mercoledì 28 novembre 2007

Lezioni di guerriglia politica al Subcomandante Marcos

  • Lezione di guerriglia politica di Don Durito della Lacandona al Sub Comandante Marcos
  • “La frammentazione delle forze che gli si oppongono permette al sistema […] non solo di resistere agli attacchi ma anche di cooptare e sottomettere tale opposizione.

  • La principale preoccupazione del sistema […] non è la radicalità delle forze che gli si oppongono ma la loro eventuale unità. La parcellizzazione delle forze politiche contrarie al regime permette al sistema di negoziare o “contrastare” la conquista delle isole politiche che si formano nell’opposizione. Applicano una legge di guerra, l’“economia delle forze”: un nemico disperso in piccoli nuclei lo si colpisce concentrando le forze contro ogni nucleo, isolandolo dagli altri.

  • I nuclei di opposizione non considerano di trovarsi di fronte a un nemico bensì di fronte a vari nemici, mettendo dunque l’accento su ciò che li rende differenti (le loro proposte politiche) e non su ciò che li rende uguali (il nemico che si trovano ad affrontare: il sistema […]).

  • Ovviamente ci stiamo riferendo all’opposizione onesta, non alle marionette. Questa dispersione delle forze oppositrici permette al sistema di concentrare le forze per “presidiare” e vincere (o annullare) ogni “isola”.

  • Insomma, non stiamo proponendo una rivoluzione ortodossa, ma qualcosa di molto più difficile: una rivoluzione che renda possibile la rivoluzione …”

Don Durito della Lacandona

lunedì 26 novembre 2007

Globalizzazione

Quando mi capita tra le mani da leggere qualcosa sul tema dell'economia internazionale ecco che vengo deriso e denigrato dal solito dogma: la globalizzazione è la speranza dell'umanità! E a seguire la dimostrazione del progresso umano ed umanitario con l’ausilio di sfilze di statistiche sulla mortalità infantile, sull'età media di vita, sul reddito... e tanti altri numeri, e solo numeri!!!
Amici miei la speranza è da stolti!
La globalizzazione non è la fase morale del capitalismo borghese e nemmeno la sua antitesi reale: la globalizzazione è lo stesso sistema produttivo di due secoli fa che per non soccombere alle proprie contraddizioni interne e per celarle è fuoriuscito dall'ambito strettamente nazionale o "continentale" per mondializzarsi, ossia per ripresentarsi sotto false spoglie come universale.
Ma non bisogna temere queste espedienti da giovane truffatore: il trucco è palesemente apparente e temporaneo: esso non ha vita lunga (intendendo qui come vita quello di un sistema economico non significa comunque giorni o anni ma ancora purtroppo decenni di duri sforzi: questo un rivoluzionario deve comprenderlo per non ritrovarsi ad essere uno schifoso dogmatico da quattro soldi come la storia, soprattutto italiana, bene ci insegna).
Perché il sistema è così debole alle fondamenta?
Il principio è sempre lo stesso: esso crea, e in questo caso specifico aumenta di numero aggiungendoli ai già esistenti, i membri della classe sfruttata; essa avrà pure la vita più lunga, più cibo, più istruzione... ma questi sono solo numeri statistici e le medie ingannano per principio e per scopo: i relitti del sistema non ci penseranno un momento e sceglieranno senza esitare la via della rinuncia a tutte queste "conquiste" contemporanee e saranno propensi a far confluire ogni loro sforzo verso il progetto del superamento distruttivo dello sfruttamento.
Non parlo qui di una lotta volontaristica ed incontrollata: il ruolo dell'intellettuale rimane ora più di prima necessaria (inteso qui come il rivoluzionario che coordina le forze rivoluzionarie sia pratiche sia teoriche in modo inscindibile).
Alla grande coalizione capitalista, di cui il WTO è la maschera suprema, non resteranno quindi che due soluzioni: o esportare il proprio modello su nuovi territori (cosa razionalmente impossibile se non in ambito extraterrestre) o soccombere a causa delle proprie immense falle che a lungo andare non saranno più riparabili o nascondibili.
Eppure molti affermano che il sistema-mondo avrà il sonno tranquillo finché i contestatori saranno giovani sbandati o se i loro ideologi saranno cantanti... verissimo!
Questo è il prezzo della lunga alienazione all'occidentale!
Noi potremmo avanzare come vere figure sovversive solo se torneremo a leggere Marx e ad egli aggiungeremo, come dono del tempo che avanza e che non sappiamo cogliere, altri pensieri forti come Sartre, Marcuse, Debord, e gli altri compagni che hanno saputo non stagnare il "sospetto" marxiano.
Siamo ancora troppi pochi, in netta minoranza e deboli nell'esperienza ma con l'impegno sapremo alzare la voce con giudizio e conquistare il nostro spazio e il nostro ruolo rivoluzionario.
Dialetticamente saremo in grado di riuscirci quando finalmente comprenderemo profondamente il caso occidentale e i suoi prodotti, tra cui l'immensamente alienante consumismo: il nostro compito teorico, una teoria che è sempre prassi che si realizza e che si concretizza nel mondo attraverso l'azione singola o comunitaria, è quello di "aggiornare" la base ontologica della lotta di classe e di divenire perciò dei veri critici attuali.
Tornando alla globalizzazione, essa verrà superata quando i rivoltosi occidentali e quelli orientali si uniranno contro il potere falsificante delle multinazionali e annulleranno coalizzandosi il freno ideologico delle differenze culturali e biologiche per lottare uniti contro il capitale.
Attenzione! Non vorrei che qualcuno vedesse in queste affermazioni una mia credenza nella rivoluzione globale: io non penso per niente a questo evento fantascientifico; io qui sto parlando solo di idee che veloci scorrono e si diffondono con i mezzi appropriati (ruolo chiave di medium è l'intellettuale) e di conflitti che si presentano in luoghi e tempi diversi.
Ciò non avverrà inesorabilmente per il bene: il fine è una cosa mentre l'esito è nelle nostre mani ed è nostra responsabilità impegnarci e se necessario sacrificarsi perché esso sia una conquista duratura.
Cari scrittori persuasi e persuadenti, il vaso di Pandora è stato aperto duecento anni fa e non c'è e mai ci sarà pace per chi ha osato sfidare il "divino" e si è reso colpevole contro l'uomo e l'essere.

