliersi al sole, liquefarsi come insensata esistenza.
La luna morì e l’ultima sua lacrima fu sangue che cadde in mare e l’immagine fu talmente inconsueta ed incomprensibile che nulla meglio del silenzio si addice per riuscire a descriverla…






Silenzio che è tempesta nel deserto delle parole e dei versi, deserto che a sua volta è un mare di sabbia… ma lui non l’aveva mai visto il deserto e nessuno mai gliene aveva parlato lungo il marciapiede o insegnato il significato del termine, ma di sicuro lui sì che si sarebbe stupito del suo potere magico: deserto sacro, cittadino frivolo.



_ Perché?






_ Perché la sabbia è un composto, la sabbia è ogni suo granello che noi stringiamo senza poterlo mai completamente possedere. Granello che è tutto e allo stesso tempo nulla.






_ Perché?






_ Perché la sabbia è perfino nel mare stesso e sotto di esso: su un oceano di sabbia il mare il primo giorno si è adagiato e ora risiede come sovrano assoluto. Morbido letto levigato dal tempo tiranno in perenne compagnia: lui serenamente sopra coricato a guardare il cielo, limpido e senza catrame.






_ Perché?
Brezza. Riva. Menzogna.



_ Perché?
Scogli. Dune. Finzione.

_ Perché?




lunedì 22 ottobre 2007

Azione speculare.

Avevano trascorso la serata a tavola tranquillamente tra inutili

discorsi e risate.Ormai si era fatto molto tardi; e il pendolo aveva da poco

suonato le due. D'altra parte, già da qualche tempo, i loro discorsi languivano stancamente.

E fu o per il silenzio che si fece in un certo momento, quel silenzio

che cade tra persone che non hanno più argomenti

o che almeno li avrebbero , se solo osassero cercarlo

un po' più a fondo nel loro animo, o fu per un'altro motivo,

sta di fatto che qualcuno, annoiatosi mortalmente, approfittando di quel momento,

si alzò di soppiatto dal tavolo e dichiarò di essere assai stanco

e di avere intenzione di andare a dormire.

Presto, tutti – e pareva quasi che non aspettassero altro-

si alzarono dal tavolo; presero le loro cose, e, insieme,

uscirono dalla stanza per dirigersi lentamente verso la porta.

Già erano pronti per uscire , e qualcuno aveva già posato

la mano sulla maniglia della porta, quando, non si sa come,

similmente a scintilla che rapida s'accende sotto la cenere, si riattizzò

tra loro inaspettatamente il discorso.

Un discorso peraltro comunissimo, come tanti che avevano fatto quella sera.

Restarono quindi presi nel discorso per diversi minuti,

in piedi, dinanzi alla porta chiusa, senza decidersi ad uscire.

Qualcuno, intanto, stanco di aspettare, aveva già preso posto su una sedia,

lì, di fianco, nella sala accanto al corridoio.

Così, quasi inconsciamente, seguitando ininterrottamente i loro discorsi,

si trovarono di nuovo tutti seduti accanto al tavolo della sala.

Riaccesero quindi il camino, si misero di nuovo a bere del whisky,

e a fumare avidamente i loro sigari toscani.


venerdì 19 ottobre 2007

Aria

Alle otto e un quarto di un mercoledì d'agosto
sto finalmente abbandonando questo posto
dopo trent'anni carcerato all'Asinara
che vuoi che siano poche ore in una bara.
Ché in una bara in fondo non si sta poi male
basta conoscersi e sapersi accontentare
e in questo io, modestamente, sono sempre stato un grande
perché per vivere a me non serve niente, solo...
aria... soltanto... aria.

L'avevo detto: "prima o poi vi frego tutti!"
quelli ridevano, pensavano scherzassi,
"da qui non esce mai nessuno in verticale",
come se questo mi potesse scoraggiare
e poi col tempo mi hanno visto consumarmi poco a poco
ho perso i chili, ho perso i denti, somiglio a un topo,
ho rosicchiato tutti gli attimi di vita regalati
e ho coltivato i miei dolcissimi progetti campati...
in aria... nell'aria.

E gli altri sempre a protestare, a vendicare qualche torto
a me dicevano, schifati, "tu sei virtualmente morto!
a te la bocca serve solamente a farti respirare"
io pensavo: "e non è questo il trucco? Inspirare, espirare",
inspirare, espirare: questo posso fare
e quando sono fortunato sento l'umido del mare,
io la morte la conosco, e se non mi ha battuto ancora
è perché io, da una vita, vivo solo per un'ora...
d'aria... un'ora d'aria.

Respiro lento, aspetto il vento,
il mio momento arriverà...
aria aria aria...

(Daniele Silvestri, “Sig. Dapatas”)

Cosa ci resta da dire? Da ogni individuo è possibile imparare qualcosa, un qualcosa che ci accresce immensamente, perché lo sentivamo ma non lo comprendevamo.
In bilico tra l’identità e la diversità… non ci resta che tenerci stretto il nostro amato comunitarismo e portare avanti il nostro conflitto totale.
Buona lotta ragazzi!

mercoledì 17 ottobre 2007

"Poesia in fieri" IX

Nebbia



Scivola

pesante nebbia


che avvolge inerte




alberi scarni


sul fiume metallico






Immobile






Un corvo grigio cercava


nell'ombra incerta


del crepuscolo




un rifugio.

"Poesia in fieri" VIII


Noia


L'aria liquida

specchio della noia


soffoca ogni suono


in un gemito plastico




Il fumo stabile


delle ciminiere esauste


si mescola all'incerto


fiume pallido



Le inesistenti fronde

del cereo albero


giocano con l'insulso


ed esitante vento



Un corvo sofferente

stagliato sull'opaco etere


cerca una fuga


sulla livida tela



La strana follia

dell'ombre uguali


crea lunghe file


in spazi ristretti



Un pensiero diverso

non trova più spazio


tra la folla uniforme


che vaga sotto un'ombra muta






domenica 14 ottobre 2007

Delucidazione

Vorrei una volta di più cercare di chiarire un punto fondamentale sulla nostra concezione di poesia: a cosa “serve” la poesia? In cosa sfocia la sua immensa forza “cartacea e bidimensionale”?
La poesia è prassi linguistica che al suo più alto grado è pronta a sacrificarsi per dissolversi nella prassi rivoluzionaria.
Il poeta cubano Miguel Barnet in questo suo umile ma intenso scritto dedicato al Che ci illumina violentemente sulla funzione pratico-esistenziale della poesia.


