domenica 30 dicembre 2007
Voglia di libertà
e poi seguirti fino in capo al mondo
mi vestirei di stracci come so
e sarei pronto a fare il vagabondo
e a raccontare a tutti il mio passato
che è un campionario di mediocrità
ad accettare tutto mi è costato
ed ho perso te che amo libertà
per te io vincerei questa paura
di uscire nudo e stanco dalle mura
di questo mondo piccolo e banale
dove regna chi bara e non chi vale
mi specchierei ma senza ipocrisia
nell’acqua dove affonda la bugia
e laverei dal cuore la vergogna
dei compromessi fatti in questa fogna.
Mi vedi un po’ indeciso ma che importa
mi basterà varcare quella porta
e un mondo nuovo si aprirà davanti
incerto ma pulito dagli inganni
e non avrò nessuno a cui badare,
nessuno che mi chiamerà papà
non una donna da dovere amare
ma un solo amore la mia libertà
però dovrei buttare la paura
di uscire nudo e stanco dalle mura
di questo mondo piccolo e banale
dove regna chi bara e chi non vale
specchiarmi e farlo senza ipocrisia
nell’acqua dove affonda la bugia
lavare dal mio cuore la vergogna
dei compromessi fatti in questa fogna.
È facile parlare ma il coraggio
se non l’hai dentro non lo puoi trovare
non è come un pezzetto di formaggio
che quando hai voglia te lo puoi comprare
se libertà vuol dire rinunciare a tutto ciò che offre la realtà
allora cara amica mi dispiace,
mi spiace tanto ma io rimango qua
a sopportare ancora la paura
di vivere ogni giorno tra le mura
di questo mondo piccolo e banale
dove regna chi bara e non chi vale
a volte servirà l’ipocrisia,
a volte qualche piccola bugia
ma non si sta poi male in questa fogna
se sai nascondere bene la vergogna.
(Pierangelo Bertoli, “Petra”)
In questo mio ultimo post dell’anno non voglio essere né prolisso né banale e per questo vi propongo una poesia esistenziale su cui si può concordare oppure no ma rispetto alla quale forse molti si sono trovati dinanzi nella situazione “Vita”.
Non voglio giudicare il testo o l’autore ma semplicemente coglierlo come spunto per esporre velocemente e preliminarmente un tema per noi fondamentale in riferimento alla lotta.
È inaccettabile e fittizia una situazione in cui si desideri in modo assiduo e necessitante tutto indifferenziatamente e ciò sia in riferimento ad una prospettiva in corso (presente) sia ad una futura.
Arriviamo al dunque: esiste il non-sacrificio, consumismo imperante ed imperialista (l’illimitato), ma accanto ad esso e alla categoria dell’insacrificabile permane l’atto del sacrificio e questi può presentarsi sotto forma di conformismo “di sinistra” (accettazione impotente o coscienza tragica) oppure sotto le spoglie dell’opposizione; il primo accetta deliberatamente ed esistenzialmente il reale scorgendo in esso contraddizioni essenziali ma ancora in modo sfumato e non pienamente consapevole e perciò non perviene alla prassi con l’ottimismo dell’individuo che vede ancora possibilità offerte dall’ora e con la conseguente rinuncia al superamento ma non al parziale cambiamento di visuale nei confronti del qui; il secondo al contrario, in sé e per sé rivoluzionario, mette tra parentesi il campo del personale, il legame del soggetto all’altro e al mondo nella forma dell’imprescindibile, e della certezza rispetto al vago e all’informità del domani e così facendo l’io confluisce nell’antitesi della lotta e del movimento dialettico del mutare.
So bene che lo sforzo richiesto è enorme sia a livello intellettuale sia rispetto a quello pratico ma è necessario, ora più che mai, per oltrepassare il regno del capitale e i suoi fallaci e spettacolari prodotti di separazione e di distruzione sia culturale sia materiale-carnale: è l’autentico che scende in piazza contro il tentativo di corruzione da parte della stasi produttrice del profitto dell’ineguaglianza e dello sfruttamento creatori di tumori e di rarità.
Se volete vi auguriamo buon anno ma sarebbe da fanatici e da falsi credere che l’anno che giunge sarà in sé buono.
Grazie a tutti!