Spero che questo post sia abbastanza chiaro e che non contenga ambiguità fuorvianti: se è stato fatto non era assolutamente nelle mie intenzioni e vi chiedo di farmelo notare per discuterne.
Vorrei comunque aggiungere un'ultima cosa: queste libere idee non hanno paura di presentarsi al cospetto degli altri e se ci saranno conseguenze spiacevoli, ci auguriamo di no, noi non le accetteremo in silenzio: non siamo terroristi, parola fin troppo abusata nei nostri tempi e dalle "nostre" ottuse leggi da regime, ma temiamo che qualcuno possa arrivare a pensarlo quando leggerà sopra l'orribile parola Oriente... liberatevi dal giogo della serenità artificiale e smettetela di ignorare la sofferenza e la morte che perseguita il terzo mondo e in modo meno evidente i primi due.
Esso sembra non esistere e torna ad essere reale massimo cinque giorni all'anno per gentile concessione dei mezzi di comunicazione (schema meschinamente spettacolare); eppure esso esiste e ci influenza tantissimo sia a livello politico sia culturale.
Sta a noi ricordarlo e avvicinarci ad esso sebbene la nostra dis-informazione non ne parla se non per faziosità o inutile commiserazione da carità cattolica.
Non siate completamente alienati al vostro narcisistico, egocentrico ed egoistico benessere consumistico: dovete comprendere il vostro reale anonimato in questa società che vi mente quando afferma che voi contate... il sistema non ci mette niente a cancellarvi dalla lista, a dimenticarsi di voi se cadete in disgrazia e a rimpiazzarvi con qualcun'altro ad adempire alla vostra funzione di produttori-consumatori.
Siate coscienti!
Se comprenderete ciò ci appoggerete: allora perché non farlo ora?!

Buona lotta ragazzi!

sabato 24 novembre 2007

"Poesia in fieri" XV


MACUMBA

A casa
Le fiamme
Riscaldano invano
Il mio rimpatrio
È lontano!

Più
La sorte bracco
Più
Da lei mi distacco

Esecrato
Mi hanno!

mercoledì 21 novembre 2007

Sulla campagna anti rom (e rumeno) di questi giorni

Ho trovato in rete questo interessante appello. Chi vuole può firmarlo. Il link al sito si trova a fine pagina. Mi sento però prima in dovere di esperimere piena solidarietà al popolo rumeno che in questi giorni sta subendo tante cattiverie dalla stampa e televisione tutta, e mi sento anche in dovere di "scusare" questo popolo "di brava ggente", la cui storia non è certo di una moralità impeccabile. Penso di fare anzi un'opera di giustizia nei prossimi giorni: indicarvi i link di alcuni filmati in rete (su youtube) che mostrano bene con immagini vere ciò di cui noi italiani di certo non ne dobbiamo andare fieri: dai massacri in Montenegro contro popolazioni inermi (seconda guerra mondiale) alla gassificazione di centinaia di migliaia di etiopi, libici e somali. Riflettiamo bene su queste cose. E non dimentichiamo che un popolo che non riflette sulla propria storia è un popolo che non conosce sè stesso (una banalità su cui oggi occorre meditare).

