Incomincerò ora a scrivere qualche post sulla situazione della donna moderna oggi. Cercherò non tanto di essere "analitico" ed "obiettivo" ( un principio che per me non esiste), ma quanto di essere "cattivo" e assolutamente "politicamente scorretto".
Quel che qui voglio praticare, non è certo il solito discorso sulla donna del tipo da bar. Discorsi come "le donne non la danno", oppure altri discorsi di codesta risma a me non interessano affatto. Voglio invece cercare di analizzare la situazione della donna da un punto di vista sociologico e psicologico, cercando di fare combaciare tutto ciò con il principio più importante di questo blog appena nato, e cioè il suo furioso ed "espressionista" anticapitalismo.
Dunque, il ruolo della donna sarà visto sotto una luce perfettamente "uniforme", che è l'anticapitalismo, applicando perciò questo punto di vista ad un problema che oggi non viene quasi mai "fatto parlare" ma piuttosto "parlato" attraverso una blandissima riflessione critica cha comunuqe non mette mai in luce la questione più importante che fonda questra stessa società, che è la disuguaglianza e il rapporto dominati-dominanti: in una parola, il capitalismo.
Nonostante infatti siano sbandierate a destra e a manca parole come uguaglianza, noi oggi invece ci troviamo in una situazione terribilmente lontana da questo principio. Ci si dice: "ci stiamo avvicinando", quando invece le cose stanno viceversa. La realtà è perciò ben diversa.
Infatti nella "società dello spettacolo", secondo la splendida denominazione di Debord, esistono diversi gradi gerarchici che vanno, come sappiamo, dai dominanti ai dominati. Il dominante però non per forza di cose deve essere ricco, piuttosto deve essere "potente", deve, come si suol dire, contare. E' logico che la "benzina" per arrivare ad essere ciò è il denaro, però non sempre è questo, anche se nella stragrande maggioranza dei casi esso conta più di tutto. Il denaro, infatti, rimane, comunque e sempre, un simbolo di prestigio sociale e di potere. Anche se la tendenza oggi all'accomulazione perpetua di denaro conta sempre meno ( Paperon de' Paperoni è un personaggio che appartiene al vecchio capitalismo) e conti sempre di più l'estrinsecazione di ciò nella bella apparenza, tuttavia l'incisività del denaro come principale tramite capace di concretizzare il ruolo della propria "personalità"all'interno dello spettacolo è di importanza capitale.
II
La nostra domanda di partenza sarà : come si realizza il ruolo della donna all'interno della società spettacolare?
Questa è una domanda assai complessa che abbisogna di una risposta abbastanza articolata, perciò nel prossimo paragrafo, intitolato "il ruolo della donna nella società di oggi", cercherà anche con l'ausilio della storia di tracciare a grandi linee ciò che la società richiede oggi al ruolo femminile, di come ciò sia il risultato di un cambiamento storico iniziato con la rivoluzione industriale, e degli ulteriori sviluppi futuri di questo ruolo.
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IL RUOLO DELLA DONNA NELLA SOCIETA' DI OGGI
Nella prima parte
analizzerò questo ruolo da una prospettiva quasi "a-storica"; nella seconda parte invece applicherò tale sviluppo "a-storico" alla situazione attuale, cercando di far emergere le risonanze più evidenti che la mettono in relazione a quanto detto nella prima parte.
- Premessa necessaria
Nell'attuale società consumistica, il ruolo in subordine totale della donna si esplica sostanzialmente in quello di guardiana dell'ordine esistente; essendo essa “la merce”più bella che un uomo possa possedere e, perciò, più ambita, tale per cui a sua volta l'uomo stesso deve, per possederla, sottomettersi ad essa stessa.
Relativamente a codesto fatto dialettico, il quale fa sì che ella da un ruolo sottomesso si “rovesci” in un ruolo di dominio e, quindi, attivo, già Aristofane, in una sua famosa commedia, l'aveva facilmente intuito.
Infatti, egli attribuiva logicamente alle donne il potere sulla riproduzione a cui l'uomo doveva per forza di cose sottomettersi, dato che in questo campo non aveva alcun potere, se non un ruolo “secondario”.
Si veda ad esempio la commedia intitolata “Lisistrata”, dove le donne, effettivamente, riescono pacificamente ad impedire agli uomini, per via del loro potere sessuale, di combattere una guerra reputata ingiusta e spregevole.