Buon pensiero non pregiudicato dal dogma e sempre buona lotta!
giovedì 27 dicembre 2007
"Poesia in fieri" XVIII
METAFISICA CASERECCIA
Supino sul letto
La parete squadro
Ombre disegno
Ideogrammi di universi paralleli
Lì si vive
Lì tranquillità si inala
Il pericolo si fugge
Mentre coi sogni ci si intrattiene
Ma ugualmente orizzontale uscirai
Da questa camera un giorno
E il tempo nell’oscurità
Disperso si sarà come fumo
martedì 25 dicembre 2007
Cronache dalla provincia
***
Il delitto avvenuto nel paese della Lomellina ricorda molto quello di Cogne: a distanza di più di tre mesi Alberto Stasi resta l’unico indagato ma importanti tasselli mancano ancora al mosaico: non ci sono prove schiaccianti ma solo indiziarie, l´arma non è ancora stata ritrovata, nessun movente è certo. Ma questa volta all´orrore per l´efferato omicidio si è andato a sommare un altro elemento ignobile che rappresenta un vero male dei nostri tempi, un male che sembra particolarmente grave in Italia: la spettacolarizzazione del dolore che ha assunto a Garlasco espressioni inedite. Le cugine ventitreenni della vittima, Stefania e Paola Cappa, subito ribattezzate dalla stampa 'le gemelline K' hanno infatti compiuto una speculazione ai limiti dell´incredibile: poche ore dopo l´omicidio di Chiara Poggi, cioè immediatamente dopo aver appreso che la loro cugina era stata ritrovata morta in una pozza di sangue con la testa fracassata da un ignoto assassino, si sono recate dalla fotografa del paese per 'confezionare' il fotomontaggio diventato in pochi giorni un´icona che le ritrae insieme alla vittima, con la quale sembra tra l´altro sembra non avessero più nessun contatto da diverso tempo. Poi sono andate a piazzare quella foto sulla cancellata della villetta di Chiara e a farsi riprendere come modelle dalle decine cameraman lì presenti, spacciando la foto come reale e concedendo interviste nelle quali hanno descritto come 'fraterno' il legame con Chiara. Il tutto alla ricerca delle luci della ribalta. E poco o nulla importa che il fotomontaggio fosse così grossolano da essere subito scoperto, Stefania e Paola Cappa erano alla ricerca della notorietà, valore al quale nella nostra società mediatica dominata da veline e grandi fratelli spetta il posto più alto. Cercavano la gloria, sono finite nel fango. Le gemelle sono il più tipico prodotto del 'velinismo' imperante, tanto che a diventare veline ci avevano provato realmente partecipando ad un casting televisivo, e proprio come le veline sono una bionda e l’altra mora. Le gemelline sono l’icona di tante, troppe ragazze italiane di oggi: sono snob, acide, anoressiche, hanno un look curato nei minimi dettagli che ricorda molto quello della regina del gossip britannico Victoria Beckham (della quale una delle due gemelle sembra il clone). Ma dietro al trucco e ai vestiti firmati vi sono due giovani fragili e disperate, tanto che Paola ha affermato di aver tentato il suicidio due giorni prima del delitto, ma soprattuto le gemelle sono come troppe ragazze di oggi alla ricerca di un disperato bisogno di notorietà ad ogni costo, una pulsione che come si è visto è in grado di condurre all’autodistruzione.
A tutta questa triste fiera di debolezze umane si è aggiunta la presenza di un personaggio così surreale da non sembrare vero: Fabrizio Corona, che corso a Garlasco alla ricerca delle gemelline K ha poi espresso alcuni commenti su quanto è avvenuto, affermando che Paola e Stefania sarebbero state le persone più interessanti dell´intera vicenda e che il loro tentativo di creare un fotomontaggio che le ritrae insieme alla cugina poche ore dopo il delitto è stata 'una mossa alla Corona'. Una mossa falsa però, perché la foto taroccata è stata scoperta in tempi fulminei. Non è stato mai chiaro se sia avvenuto un reale incontro tra il marito di Nina Moric e le gemelle, perché il padre di queste ha avuto il buon senso di dire basta a questo incredibile carosello dell’orrore e di imporre loro il silenzio stampa. Pessime allieve di cattivi maestri, una vicenda degna della più vergognosa repubblica delle veline, ben descritta la scorsa estate sulle pagine del Financial Times come una nazione dove la starlette sono divenute modello assoluto di vita e di femminilità. Pietà l´è morta dunque a Garlasco, tranquillo e anonimo centro nella noiosa provincia italiana dove intorno all´omicidio di un povera ragazza divenuto oggi un nuovo caso Cogne, si è svelato un deserto umano che è la rappresentazione del nostro tempo, fatto di luci, flash, aspiranti veline e di tanta aridità di sentimenti.
Claudio Gibertini
sabato 22 dicembre 2007
Indipendenza!