***

Il triangolo nero


Violenza, propaganda e deportazione. Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne

La storia recente di questo paese è un susseguirsi di campagne d’allarme, sempre più ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando “emergenze” e additando capri espiatori. Una donna è stata violentata e uccisa a Roma. L’omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L’odioso crimine scuote l’Italia, il gesto di altruismo viene rimosso. Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena è stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignità? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che è italiana, e che l’assassino non è un uomo, ma un rumeno o un rom.

Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all’uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanità. Delle loro condizioni, nulla è più dato sapere. Su queste vicende si scatena un’allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell’ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada. E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall’Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla più forte, denunciando l’emergenza.

Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalità (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi dell’ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, L’omicidio volontario in Italia e l’indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto. Nell’estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non è un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l’aspetto fisico e la disponibilità sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul Gender Gap, per quanto riguarda la parità femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell’influenza politica, l’Italia è 84esima. Ultima dell’Unione Europea. La Romania è al 47esimo posto.

Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo?

Succede che è più facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell’insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione.

Succede che è più facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all’assistenza sanitaria, al lavoro e all’alloggio dei migranti; che è più facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero.

Succede che sotto il tappeto dell’equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno. Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno è vittima di un omicidio bianco. Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, metà delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che è sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere). Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani - dopo aver “delocalizzato” e creato disoccupazione in Italia - pagano salari da fame ai lavoratori.

Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d’ora di popolarità. Non si chiedono cosa avverrà domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra convivenza e solleticando quel microfascismo che è dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre già echeggiano, nemmeno tanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco.

Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell’ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; che rende indistinguibili responsabilità individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti. Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell’intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d’infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom. E non sembra che l’ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.

Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell’intelligenza e della ragione. Delitti individuali non giustificano castighi collettivi. Essere rumeni o rom non è una forma di “concorso morale”. Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti. Nessun popolo è illegale.

Per aderire on line qui.

Adesioni aggiornate alle 02.00 di giovedì 15 novembre 2007

Proposto da: Alessandro Bertante, Gianni Biondillo, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Helena Janeczek, Loredana Lipperini, Monica Mazzitelli, Marco Philopat, Alberto Prunetti, Marco Rovelli, Stefania Scateni, Antonio Scurati, Beppe Sebaste, Lello Voce, Wu Ming.

lunedì 19 novembre 2007

"Poesia in fieri" XIV


TIMORE

Un salto
Nel vuoto
Col sonno
Appena intrapreso

venerdì 16 novembre 2007

Ma a me che cazzo me ne frega?

....Mi ha dato da firmare un cazzo di fogliettino di carta. Che ci si pulisca il culo con quel foglietto di carta! Mi fa: " e tu, comunista di merda, non firmi il foglietto per fare cadere sto governo di ladri?". Che meravigliosa logica, ho pensato! Fare andare al governo un'altra masnada di ladri! Questa proposta davvero mi entusiasma! Sento così di essere partecipe di una presa per il culo globale, con tutti gli italiani medi ( nel senso di mediocri) che fanno il tifo per uno schieramento o per un'altro , come nelle partite di calcio, o come la società dello spettacolo sempre vuole, mediocrizzando gli opposti in modo da obnubilare una vera e propria opposizione tragica, così li vedo all'improvviso tutti quanti uno ad uno ragionare con le loro teste vuote , completamente proni alle ragioni dello spettacolare e nell'essere completamente fuori dalla storia. Mi dice: " lo so già che non firmi! Comunista di merda!". Ed io vorrei rispondergli: " Ma che cazzo ne sai tu di comunismo?, stronzo! Pulisciti la bocca prima di parlare! ...Che ne sai tu di un grande movimento universale di emancipazione dell'uomo che voleva solo liberare l'umanità dalle catene dell'ideologia falsificata del potere che tu , nella tua piccola testolina di ameba, incarni! ". " Che cazzo ne puoi sapere tu che lavori in banca, proprio per coloro che ogni giorno ci rubano i soldi, fatica e sacrifici, tempo e vita...proprio tu parli ,servaccio del potere!!". Avrei voluto rispondere così. Ma poi, forse vigliaccamente, ho risposto più pacatamente con un semplice: " ...vedi, perchè dovrei firmare per far andare al governo un'altro governo del tutto uguale al precedente, nel senso dello schifo morale e materiale che crea?". E lui , il servetto del potere in maniche di camicia, mi risponde:" ma perchè? ..ti sembra forse giusto che con questa finanziaria è stato stabilito un tetto per gli stipendie le pensioni dei manager?...Ti sembra giusto questo?". Io lì per lì non ci avevo capito tanto. Pensavo che lui si riferisse al fatto che i manager prendessero troppi soldi, e che allora questo governo voleva favorire ancora di più questi loschi affaristi che si arrichiscono col sangue di chi lavora. Pensavo a questo...pensavo che gli sembrava immorale che degli individui senza sangue nè idee vivessero alla grande alle spalle di milioni di poveri lavoratori che fanno fatica ad arrivare a fine mese. Non so però perchè pensavo che le sue parole si riferissero a questo. Forse perchè io sono sempre in buona fede quando qualcuno parla. Non so...
Solo oggi ho scoperto ,guardando il telegiornale, a cosa lui si riferiva precisamente.Che schifo! La difesa degli stipendi da nababbi di persone senza arte nè parte , che fanno la bella vita, senza produrre niente di veramente buono per la società tutta, diventa uno slogan politico per abbattere il governo che c'è ora . Incredibile! Magari se si fossero indignati perchè gli stipendi della maggioranza degli italiani sono troppo bassi , allora magari un cazzo di firmetta ce la avrei pure messa. Solo per incoraggiamento, ma solo per questo, essendo comunque consapevole del fatto che entrambi gli schieramenti sono una masnada di incompetenti, o magari solo perchè così, andando alle leve del potere l'altro schieramento, gli italiani scoprissero pure di che cazzo di lercioni sono tutti i governanti che ci rappresentano!Questioni perciò di tattica "leninista". Ma invece manco questo son capaci di dire ! Sti lercioni! Manco son capaci di dire un cazzo di slogan populista del tipo: "Italiani , ribellatevi! Vi stanno dissanguando! Vogliamo che gli stipendi e i salari della maggioranza di voi siano adeguati al caro vita !" Manco questo sanno dire! Ti dicono invece che dei lercioni di manager, sti cazzo di parassiti sociali, saranno colpiti dalla nuova finanziaria! Ma a me che cazzo me ne frega?