“Che” tu sai tutto questo
Gli anfratti della Sierra,
l’asma sull’erba fredda,
la tribuna,
le onde della sera,
conosci le frutta
e la coppia di buoi.

Non che voglia darti
Penna per pistola,
ma il poeta sei tu.


Grazie ancora una volta per avermi donato qualche minuto della vostra vita.
Buona lotta!

venerdì 12 ottobre 2007

Sulla politica dei "vaffa"

Interrompo la sequela degli ultimi post artistico-poetici per pubblicare questo post che da tempo avevo preparato ma che per vari motivi non avevo più postato. Si tratta di un commento ad un articolo di Paolo Barnard.
Qui si discuterà di questo suo intelligente articolo e, in maniera più lata, dello"spettacolare".


****

Avete presente la bella trasmissione di raitre "Reporter"? Ecco, colui che ha scritto l'articolo che ho pubblicato qui sotto è uno degli autori più importanti di questa trasmissione.L'articolo è un

articolo denuncia di un uomo di sinistra consapevole che ha capito molte cose che "gli adoranti" sciocchi sinistroidi ancora non hanno capito.Sono contento che ci siano ancora in Italia persone così coerenti e intelligenti come Paolo Barnard. In questo articolo egli esprime semplicemente un concetto , che per colpa della "Società dello Spettacolo" noi abbiamo perso completamente di vista, e cioè il concetto che tutto ciò che è visibilità mediatica non fa altro che renderci ancora più passivi nei confronti della realtà che viviamo. Concetto semplice, spiegato senza tanti giri di parole che Barnard analizza in maniera pregna e significativa.

Cari lettori, tenete ben in mente le parole di Bernard perchè, e ricordatevi bene di questo, il potere della società dello spettacolo è , in linea di massima, proprio questo: il controllo tramite l'impotenza di milioni di milioni di masse, controllo che serve per esercitare l'egemonia di pochi potenti, dei veri e propri dominanti, su miliardi di persone.Come dicevano i situazionisti, la società dello spettacolo infatti è nella sua essenza un "spacciare per vita ciò che altro non è che la sua riproduzione virtualizzata". Questa, mi pare di capire, è l'essenza stessa di questo articolo di Barnard. Infatti, quando lui parla di responsabilità, altro non vuole affermare che il diritto che ogni cittadino ha di controllare la propria vita , e quindi di responsabilizzarsi senza demandare la propria responsabilità agli altri. La società dello spettacolo, invece, irretisce fortemente questa capacità umana di essere persone responsabili, facendo così cadere le proprie scelte su qualcos'altro al di fuori di se stessi: Stato, Società, etc.Ma è naturale che sia così! Se il sistema vuole mantenersi nel suo attuale stato di ingiustizia ( il Capitalismo è ingiustizia, nella sua essenza), è logico che incoraggi fortemente questa deresponsabilizzazione servendesi per questo scopo dello "Spettacolo", che nella sua essenza altro non è che passività. Passività sulla propria vita, sulle proprie scelte fondanti, su ciò che si deve vedere, sentire, ascoltare, vivere, osservare. Passività sul modo di vestirsi, sul modo di comportarsi, sul modo di riprodursi, di scopare,di educare i propri figli, di pensare, di leggere, di avere opinioni, etc , etc.

Lo spettacolo è questo nella sua essenza. Lo spettacolo è per eccellenza controrivoluzionario, è metafisico, è religioso ( nella accezione più negativa del termine), anche se le sue vesti possono far credere il contrario ( e cioè forza di cambiamento, di trasgressione), lui è nella sua essenza rivolto ad un solo scopo: la conservazione dell'esistente.E per questo gli serve che ci siano milioni di masse anestetizzate religiosamente e non cittadini che vogliono prendere in pugno la propria vita.Non rivoluzionari, ma fatalisti!

Noi non siamo di sinistra, siamo rivoluzionari. Odiamo lo spettacolo della passività globalizzata, poichè vogliamo che ogni uomo sulla terra possa decidere, in piena libertà, come vivere. La scelta che più conta è questa. Il resto delle sue scelte, sono solo surrogati ( ma il sistema le spaccia come se fossero scelte fondanti dell'esistenza di un uomo); e di questo noi non ce ne occupiamo. Sono cose da "filosofi della trottola".

Ora vi lascio all'articolo di Barnard.

Buona lettura.






Cari amici,
sono Paolo Barnard, giornalista ex inviato di Report e scrittore (Perché ci Odiano ecc.), impegnato da molti anni nei temi che ci stanno a cuore. Queste righe sono un appello molto più che accorato, sono piuttosto un grido per ostacolare la rovinosa deriva nella quale la Società Civile Organizzata italiana* è franata, e di cui il terribile V-day di Beppe Grillo è solo l’espressione più visibile.
Sta accadendo che noi, la Società Civile Organizzata di questo Paese, ci stiamo facendo annullare dai metodi e dalle strutture di rapporto di alcune personalità divenute nostri leader, e dal fumo negli occhi che costoro sono riusciti a soffiarci. Siamo ridotti oggi a poca cosa, ci stiamo auto consegnando all’irrilevanza, nonostante l’apparenza sulla superficie sembri dimostrare l’esatto contrario. Eravamo invece l’unica speranza rimasta a fronteggiare il trionfo internazionale del Sistema massmediatico e neoliberista, davvero l’ultima spiaggia. L’annullamento di quella speranza è per me una tragedia enorme, ma è indicibilmente più tragico che questa rovina si stia consumando per mano dei nostri stessi leader alternativi e con il nostro pieno ed euforico consenso. Questo, mentre il Sistema se ne sta tranquillo a guardare in piacevole stupore (il Sistema, amici, quello vero, quello che non sta a Palazzo Chigi).
E’ accaduto che noi, gli antagonisti, abbiamo riprodotto al nostro interno le medesime strutture del Sistema che volevamo contrastare.