Il merito di Gianfranco La Grassa è quello di avere individuato, prima di ogni altro, la vera "struttura" che si nasconde dietro tutti i giochini del nostro sporco e deprimente teatrino politico. Di lui è la denominazione " gioco degli specchi" , termine con cui il Nostro vuole indicare il gioco di rimandi biechi, fatti apposta per confondere le acque, che i nostri attuali governanti ( destra e sinistra, centro e via dicendo) usano per pigliare per il culo la popolazione italiana.In effetti destra e sinistra ( come il nostro blog ha ribadito più volte) sono la stessa cosa, sono specchi che rimandano la stessa immagine, puro gioco di potere a servizio dei politici, dei loro privilegi da nababbi d'altra parte ben remunerati dai veri protagonisti, dai veri maestri burattinai che tessono le file di questo sporco gioco politico: le oligarchie finanziarie in posizione subdominante agli interessi delle grandi holding finanziarie americane.
Il merito di Gianfranco La Grassa è anche quello di aver precisamente indicato ( o almeno di avere sviluppato una precisa analisi politica) di chi governa chi. Di avere cioè individuato il fatto più palese ed evidente, e cioè i giochi politici tra le nazioni, le strategie di dominio, i flessi delle sfere di influenza, cioè in poche parole chi domina e chi è sopraffatto. E quindi chi è il Sole e chi i suoi pianeti, ed attualmente NOI ITALIANI SIAMO DOMINATI POLITICAMENTE DA UNA SOLA NAZIONE , GLI USA , E CHI DIMENTICA QUESTO FATTO, FACENDO I SOLITI DISCORSI DI RETORICA, NON PUO' CHE ESSERE NEMICO DI OGNI VERA E REALE OPPOSIZIONE STORICA.
Io per opposizione storica non indico cose universali , parole ormai divenute tronfie del tipo "classe operaia", movimento di antitesi al capitalismo, e chi ne ha più ne metta. A me ste cose non mi interessano per niente! E chi ne parla come se fossero ancora cose attuali , magari facendoci anche discorsi complessi, ha perso di vista veramente ciò che attualmente è più importante ai fini di una vera prassi: E CIOE', PRIMA DI TUTTO, IL VOLERE L'INDIPENDENZA DELLA PROPRIA NAZIONE, DAL PUNTO DI VISTA POLITICO E, QUINDI , PER RICADUTA, DAL PUNTO DI VISTA CULTURALE E QUINDI ECONOMICO. Una vera forza oppositiva , una vera forza politica oggi, deve avere come obiettivo principe questo programma: L'INDIPENDENZA NAZIONALE E' IL PRIMO OBIETTIVO. Basta, non ne posso più di queste merde che parlano a venvera di anticapitalismo e poi dimenticano la questione più essenziale di tutte, e cioè chi domina e chi è dominato.
A cosa pensate che sia dovuto l'impoverimento degli stipendi, la difficoltà sempre più palese delle famiglie italiane di arrivare a fine mese, la difficoltà di avere una casa, con gli affitti e i mutui che ci ritroviamo, la difficoltà ad avere un lavoro veramente sicuro, la difficoltà sempre più evidente a sopravvivere, ad avere almeno qualche sicurezza in più per poter pensare con un poco più di ottimismo al domani, se non al fatto che la nostra nazione NON RIESCE AD ESSERE INDIPENDENTE E CHE IL PAESE DOMINANTE, GLI USA, A CUI TUTTI I NOSTRI CENTRI NEVRALGICI ( ECONOMICI E POLITICI) SONO DIPENDENTI, CI IMPEDISCE QUESTA INDIPENDENZA, PORTANDOCI SEMPRE PIU' SULL'ORLO DEL FALLIMENTO.
Ragazzi, di questo passo faremo davvero la fine dell'Argentina, o forse anche peggio.
Voi lo volete?
Io no!