giovedì 15 novembre 2007

Chi cazzo me lo fa fare

"Ué gente, stasera si va tutti in discoteca."

Mi guardo in giro e ammiro cose mai viste
puttane moraliste miste a mistiche sataniste
sono triste
qualcuno mi dica se esiste una briciola di coerenza
senza questa non mi resta che menare il DJ della festa.
E basta!
Hai rotto il cazzo co' sto disco
non digerisco l'underground
ti finisco giusto al primo round.
Sti masticapasticche io l'impiccherei
mo' smamma
va da mamma che smazza ninna nanna.
Nel cesso c'é una bona dalla pelle liscia
ma da come piscia nell'interno coscia c'ha 'na biscia
mi guarda e mi s'ammoscia
va tutto alla rovescia
perché ciascuno non si prende il suo tipo Sciascia?
Lascia che ti converta
stai all'erta
qualcuno mi avverta
se porto la chiappa scoperta
diserta 'sto posto di merda
lascia stare
co' 'sto volume non riesco a parlare.

Io mi chiedo
chi cazzo me lo fa fare.

"Ok! Allora tutti al concerto dei Gotici della Morte."

'Sti quindicenni c'hanno la malaria
la faccia pigra
fanno già uso di Viagra
nella sagra degli stolti
gli stolti sono molti
folti stormi di gotici morti
stateve accuorti!
Predicano morte
vogliono morte
morte a palate
se vi piace la morte spiegate...
pecché nun v'ammazzate?
Cagate su cagate
mi riserva 'sta vita di merda
che m'osserva, sul suo vetrino dove chino faccio la larva
la prendo larga questa curva
non sbando
'sta musica mi ingrassa a vista
tipo Marlon Brando
meglio un tango a Parigi
meglio Memo Remigi
meglio il demo dell'MC più scemo che 'sto casino
in questo bagno di folla non c'é bagnino
hanno lasciato tutti il cervello sul comodino
sul palco si vomita
tra noi ci si sgomita
andate a cagare!
Mi sta venendo pure il mal di mare.

Io mi chiedo
chi cazzo me lo fa fare.

"Vabbé allora si va tutti quanti allo stadio."
Lasciami solo tipo Rita Pavone
se vai a vedere la partita di pallone
perché non vengo con te
quella non é brava gente
s'impone violentemente
a spinte
smantellate immediatamente.
Slogan teppisti che sanno di inni fascisti
su 'sti spalti stanno tifosi misti a terroristi
hai voglia a stare triste se ci scappa l'omicidio
sta caciara mi da un senso intenso di fastidio.
Hooligans e svastiche binomio perfetto
ti metterei quel palo dritto nel culetto con lo scudetto
troppi Ultrà cafoni senza nomi c'hanno mani armate
come diceva Antoine quelli ti tirano le pietre.
Sputi, monetine, carta igienica.
Domenica ci si porta anche la tromba per la carica
mi sa che nemmeno alla banca del seme ho visto tanti cazzi messi insieme a saltare
a volte vorrei risanare ma...