* per Società Civile Organizzata si intendono sia i pochi attivisti che i tanti simpatizzanti raccoltisi attorno ai Movimenti e ai gruppi di protesta italiani.
L’annullamento verticale

Anche fra noi dilaga oggi la struttura chiamata Cultura della Visibilità, che è la cultura dei Personaggi, cioè dei Vip, e che nel nostro caso è rigorosamente alternativa, certo, ma sempre identica all’equivalente struttura del Sistema massmediatico. E cioè la nefasta separazione fra pochi onnipresenti famosi, e tanti seguaci. Ne siamo pervasi totalmente.
I nostri Personaggi e gli eventi che essi gestiscono (i Grillo, Travaglio, Guzzanti, Strada, Zanotelli, Ciotti, Moretti ecc., con le loro marce, manifestazioni, spettacoli di piazza, film ecc.) producono singolarmente cose (talvolta) egregie, ma collettivamente fomentano quella struttura compiendo un danno devastante, e che pochi ancora comprendono nella sua ampiezza e implicazioni. Quale danno? Essi di fatto svuotano l’Io dei loro seguaci impedendogli di divenire singole entità autonome e potenti, rendendoli (rendendoci) un esercito di anime incapaci, dunque minando la Società Civile Organizzata e la speranza che essa rappresenta. Ecco come:

1) I Personaggi, ponendosi come tali, inevitabilmente ci trasmettono la sensazione di sapere sempre più di noi, di poter fare più di noi, di contare più di noi, di aver sempre più carisma di noi, più coraggio, più visibilità. E più sapere, capacità, importanza, carisma, coraggio e visibilità noi gli attribuiamo meno ne attribuiamo a noi stessi. Il paragone inevitabile fra la nostra (generalmente fragile) autostima e l’immagine di ‘grandezza’ dei Personaggi, fra il nostro limitato potere e quello invece di chi è famoso, è ciò che finisce per annullarci. Tantissimi di noi infatti pensano “ma da solo cosa posso mai fare? cosa conto? chi mi ascolta?”, e in sol colpo ci auto annulliamo. Smettiamo così di pensare e di agire autonomamente e corriamo ad affidarci ai suddetti Personaggi, che prontamente ci forniscono un pensare e un agire preconfezionati, che noi fotocopiamo in un’adesione adorante e acritica. E questa è, insieme, una rovina per noi e la salvezza del Sistema, per le ragioni che esporrò a breve.
Riguardatevi la folla del V-day di Bologna e ragionate solamente su tutte quelle mani alzate e sulle ovazioni. Cosa trasmettevano se non una colossale attribuzione di potere a coloro che cavalcavano quel palco?

Abbiamo così ricreato una verticalità e nuove Caste. E’ tutto lì, la cosa peggiore è proprio questa. La loro imponenza, cultura, e visibilità rimpiccioliscono noi, che deleghiamo loro praticamente tutto.
E infatti in assenza dei personaggi, delle loro analisi e delle loro iniziative, la maggioranza di noi diviene inerte, anzi, scompare. Ecco perché le migliaia di noi che si riversano nelle piazze ogni anno sembrano regolarmente sparire nel nulla all’indomani. Ecco perché questa Società Civile non cambierà alcunché.

Beppe Grillo, come tutti i trascinatori, fa crescere (o piuttosto fanatizza?) alcuni suoi attivi seguaci ma contemporaneamente svuota centinaia di migliaia, ed ecco il fumo che egli ci getta negli occhi quando ci convince invece che tanto sta accadendo.
E non fatevi ingannare dal fatto che i nostri Personaggi denunciano cose spesso sacrosante, o che alcune loro iniziative sono anche benefiche. Questo vi oscura una visione più obiettiva, poiché siete assetati di qualcosa che finalmente spezzi il Sistema e vi gettate con entusiasmo sulla prima offerta disponibile che ‘suoni’ come giusta. Ma il giusto che costoro invocano e operano è ben poca cosa di fronte al danno che nell’insieme (e più o meno consapevolmente) essi causano attraverso l’annullamento di così tanti. Esattamente come nel caso, a voi noto, dell’ingannevole giustezza e natura benefica dei cosiddetti aiuti al Terzo Mondo: ineccepibili e sacrosanti all’apparenza, ma nella realtà essi sono la vera causa della rovina e della morte di milioni di derelitti nel mondo.

2) Tutti i sopraccitati Personaggi, dai comici ai preti ai giornalisti, hanno dato l’avvio in Italia a una forsennata industria della denuncia e dell’indignazione, ovvero la febbre della denuncia dei misfatti politici a mezzo stampa o editoria, con tanto di pubblici inquisitori che ne sfornano a ritmo incessante, nella incomprensibile convinzione che aggiungere la cinquecentesima denuncia alla quattrocentonovantanove in un martellamento ossessivo serva a cambiare l’Italia. Eppure, che la politica italiana fosse laida, ladra e corrotta, milioni di italiani lo sapevano benissimo già prima che molti di questi industriali dell’indignazione nascessero, e assai poco è cambiato. Allora, a che serve procedere compulsivamente ad aggiungere denuncia e denuncia e indignazione a indignazione? In realtà questo modo di agire serve a giustificare (oltre agli incassi degli autori) l’auto assoluzione di masse enormi di italiani, noi italiani come sempre entusiasti di incolpare qualcun altro, e mai noi stessi e la nostra becera inerzia, per ciò che accade. E badate bene che è proprio questa auto assoluzione scodellataci dai nostri Personaggi che ci annulla ulteriormente, poiché ci impedisce di imbatterci nell’unica verità in grado di farci agire, e cioè che alla fine della strada la responsabilità ultima per tutto quello che accade di sporco e corrotto in questo Paese è nostra. Direbbe Truman: The buck stops here.
La vera Casta in Italia sono i milioni di bravi cittadini che evadono più di 270 miliardi di euro all’anno, quelli che fanno politica una volta ogni cinque anni, quelli che ogni cinque anni consegnano masse di potere a pochi rappresentanti e poi si occupano solo dei fatti propri (come affidare a un bambino le chiavi del magazzino della Nutella e non controllarlo più, e poi lamentarsi che il bimbo ha finito col papparsela tutta). Ma anche quelli che, e parlo ora delle adoranti folle del V-day, si sentono ‘belle anime’ in lotta per Un Mondo Migliore perché si riversano nelle piazze ad applaudire l’istrione egomaniacale di turno, ma che chissà perché non compaiono mai nei luoghi del grigio vivere quotidiano a fare il lavoro noioso, paziente, un po’ opaco dell’impegno civico, del controllo sui poteri, della partecipazione continua, del reclamo incessante di standard morali e democratici, e della creazione di consenso fra la vera Casta.
E invece a braccetto con l’industria della denuncia e dell’indignazione ci auto assolviamo e ci ri-annulliamo.

Si doveva fare altro.