Voglio allora una nazione indipendente, che faccia "mercato", che si imponga strategicamente sullo scacchiere geopolitico, che si allei anche con altre nazioni forti ( vedi ad esempio Russia, Cina, India) che faccia con queste, nuove alleanze, senza però dipendere da queste . Voglio che la mia nazione cresca economicamente, che diventi una nazione indipendente, con una classe politica responsabile. Insomma, se proprio devo scegliere , e sapendo comunque di essere anticapitalista fin dentro le midolle, ma forse proprio per questo motivo, preferisco , se proprio devo scegliere, ed essendo comunque consapevole che una rivoluzione anticapitalista non si può fare domani, preferisco adesso come adesso almeno un capitalismo "capace" ( così come lo definisce in questo articolo La Grassa) che spazzi via completamente quello rappresentato
oggi da questa oligarchia di merde che non fanno una emerita cippa di cazzo per la popolazione ma solo per se stesse! E non fatemi arrabbiare se io affermo di volere più ricchezza per la mia nazione, dicendomi che parlando così rischio di affermare il capitalismo invece di oppormi ad esso. Ma sinceramente parlando, chi parla così non ha capito un cazzo della vita, o vive nel mondo delle idee platoniche o non conosce la realtà di tutti i giorni: avete capito bene, non ha capito un cazzo di marxismo, nè di Marx, nè niente di niente. Vive in un mondo suo, in una torre di avorio, chi dice che : se la rivoluzione proprio si deve fare, allora preferisco adesso non sporcarmi le mani, pensare allora che in un futuro si può fare, agirò allora in un futuro, quando ci saranno le premesse affinchè.....tutte cazzate!! Questo è ideologico e a servizio dei dominanti attuali. Rimandare, rimandare, rimandare, ed intanto i dominanti fanno il cazzo che vogliono e noi finiamo nella miseria sempre più. Io voglio vivere e la cosa più triste è sapere che ci sono persone che non pensano a questo, e magari vorrebbero esse stesse la distruzione totale e l'impoverimento generale perchè pensano che così si raggiungerà più facilmente la rivoluzione. Ma davvero pensate che così facendo si raggiunga più facilmente la rivoluzione?
E con questa domanda vi lascio all'articolo di La Grassa che io sottoscrivo in pieno. Alla faccia dei retorici rivoluzionari!!
***
Non esistono capitalisti buoni o cattivi (come crede una “intelligenza superiore” che occupa la terza carica dello Stato), ma solo capaci o incapaci. Non esiste quindi un capitalismo buono (e sociale) o cattivo (e individualistico); esiste semplicemente un capitalismo migliore o peggiore nel fare gli interessi complessivi di una popolazione (pur nell’ambito dell’ineliminabile sfruttamento connesso a qualsiasi forma di capitalismo), cioè in grado oppure no di dare sviluppo al sistema-paese nel suo insieme (pur con gli inevitabili differenziali tra zona e zona, tra strato sociale e strato sociale, ecc.). Tutto il resto è chiacchiera da imbonitori. Ora, il capitalismo italiano è proprio il peggiore in assoluto; non a caso, ci ha infine, giustamente, superato anche quello spagnolo (vedi gli ultimi dati relativi al reddito pro-capite). Non siamo affatto indipendenti, mai e in nessun senso; il problema è solo chi vince tra i vari gruppi (sub)dominanti dipendenti dai predominanti statunitensi. Si abbia quindi quel minimo di pudore per non fare appello – a giorni alterni – all’italianità o all’alto ideale europeista o alle bellezze della libera competizione nel mercato globale. Indossate infine una sola di queste “maschere ideologiche”; altrimenti non sembrate nemmeno capitalisti (quindi seri imprenditori), bensì giocatori delle tre carte.
Siete succubi degli stranieri; ad essi vi appellate nella smania di dimostrare d’essere i loro migliori servitori onde farvi appoggiare per il vostro piccolo “potere in un paese solo”, per di più ormai un paese da barzellette. Pur di ottenere il consenso del “popolo”, tirate fuori dal cappello, di volta in volta, quella che ritenete essere la migliore per fare esclusivamente i vostri personali interessi: vendiamoci allo straniero, nascondendoci dietro la “spiritosa invensiòn” (quella del goldonesco personaggio Lelio, bugiardo per il piacere di esserlo) dell’internazionalizzazione della nostra economia così brava e competitiva (nel buffonesco made in Italy); no, adesso è meglio fare i patrioti, vince chi finge maggiore orgoglio d’essere italiano. Sarebbe almeno possibile che ci risparmiaste queste sceneggiate? A me non è mai piaciuto Merola, ma almeno non faceva male a nessuno.
Noi siamo per l’indipendenza di questo paese, per una sua rinascita. C’è però un sintomo preciso che indica qual è la strada imboccata dai ceti dominanti, che segnala se questi sono anche dirigenti (del paese) o solo una accozzaglia di “arraffa-arraffa”: la funzione del capitale finanziario. E’ stato messo sotto il “tallone di ferro” di una forza politica, capace di usare questa forza, se è tale veramente, per orientare la gran parte delle risorse al servizio dell’industria nei settori dell’ultima “era innovativa”? La spesa pubblica è largamente orientata agli investimenti (e non alla spesa corrente per salari di una massa esorbitante di impiegati) e, in modo del tutto particolare, alla ricerca scientifica, ma d’avanguardia? E a numerose altre “cosette” (decisive) – su cui passo sopra in questa sede – del tutto indispensabili a rafforzare il paese nei suoi rapporti geopolitici? Se la risposta a tali quesiti è affermativa, abbiamo un preciso indice della volontà di tentare almeno una strada di indipendenza e di sviluppo autonomo e più sicuro, onde dare al paese maggiore benessere; se non per tutti, almeno per la grande maggioranza (e sempre non negando che ci saranno squilibri di reddito da ridurre tramite lotte redistributive).