Io mi chiedo
chi cazzo me lo fa fare.

(Caparezza, “Caparezza ?!”)

Guardatevi allo specchio e chiedetevelo; poi uscite e chiedetelo e richiedetelo ad alte voce senza alcun timore.
I facili rimedi di questa sporca società sono dettati per dare un ritmo asfissiante alla quotidianità e non lasciarci pensare: con questi sottili trucchi da borghese celato ci vogliono distogliere lo sguardo dalla possibilità di ribellarsi.
Non possiamo nulla di fronte a questa triste realtà, è questa la cruda e dura verità che dobbiamo assimilare, perché finché cercheremo la sorgente per superare il malessere e il disagio esistenziale-sociale in questa vuota materialità consumistica (immagine mercificata dello spettacolare) noi ne rimarremo sempre sconfitti e tristemente alienati.
La sua luce è troppo forte perché io possa resistere all’istinto di chiudere gli occhi? Accettiamolo pure!
Ma ciò non significa ancora alzare la bandiera bianca: significa lottare partendo in svantaggio, con un handicap iniziale difficilmente colmabile, ma non che rende impossibile il costante duello.
Non possiamo disperare di fronte alla prima vera salita che ci si presenta nella nostra vita: a tentoni, con il respiro affannoso e completamente sudici noi non cederemo le nostre membra al riposo e cercheremo con ogni sforzo, pure se fosse l’ultimo, di innalzare la Vita a termine primo ed ultimo, riconferendogli quella dignità che gli è stata rubata da questa società occidentale dalla facile felicità.
Dobbiamo assolutamente evitare la situazione in cui se “finisce l’album, finisce la libertà”.
E quando diciamo ciò non parliamo di prevenire ma semplicemente di essere sempre disponibili alla lotta in potenza e in atto: in tal modo sarà finalmente reso possibile il superare questa beffarda posizione di stallo inesistenziale.
Vivete la dialettica da soggetti storici!
Buona lotta!

martedì 13 novembre 2007

"Poesia in fieri" XIII


FRAMMENTO ARCANO

Perturbazioni da ponente
Infido è il mio corpo

Che cos’è il freddo?

domenica 11 novembre 2007

"Poesia in fieri" XII

ATTESA


1

Svelto, sopra il limbo della voce,

nell'attimo fatto di canto e di ebrezza,

le porte sogno schiuse di un giardino,

l'incanto sotto fronde enormi e lucenti,

quando la mia musa, al suon d'una leggera cetra,

danza nel vento riflessa

nello specchio dei miei occhi stupiti.


2

Segni blu di suono. L'orologio danza

l' ore afflitte e singhiozza in fondo

una goccia nel buio dell'anima.

Assorto ascolto il suo passo incedere;

il mio canto in volo s'inalbera

dietro la mia voce – oltre il tempo,

nell'eterno divenire d'una luminosa attesa...


3

Lontano ascoltavo i miei canti gridare

nel vento – ascoltavo i loro gemiti -

i loro sospiri ...

E dentro di me si specchiava Orfeo

con la sua cetra in braccio, mentre Euridice

dall'alto del suo sogno

piangeva dentro

un'ombra buia di suono...



4

Un'alba rosea lontana dalle mie ignote

parole – dentro di me solo il canto,

canto selvaggio di monti e di foreste

scompigliate dal vento -

profumi

inodori e ombre che trascorrono

su di una tela bianca, un fiume

bianco di parole...




5

Da uno scorcio nel cielo

cantava il suo canto di gioia.

La sua voce di vento

cavalcava l'onde del suono – io cantavo,

nel cielo – alto –

e m'inoltravo

nella mia profonda anima.


6

Udivo un pianto . Era dentro la mia porta.

Ma il suono non aveva melode.

Era parola! - parola non nata – era poesia

senza suono...


7

Al di là del foglio, scopro un mondo

sorpreso – d' intima pace - tra singhiozzi

e lunghi sospiri..