Dunque, già in antichità si reputava la donna capace, grazie a questo suo immenso potere, di riuscire addirittura ad intervenire nella politica, e, nonostante il suo palese ruolo di subordine rispetto a tanti campi della società, sovrastare il ruolo decisionale degli uomini.
Questo potere tuttavia la donna non riuscì quasi mai ad esplicitarlo.Sempre l'uomo con la forza e la prepotenza riuscì a sottometterla completamente ad egli, e ,quindi, a costringerla ad un ruolo passivo anche in questo suo campo, dov'era la più forte. Tuttavia andrebbero a questo proposito fatte alcune considerazioni.
I IL POTERE E LA DONNA
Ogni potere si è sempre basato sul controllo, molto spesso anche ideologico, di tutti quegli elementi che in una società minavano al rovesciamento o alla distruzione dell'ordine che egli teneva sotto il suo controllo.
Tra gli elementi “irrazionali” che da sempre hanno agito nella società e che avevano tutte le potenzialità necessarie per modificare l'ordine delle cose esistenti, va annoverata la donna.
La donna, infatti, ha da sempre avuto in possesso una potenzialità enorme di rovesciare l'ordine delle cose esistenti. Perciò il potere ha sempre dovuto in ogni tempo reprimere, ripudiare, schiacciare e violentare questo elemento di disordine; ha sempre dovuto renderlo il più possibile conforme a ciò che esso reputava “ordine”, “bene”, “morale”,”giusto”, etc.
La repressione su tale elemento ha sempre dovuto usare la forza, la violenza; e tale forza e violenza si estrinsecava sia a livello materiale che a livello ideologico.
Quando la violenza del potere era molto forte, tale da poter soggiogare senza l'uso della violenza fisica la donna, la repressione si estrinsecava soprattutto a livello ideologico.
E questo è quello che avviene attualmente .
Infatti,oggigiorno, la nostra società, molto più repressiva rispetto alle altre, usa soprattutto potere ideologico per conformare, poiché quest'ultimo è molto meno appariscente e quindi più subdolo rispetto all'altro.
La donna oggi viene allettata attraverso il consumismo ad emanciparsi dall'uomo; ma tale subdolo messaggio non ha altro fine che quello di conformarla sempre di più alle leggi della Cosa in sè.
Agendo in codesto modo dialettico, riesce così a soggiogarla più facilmente; molto più facilmente che con l'uso della forza, come si usava in altri tempi. La società tutta viene così soggiogata alle direttive della Cosa in sè: chi vuole “entrare” infatti deve conformarsi!
Entrare qui va inteso anche in senso sessuale. Questa sfumatura va intesa nel seguente modo: l'uomo deve conformarsi direttamente e il più possibile al potere ideologico perchè altrimenti non viene accettato. Il potere ideologico si oggettiva anche attraverso le “scelte” fatte dalla donna.
Qui, darwinamente, agisce dunque la selezione: chi si adatta vince e chi non si adatta perde.
Adattarsi significa di fatto adattarsi completamente alla sfera ideologica, a ciò che in essa viene deciso relativamente a cosa sia “morale”, a ciò che è bene e a ciò che è male, a ciò che va ripudiato e a ciò che va accettato.
Ma di fatto, questo, non è altro che il riflesso nella sfera ideologica (cioè della mentalità, della visione del mondo di una data società in un dato momento storico) dell'agire reale nella sfera economica del “dio”, del dogma di questa società: la Cosa in sè.
Da tutto quanto detto trarremo perciò la seguente affermazione: tutto quanto si conforma alla legge stabilita dalla “morale” della Cosa in sè è giusto, tutto ciò che non si conforma (per incapacità o per altro) va assolutamente messo da parte, bandito, etc.
Di fatto tutto quanto è stato detto finora non è altro che una legge non scritta che da sempre ha agito in ogni paese e in ogni età storica.
La legge universale è questa: accetto ciò che si adatta e non accetto ciò che non si adatta (ciò che è troppo diverso ad esempio dalla morale di quel dato momento storico).
Infatti, in ogni tempo, ciò che era morale era sempre estrinsecazione di ciò che il potere riteneva giusto per continuare a perpetuarsi ; di fatto, perciò, era riflesso della sfera materiale: potere è infatti soprattutto privilegio materiale del più forte del più potente e del dominante sul più debole e quindi sul dominato.
Morale è potere; e, quindi, agire nella sfera “spirituale” di ciò che doveva eternarsi : lo status quo esistente vita natural durante.
Per ora mi fermo qui. Il prossimo articolo sarà pubblicato nei prossimi giorni.