Quando però la finanza si impadronisce dell’industria, la spesa pubblica si carica di finanziamenti (a fondo perduto) ai settori della passata “era innovativa” (tipo auto e metalmeccanico in genere), quando tale finanza mostra, a chi ha occhi per vedere, la sua sudditanza a grossi gruppi stranieri (della “nazione predominante” dell’epoca), quando intellettuali venduti e cialtroni diffondono l’ideologia del liberismo (nel commercio internazionale e nella “circolazione dei capitali”), che manifesta chiaramente l’orientamento ad affidarsi alla predominanza della suddetta nazione onde acciambellarsi, ai suoi piedi, nella situazione di subdominanza; allora siamo in presenza di una classe sostanzialmente servile (e antinazionale) che, mutatis mutandis, può essere paragonata alle “borghesie compradore” dei vecchi paesi coloniali e semicoloniali. Questa è l’attuale classe (sub)dominante italiana, quella che finge, a giorni alterni, la difesa dell’italianità o dell’europeismo o della libera competizione mercantile globale.
Ce ne sono mille prove, giorno dopo giorno; nel blog ne abbiamo parlato spesso, ma non abbiamo purtroppo la diffusione di ben altri media che fanno opinione. Volete un ultimo segnale della nostra (sub)dominanza? Il tracotante Passera – quello che dichiara che dare l’Alitalia all’europea AirFrance è “come buttarla via” – entra in (finto o vero? Se ne chiacchiera sui giornali) attrito con il “suo” presidente Bazoli; e intanto, volendosene o dovendosene andare, si pone in “buona posizione” per sostituire questa primavera Scaroni all’Eni. Anche il presidente di Finmeccanica dovrà essere sostituito alla stessa data (e forse pure altre imprese della stessa rilevanza sono nell’identica situazione). Chi è Passera, non come individuo ma come ruolo, come maschera di rapporti sociali? E’ attualmente al vertice di Intesa, cioè della banca per il momento “in prevalenza” nel comparto finanziario italiano rispetto ai due principali concorrenti: Unicredit Group (con “dentro” Capitalia) e Montepaschi (con “dentro” Antonveneta), considerata banca del Pd. Ma Intesa è “attorniata” (in posizione paritetica? “Ma mi faccia il piacere!”) dai giganti statunitensi Morgan Stanley e Goldman Sachs (e non solo), che a loro volta hanno piazzato loro (ex; si fa per dire) uomini nei centri nevralgici del potere in Italia (diciamo che questo fatto è più noto e scoperto per quanto riguarda la Goldman; ma che dire della Rothschild, di cui era vicepresidente il recentemente nominato ad di Telecom; o del Carlyle Group, di cui è importante dirigente uno dei figli dell’Ingegnere, Marco?).
In definitiva, i pochi gioielli italiani dell’ultima “era innovativa” passeranno sotto l’“influenza” (usiamo un termine dolce) di dati gruppi finanziari italiani, in specie di quelli più “vicini” (altro termine soft) a colossi finanziari americani, che in quel paese – la nazione predominante – sono veicolo del potere del complesso politico-finanziario. Non dico che l’Eni (e così pure la Finmeccanica se seguirà, come sono sicuro, la stessa sorte) non farà più contratti anche con paesi destinati a divenire futuri centri competitori degli Usa (Russia, Cina, ecc.), ma certo li farà sempre sotto supervisione. Una vera indipendenza esige che in queste imprese si affermino apparati manageriali decisamente autonomi dalla finanza italiana subordinata a quella USA; che tali apparati manageriali collaborino invece con nuovi gruppi politici (effettivamente, e non a corrente alternata, fautori di una vera italianità) in grado di recidere d’autorità i legami tra la nostra finanza (dipendente) e quella Usa (dominante), obbligando la prima a farsi servitrice dello sviluppo di settori dell’ultima “era innovativa”: quindi non solo di imprese come Eni e Finmeccanica (più Enel, Ansaldo, ecc.); ma anche di molte altre nei vari settori nuovi. E con l’impulso alla ricerca scientifico-tecnica che li supporta. Più le altre “cosette” (decisive) che tralascio al momento.