Un cielo –

una pace che non è nel sogno.

mercoledì 7 novembre 2007

Sulla donna moderna I

Incomincerò ora a scrivere qualche post sulla situazione della donna moderna oggi. Cercherò non tanto di essere "analitico" ed "obiettivo" ( un principio che per me non esiste), ma quanto di essere "cattivo" e assolutamente "politicamente scorretto".
Quel che qui voglio praticare, non è certo il solito discorso sulla donna del tipo da bar. Discorsi come "le donne non la danno", oppure altri discorsi di codesta risma a me non interessano affatto. Voglio invece cercare di analizzare la situazione della donna da un punto di vista sociologico e psicologico, cercando di fare combaciare tutto ciò con il principio più importante di questo blog appena nato, e cioè il suo furioso ed "espressionista" anticapitalismo.
Dunque, il ruolo della donna sarà visto sotto una luce perfettamente "uniforme", che è l'anticapitalismo, applicando perciò questo punto di vista ad un problema che oggi non viene quasi mai "fatto parlare" ma piuttosto "parlato" attraverso una blandissima riflessione critica cha comunuqe non mette mai in luce la questione più importante che fonda questra stessa società, che è la disuguaglianza e il rapporto dominati-dominanti: in una parola, il capitalismo.

Nonostante infatti siano sbandierate a destra e a manca parole come uguaglianza, noi oggi invece ci troviamo in una situazione terribilmente lontana da questo principio. Ci si dice: "ci stiamo avvicinando", quando invece le cose stanno viceversa. La realtà è perciò ben diversa.
Infatti nella "società dello spettacolo", secondo la splendida denominazione di Debord, esistono diversi gradi gerarchici che vanno, come sappiamo, dai dominanti ai dominati. Il dominante però non per forza di cose deve essere ricco, piuttosto deve essere "potente", deve, come si suol dire, contare. E' logico che la "benzina" per arrivare ad essere ciò è il denaro, però non sempre è questo, anche se nella stragrande maggioranza dei casi esso conta più di tutto. Il denaro, infatti, rimane, comunque e sempre, un simbolo di prestigio sociale e di potere. Anche se la tendenza oggi all'accomulazione perpetua di denaro conta sempre meno ( Paperon de' Paperoni è un personaggio che appartiene al vecchio capitalismo) e conti sempre di più l'estrinsecazione di ciò nella bella apparenza, tuttavia l'incisività del denaro come principale tramite capace di concretizzare il ruolo della propria "personalità"all'interno dello spettacolo è di importanza capitale.

II
La nostra domanda di partenza sarà : come si realizza il ruolo della donna all'interno della società spettacolare?
Questa è una domanda assai complessa che abbisogna di una risposta abbastanza articolata, perciò nel prossimo paragrafo, intitolato "il ruolo della donna nella società di oggi", cercherà anche con l'ausilio della storia di tracciare a grandi linee ciò che la società richiede oggi al ruolo femminile, di come ciò sia il risultato di un cambiamento storico iniziato con la rivoluzione industriale, e degli ulteriori sviluppi futuri di questo ruolo.

***

IL RUOLO DELLA DONNA NELLA SOCIETA' DI OGGI

Nella prima parte analizzerò questo ruolo da una prospettiva quasi "a-storica"; nella seconda parte invece applicherò tale sviluppo "a-storico" alla situazione attuale, cercando di far emergere le risonanze più evidenti che la mettono in relazione a quanto detto nella prima parte.



- Premessa necessaria

Nell'attuale società consumistica, il ruolo in subordine totale della donna si esplica sostanzialmente in quello di guardiana dell'ordine esistente; essendo essa “la merce”più bella che un uomo possa possedere e, perciò, più ambita, tale per cui a sua volta l'uomo stesso deve, per possederla, sottomettersi ad essa stessa.

Relativamente a codesto fatto dialettico, il quale fa sì che ella da un ruolo sottomesso si “rovesci” in un ruolo di dominio e, quindi, attivo, già Aristofane, in una sua famosa commedia, l'aveva facilmente intuito.

Infatti, egli attribuiva logicamente alle donne il potere sulla riproduzione a cui l'uomo doveva per forza di cose sottomettersi, dato che in questo campo non aveva alcun potere, se non un ruolo “secondario”.

Si veda ad esempio la commedia intitolata “Lisistrata”, dove le donne, effettivamente, riescono pacificamente ad impedire agli uomini, per via del loro potere sessuale, di combattere una guerra reputata ingiusta e spregevole.

Dunque, già in antichità si reputava la donna capace, grazie a questo suo immenso potere, di riuscire addirittura ad intervenire nella politica, e, nonostante il suo palese ruolo di subordine rispetto a tanti campi della società, sovrastare il ruolo decisionale degli uomini.

Questo potere tuttavia la donna non riuscì quasi mai ad esplicitarlo.Sempre l'uomo con la forza e la prepotenza riuscì a sottometterla completamente ad egli, e ,quindi, a costringerla ad un ruolo passivo anche in questo suo campo, dov'era la più forte. Tuttavia andrebbero a questo proposito fatte alcune considerazioni.



I IL POTERE E LA DONNA

Ogni potere si è sempre basato sul controllo, molto spesso anche ideologico, di tutti quegli elementi che in una società minavano al rovesciamento o alla distruzione dell'ordine che egli teneva sotto il suo controllo.