La struttura orizzontale*. Solo Fonti, non Star. Dovevamo invece essere aiutati a crescere per divenire ciascuno singolarmente il Personaggio di se stesso, il Leader di se stesso, il Travaglio-Grillo-Ciotti-Zanotelli ecc. di se stesso. Dovevamo imparare a ‘scrivere’, ciascuno di noi a suo modo, il ‘libro’ della propria denuncia dei fatti e della propria analisi accurata dei fatti, dovevamo imparare a fare ogni giorno il nostro personale Tg, ad essere i presidenti del consiglio di noi stessi, i politici di noi stessi, unici e soli referenti di noi stessi, a credere solo nella propria verità, senza mai, mai e mai aderire acriticamente alla verità di alcuno, chiunque esso/a sia, qualunque sia la sua fama, provenienza, carisma o potere. Ciascuno di noi sul proprio palco, sotto i propri riflettori, in prima serata, non importa quanto colti, quanto intelligenti, quanto connessi, poiché l’unico motore del nostro agire doveva essere la fede nell’insostituibile importanza di ciascuno di noi.

Non dovevamo permettere la nascita di Star alternative perennemente citate, adorate, ospitate in tv, inseguite nelle piazze fin al delirio da stadio, e detentori del ‘cosa si deve fare’, se non addirittura dell’organizzazione nostro futuro. Semmai esse dovevano invece fungere da semplici individui che si mettevano a nostra disposizione unicamente come fonti. Semplici fonti, da consultare con sana distanza, da usare come si usa Google, ovvero pagine fra le tante di una enciclopedia che può esserci utile ma il cui ruolo doveva rimanere più modesto. A scintillare non dovevano essere i Grillo e i Travaglio, doveva essere ogni singola persona comune, per sé, in sé. Tutto ciò, in un rapporto sempre e solo orizzontale.
Solo il percorso sopraccitato avrebbe garantito la nascita di un insieme di cittadini capaci di agire sempre, indipendentemente da qualsiasi cosa, capaci di combattere anche da soli, anche in assenza dei trascinatori, per sé e con sé, dunque potenti, affidabili e durevoli, sani in una dialettica sociale sana. Gente in grado di analisi attente e indipendenti di ogni evento, alla ricerca della giusta soluzione, e che mai si farebbe trascinare dall’errore fatale dell’adesione acritica all’analisi di qualcun altro.
Questo avrebbe fatto tremare i palazzi, questo li avrebbe spazzati via, questo e solo questo avrebbe cambiato la nostra Italia.

* ho preso in prestito il termine ‘orizzontale’ da uno scritto di Gherardo Colombo, che ringrazio. nda

Il gregge e il precipizio. Fra i nostri Vip alternativi si agitano alcuni personaggi meschinamente in malafede, ed è davanti agli occhi di tutti. Altri sono meno equivoci, ma tristemente incapaci di vedere una verità che vale la pena ripetere: non possono incitare le persone ad agire mentre, per i motivi sopraccitati, li svuotano della capacità di agire. Il V-day e i suoi Vip hanno offerto uno spettacolo indecente quando incitavano la cittadinanza a fare politica dopo averla per anni annullata fino all’intontimento. Ed eccolo l’intontimento risultante: sentiamo e accettiamo da costoro cose che solo pochi anni fa ci avrebbero fatto trasecolare e indignare, come- le proposte di omologazione culturale degli immigrati che neppure Le Pen ha mai fatto;
- l’esaltazione del criminale di guerra Tony Blair come leader illuminato (sic) e della Fallaci come “unica vera giornalista italiana”;

- la schedatura del DNA;

- l’assoluzione delle condotte disumane e dei crimini internazionali d’Israele perché “sappiamo di cosa sono capaci gli arabi”;

- l’inammissibile retorica sull’esistenza di un presunto ‘regime’ in Italia, che offende la memoria dei milioni che sono morti sotto le vere torture nelle vere carceri dei veri regimi, e che espone la frode di certi nostri attuali ‘oppositori del regime’ perennemente in prima serata Tv, o nei salotti letterari, o nelle piazze o sui maggiori quotidiani nazionali, quando non mi risulta che Steve Biko o Santiago Consalvi o ancor prima Gramsci o i fratelli Rosselli si siano mai opposti in quel modo ai rispettivi regimi;

- e poi guazzabugli sgangherati di concetti come democrazia e partecipazione, con, solo per citare un esempio recentissimo, sconsolanti assurdità come questa (profferta da una fra i nostri idoli in prima serata): “L’Italia non è una democrazia, lo dimostra il fatto che dopo ogni inchiesta di Report non accade mai nulla!”. E’ desolante che questa opinion leader alternativa confonda una trasmissione Tv col risultato di un referendum. E’ a questo livello di competenza che affidiamo le nostre convinzioni? E non si tratta di bazzecole; immaginate solo come avrebbe ironizzato quella stessa opinion leader se Calderoli avesse detto “L’Italia non è una democrazia, lo dimostra il fatto che dopo ogni denuncia della Padania non accade mai nulla!”.

- cadute di stile terribili, come l’augurio di morte al politico urlato dal palco e accolto dall’applauso scrosciante (sic) del pubblico dei ‘giusti e nuovi cittadini’;

- tirate isteriche all’insegna del miglior imperialismo culturale in pieno stile Bush/Huntington spacciate per difesa dei diritti umani e della legalità in Afghanistan;

- intolleranza ed esclusione delle opinioni dissidenti espresse dall’interno da parte dei grandi paladini anti imperialisti come Lettera 22 o Peacereporter o il Manifesto, o Diario, o Liberazione o Radio Popolare, esattamente come accadrebbe su Libero, il Foglio, Matrix o a Porta a Porta;

- il noto programma d’inchiesta “coraggioso” che sopravvive e prospera 4 anni in prima serata Tv sotto il governo Berlusconi, mentre il noto ‘oppositore del regime’ pontifica che “chi non ha il guinzaglio in televisione in questo momento non lavora e chi ci lavora in un modo o nell’altro un suo guinzaglio ce l’ha….”, salvo poi rifiutarsi con spregio e arroganza di spiegare questa contraddizione;
- il giornalista moralizzatore che salta dalla RAI a Mediaset alla RAI al parlamento europeo a suon di denaro pubblico e con mandato popolare, per poi dire grazie tante e piantarci in asso per riprendersi il suo giocattolo preferito alla faccia del nostro mandato e dei nostri soldi;
- il quotidiano ‘diverso’ e i suoi fans che abbracciano l’eroe Calipari perché ha salvato una di loro, ma che alla domanda “cosa avreste detto di questo ‘sbirro’ se fosse morto salvando Quattrocchi o Agliana?” si rifiutano sia di rispondere che di aprire una riflessione tremendamente importante;
- i preti attivisti che chiedono ai potenti del mondo il ripudio, senza se né ma, dell’imperialismo, del capitale selvaggio, dei mercati di armi, delle mafie, in quanto irriformabili e osceni, ma che non accennano ad alcun ripudio senza se né ma del loro Vaticano, non meno irriformabile e osceno;
- gli insulti a raffica come strumento dialettico del nuovo Guru, in totale sintonia con le dialettiche ‘celoduriste’;
- il pressappochismo delle denunce, le sparate nel mucchio, l’urlo come garante di affidabilità di un’affermazione, che ha rimpiazzato del tutto l’analisi critica con cui dovremmo sezionare ciascuna affermazione prima di promuoverla a verità. E tanto, tristemente, altro.