Le chiacchiere di questa massa di quaquaraqua – non discuto delle competenze “tecniche” di certi manager che saranno certo elevate, per quanto qualche dubbio lo nutra in proposito (come lo nutro sul “mago” Marchionne) – hanno ormai tessuto una fitta rete di menzogne e inganni per la nostra popolazione. O tale rete viene strappata o il futuro dell’Italia sarà bigio. Occorre però una nuova forza politica, che mandi a casa le attuali.
martedì 18 dicembre 2007
Poesia in fieri XVII
FRAMMENTI IN DIVENIRE
1
Per entrare nel cuore delle cose
devi sentire il loro richiamo.
Ora è lo stridere sordo
della cicala nel profondo meriggio.
2
Guardo con gli occhi di me
la mia vita che mi guarda.
Estraneo a me
mi guardo vivere con distacco.
Contemplo la mia vita nel riflesso
dove il mio sguardo non c'è.
3
Senti stridere ardua la cicala
e te stesso fuori dal suo suono.
Il caldo meriggio annebbia il sentire:
quando sento la mia voce è già scomparsa.
4
Sento me stesso trascendere nel meriggio.
Aldilà di me- il meriggio. Voce bianca.
Prigione di parole. Voce sotterra.
Splendore dell'inesprimibile Aldilà di me.
5
C'è troppa distanza tra me e questa cicala.
Cos'è questo stormire? Le foglie stormiscono!
Andare Andare Uscire Uscire
La realtà oltre di me. Disperare è sentire
altro- Oltre di me.Oh disperazione della penna
che non può scrivere! Tela bianca!
Tela bianca! Specchio Specchio! Specchio
Realtà Oltre di me – Voce che cancella
la mia voce...L'Altro che comunque rimane Realtà Oltre di me!...
6
La Realtà oltre i miei occhi. La Realtà oltre la mia voce.
Questo stormire di foglie- che cosa è?
Questa luce che vedo – che cosa è ?
Il sole – Il suono – Questo punto nel mio cuore
che è questa cicala che sfonda il meriggio! -
Il vento che passa sul mio viso...
7
La cicala che sfonda il meriggio sonoro,
è il mio desiderio di penetrare in questa voce.
Le api e gli uccelli che scivolano
dentro la luce calda di questo sole,
è la vertigine e il timore di precipitare oltre di me.
( Descrivere questa sensazione è penetrare oltre questo foglio).
8
Non avere paura di perdermi. Andare oltre e non temere.
Sfondare la tela bianca e la sua realtà che è solo vano riflesso.
Comprendere attraverso la voce di questa cicala che la realtà
è Oltre di me. E che la realtà Oltre di me sono io e altro.
Sono io e il mondo.
9
Concentrare come un punto la voce di questa cicala.
Penetrare oltre le sensazioni riflesse e comprendere l' oltre;
l'insieme delle parti che fanno il tutto.
Non cercarmi più è cercarmi oltre lo specchio.
La parola può andare oltre alla ricerca della Sirena.
venerdì 14 dicembre 2007
Nella posta che ci trovo??
Ho trovato oggi questo volantino nella mia posta elettronica. E' tutto così bello. Sono felice di ricevere messaggi di questo tipo. Mi sento partecipe di questa "nobile società della crema d'Europa", è così elitario tutto. Mi sento già ricchissimo con la mia Rolls Royce (o come diavolo si scrive) , il mio portaborse , le mie accompagnatrici (o puttane, pardon) e la mia "r" un pochino moscetta. Ah, sapete, me sento proprio bbene. Che bello...life is now!!
Ed ecco in esclusiva il volantino invito per il casinò (o casino) più importante di internet. Forse era meglio pubblicare questo invito che quello sulla raccolta di firme contro lo sterminio di Gaza. Che ne pensate?
***
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mercoledì 12 dicembre 2007
Citazione
Pur mantenendo il proletariato come classe operaia, già nel 1970 Raymond Aron mostrava il problema da me esposto nel post precedente ossia l'inefficacia del sindacato e la sua funzione sovrastrutturale, funzione che gli conferisce indirettamente una posizione che lo rende stagnante per la prassi oppositiva e che lo fa divenire strumento di scalata gerarchica per i suoi membri decisionali.
Oggi questo evento è ancora più evidente di quasi quarant'anni fa e ciò ci dovrebbe spingere a pensare oltre il revisionismo e i suoi compromessi col sistema in modo ancora più forte e vivace di prima: il capitalismo oggi sempre di più pare stia vincendo la sua personale guerra contro l'individuo, i movimenti oppositori e la filosofia stessa.