Tra gli elementi “irrazionali” che da sempre hanno agito nella società e che avevano tutte le potenzialità necessarie per modificare l'ordine delle cose esistenti, va annoverata la donna.

La donna, infatti, ha da sempre avuto in possesso una potenzialità enorme di rovesciare l'ordine delle cose esistenti. Perciò il potere ha sempre dovuto in ogni tempo reprimere, ripudiare, schiacciare e violentare questo elemento di disordine; ha sempre dovuto renderlo il più possibile conforme a ciò che esso reputava “ordine”, “bene”, “morale”,”giusto”, etc.

La repressione su tale elemento ha sempre dovuto usare la forza, la violenza; e tale forza e violenza si estrinsecava sia a livello materiale che a livello ideologico.

Quando la violenza del potere era molto forte, tale da poter soggiogare senza l'uso della violenza fisica la donna, la repressione si estrinsecava soprattutto a livello ideologico.

E questo è quello che avviene attualmente .

Infatti,oggigiorno, la nostra società, molto più repressiva rispetto alle altre, usa soprattutto potere ideologico per conformare, poiché quest'ultimo è molto meno appariscente e quindi più subdolo rispetto all'altro.

La donna oggi viene allettata attraverso il consumismo ad emanciparsi dall'uomo; ma tale subdolo messaggio non ha altro fine che quello di conformarla sempre di più alle leggi della Cosa in sè.

Agendo in codesto modo dialettico, riesce così a soggiogarla più facilmente; molto più facilmente che con l'uso della forza, come si usava in altri tempi. La società tutta viene così soggiogata alle direttive della Cosa in sè: chi vuole “entrare” infatti deve conformarsi!

Entrare qui va inteso anche in senso sessuale. Questa sfumatura va intesa nel seguente modo: l'uomo deve conformarsi direttamente e il più possibile al potere ideologico perchè altrimenti non viene accettato. Il potere ideologico si oggettiva anche attraverso le “scelte” fatte dalla donna.

Qui, darwinamente, agisce dunque la selezione: chi si adatta vince e chi non si adatta perde.

Adattarsi significa di fatto adattarsi completamente alla sfera ideologica, a ciò che in essa viene deciso relativamente a cosa sia “morale”, a ciò che è bene e a ciò che è male, a ciò che va ripudiato e a ciò che va accettato.

Ma di fatto, questo, non è altro che il riflesso nella sfera ideologica (cioè della mentalità, della visione del mondo di una data società in un dato momento storico) dell'agire reale nella sfera economica del “dio”, del dogma di questa società: la Cosa in sè.

Da tutto quanto detto trarremo perciò la seguente affermazione: tutto quanto si conforma alla legge stabilita dalla “morale” della Cosa in sè è giusto, tutto ciò che non si conforma (per incapacità o per altro) va assolutamente messo da parte, bandito, etc.

Di fatto tutto quanto è stato detto finora non è altro che una legge non scritta che da sempre ha agito in ogni paese e in ogni età storica.

La legge universale è questa: accetto ciò che si adatta e non accetto ciò che non si adatta (ciò che è troppo diverso ad esempio dalla morale di quel dato momento storico).

Infatti, in ogni tempo, ciò che era morale era sempre estrinsecazione di ciò che il potere riteneva giusto per continuare a perpetuarsi ; di fatto, perciò, era riflesso della sfera materiale: potere è infatti soprattutto privilegio materiale del più forte del più potente e del dominante sul più debole e quindi sul dominato.

Morale è potere; e, quindi, agire nella sfera “spirituale” di ciò che doveva eternarsi : lo status quo esistente vita natural durante.

Per ora mi fermo qui. Il prossimo articolo sarà pubblicato nei prossimi giorni.






domenica 4 novembre 2007

"Poesia in fieri" XI


APOLOGIA

Cielo stellato
Da un colpo freddato

Addio!

Un barbone dorme
Sotto un ponte ubriaco giace
Mentre corre
Il cane il palo cerca
Deve pisciare
E sbuffa la meretrice
Il legno è suo
Fuma e aspetta
Che la luce da lontano giunga
Per riaccostarsi al sospirato letto
Il suo è caldo
Ed accogliente

Addio!
Grida il ragazzo
Mentre da Giustizia scappa
E la vecchia piange
Dolorante a terra
Maledice il denaro
Il tossico si buca
Saluta la famiglia

Addio!
Padre bevitore
Madre silenziosa
Fratello ladro
Sorella sgualdrina

Addio!
Annuncia il filosofo

Il poeta
La penna abbandona al suo destino
Prende l'infame corda
La lega
E intorno se la gira
Il collo stringe
In volto violaceo appare
Quando cadere si lascia
E più nulla proferisce

venerdì 2 novembre 2007

Un tripudio di spettacolare da far venire il vomito!