E noi in deliquio per questa roba, la chiamiamo rivoluzione, democrazia, giustizia.

Ma proprio più nessuno si sta rendendo conto che il V-day è stato lo scioccante apogeo di questa disastrosa deriva? O che Beppe Grillo è andato fuori di testa, detto come va detto, che si sente e si pone come l’Unto del Signore che salverà l’Italia (vi ricorda qualcuno?). Quell’uomo dilaga e straripa e mescola e pasticcia e spara e si contraddice e impera e fa e disfa, e persino delira di un futuro a sua immagine per tutti, e ce lo sta imponendo a urli e insulti.

Noi persone civicamente impegnate siamo finiti a berci tutto questo senza neppure più vederlo. E il pericolo è che un affidamento così sciagurato a figure così ipertrofiche con tali metodi e con quella struttura di relazione verticale ci sta portando tutti insieme nel baratro, al loro seguito.


I sonni tranquilli del Potere.
Vi prego di riflettere. Credete veramente che il Potere sia così sciocco e impreparato da poter essere, non dico sconfitto, ma anche solo disturbato da questo sgangherato esercito alla deriva? Ma credete veramente che coloro che in soli 35 anni hanno saputo ribaltare due secoli e mezzo di Storia, coloro che hanno reso di nuovo plausibile l’inimmaginabile nella quotidiana vita di 800 milioni di cittadini occidentali, coloro che muovono 1,5 trilioni di dollari di capitale al giorno, coloro che tengono ben salde nelle loro mani tutte le leve della nostra Esistenza Commerciale stiano perdendo anche un singolo secondo di sonno per noi e per i nostri Guru? Ma avete un’idea di come lavorano questi? Dovete capire, proprio visualizzare, il potere di chi è riuscito in un attimo della Storia a compattare migliaia di destre economiche eterogenee sotto un’unica egida e sotto un pugno di semplicissime ma ferree regole, per poi travolgere il pianeta ribaltandolo da cima a fondo. Il Potere è ed è stato coeso, annullando ogni individualismo fra i potenti, è ed è stato disciplinato all’inverosimile, ossessivamente preciso in ogni analisi, immensamente competente, sempre silenzioso, al lavoro 24 ore su 24 senza mai un respiro di pausa, comunicatore raffinato, con a disposizione i cervelli più abili del pianeta e mezzi colossali. Aprite gli occhi. Secondo voi questa immensa macchina infernale può preoccuparsi dell’incedere di un nugolo di personaggi o istrioni più o meno credibili con al seguito una minoranza di adepti/fans/seguaci persi nell’ingenua buona fede quando non già del tutto disattivati dei loro stessi leader?
E allora capite la mia disperazione nel vedere che forze già così fragili e sparute come le nostre vengono eviscerate e si fanno eviscerare dall’interno? Vi prego, fermatevi, fermiamoci tutti.

L’unica speranza.
Dobbiamo fermarci, fermare tutta la nostra macchina di oppositori civici, Movimenti inclusi, e guardarci dentro. Forse non siamo tanto migliori o differenti dal Sistema che vorremmo contrastare, dalle persone che tanto detestiamo. Forse abbiamo replicato il loro sciagurato modello di rapporti, e per alcuni dei nostri leader alternativi vale la considerazione di Brecht che “Il nemico talvolta marcia alla vostra testa”.
Io ho suggerito una strada, che è quella descritta precedentemente, e cioè il percorso di crescita individuale in consapevolezza e in autostima di ciascuna persona in assenza di Guru e di Vip, e in assoluta orizzontalità critica. Ma con un’aggiunta: è ora di piantarla con questa febbre autoassolutoria nutrita dall’industria della denuncia per nutrire le sue Star e che paralizza noi. Lo sappiamo già alla nausea cosa non va, basta. E’ ora di farsi carico, e prima di tutto

- FARSI CARICO DEI PROPRI TALENTI, NON IMPORTA SE MOLTI O POCHI, CON PARI DIGNITA’ RISPETTO A CHIUNQUE ALTRO
- FARSI CARICO DELLE PROPRIE RESPONSABILITA’, SENZA SCARICARE LE COLPE SOLO SUI POTENTI
- E POI ACCETTARE CIASCUNO DI NOI DI PAGARE OGNI PREZZO LUNGO LA STRADA PER UN MONDO MIGLIORE
- E INFINE CREARE CONSENSO FRA LA GENTE SUI VALORI COMUNI E SU QUEI PREZZI DA PAGARE
- DIVENIRE IN ALTRE PAROLE CITTADINI ADULTI CHE, SENZA GURU E SENZA VIP, SAPPIANO PARTECIPARE IN ORIZZONTALE

Grazie per avermi letto.