Vogliamo abbandonare lo scontro o opporci fino a quando avrà senso farlo?
Noi la prima opzione non la consideriamo nemmeno.
lunedì 10 dicembre 2007
Coscienza di un fallimento
È tornata di moda! E per qualche giorno non ci lascerà più in pace: il suo eco è diffuso dai telegiornali e quotidiani per propagarsi sulla bocca della moltitudine desiderante e poi ancora diffondersi con vigore fino a quando finirà il suo momentaneo compito sociale che verrà a ricrearsi nell’istante successivo sotto la nuova forma di un’altra parola... stasi da diffondere e sguardi da distogliere dagli obiettivi strategici.
È tornata di moda! Ma cosa? La soave parola: operaio!
Allora cogliamo lo spunto e proviamo ad osservarci attorno: il revisionismo è fallito amici miei, miseramente fallito!
I sindacati hanno conquistato le loro calde poltrone di marionette del potere sovrano ed ora che cazzo può fregargliene a loro della classe totalmente dominata e sfruttata?!
Eppure ancora si fanno sentire: ed eccoli in corteo che sfruttano il loro ruolo di mediazione per dettare regole, scrivere patti, quantificare favori e “senza schierarsi” (ancora ci vogliono fare credere nella loro imparzialità e non-collocazione?!) protestano contro una di quelle fazioni che si scambia il potere con il suo alter ego del bipartitismo italiano e giocano il loro ruolo politico di bilancia e di indicazione del nemico momentaneo.
I revisionisti forse dovrebbero festeggiare: il sindacato è divenuta forza oppositiva al sistema!
Ma che cazzo dite?
Mi bastano poche righe per demolire questa illusione da ortodossi dell’internazionale nello stile dell’europeo facile ai patti col demonio:
1_ di opposizione al sistema qui ed ora non si parla proprio anzi si dovrebbe parlare di concussione col nemico e di rafforzamento del capitale con l'illusione perpetuata ai danni della classe sfruttata di essere i loro paladini e quindi di non preoccuparsi che ci penseranno loro a risolvere “tutti i problemi del mondo”... e tutto rimane così come è sempre voluto che rimanesse se non addirittura peggio: merda a tonnellate!
2_ Il sindacato non è più tale, ossia sindacato nel suo autentico significato proletario, perché è divenuto altro da ciò che era e doveva essere: collettivo per la difesa e la lotta della classe operaia: ma se si è scisso da essa, a causa di fini eclatanti raggiunti e di scopi venutosi in seguito a trovare in conflitto tra loro a causa della presa di coscienza del reale potere decisionale-ostruttivo dell’organico che quindi poteva orientare la sua azione per il raggiungimento di mete ristrette e a volte persino singole, per cosa ancora vogliamo riconoscerci in esso?!
Che fare? Accantonare il fallimento ed imparare.
Il sindacato essendo composto da borghesi romantici o da operai facilmente comprabili non potrà mai reggere su queste sue contraddizioni interne se non scindendosi dalla sua funzione storica di difesa e contrattacco proletario e così la "nostra" (preciso: la loro, non mia!) arma rivoluzionaria non potrà mai fuoriuscire dalla rivolta momentanea per limitate lotte, e molto spesso futili nel quadro generale della lotta al sistema dell’ineguaglianza e dello sfruttamento.
Cosa posso aggiungere? Il problema è molto complesso perché è composto da molti aspetti tra loro inscindibili per tirare le conclusioni e che occuperebbero libri interi nella loro singola analisi, quindi io qui non farò nessuna proposta sentimentale ed immotivata ma porrò la problematica più astratta e generale, e a sua volta la più marxiana di tutte, perché si possa osservare dalla fonte il problema: i sindacati hanno lottato e fatto conquiste emancipanti per la classe operaia e su ciò nulla da dire ma su questa situazione la classe debole si è arenata e si è mentalmente imborghesita: non viveva più tra i topi e tutte le merci che saturavano il mercato finalmente potevano tornare al mittente in buona quantità... l'operaio si è arricchito (comunque mai in uguale proporzione al capitalista!), e quindi cosa lottare a fare? Perché mettere a rischio il benessere acquisito? Pensavano e continuano a pensare (trovo qui fuori luogo l’utilizzo del termine “pensare” se non addirittura offensivo verso la razionalità mai tanto profonda del movimento, ma accettate questo mio limite lessicale): lasciamo ai sindacati di continuare il loro lavoro e noi intanto ce la spassiamo!
Quindi dove vogliamo arrivare? La lotta di classe ha cambiato nella sua dualità oppositiva un termine: la classe operaia è sparita ed ha abbandonato il suo ruolo storico di classe rivoluzionaria!