Ricordate l’azione futurista compiuta pochi giorni fa a danno della fontana di Trevi?
Bene! Ora possiamo finalmente tirare fino in fondo le somme.
Il gesto rimane interessante nella sua potenzialità sovversiva (vedi post del 28 Ottobre) ma l’agente è veramente criticabile se non addirittura da disprezzare.
Ieri sera al programma “Le iene” il presunto attore del “geniale gesto” si è mostrato al mondo che egli tanto “disprezza” e ha ammesso la sua “colpevolezza”.
Paradossalmente e purtroppo egli disprezza così tanto il mondo da accettarne e far propri i suoi stessi meccanismi che egli vorrebbe così tanto cambiare per non disprezzarlo più.
Ma cosa ha detto di tanto folle per farci adirare tanto?!
Nel suo esaltato discorso spettacolare il nostro giovane Marinetti a espresso i fini del suo pathos insurrezionale: popolarità e redditività!
Egli quel giorno ci ha venduto l’immagine di una merce: sé stesso.
Disgusto!
Azione puramente spettacolare finalizzata a perpetuare il falso nel tempo ideologico del consumo globale!
Ci dissociamo completamente dall’attore materiale del gesto non per scelta politica (che era un futurista a noi non ce ne poteva fregar di meno!!!) ma per rifiuto incondizionato dello spettacolare e di tutti i suoi meschini prodotti: la nostra è una scelta esistenziale e perciò pratica.
Come si sarebbe dovuto attuare il progetto perché divenisse autenticamente sovversivo?

Anonimato: nella lotta l’io si fonde col tutto perdendo la propria illusoria singola identità per ritrovarla nel noi comprendendo in tal modo il vero valore dell’atto pratico. Il senso non è mai singolare ma sempre collettivo.

Antitesi completa: l’opposizione non la si può realizzare accettando la forma di manifestazione del proprio nemico poiché si finirebbe così a lottare contro la propria immagine riflessa nello specchio del Grande Spettacolo Organizzato. Assimilandoci ad esso ci deridiamo in modo fortemente ignorante ed alienato e tutto infatti diviene puro apparire. Rinforziamo il sistema e indeboliamo l’essere. E ahimè! La rivoluzione è puro essere!

Coraggio materialmente disinteressato: bisogna avere le palle ad intraprendere certe azioni (lo stato per lo più le definisce “illegali”) e a prendersi le proprie responsabilità sulla sua riuscita e sulle conseguenze del suo esito, ma ciò non implica necessariamente, anzi per nulla, di doversi celebrare come nuovi supereroi dell’umanità decadente e aspettarsi come ricompensa del proprio “genio ribelle” elogi e tributi di massa. Si lotta per nessun ricavo! Anzi per il bene del corpo sociale, che quotidianamente peggiora e continua sempre di più a disintegrarsi sotto i nostri occhi a causa delle eccessive e ripetute pressioni consumistiche e di un informazione sempre più spazzatura, è richiesto un forte silenzio mediatico. Il silenzio è non-pubblicità. La rivoluzione non è una questione di visibilità e di numero! Quando riusciremo a capire ciò, non per dono divino ma per sforzo prettamente intellettuale, l’ora sarà giunta.
Ribadiamo e così concludiamo: non si lotta per il gretto possesso di materialità (l’avere-apparire della nostra società dello spettacolare integrato) ma si lotta per il buon gusto di opporsi e di rovesciare il falso e l’iniquo.

giovedì 1 novembre 2007

Poesia in fieri X

Musa



Oltre i confini del sogno

intonasti lacerando

i miei orecchi,

quel tuo canto di dolore e insieme di ebrezza;

soave, come m'inebriava

addolorando il mio petto,

conducendomi verso i lontani monti

illuminati dall'ombra!


Non ti vedevo...

ma forse ti scorsi

attraverso la nebbia

che occultava l'Abisso?



Ti manifestasti, o luminosa apparenza,

travestendoti di parole,

avvolgendoti di lussereggianti colori,

di lussureggianti suoni:

ti immergesti nei traboccanti

mari di miele ed ambrosia,

e da lì mi richiamavi ancora,

lussuriosa sirena, adorabile ninfa;

perdendosi echeggiando

il tuo canto di dolcezza

e insieme di pianto!


Oh... come potevo resistere

a questo tuo incanto,

fata dei miei sogni?...



Mentre ora , il tuo canto

rubato ascolto poggiando

l'orecchio a questa conchiglia,

inquietamente destato

su questa riva assopita

sull'Arido mare!