Paolo Barnard
dpbarnard@libero.it

mercoledì 10 ottobre 2007

Redenzione tacita

“La redenzione non è un evento isolato dagli altri, essa non è un accadimento eclatante né un avvenimento spettacolare nel suo manifestarsi e nelle sue conseguenze. La redenzione è semplicemente un modo dell’essere, è l’esistenza che si conosce e ri-conosce nella sua più profonda e veridica intimità tramite la prassi quotidiana, con cui continuamente tenta di oltrepassare, in una sfida senza tempo, quella posizione di stallo che la gretta materialità cerca di imporre come dogma. La redenzione è la vita stessa, è la solenne esortazione a partecipare all’avvolgente rispecchiamento con il Tutto”

Lentamente la porta si apre e una sagoma si antepone al buio e alla pioggia che fuori sovrastano l’infinito spazio che si lancia tra incolti artifici e malsana naturalezza.
Come si può giudicare l’indole se il lampione l’atrio non battezza?
Egli non bada all’oscurità dell’asfissiante stanza e senza tentare nemmeno una volta di azionare l’interruttore nervosamente la sigaretta si accende e toltosi la giacca, con discrezione si avvicina al tavolo e chinatosi sullo spoglio piano lo guarda con ingenuità: chissà cosa si può pensare di fronte a un così nulla di particolare? Chissà cosa egli intravede dalla levigatezza dell’omogeneità assorbente?
Con la sigaretta serrata alla bocca e il fumo che incolore si inerpica verso il soffitto disegnando geroglifici perduti si gira verso il muro e da terra coglie una candela già usata tempo addietro e posta delicatamente sul tavolo l’input gli dona per ardere sfidando l’integrità di chi ancora innocentemente crede nella riservatezza della notte.
La candela è talmente anonima da doverla fissare attentamente e così facendo i minuti passano finché ci si accorge che il tabacco è finito e di essere talmente fradicio da poter provare a pensare qualcosa che non sia pattume metropolitano.
È giunta l’ora di cercare lo sgabello dove abbandonare le proprie stanche membra e permettergli di alleggerirsi dal peso della verticalità ossea.
Ma pace non è di casa in questa fogna cittadina e l’angolo più buio richiama a sé colui che non conosce la gratuità del non essere nulla di diverso dalla polvere che dispoticamente avvolge quel branco di fogli sparsi sul freddo pavimento.
Lui non può resistere alla tentazione di coglierne uno come se fosse quello più adatto al regale momento del parto.
Ma ancora di adagiarsi non gli è permesso: si accende nuovamente una sigaretta e il bicchiere posto a terra di fianco al tavolo si riempie di nettare e solitudine.
Ora si può osare e a lui non resta che guardare la verginità del foglio e immaginare cosa si nasconde dietro a quell’intenso profumo che inebria il sonno.
Il sapore in bocca può anche disgustare ma l’inerzia è da eroi e lui come potrebbe farsi piccolo per un qualcosa che non vagheggia nemmeno l’angolo opposto a quel muro del pianto che inespressivo tace?
Commemora la sua ombra e compatisce quella melodia che il foglio intona quando viene colto per essere innalzato e tenuto nell’etere dalla bianca mano dello spento cuore che nelle tenebre scorge il tuono dell’aldilà.
Ma la penna dove sosta? Ma soprattutto chi attende?
Solo un po’ d’inchiostro con lo sguardo cerca ma in lontananza intravisto all’istante abdica il suo folle intento e benedetto dalla seminata cenere il foglio strappa e nell’aria lascia danzare.
Nella penombra lo vede quel lurido materasso adagiato sulla terra: la forza di gravità la conosce e la teme.
Uno spavaldo sorriso e si rialza dalla stasi, prende un nuovo foglio e raggiunge l’eletto strumento per scrivere ciò che i mali forgiano sulla pelle.
Butta per terra quel poco che restava del filtro e guardato il bicchiere nella sua inutilità lo disprezza e lo appoggia lontano da sé.
Si risiede e stanco sospira la propria malinconia.
Come vorrebbe dominare il foglio ma la forza diviene brutalità e il secondo cadavere nell’aria plana indicando la strada per nuove galassie.
La penna lancia verso il materasso e chiudendo gli occhi disprezza il sonno e scorge le proprie cicatrici.
Timoroso si rialza e intensamente guarda la porta appoggiata a quella sottile membrana che delimita il mondo esterno dalla pazzia.
All’improvviso si stende al suolo e senza esitazione alcuna comincia a strisciare la propria carcassa fino all’angolo più buio.
Perché non comprende la perversione dell’inquietudine?
Sfregiato dal sapere, stordito dall’alba del giorno che fu e inebriato dal vento gelido del nord lui potrebbe invocare clemenza ma il ricordo di ciò che era, è e sarà solo pietà gli fa partorire da quegli occhi spenti.
E lì con l’aiuto delle tenebre si sforza ad appoggiare la schiena contro la parete.
La languida candela resiste fino a quel momento ma alla fine inesorabile deve cedere al potere della scienza e si spegne.
Solo come all’origine di ogni male a lui non resta che trascinarsi verso la porta per chiuderla saldamente: dietro di sé non resta più nulla.
Si illumina il volto con l’ultima sigaretta del violentato pacchetto e inalando con profondo nervosismo fino all’ultima anima di quella povera dama di corte si infonde coraggio.
È giunta l’ora.
Straziato dal peso incommensurabile del tempo si ritrova al centro della stanza e collocatosi supino finalmente osserva il soffitto.
Non c’è più nulla da dire perché non c’è mai stato nulla da dire: come ultima necessità si morde le labbra e delibera per cedere le braccia alle stelle e le gambe al suolo.
Trema come trafitto dall’idea di dover uscire nuovamente dall’utero materno.
Ora è lecito non chiedersi alcunché.
Il buio si impadronisce dell’inquietante stanza rendendola più umana di come sia mai stata prima e la memoria scompare nel viaggio onirico di chi ha conosciuto le sirene e ha disprezzato l’anima della polvere e delle senili ragnatele.
Non c’è più nulla, nemmeno il nulla stesso che in sé si è risucchiato per diletto come l’albore che muore per conferire insensatezza a chi piange sul ciglio del baratro, perché ritorno non è concesso e le lancette spedite corrono verso l’ignoto della conoscenza.

martedì 9 ottobre 2007

"Poesia in fieri" VII


ISCRIZIONE

Creato fui dall’Amore

Nato per morire

domenica 7 ottobre 2007

"Poesia in fieri" VI


TEDIO

Fisso nel vuoto
È lo sguardo
Un faro illumina il porto

Un sottile fumo
Si innalza incolore
In lontananza lo si percepisce
Ed assuefatto
Continuo la dormiveglia
Come un serpente
Che palpebre non veste

Assaporo in bocca un forte sapore
Un dolce veleno mortale
Quando nel medesimo istante
Nuota nell’etere
La nera mosca
Ed il suo motore
Nel silenzio
È un bombardamento

Guerra la Natura mi ha dichiarato
Sebbene inerme
Sulla poltrona giaccio

Festeggia dirimpetto Medusa
Un altro essere è vinto

giovedì 4 ottobre 2007

Nihil et nemo

“La trasmutazione è la vita della vita, è l’autentico mistero della natura creante; il perseverare è l’irrigidimento e la morte. Chi vuole vivere deve superare se stesso, deve trasmutarsi: deve dimenticare. E tuttavia, ogni umana dignità è legata al perseverare, al non dimenticare, alla fedeltà. Questa è una delle abissali contraddizioni su cui si basa l’esistenza, come il tempio di Delfi sul suo crepaccio senza fondo.”