Eppure la lotta c’è ancora: noi questo conflitto lo percepiamo quotidianamente sulla nostra pelle e ne sentiamo ancora l’impellente necessità, necessità filosoficamente e storicamente fondata e non da frivolo sentimentalismo cattolico! Ma allora chi deve lottare? Chi è l'agente “eletto” a sfidare il nostro (e qui purtroppo il termine nostro dobbiamo accettarlo in quanto immersi nella vita e gettati dal caso nell’Italia post-bellica) modo di produzione?
La classe operaia è stata illusa dalla merce, dalle immagini dell'uguaglianza diffusa e si è spenta la sua scintilla insurrezionale! Paradossalmente ciò per colpa dei sindacati!
Cosa ci resta da fare? Inquadrare lo scontro e trovare gli attori reali di esso: questo il marxismo novecentesco troppe poche volte ci ha provato (vedi Marcuse con la sua classe degli emarginati)!
È questo uno dei lavori teoretici fondamentale da compiere per poter ridare vigore teorico e pratico al movimento filosofico-politico venutosi a creare con il pensiero di Marx e realizzare di conseguenza la filosofia e l’uomo nella realtà.
Buona lotta miei umili compagni di viaggio!
giovedì 6 dicembre 2007
Obiettività
Il circolo è chiuso e gli estremi finiscono per avvicinarsi al punto da coincidere.
Tutto è costruito per sottomettere e celare il misfatto: spettacolo aberrante in cui la gente si schiera per non schierarsi affatto e la prassi divenire anti-prassi senza nessun vero scopo da perseguire.
Così si annuncia la vittoria del capitale e di tutti i suoi prodotti... tutta la stessa merda!
Ne siamo avvolti, è ad altezza collo e quasi non riusciamo a respirare... non è per niente assurdo e inconcepibile ciò: è la realtà che è tutta la stessa merda e rimarrà tale se non fuoriusciamo dal selciato e guardiamo oltre all'orizzonte!
Il passo non mi sembra per nulla impossibile ma non è nemmeno semplice ed ovvio: se qualcuno la pensasse così sarebbe un fanatico dogmatico e farebbe parte di diritto a tutta la stessa merda contro cui pensa di opporsi mentre in realtà consolida e rafforza con la sua stasi da rivoluzione romantica.
I sentimenti vanno messi tra parentesi perché la lotta è altro: è coscienza del passato e del presente ed è atto nell'ora per il presente stesso e per il futuro (ricordate cosa si diceva un secolo e mezzo fa sulla prassi: è il superamento delle condizioni date!!!).
PD, SD, La destra, quello di Berlusconi è ancora sui fogli firmati nei suoi infiniti banchetti popolar-fascisti: tutta la stessa merda!
E siate realisti: la colpa è solo nostra!
Dagli alienati cosa vi aspettate? Io nulla e penso che se qualcuno credesse l'opposto sia uno sciocco oppure un paladino, cosciente o ignorante peggio per lui, del capitale: cosa ne pensi di ciò illustre Toni Negri?
Questa premessa era da fare perché nessuno arriva a dire ciò, non perché non ha coraggio, ma perché crede che sia ovvio: io non lo credo, anzi...
Non costa nulla affermarlo ad alta voce e non ruba nemmeno troppo tempo dirlo perché in fondo è semplice: è tutta la stessa merda e risiede in noi il compito di ripulirla!
Su questo punto non c'è più nient'altro da dire: chi è talmente eretico da osare opporsi alla Verità?!
Solo la merda!
martedì 4 dicembre 2007
Per avere successo
Sempre è più palese infatti ed evidente che ciò che più conta nel capitalismo avanzato di oggigiorno è l'apparenza che riveste ciò che non si è o si vorrebbe essere. Da cosa può distinguersi infatti una merce da un'altra, se sono tutte uguali, se non dall'immagine ottimistica che ciascuna di esse nella sua particolare veste sa proiettare per attirare il cliente? Forma e contenuto, apparire ed essere sono concetti sempre più slegati fra loro. Schizofrenia del capitalismo postmoderno.
Il potere più forte e terribile è quello che oggi sa darsi la migliore immagine di benignità.
Chi recita meglio, oggi come oggi, è chi vince.
Chi non sa infatti che la migliore veste per una puttana è il vestito da suora?
Salve, o apparenza!!
sabato 1 dicembre 2007
"Poesia in fieri" XVI
OGGI
Il mio popolo è in crisi
L’esistenza ha posto in gioco
E cieco il nichilismo si evince la vittoria