_ Guarda la tartaruga!

_ E ora continua a seguirmi e osserva ciò che ti indico… vedi quei fili d’erba con al centro quell’illibato fiore?

La luce assalì completamente la minuscola ed ignorata stanza che all’istante inglobò in sé il cosmo intero che nulla poté fare per difendersi dal pagano evento.
Violentemente implose nella sua svelata totalità e tornò ad essere ciò che era stato.

_ È tutto così estremamente fragile. Oramai non è più possibile distinguere l’uno dall’altro: ogni entità ha perso la propria identità avvolta da questa atmosfera di completa rarefazione.
Finora siamo stati degli stolti vuoti a perdere ma ora finalmente siamo tornati ad essere ciò che eravamo stati.
L’origine, mio amico, è quella vuota parola che ci riempie di un tale significato da farci dimenticare la nostra fluidità: chi siamo veramente?
Non posso desistere dal farti questa semplice domanda: chi siamo? Cosa siamo? Perché diciamo di essere e perciò siamo?
Come potremmo proprio ora deporre le armi?! Non c’è spazio né luogo alcuno: solo una perenne e sottile tensione… ma verso cosa?
L’universo è così bello ora che è tornato ad essere ciò che era stato e noi finalmente possiamo liberamente esprimerci.
Guarda l’uomo!
Sicuramente hai ragione quando mi sospingi ad alzare lo sguardo verso il cielo… ma tu persevera, non vacillare di fronte alla forte tentazione di distogliere lo sguardo dal basso e guarda l’uomo!
Ecce homo!
Chi ora parla e chi prima ha parlato? Chi deve e chi ha potuto?
Tutto qui si confonde, i limiti vengono abbattuti e il caos domina incontrastato.
Sopraffare il silenzio è compito dell’essere che è divenuto qualcosa di concreto, sia esso un piccolo uomo o infinitamente grande nel tempo e nello spazio.
L’universo può far ciò… solo se torna ad essere ciò che è stato…

_ Pura ed umile tartaruga…

mercoledì 3 ottobre 2007

"Poesia in fieri" V


Entropia

Fugge per le silenziose vie

d'esta città morente

il pensier mio dolente;

quando notte orribilmente danzava

sovra le misere spoglie ch'accumulava


torme di genti fuggivan leste

dall'ispietata fera che l'investe,

ed ogni alma che lei rapiva

una fioca luce in ciel si dipartiva.


Ma quando Notte ogni cosa avvolse

- tutto si dissolse -

ed anche il canto mio si perse

là, ove ogni lume, tace!

lunedì 1 ottobre 2007

"Poesia in fieri" IV


PARALISI

Cosa possiamo Noi davanti al Fuoco?

Bruciare!

All’Acqua?

…Affogare

Di fronte al Nulla
Al Misterioso
All’Ignoto
Allo Sconosciuto?

Respirare…

Contro l'imperialismo sionista!!!

GAZA VIVRA’

www.gazavive.com

info@gazavive.com

Firma subito anche tu!

Con la pubblicazione di questo appello prende il via la campagna di solidarietà con il popolo palestinese, per la fine dell’embargo a Gaza.

La mostruosità dell’azione genocida di Israele diventa ogni giorno più evidente: soltanto due giorni fa il governo sionista ha fatto la sua dichiarazione di guerra definendo Gaza come “entità nemica”.

Finora la risposta a questa enormità è stata debole.

Con questo appello ci prefiggiamo di rompere il silenzio, di chiamare le cose con il loro nome, ma soprattutto di creare le condizioni per poter sviluppare una vera azione di solidarietà politica con il popolo palestinese in un frangente così grave.

L’appello vuole dunque essere solo il primo passo di una campagna, che ci auguriamo di riuscire a costruire insieme a tutti i soggetti disponibili.

La raccolta di firme che iniziamo da oggi è dunque estremamente importante: ogni firma non solo avrà un grande significato politico, ma sarà anche una spinta ad andare avanti con l’iniziativa per renderla più ampia ed incisiva.

Ci rivolgiamo quindi non solo a tutti quanti appoggiano la lotta di liberazione del popolo palestinese, ma a chiunque avverta l’insopportabilità dell’ingiustizia perpetrata nei confronti degli abitanti di Gaza.

La prima cosa da fare è sottoscrivere l’appello, la seconda è quella di diffonderlo con tutti i mezzi, la terza è quella di costruire insieme le prossime tappe della mobilitazione.

Tutte le firme devono essere inviate a info@gazavive.com

e verranno pubblicate su www.gazavive.com

Oltre a nome e cognome è importante comunicare la città e la qualifica di ogni firmatario.

*************

GAZA VIVRA’

Appello per la fine di un embargo genocida

Nel 1996, votando massicciamente al-Fatah, i palestinesi espressero la speranza di una pace giusta con Israele. Questa speranza venne però uccisa sul nascere dalla sistematica violazione israeliana degli accordi. Essi prevedevano che entro il 1999 Israele avrebbe dovuto ritirare le truppe e smantellare gli insediamenti coloniali dal 90% dei Territori occupati.

Giunto al potere dopo la sua provocatoria «passeggiata» nella spianata di Gerusalemme, Sharon congelò il ritiro dell’esercito e accrebbe gli insediamenti coloniali — ovvero città razzialmente segreganti i cui abitanti, armati fino ai denti, agiscono come milizie ausiliarie di Tsahal. Come se non bastasse, violando anche stavolta le risoluzioni O.N.U., diede inizio alla edificazione di un imponente «Muro di sicurezza» la cui costruzione ha implicato l’annessione manu militari di un ulteriore 7% di terra palestinese.

Nel tentativo di schiacciare la seconda Intifada, Israele travolse l’Autorità Nazionale Palestinese e mise a ferro e fuoco i Territori. Migliaia i palestinesi uccisi o feriti dalle incursioni, decine di migliaia quelli rastrellati e arrestati senza alcun processo. Migliaia le case rase al suolo. Decine i dirigenti ammazzati con le cosiddette «operazioni mirate». Lo stesso presidente Arafat, una volta dichiarato «terrorista», venne intrappolato nel palazzo presidenziale della Mukata, poi bombardato e ridotto ad un cumulo di macerie.

Evidenti sono dunque le ragioni per cui Hamas (nel frattempo iscritta da U.S.A. e U.E. nella black list dei movimenti terroristici) ottenne nel gennaio 2006 una straripante vittoria elettorale. Prima ancora che una protesta contro la corruzione endemica tra le file di al-Fatah, i palestinesi gridarono al mondo che non si poteva chiedere loro una «pace» umiliante, imposta col piombo e suggellata col proprio sangue.

Invece di ascoltare questo grido di aiuto del popolo palestinese, le potenze occidentali decisero di castigarlo decretando un embargo totale contro la Cisgiordania e Gaza. Seguendo ancora una volta Israele (che immediatamente dopo la vittoria elettorale di Hamas aveva bloccato unilateralmente i trasferimenti dei proventi di imposte e dazi di cui le Autorità palestinesi erano i legittimi titolari), U.S.A. e U.E. congelarono il flusso di aiuti finanziari causando una vera e propria catastrofe umanitaria, ciò allo scopo di costringere un intero popolo a piegare la schiena e ad abbandonare la resistenza.

Questa politica, proprio come speravano i suoi architetti, ha dato poi il suo frutto più amaro: una fratricida battaglia nel campo palestinese. Coloro che avevano perso le elezioni, con lo sfacciato appoggio di Israele e dei suoi alleati occidentali, hanno rovesciato il governo democraticamente eletto per rimpiazzarlo con un altro abusivo. Hanno poi scatenato, in combutta con le autorità sioniste, la caccia ai loro avversari, annunciando l’illegalizzazione di Hamas col pretesto di una nuova legge per cui solo chi riconosce Israele potrà presentarsi alle elezioni. USA ed UE, una volta giustificato il golpe, sono giunte in soccorso di questo governo illegittimo abolendo le sanzioni verso le zone da esso controllate, e mantenendole invece per Gaza.


Un milione e mezzo di esseri umani restano dunque sotto assedio, accerchiati dal filo spinato, senza possibilità né di uscire né di entrare. Come nei campi di concentramento nazisti essi sopravvivono in condizioni miserabili, senza cibo né acqua, senza elettricità né servizi sanitari essenziali. Come se non bastasse l’esercito israeliano continua a martellare Gaza con bombardamenti e incursioni terrestri pressoché quotidiani in cui periscono quasi sempre cittadini inermi.


Una parola soltanto può descrivere questo macello: genocidio!

Una mobilitazione immediata è necessaria affinché venga posto fine a questa tragedia.



Ci rivolgiamo al governo Prodi affinché:


1. Rompa l’embargo contro Gaza cessando di appoggiare la politica di due pesi e due misure per cui chi sostiene al-Fatah mangia e chi sta con Hamas crepa;


2. si faccia carico in tutte le sedi internazionali sia dell’urgenza di aiutare la popolazione assediata sia di quella di porre fine all’assedio militare di Gaza;


3. annulli la decisione del governo Berlusconi di considerare Hamas un’organizzazione terrorista riconoscendola invece quale parte integrante del popolo palestinese;


4. cancelli il Trattato di cooperazione con Israele sottoscritto dal precedente governo.



PRIMI FIRMATARI

- Gianni Vattimo – Filosofo ed ex parlamentare europeo


- Danilo Zolo – Università di Firenze


- Margherita Hack – Astrofisica


- Edoardo Sanguineti – Poeta, Università di Genova


- Gilad Atzmon – Musicista


- Franco Cardini – Università di Firenze


- Mara De Paulis – Scrittrice, Premio Calvino


- Lucio Manisco – Giornalista, già parlamentare europeo


- Costanzo Preve – Filosofo, Torino


- Giulio Girardi – Filosofo e teologo della Liberazione


- Giovanni Franzoni – Comunità Cristiane di Base


- Domenico Losurdo – Università di Urbino


- Marino Badiale – Università di Torino


- Aldo Bernardini – Università di Teramo


- Piero Fumarola – Università di Lecce


- Giovanni Bacciardi – Università di Firenze


- Giovanni Invitto – Università di Lecce


- Alessandra Persichetti – Università di Siena


- Bruno Antonio Bellerate – Università Roma tre


- Rodolfo Calpini – Università La Sapienza, Roma


- Ferruccio Andolfi – Università di Parma


- Roberto Giammanco – Scrittore e americanista


- Gianfranco La Grassa – Economista


- M. Alighiero Manacorda – Storico dell’educazione


- Alessandra Kersevan – Ricercatrice storica, Udine


- Nuccia Pelazza – Insegnante, Milano


- Stefania Campetti - Archeologa


- Carlo Oliva – Pubblicista


- Gabriella Solaro – Ist. Naz. Storia del Movimento di Liberazione in Italia


- Giuseppe Zambon – Editore


- Bruno Caruso – Pittore


- Vainer Burani – Avvocato, Reggio Emilia


- Ugo Giannangeli – Avvocato, Milano


- Giuseppe Pelazza – Avvocato, Milano


- Hamza Roberto Piccardo – Direttore www.islam-online.it


- Nella Ginatempo, Movimento contro la guerra, Roma


- Mary Rizzo – blog Peacepalestine


- Tusio De Iuliis – Presidente Associazione “Aiutiamoli a Vivere”


- Cesare Allara – Com. Sol. Palestina, Torino


- Angela Lano – Giornalista Infopal


- Umar Andrea Lazzaro – Collettivo www.islam-online.it, Genova


- Marco Ferrando – Partito Comunista dei Lavoratori


- Leonardo Mazzei – Portavoce Comitati Iraq Libero


- Mara Malavenda – Slai Cobas, Napoli


- Moreno Pasquinelli – Campo Antimperialista


- Marco Riformetti – Laboratorio Marxista


- Maria Ingrosso – Colletivo Iqbal Masih, Lecce


- Antonio Colazzo – L.u.p.o. Osimo (Ancona)


- Gian Marco Martignoni – Segreteria provinciale Cgil, Varese


- Luciano Giannoni – Consigliere provinciale Prc Livorno


- Dacia Valent – ex Eurodeputata, dirigente dell’Islamic Anti-Defamation League


- Pietro Vangeli – Segretario nazionale Partito dei Carc


- Ascanio Bernardeschi – Prc Volterra (PI)


- Fabio Faina – Capogruppo Pdci al Consiglio comunale di Perugia


- Roberto Massari – Editore, Utopia Rossa


- Fausto Schiavetto – Soccorso Popolare


- Luca Baldelli – Consigliere provinciale Prc Perugia